Gold-coating procedura


#1

salve,

mi domandavo se c’è nel Forum qualcuno veramente “addentro ai lavori” che sappia se la procedura di specchare in oro i visori di alcuni caschi astronautici per E.V.A., può essere simile (o medesima) a quella usata per i visori retraibili dei caschi di volo non-astronautici?
Il materiale dei caschi di volo aeronautici è policarbonato, ora non so se una composizione poco o molto diversa da quelli astronautici - da alcune fonti si direbbe di sì, altre dicono che il procedimento è diverso ma NON lo descrivono. Dopotutto questi non devono sostenere, secondo me, gli sbalzi termici che si incontrano nello spazio.

L’applicazione del gold-coating ad un visore aeronautico (non viene spiegato se già “fumè” di per sè, o assolutamente incolore) dovrebbe in teoria ridurre a un misero 2,5% la trasmissione di luce, rispetto ad un 15% - 16,5% di un visore scuro standard (dipende dai tipi). Così mi era stato detto da un pilota militare, a suo tempo.
Ma questo era nato in origine per un visore “anti-nuclear flash”, mentre i visori astronautici dovrebbero agire contro la radiazione ultravioletta nel range da circa 200 a 300 millimicrons.

Uno dei miei “personaggi” rappresentante un pilota da caccia USAF (anni '60) indossa un casco avente un originale visore specchiato in oro, in condizioni eccezionali. Inutile dire che si guasterebbe solo a guardarlo… dovevano essere super-delicati.
Non so se può rendere l’idea, per essere di aiuto - la foto è scura, ma la gradazione dovrebbe essere quella esatta. Probabilmente darà la protezione di un casco astronautico, per ciò che riguarda la riduzione dell’abbagliamento puro e semplice?
thanks - Frank.

rapido OT, il visore è 100% originale (probabilmente inizio anni '70s) ma, 99% di certezza che NON è stato fin dal principio il visore di questo preciso casco USAF HGU-2A/P.
Il casco in sè dovrebbe datare forse 1966 - 67? … c’è da perdersi, senza una targhetta “dymo” o meglio ancora l’etichetta adesiva originale della ditta (in questo caso dovrebbe trattarsi di Sierra Inc., secondo me).

Il visore è troppo in buone condizioni, considerato come erano oscenamente delicati - e considerate le condizioni abbastanza “vissute” del casco.


#2

Secondo me chi lo sa fare non lo racconta in giro a meno che non l abbia prima brevettato, prova a fare delle ricerche su Google patent con i termini tecnici in inglese a te noti…


#3

magari è possibile che venga usata la stampa idrografica http://en.wikipedia.org/wiki/Hydrographics_(printing) per stendere uno strato di pellicola pittosto resistente rispetto agli altri metodi di coating.

EDIT ma non è questo il processo…

ho trovato questo: http://www.lasergold.com/press_article1.ssi.html e si legge che è proprio oro depositato elettrochimicamente e riflette al 99,4%


#4

grazie,

sì sapevo di “LaserGold”. Così come anche di “MXL Industries, Inc.” per esempio, che a richiesta possono specchiare in oro o argento i visori in policarbonato (motociclistici,
ma anche aeronautici - così mi era sembrato di capire). Quest’ultimo accennava di sfuggita sul sito ad un procedimento “vacuum plating”, forse l’unico in grado di depositare un sottilissimo strato di oro su superfici in policarbonato curve.
Ciò che non riesco a trovare è la conferma che, qualunque sia, venga applicato nello stesso modo per i visori astronautici e per quelli aeronautico/militare (o anche per i vigili del fuoco, perchè no).

Di certo c’è che su quelli astronautici la parte interessata è quella interna, concava - non quella esterna anche se forse verrebbe da pensare al contrario. Lo stesso vale per quelli aeronautici?
Inoltre, per i visori astronautici c’è un discorso piuttosto complesso: lunghezze d’onda di radiazioni varie con cui fare i conti, UV e IR, calore solare vero e proprio da riflettere via, etc. Invece quello aeronautico per uso militare era nato nei primissimi anni '60 dall’esigenza di respingere il più possibile il “nuclear flash” per un pilota di strike tattico (va da sè che i piloti di un B-52 in volo a 15.000 metri avrebbero tirato giù le tendine oscuranti sui finestrini di cabina… nessun problema a volare ciechi per qualche minuto).
Dopodichè lungo il tempo si potevano notare, ogni tanto, visori dorati su caschi per il puro piacere di portarli, diciamo un qualcosa di “cool” - fermo restando la loro grande delicatezza.

Quindi, non le esigenze che si porta appresso un visore astronautico.


#5

Intervengo solo per dire che tutte le magnifiche foto che invii, Scullylover, non sono allegate al messaggio, come invece il motore del forum ti consentirebbe di fare, e forse non e’ il modo migliore per prosegure questa bella serie di interventi.
Niente di male di per se’, le foto sono tue e ne fai quel che vuoi chiaramente, solo ti consiglio (anche retroattivamente) di allegarle perche’ nel momento in cui il sito a cui ti appoggi chiudesse o ripulisse i DB o facesse qualisiasi altra cosa che andasse a rompere i link che hai inserito, meta’ dell’attrattiva dei tuoi messaggi scomparira’, insieme alle foto.


#6

Grazie per l’apprezzamento e il suggerimento,

in effetti abituato a fare così da quando altri due-tre Forum che frequento, non potevano più sostenere in proprio il carico di immagini. Il sistema è rimasto in uso, comunque è vero - quell’inconveniente teoricamente è in agguato. Farò un pensiero serio all’alternativa.


#7

My 2 cents sul coating. Il problema è lo stesso per le lenti e gli specchi dei telescopi, e per moltissimi tipi di filtri ottici. Si tratta, normalmente, di rivestimenti multistrato depositati per evaporazione sotto vuoto, raramente per elettrodeposizione. I vari strati, diversi per composizione e spessore, permettono di filtrare o trasmettere particolari lunghezze d’onda; mi aspetto che una visiera spaziale rigetti pesantemente l’eccesso di infrarosso e ultravioletto, limitandosi a trasmettere il visibile con elevata attenuazione per ridurre l’abbagliamento.
Posso ipotizzare che ci sia uno strato anti-UV e anti-IR esterno al policarbonato (per ridurre il deterioramento della plastica), e uno strato interno in oro, seguito da un anti-usura molto duro (quarzo o fluorite). Prima di questi ci può essere uno strato antiriflesso, che riduce i riflessi interni dello strato di policarbonato. Gli strati antiriflesso ottimizzano anche la trasmissione della luce, evitando che vada dispersa - anche se qui questo non è il problema di base.

Alla fine, non credo che il tutto sia delicato come dici; è probabile che prima o poi la visiera sarà toccata da oggetti più o meno sporchi, e che andrà pulita di nuovo. Lo strato superficiale di rivestimento è simile a quelli dei comuni occhiali da vista, trattati anti-riflesso (almeno uno strato a lambda/quarti a 500 nm che cancella la riflessione, spesso strati multipli in MgF2) e poi antigraffio (molto duro, di solito quarzo o allumina). La deposizione sotto vuoto (Vacuum plating) permette un controllo molto accurato degli spessori, ed è pratica normale nell’industria. Vedere le voci “optical coating” e “anti-reflective coating” su wiki. Non ci sono particolari problemi per lavorare su superfici concave o convesse. L’industria del coating fattura una decina di miliardi di $ nei soli USA, per dare un’idea delle dimensioni e dei mercati; c’è una enorme varietà di soluzioni.

Ovviamente il dettaglio del tipo, numero, spessore e qualità degli strati depositati sarà diverso a seconda delle applicazioni aereonautiche e spaziali, e puoi essere certo che non te lo verranno a dire nei dettagli, essendo un trade secret. Al massimo potresti trovare da qualche parte le specifiche ottiche a cui quel componente deve sottostare, intese come trasmittanza alle varie lunghezze d’onda.


#8

Gentilissimo! ti ringrazio.
Non sapevo nei dettagli queste cose, sono propenso a vederle come perfettamente adatte a visori per caschi d’astronauta. Questo per il fatto che data la quantità (ovviamente limitata) di pezzi trattati, condizioni ambientali molto spinte in cui opereranno, costi complessivi degli apparati implicati nell’equipaggiare un astronauta etc., ci si può per forza di cose permettere di fare veri “capolavori” anche su un oggetto apparentemente banale come un visore di casco.
E quasi certamente, saranno anche sorprendentemente poco vulnerabili o comunque molto meno di ciò che pensiamo.

Ritengo invece che alcune differenze esistano per quelli di uso aeronautico/militare - sono realmente IPER-DELICATI, questo è confermato da reports di aviatori che ne descrivevano pregi, difetti e limitazioni d’uso.
Probabilmente a questi non vengono effettuate tutte le operazioni collaterali in aggiunta alla doratura, che si renderebbero necessarie per operare nello spazio. Al di là di un uso per puro piacere personale in tempi relativamente recenti, erano nati per dare protezione aggiuntiva contro il lampo di un’esplosione atomica riflettendo la gran parte della luce. Quindi le questioni di ambiente estremo, calore/freddo esasperati, protezione UV, eventuale “micrometeoroid-impact” etc. non erano necessarie.

p.s. tra l’altro, una missione di sgancio di un’atomica più che altro sul campo di battaglia, o comunque su bersagli tattici (quindi con uso di cacciabombardieri veloci e operanti a bassissima quota) avrebbe quasi sempre previsto una manovra che portava l’aereo ad essere “investito” da luce e calore sul dorso e da dietro, mentre già effettuava il disimpegno per rientrare.
Il pilota teoricamente, non avrebbe avuto il flash atomico direttamente davanti ai suoi occhi.


#9

Dubito che una visiera ripari dal flash atomico, permettendo comunque la visione. Probabilmente le precauzioni prevedevano, appunto, di beccarsi l’esplosione di schiena, e quindi al massimo ci sarebbe stato un riflesso (magari sulle nuvole davanti). Per osservare otticamente il Sole in modo sicuro bisogna attenuare 100 mila volte, e a quel punto non si vede proprio nulla, solo il Sole. Qui si parla di attenuazioni della visiera (come ordine di grandezza) di 10 volte, e questo è compatibile con le normali condizioni operative. In più, come dicevo prima, di sicuro c’è una grossa attenuazione dell’UV e nell’IR - se guardi l’immagine vedi che l’oro riflette quasi tutto l’infrarosso, anche a onda lunga, e poi ci sarà una barriera UV perchè l’oro lì proprio non attenua. Probabilmente questo è il motivo del rivestimento in oro.
Riguardo alla delicatezza delle visiere aeronautiche non ne so nulla. Posso solo dire che questi processi costano ben poco, di oro ce ne sono pochi milligrammi, la visiera in fondo è un pezzo di policarbonato termoformato. Anche per piccole serie sono pezzi non particolarmente costosi. Insomma, non tutto quel che luccica costa carissimo :smile:


gold.jpg


#10

certamente, un visore dorato era comunque solo e sempre inteso come indiretta protezione contro la “flash blindness” (la quale è comunque, temporanea; peggio è la cecità definitiva da retina bruciata).

veloce OT curiosità: esistevano veramente anche gli occhiali per riparare direttamente dal lampo atomico. Venivano innestati su un apposito kit sistemato su un casco di volo mod. HGU-2A/P - più avanti, il modello HGU-55/P - leggermente modificato con connessioni e contatti elettrici extra.
Dall’Agosto 1980 divennero disponibili per i piloti USAF di FB-111A da “strike” nucleare.

Il materiale delle due separate lenti era un “sandwich” di speciale vetro polarizzato e uno strato di ultra-speciale ceramica trasparente detta “electro-optic PLZT”. Collegato ad una fonte di corrente (normalmente 28 Volt a basso amperaggio) il materiale era incolore; una fortissima e improvvisa sorgente di luce avrebbe all’istante staccato il contatto, oscurando le lenti.
Prima di essere abbassati in posizione gli occhiali erano tenuti alzati sul casco e all’indietro; se messi giù e non sollecitati da alcun forte cambiamento di intensità luminosa, rimanevano trasparenti (anche se non proprio al 100%, a quanto sembra).
All’attimo del flash atomico il loro sistema di controllo elettronico li avrebbe oscurati in circa 1/10.000.000 di secondo, portandoli ad essere circa 1,65 volte più scuri di uno schermo per saldatore.

qui gli EEU-2/P anti-nuclear Goggles (dal sito www.flightgear.dk) Interessanti anche se… lugubri? Meglio un “golden visor”…


#11

Giusto per far vedere la mia ignoranza in materia: ma la copertura della visiera dei caschi delle EMU è d’oro vero? Perché in quel caso il vetro è bello grosso :smiley:
(sto parlando di quello che si vede in queste foto)


#12

In ambito spaziale si, o almeno: ricordo un articolo di NASA sulla spinoff techology del gold coating delle visiere e parlava senza dubbio di oro vero.

In ambito aeronautico onestamente non ne ho idea!


#13

Sì, ma l’oro di una visiera non vale nulla… lo spessore è pochi nm (tipicamente nell’ordine di 5 nm), a me vengono sei o sette mg… 25 centesimi di euro.
Però i rivestimenti in oro danno una visione verde, l’oro taglia via il rosso. Mi sa che sia un deposito multistrato, che alla fine ha un colore dorato per questioni di interferenza della luce.


#14

Non ricordo di aver visto il mondo a colori strani quando l’ho indossato (ma essendo daltonico non si può mai dire :stuck_out_tongue_winking_eye: )


#15

Buzz dovresti provare questi occhiali!
https://leganerd.com/2015/03/25/color-for-all-la-campagna-a-sostegno-dei-daltonici/


#16

Come per tante sfaccettature dell’universo collezionistico, il “rischio” è che la cosa sfugga di mano anche quando si tratta di oggetti che non sono mica la fine del mondo - anzi…
se il visore dorato del mio casco si trovasse in vendita su qualche sito a prezzi fissi (o anche dal vivo in uno dei non molti eventi Militaria) separatamente dal casco, niente di più facile che lo vedremmo a 290 - 330 euro pur con qualche graffio. Indubbiamente è vero che un collezionista non inciampa in questo coso un giorno sì e uno no.
Quindi si va appresso ad una certa difficoltà di reperimento, vera o presunta che sia.


#17

Giusto un breve OT: ne ho discusso un po’ con Michael di quel video. Secondo me è una bufala grande quanto una casa…


#18

Si lo è senz’altro, è come cambiare obbiettivo a una macchina fotografica con pellicola b/n e aspettarsi che fotografi a colori. Il daltonismo congenito semmai si curerà un giorni con la terapia genica, ma non vedo come una anomalia dei fotorecettori possa essere risolta altrimenti.


#19

A questo punto, lo stesso procedimento può essere usato per depositare un ugualmente sottilissimo strato di argento - non c’è motivo di ritenere il contrario.
Mi riferisco sempre a visori per caschi standard di uso aeronautico-militare, ne ho visti diversi lungo il tempo. So che almeno un paio erano stati montati parecchi anni fa su altrettanti caschi della PAN “Frecce Tricolori”, quindi per puro piacere personale dei piloti. Altri risaltano in foto di piloti USAF o US Navy - rarissimi comunque, sempre meno comuni che non i già rari visori dorati.

*Addirittura un casco sovietico pressurizzato, modello GSh-6A (di quelli usati dai piloti intercettori di MiG-25 o MiG-31) era apparso anni fa sul mercato collezionistico e aveva destato l’attenzione di molti, me compreso, avendo il visore a tenuta sagna trattato a specchio argentato. Un’assurdità ovviamente, visto che il sistema classico russo-sovietico prevede(va) di darti un casco dove la semplice vernice bianca della calotta fa leggermente meno che schifo… e la calotta metallica stessa, è meno liscia di un pompelmo.
Le due semimetà sono unite in un modo che ricorda la giuntura di un uovo di Pasqua…(volendo, vedi topic “Collezione: il pilota Stratosferico, URSS etc…”).
La filosofia dell’ “accontentati e stattene bravo, che è già persino troppo”. Quindi, una simile pacchia di visore argentato era davvero troppo fuori dal mondo, per essere nato assieme al casco.
Il parere quasi unanime era che quasi certamente un qualche collezionista si era preso la briga di far trattare il visore in quel modo, onde conferirgli un superiore livello di importanza a fini meramente di valutazione monetaria . D’altronde il casco era super-nuovo, e questo dimostra che si trattava di un parere non sbagliato.

Non so, invece, se per uso astronautico abbiano fatto delle prove con i silver-coated visors. Di certo è che personalmente non ne ho mai visti neppure in via sperimentale.