La prima aurora su Churyumov-Gerasimenko

Nonostante siano passati 4 anni dalla conclusione della missione principale, sono stati analizzati i dati della sonda Rosetta ed è stato possibile individuare la prima aurora sulla cometa 67P; ne erano già state osservate sulla Terra, su alri pianeti del sistema solare e non, ma mai su una cometa.

La formazione è possibile grazie all’interazione di particelle di vento solare con i gas che circondano la cometa: come afferma Marina Galand dell’Imperial College di Londra, i processi sono molteplici e alcuni già visti su Ganimede ed Europa. Questi processi definiscono come l’involucro attorno a 67P diventi eccitato, e quinidi brillare, e come le particelle che causano l’eccitazione ricevano un aumento di energia e accelerino. L’aurora, in ogni caso è visible nella luce ultravioletta e non è causata dai fotoni, bensì dagli elettroni del vento solare che sono stati accelerati nelle vicinanze della cometa, seguendo un processo simile alle aurore terrestri anche se in assenza di campo magnetico.

Lo studio delle emissioni di 67P permetterà agli scienziati di capire come il vento solare cambi nel tempo, fattore fondamentale per capire il meteo spaziale nel sistema solare, oltre a confermare la possibilità di aurore intorno a comete e vederne altre.

Gli strumenti utilizzati sono stati lo spettrografo Alice FUV, il Rosetta Plasma Consortium (RPC)/Ion and Electron Spectrometer (IES) e il Langmuir probe (LAP), il Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis (ROSINA), il Microwave Instrument for the Rosetta Orbiter (MIRO) e il Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer (VIRTIS).

È stato pubblicato un articolo a riguardo su Nature Astronomy, mentre nell’articolo linkato in fondo è presente un video su come funziona l’interazione tra vento solare e gas della cometa.

Fonte: ESA - First aurora detected around comet 67P.

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