HAVOC, l'uomo nell'atmosfera di Venere


#1

Si, il concept NASA è del 2015, ma io non ho trovato niente su FA e quindi pensavo fosse giusto segnalare un progetto veramente ‘fuori dal mondo’. In pratica una missione umana (anticipata da una robotica di prova) nell’alta atmosfera di Venere con una specie di dirigibile! Molto interessante…

20160006329_havoc.pdf (7,0 MB)


#2

Credo che tu abbia leggermente sbagliato il titolo della discussione!! : )

EDIT:
Interessante. Pare ci sia qualcuno ad investire su un ritorno dei dirigibili… certo che una stazione di ricerca volante permanente sarebbe una bella cosa anche sulla Terra!


#3

:roll_eyes: tutta colpa di InSight…
A forza di vedere solo missioni verso Marte… :joy:


#4

Sarebbe ora :smile:


#5

Un bell’esercizio mentale. Mi preoccupano i venti fino a 110m/sec che tradotti in cifre quotidiane significano 400km/h. Mettiamoci l’acido solforico fuori, e le 92 atmosfere/450°C a soli 50 km sotto… In sintesi: una sopravvivenza “border line” :smiley:


#6

Però sarebbe interessante almeno iniziare a preparare una missione robotica che potrebbe portare già risultati sia scientifici che tecnologici. Poi, magari fra 50 anni, una missione umana. E’ strano pensare, anche con tutte le sue condizioni così proibitive, che il pianeta più vicino alla Terra sia così poco esplorato (almeno rispetto a Marte).


#7

Sono d’accordo con te sulla precedenza alla missione robotica, che sarebbe propedeutica per la valutazione di una missione umana, come riportato sul pdf-press-kit gentilmente postatoci da Maxi. Purtroppo non capisco il vantaggi del dirigibile; questi mi paiono, per motivi del poco spazio sul documento, abbastanza sommari. L’orbita bassa di venere non é molto più alta di quella necessaria al dirigibile, e sarebbe ottimale per un satellite a propulsione ionica (>100km).

Forse il posizionamento di un robot a 50km di altezza é utile per bypassare le nubi riflettenti di acido solforico, che vanno da 70km di quota fino a 42km, però poi da 42 a 31km c’é una fitta foschia di CO2. Infatti a pag. 39 del pdf di Max vengono riportati solo prevalentemente strumenti di studio atmosferico/radioattivo e magnetico, perché utili in maniera propedeutica alla missione umana.


Sarebbe utile un dirigibile che staziona da 30km di quota in giù dove l’aria é limpida, e le temperature e le pressioni a quel livello sono ancora poco proibitive (a occhio, considerando che il calo di pressione é esponenziale, correggetemi nel caso, la zona limpida superiore ha 3-4 atmosfere circa di pressione e una temperatura intorno ai 100°C). Però in zona nubi ci sono frequenti scariche elettriche di notevole potenza, che spesso raggiungono il suolo, e turbolenze verticali per via delle montagne. Aggiungo la probabile ingovernabilità di un dirigibile in presenza di forti venti, che ha decretato anche la fine di queste macchine volanti sulla Terra.

A sensazione mia, in assenza di altri dati, la soluzione migliore rimane quella di un radar tipo SAR (usato su Cassini nel 2005 per vedere la superificie di Titano, su Magellan per la superficie di venere nel 1995, e su varie altre sonde) montato su un satellite orbitante, che riesca ad oltrepassare le nubi, e che così possa operare in condizioni di maggior sicurezza e di minore turbolenza e sporcizia. Peraltro il radar SAR é stato molto perfezionato dai tempi di Titano, é diventato “sistema a banda ultralarga” ed é passato da una risoluzione di metri (Cassini lo ha usato nel 2005 ma la costruzione del sistema era precedente, le innovazioni sono arrivate a partire dal 2010) a quella di cm / pochi mm / addirittura sub-millimetri ma finora solo in laboratorio.

L’italia é all’avanguardia relativamente ai sistemi SAR, e ha dato impulso al progetti Mars Express dell’ESA con il radar Marsis che ha permesso ad Enrico Flamini di scoprire la bolla di acqua liquida nel sottosuolo, e con un SAR su Cosmo-Skymed.

Aggiungo per concludere il fatto che saranno necessari bitrate elevati per trasmettere tutte queste informazioni si imaging sulla terra, e lo si può fare meglio dallo spazio che da sotto ad una coltra di nubi, con il rischio che il dirigibile finisca dietro al pianeta, ripetto alla Terra, per periodi molto lunghi, con l’impossibilità di intervenire anche in caso di emergenze nel volo. Ma sicuramente ho omesso/dimenticato che il dirigibile necessiterebbe comunque di almeno un paio di orbiter di appoggio. Finisco con la schiera di nuovi sensori che fino a pochi anni fa non esistevano, per la mappatura del sottosuolo etc, ottimali se usati da piattaforme stabili e con i pannelli solari pienamente esposti al sole.

Fonti: