Cyberbullismo.

Sinceramente non ho ben compreso in cosa consista il cyberbullismo,o per lo meno in che cosa costituisca una reale minaccia per chi lo riceva.
Se qualcuno in un forum mi scrive degli insulti,o cerca di provocarmi, posso ricorrere agli amministratori,se questi non intervengono posso lasciare il forum,e tanti saluti.
Sulla mia pagina facebook posso far entrare chi voglio io,posso cancellare chi non è più gradito,ed in ogni caso posso creare dei filtri restrittivi.
Se mandano insulti alla mia casella di posta,posso incanalarli in “posta indesiderata”,e non vederli più.
Se qualcuno crea un sito o una pagina per insultarmi posso ricorrere alla polizia postale.
Quindi?
In molti dei casi segnalati,specie negli Stati Uniti,le vittime ed i bulli non abitavano neanche nello stesso Stato.
Che minaccia può costituire un tizio che abita a centinaia di chilometri da me,e che spesso insulta un nickname?
Lo mando a quel paese,poi lascio il forum e tutt’al più se propio mi interessa l’argomento trattato mi riscrivo con un altro nickname.
Insomma,capisco che possa essere fastidioso,ma non comprendo il dramma.
Mi spiegate?

Il problema può presentarsi soprattutto tra gli adolescenti, come spiega la Polizia di Stato:

http://www.poliziadistato.it/articolo/view/18496/

Ma l’ambito è ben più vasto:

http://en.wikipedia.org/wiki/Cyberbullying

Non mi sono mai informato in maniera approfondita, ma il problema penso sia dovuto essenzialmente a chi e’ il soggetto degli attacchi.
Non so quanti anni abbia tu, ma indubbiamente sei maggiorenne e vaccinato, ma immagina un ragazzo di 12-13 anni, con tutte le sue insicurezze, che magari si rifugia su internet proprio perche’ insicuro, e si ritrova attaccato in forme verbali anche violente e non e’ in grado di capire che basta mettere in posta indesiderata e dimenticarsene.
Poi, alcuni casi che avevo letto, c’erano anche dei ricatti. Tipo una ragazza si era mostrata nuda ad uno conosciuto in chat e questo la ricattava di diffondere le immagini. In quel caso si crea comunque un legame che non e’ facile staccare (la ragazza mi sembra che alla fine si sia suicidata).
Penso quindi che sia la fragilita’ delle vittime, oltre forse ad una difficolta’ dal distinguere la vita reale da quella virtuale, il fulcro su cui fanno leva i cyber bulli.
Poi, ovviamente, ci saranno come sempre le esagerazioni, anche se negli USA il bullismo nelle scuole (da quel che mi hanno detto) e’ un fenomeno presente e estremamente duro, per esempio nell’emarginalizzazione, quindi c’e’ molta attenzione su ogni singolo atteggiamento “da bullo”

P.S. avevo gia’ scritto il post, ma Paolo e’ stato piu’ veloce e referenziale :smiley:

Certamente il bullismo nelle scuole Americane (e purtroppo non soltanto Americane)è un problema estremamente grave,ma quì parliamo di un ambito in cui nessuno può metterti le mani addosso,ed in cui tu puoi facilmente mandare ignorare il tuo persecutore,anzi,spesso letteralmente cancellarlo.
Ricatti come quello nei confronti della ragazza di cui si parlava sopra sono un altra faccenda.

spesso i cyber bulli hanno qualche conoscenza informatica e arrivano a rubarti le password ,gli account facebook , magari minacciando di dire a tutti i tuoi amici che siti internet visiti (alcuni potrebbero essere imbarazzanti, si pensi all’adolescente gay non dichiarato ) bloccarti paypal , prendere il controllo della tua webcam a tua insaputa ecc

non si è cosi indifesi davanti al computer ,come si vorrebbe credere

Lì però siamo già nel campo degli hacker.

E’ una nuova forma di violenza che cerca di mettere in inferiorità l’altro.
Il tutto nasce dal nostro desiderio d’avere sempre l’ultima parola e di riuscire, a parole, a mettere in scacco gli altri. ovviamante se uno mi da del p. e gli rspondo che uno s., sul web, non fà nulla. possiamo inventarci coloriti insulti, ma l’insulto ha effetto solo se si è in presenza fisica, oppure se l’altro non sà inventare insulti. Il non saper inventare insulti è considerato incosciamente segno d’inferiorità.
La cosa grave oggi è che specialmente i giovani credono che comunicare via web sia fondamentale nella loro vita. L’assurdo è facebook dove si “chiede l’amicizia” a qualcuno che ti consente di leggere tutti i suoi messaggi. Così posso leggere di Tizio che parla male di me con Caio, poi lagnarmi con Tizio. Poco furbi? Eh, eppure succede e spesso. I giovani, e non solo, si credono i maghi delle pubbliche relazioni, quindi tutto gravita sul loro relazionarsi con gli altri.
Poi ci sono quelli che riempiono d’insulti pagine e pagine di post o di messaggi pubblici per sporcarli solo per divertimento o per odio profondo (e qui siamo alla malattia psichica).
Nel privato si chiama stalking.

Tirando le somme direi che il web è un posto pieno di pazzi che ci trovano una valvola di sfogo.

tra i miei allievi purtroppo questa forma di bullismo c’è. si coalizzano ed usano facebook per diffamare la compagna presa di mira quella volta. I risultati possono essere disatrosi dal punto di vista emotivo e si rieprcuotono sempre negativamente sullo stare bene insieme a scuola.
ma, considerato che a 11-12 anni non ci si può iscrivere a facebook, io cazzierei gli adulti di rfierimento…facebook è un giocattolo che può diventare pericoloso se usato in modo improprio…può anche sfuggire di mano…metteremmo un lanciafiamme in mano ai nostri figli?
in diverse scuole ormai si tengono incontri informativi su queste tematiche,
ci sono anche i risvolti legali…se scrivo pubblicamente che la prof. M.I. (una a caso ;)) è una rompi e un’incompetente, la prof può rivolgersi a un avvocato e il ragazzo rispondere di calunnie…meglio che si limiti a pensarlo o a fare disegnini, come talvolta ho fatto io ai miei tempi!!

interessante il fatto che non mi risultano casi analoghi relativi a twitter

Il problema è che il web è un potentissimo mezzo di comunicazione che amplifica determinati aspetti delle interazioni umane, siano essi positivi che negativi.
Riguardo a Twitter, esiste il fenomeno dei falsi profili (come anche su fb), che ha costretto diversi personaggi famosi a cancellare il proprio account per evitare problemi.