ESA commissiona la prima missione per rimuovere detriti orbitali

È ok pensare ad un mezzo capace di deorbitare un satellite inattivo e a rischio (vedi il caso Spaceway-1)

Ma imho il problema maggiore sta nella quantità di detriti da 0.01 a 5 centimetri.

Sono non solo in grado di mettere fuori uso qualsiasi mezzo se >2cm (e ce ne sono centinaia di migliaia) e quelli <2cm sono costantemente una fonte di degrado delle performances degli strumenti più sensibili/esposti e dei pannelli solari.

Questi ultimi non derivano da rotture o esplosioni, ma semplicemente da particelle di vernice che si staccano o residui di combustione.

Fino ad oggi ce la siamo cavata con poco, ma dobbiamo fare sempre conto della nuova space-era, quella delle large constellations. Lanci a go go.

Hai voglia a mettere maniglie e placche magnetiche per il resupero dei satelliti integri. E hai voglia anche a rendere pulito e impeccabile il sistema di rilascio, il micro detrito ce lo teniamo sempre in coda e da mettere in conto.

Impossibili da dragare, forse l’unica soluzione saranno pannelli solari capaci di affrontare questo “appannamento”?

Ad oggi (per quello che mi risulta) la ricerca va avanti per i sistemi di rilevamento (vedi pure MINIEuso) e per le tecniche di recupero, come arpioni e reti.

Nulla però che indichi un qualche avanzamento nello sviluppo di nuovi Whipple Shield (scudi fatti di vari strati di Kevlar ed alluminio intervallati da spazio vuoto) o nuovi tipi di pannelli solari.