Il punto della situazione sul programma di voli commerciali con equipaggio sulla ISS

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#2

Una sola domanda ma se il 2020 rimane la data ultima per la vita di ISS ha senso investire tanto per soli tre anni di voli?

#3

Ha senso, perché nonostante gli attuali accordi prevedano una vita operativa della ISS fino al 2020, la Nasa, in accordo con le altre agenzie spaziali, spera ancora di utilizzarla fino al 2028.

#4

grazie, avevo dimenticato della proposta d’estensione della vita operativa di ISS.

#5

E anche se fossero solo 3 anni di voli, si incentiva lo sviluppo di mezzi di accesso alla LEO in generale non solo per la ISS.

#6

la domanda nasceva dalla considerazione: quattro ditte tre anni di voli e poi per che cosa mandare su le capsule, senza un progetto futuro?

Ore se si estendesse ad un totale di 11 anni la vita operativa di ISS si spera che nasca anche il dopo ISS e che i sistemi privati sopravvivano allla Stazione stessa.

#7

pilgrim, capisco i tuoi dubbi. Però, indipendentemente dalla durata della ISS, non possiamo certo sperare che la NASA mantenga da sola in vita una o più aziende private. Questo non avverrà mai, almeno fino a quando non avremo stazioni spaziali con decine di astronauti a bordo ed un ricambio del tipo 1 lancio a settimana, o giù di lì…

Il fatto è che in questi anni si è comunque incentivato il settore e si sono spinte diverse aziende a intraprendere progetti che, forse, da sole non avrebbero intrapreso, o che comunque sarebbero andate avanti con molte più difficoltà e molto più lentamente. Alla fine ci ritroveremo con diverse aziende che si troveranno in mano progetti in fase piuttosto avanzata che magari non hanno ottenuto il contratto NASA, ma che a quel punto proveranno comunque ad inventarsi un mercato o uno sbocco per quei progetti in cui hanno investito. Basta vedere le reazioni di tutte le aziende che finora sono state, ad un certo punto, escluse dal finanziamento, come ATK e Blue Origin: tutte hanno dichiarato di voler andare avanti con finanziamenti propri. È chiaro che non tutte riusciranno a terminare i propri progetti, ma il solo fatto che ci stiano provando aumenta le probabilità di successo, magari di solo 2 o 3 progetti, ma comunque successo (dal nostro punto di vista… da quello delle aziende fallite un po’ meno :smiley: ).

Per creare un mercato bisogna creare un “ecosistema”, per fare un’analogia biologica. E in ogni ecosistema, affinchè prosperi, c’è bisogno di “biodiversità”. Più progetti e idee diversi tra loro ci sono, maggiori sono le possibilità di successo dell’ecosistema. I “progetti grandiosi unici”, sullo stile Apollo, non funzionano più, a meno di non avere un sacco di soldi da spendere e una necessità di raggiungere l’obiettivo fortissima (e al momento mancano entrambi).

#8

Si, è esattamente quel che intendevo mcarpe! :ok_hand:
Non si può pensare di vivere solo con i contratti ISS ed è ugualmente impensabile che un’azienda sviluppi certo hardware e tecnologia da sola.
La NASA sta finanziando la ricerca che permette a queste aziende di sviluppare sistemi per raggiungere la LEO, sistemi che poi le aziende potranno commercializzare a chiunque creando così un’offerta per chi vuole raggiungerla (qualunque sia il suo scopo: ricerca, turismo, esplorazione, etc.).
Dal mio punto di vista stanno finanziando la nascita di un mercato, un mercato che inevitabilmente ha bisogno di investimenti ingenti che le aziende da sole non possono permettersi. IMHO ovviamente! :wink:

#9

il mio dubbio nasce dal fatto che ad oggi tolta la ISS in leo l’uomo cosa ci va a fare?
da cui tolta la ISS un privato cova ci fa in LEO?

Penso (corregetemi se non sono esatto) che un post ISS sia da programmare oggi affinche fra 11 anni non ci si ritrovi come adesso senza shuttle e solo con progetti in mano.

Per concludere ritengo che una industria debba pensare in termini strategici e non tattici affinchè alla lunga non fallisca.

#10

Sono d’accordissimo con te, ma penso che “nei piani alti” si ha paura di parlare di dopo ISS, almeno, io lo sarei considerando le esperienze passate.
Ora non è periodo di vacche grasse e penso non lo sarà mai più, quindi bisognerà giustificare in qualche modo le spese di una nuova stazione spaziale. E per spese eccezionali ci vogliono giustificazioni eccezionali. Purtroppo la stazione spaziale è un laboratorio scientifico del quotidiano, fatto di “piccoli” esperimenti, di lavoro quotidiano, da cui si è imparato tanto, ma non c’è l’avventura o la scoperta sensazionalistica in grado di attirare l’attenzione e la pancia del grande pubblico e quindi anche della parte politica. Io per primo, se dovessi spiegare perchè è importante la ISS, ci metterei una mezz’oretta. Invece ci vuole un qualcosa che attiri e giustifichi questa esperienza in 3 minuti.

Spero che la presenza nello spazio dei cinesi cambi un po’ le carte in tavola, ma non ci credo più di tanto.

P.S. quale sarebbe la differenza tra strategia e tattica? Mi sa che è troppo sottile e io non riesco a coglierla!

#11

Per strategia in genere si intende una visione d’insieme che stabilisca dei macro-obbiettivi e definisca le risorse necessarie per raggiungerli, mentre le tattiche sono le molteplici strade che vengono percorse nel medio-breve termine per giungere agli obbiettivi definiti dalla strategia. Nello sport, la strategia è l’approccio generale ad una competizione (giocare in attacco, mantenersi conservativi, oppure ad esempio puntare sul contrattacco) mentre la tattica è il modo in cui si affrontano le diverse situazioni pratiche in modo da giocare secondo la strategia definita (ad esempio temporeggiare quando si è in possesso palla, o portarsi sottorete quando l’avversario arretra per cercare di giocare in controtempo)

O almeno, così era stato insegnato a me :stuck_out_tongue_winking_eye:

Il discorso sul dopo-ISS è complesso, un’estensione della vita utile mi sembra d’obbligo ma non dimentichiamoci che i primi moduli iniziano ad avere un po’ di anni…la via “furba” sarebbe rimpiazzare i moduli in ordine di vecchiaia, ma se il discorso non è mai stato preso in considerazione suppongo implichi difficoltà tecniche enormi (come comprensibile) di assemblaggio. E non saprei neanche, francamente, in quanti avrebbero tutta questa voglia di imbarcarsi in una nuova ISS in LEO…credo in pochi.

Il futuro sembra più spingere verso un avamposto “remoto” (L2) di NASA + partners come palestra per missioni più lontane e magari una serie di stazioni indipendenti di turismo/ricerca in LEO supportate da nazioni emergenti e privati (se l’impresa di contenimento dei costi dei lanci dovesse riuscire, un’azienda privata potrebbe anche offrire un laboratorio provvisorio in LEO “a progetto” per eventuali enti di ricerca che ne facessero richiesta).

In ogni caso, il coinvolgimento dei privati nel resupply della ISS non è (a mio avviso) meramente finalizzato a ottenere delle navette cargo “di scorta” anche perchè in quest’ottica non avrebbe avuto senso portare avanti così tanti progetti simili…l’iniziativa sta portando alla maturazione di settore aerospaziale interamente privato e, seppure supportato da NASA, praticamente autonomo. Lo svezzamento deve ancora essere completato, ma credo che in prospettiva futura l’obbiettivo a lungo termine sia quello di delegare buona parte delle attività future in LEO (e magari anche oltre) ai privati.

#12

La strategia permette di arrivare a uno scopo (militare o civile) nel lungo termine, quindi con lungimiranza (esempio lo scacchista che sacrifica delle pedine importanti, ma alla fine darà scacco).

La tattica è invece lo studio delle manovre atte a raggiungere un fine parziale o prefissato immediato (esempio nel calcio posso fermare l’attacco avversario utilizzando la “tattica del fuori gioco”, ).

un esempio per giustificare ISS? l’insulina pura per i diabetici.

@blitzed mi hai preceduto :slight_smile:

#13

Anche in questo caso sono d’accordo con te. Il mio punto, però, è che questo non ha niente a che vedere con i privati. È più un problema di crisi di identità della NASA: che ci sto a fare io qui?

Provo a rigirare il discorso:
Secondo me è vero: se è solo per la ISS o per eventuali piccoli laboratori in LEO futuri, i privati non servono. O al massimo servono solo alla NASA per abbassare un po’ i costi, ma dal punto di vista degli imprenditori è pura follia pensare di creare un’azienda solo per servire le esigenze della NASA. Ma, in quest’ottica cambia poco che la ISS finisca domani, nel 2020, nel 2030. Ripeto, nell’ottica puramente dello sviluppo dei privati nello spazio la data del 2017 serve solo a giustificare lo sforzo fatto dalla NASA in termini economici (in quei 3/4 anni o, forse qualcuno in più, magari ci riprende, o comunque ci va vicino, i soldi spesi).

Il punto è proprio qui: in mancanza di un mercato (ovvero = altre cose da fare oltre alla ISS) i privati non hanno ragione di esistere. Ma se i privati non si mettono a lavorare per creare un mercato, questo mercato non ci sarà mai. Io sono fiducioso che, quando si raggiungerà la massa critica, le cose da fare in LEO si troveranno prima o poi (anche perchè altrimenti significherebbe ammettere l’inutilità del volo spaziale, ma in questo caso: che ci stiamo a fare su questo forum :smiley: ). I soldi della NASA non servono tanto alla ISS ma a far sì che questo “prima o poi” sia un po’ prima che poi.

#14

Nell’ottica del “A che serve?” io ci legherei l’altra news, NASA e Bigelow il 16 terranno una conferenza per annunciare la sperimentazione di un modulo gonfiabile sulla ISS.
Lo sviluppo di questi moduli renderà disponibili delle piattaforme orbitali a prezzi più ragionevoli (il modulo BA 330 è progettato per supportare 6 persone con molto, molto spazio a disposizione) e queste piattaforme dovranno essere raggiunte in qualche modo, credo che il mercato potrebbe essere questo più che il servizio a NASA per la ISS.

#15

Lego queste due considerzione per fare una domanda,forse ingenua.
Invece di “sostituire” i moduli obsoleti della ISS,sarebbe tecnicamente fattibile “chiuderli” sic et simpliciter e rimpiazzarne le funzioni con nuovi moduli?
Cioè,semplificando ancor di più,
invece di smontare la stazione ,cambiando i componenti obsoleti con nuovi componenti,si sigillano le parti vecchie lasciandole li,e si aggiungono dei nuovi moduli che vanno a sostituire “i locali” sigillati ed abbandonati.
Si può fare?

#16

Scusa Carmelo, ma la citazione è di micene 84

#17

Teoricamente si. Un pò come le città moderne che sorgono sulle rovine delle precedenti. Nelle realtà, la “vecchia” funge da base per la nuova, ma la vecchia è vecchia… quindi le sue strutture possono essere logore e se dovessero cedere, sarebbe difficile poi andarle a riparare/sostituire. La ISS è un aggeggio troppo grosso per un gioco simile. Penso che l’unica alternativa al momento della sua dismissione sia l’aggancio con un cargo “full-fuel” che sposti la ISS in un orbita alta come si usa peri satelliti in disuso. Amenoché non ci sia un piano per farla deorbitare in sicurezza, magari sezionandola.
Non credo che ci siano nazioni interessate a proseguire il programma ISS. Come scenario ritengo anch’io più probabile che la NASA sarà interessata ad una stazione lagrangiana in funzione dei futuri voli umani extraterrestri, lasciando l’orbita bassa ai privati o ad altri enti (ESA, Cina, Russia). Piccoli laboratori come i Saljut/Mir avranno ancora mercato, sia come piattaforme per studi scientifici che come luoghi per il turismo spaziale. Ma non è detto che qualche impresa possa usarli anche come luoghi di produzione. Mi viene da pensare a qualche componente elettronico che possa essere installato su apparecchiature “pregiate”, ma non dimentichiamo il mondo militare, che affida a privati la realizzazione di componenti per sistemi d’arma ad alte prestazioni, quindi pronto a spendere molto ma bene. Penso che le imprese che sio sono buttate nel businness spaziale privato abbiano fato bene i loro conti o comunque intravvedano lo sviluppo di un mercato remunerativo, altrimenti non credo avrebero trovato finanziatori.

#18

Da quel che mi risulta esiste già un programma di studio per fare deorbitare la ISS alla fine della sua vita operativa. In pratica la faranno rientrare nell’atmosfera in una sola volta, facendola precipitare nell’oceano.