Expedition 68 Mission Log

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Si è conclusa la EVA-84

https://blogs.nasa.gov/spacestation/

Tutto quasi ok: portate avanti alcune task lasciate in sospeso nella precedente EVA, ma qualche ritardo dovuto ad un APFR (il “poggiapiedi” regolabile) un po’ birichino ed una barra del Mod Kit che non ha voluto collaborare (la Mid Strut di sinistra, opposta a quella che si vede in questa immagine). Verrà sistemata alla prossima occasione.

I numeri

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In attesa del video dell’EVA vero e proprio, qui la press conference che l’ha preceduta.

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Fra Koichi Wakata e Nicole Mann ci sono 13,9 anni di differenza. Non si era mai verificata una tale differenza di età fra due debuttanti in fatto di EVA. Il record precedente era costituito dai 12,8 anni che separarono Franklin Chang Diaz e Philippe Perrin nella loro prima EVA effettuata nel giugno 2002 (STS 111).

Wakata e Mann hanno “sviluppato” un’età media di 52,5 anni. Anche in questo caso è un record fra debuttanti, superando i 50,4 anni della coppia Richard Mastracchio e Dafydd Williams (STS 118 agosto 2007). Interessante notare che tutte le tre coppie qui citate sono composte da un astronauta USA e uno di diversa nazionalità (rispettivamente Giappone, Francia e Canada).

Nessun astronauta aveva effettuato la sua prima EVA ad un’età così avanzata (59,5 anni) come Koichi Wakata. Il record precedete era detenuto dal cinese Nie Haisheng (56,9 anni).

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E in due casi su tre (Mann-Wakata e Mastracchio-Williams) il più giovane era l’americano. Solo con Diaz e Perrin il ruolo di astronauta più anziano è stato ricoperto dallo statunitense.

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La fine destrezza di Dextre connesso all’estremità del Canadarm2 (forse) non l’avevamo mai vista così

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Pura fantascienza… questo è Dave Bowman che sostituisce l’AE-35 :smiley:

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A qualcuno serve estemporaneamente un supporto per una telecamera? Mo’ ci penso io con la stampante 3D! La macchina fa parte delle attrezzature del segmento russo dal giugno scorso, trasportata nella stiva della Progress MS-20. Il cosmonauta Oleg Artem’ev è stato il primo a provare in orbita la stampante per una serie di studi sulla manifattura additiva, che in questo caso vedono l’impiego di materiali termoplastici.

Le potenzialità della stampa 3D nello spazio sono notevoli. Gli equipaggi infatti potrebbero autoprodursi pezzi o oggetti di cui hanno bisogno senza dover aspettare l’arrivo di un veicolo di rifornimento. A seconda di dove gli astronauti lavoreranno (in orbita terrestre bassa, nei pressi della Luna, etc.) o all’urgenza della disponibilità di quel manufatto, la stampa 3D può rappresentare la soluzione più celere ed efficace.

La nuova staffa appena prodotta andrà sulla cornice della finestra di Nauka, luogo spesso impiegato dai cosmonauti per le osservazioni della Terra.

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Non è detto che una tecnologia obsoleta e superata non possa tornare utile in futuro. Niente po’ po’ di meno che Scott Manley è rimasto di stucco nel scoprire che sulla Stazione, nel segmento russo, un datato iPod è tutt’ora in uso. In vero la sua attenzione è stata attratta si dal dispositivo di Apple, ma anche dal “misterioso” oggetto attaccato sul retro e dal cavo bianco.

Viene in soccorso Robert Hines, uno degli astronauti che ha condiviso con Samantha Cristoforetti le missioni Crew-4 e Expedition 67, che scioglie l’arcano. L’apparecchio “misterioso” non è altro che un lettore di codici a barre e di etichette RFID (Identificazione a radiofrequenza). Sulla Stazione l’inventario dei beni presenti a bordo è ormai quasi totalmente in formato elettronico. L’iPod è altro che una delle interfacce uomo-macchina per gestire il registro.

Noi tutto questo lo sapevano già, non è cosi? Forse non conoscevamo altri dispositivi per accedere all’inventario oltre ai moderni tablet e smartphone, che quotidianamente gli astronauti usano.

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La struttura di supporto che ha assicurato i pannelli fotovoltaici iROSA nel vano di carico della Cargo Dragon è stata dismessa col Canadarm2 il 2023-01-31T17:26:00Z. L’attività è stata posticipata più volte per dare la priorità all’ispezione della perdita di fluido refrigerante occorso alla Sojuz MS-22.

Queste le foto pubblicate da NASA Johnson attraverso l’account Flickr

Imgur

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Nel frattempo e’ iniziata l’EVA #85 USA con protagonisti Nicole Mann e Koichi Wakata.
Inutile dire che le immagini sono spettacolari, ma lo diciamo :stuck_out_tongue:

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La Progress MS-20 ha regolarmente perfezionato i parametri orbitali della Stazione. Roskosmos non lo specifica, lo aggiungo io, il veicolo cargo russo ha fatto il suo undicesimo reboost, tra accensioni programmate e straordinarie per scongiurare l’incontro ravvicinato con un detrito. Sono tante o poche secondo voi? Ebbene, il record (11) della Progress M-26M, stabilito il 26 luglio 2015, è stato eguagliato! Di seguito ecco le sei Progress ad aver fatto più correzioni dell’orbita dell’avamposto:

Posizione Progress Reboost
1 M-26M 11
= MS-20 11
3 MS-14 10
4 MS-18 9
5 M1-7 8
= M-21M 8

Le altre statistiche rilevanti sono: 331 manovre correttive dell’orbita (partendo dall’inserimento orbitale di Zarja) di cui 181 fatte proprio da navette Progress.

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Con questa EVA il Giappone supera la Cina con 87,8 ore complessive contro 82,7 portandosi al terzo assoluto dietro a USA e Russia.

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Il docking della Progress MS-22 alla ISS avvenuto stamattina.

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16 messaggi sono stati spostati in un nuovo Argomento: Perdita di liquido refrigerante dalla Progress MS-21

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Erano 76 giorni che non si assisteva ad un attracco alla ISS, cioè da quello della Dragon C211 (CRS-26) del 27 novembre scorso. Per trovare un gap maggiore bisogna tornare agli 85 giorni che passarono fra l’attracco della Dragon C112 (CRS-16) avvenuto l’8 dicembre 2018 e quello della Crew Dragon DM-1 il 3 marzo 2019.

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