Le origini dell'astronautica cinese

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Propongo, rimaneggiando ampiamente alcuni vecchi scritti, un articolino di ‘storia’ su alcuni degli aspetti meno conosciuti della conquista spaziale… le origini dell’astronautica cinese.

L’astronautica cinese, dalle origini ai primi anni '80

Può sembrare strano ai più, ma le basi dell’astronautica cinese, che ultimamente sta ottenendo notevoli risultati (uomini in orbita, efficienti missili anti satellite, sonde interplanetarie), non devono molto alla ‘scuola russa’ quanto a quella… statunitense ! Il ‘padre’ dell’astronautica cinese è infatti l’ingegner Tsien Hsue-Shen (1911-vivente), formatosi fra gli anni 30 e gli anni 50 in Usa, ove era emigrato con la famiglia. Ingegnere di valore, che pure ebbe modo di conoscere Von Braun, ha al suo attivo, ad esempio, un interessante progetto di spazioplano per collegamenti suborbitali intercontinentali del… 1949!


Lo ‘spazioplano’ di Tsien

Direttamente studiato per una grande compagnia aerea di trasporto Usa dell’epoca. All’epoca il dominatore delle rotte atlantiche era il maestoso Constellation, ovviamente dotato di motori a pistoni.


Tsien Hsue-shen

Nei primi anni 50 costui tornò (non volontariamente) in quella che era ormai diventata la Cina popolare di Mao, ed offri i suoi servigi al governo…

Il drago impara a volare

Si ricorda sempre come fu la Cina ad inventare i razzi a polvere pirica, ancora un paio di millenni fa e più… Tuttavia tale scoperta non ebbe quasi mai applicazioni diverse dal gioco pirotecnico, e non comportò alcuno stimolo alla ricerca scientifica.
Si ricordano soltanto rudimentali sistemi d’arma, frecce ‘potenziate’ dall’aggiunta di un piccolo razzo. Interessante (e notissima) la leggenda su di un antico re cinese, che avrebbe tentato di ascendere al cielo con un trono sistemato su una grande quantità di polvere nera. I cronisti dell’epoca avrebbero concluso che il loro signore era probabilmente riuscito nel tentativo, non avendone trovato più traccia terrena dopo la… partenza. Dubito fortemente che di questo Taikonauta (astronauta, in cinese) ante-litteram, se mai c’è stato, rimase alcunché di riconoscibile.

Ma facciamo un bel salto temporale, ed arriviamo al 20’ secolo. La Cina Imperiale nel primo dopoguerra era terra di conquista. Un gigante dai piedi d’argilla, sconvolto da fame, arretratezza senza pari, mille signori della guerra in continua lotta fra loro, nemici alle porte (gli eterni Nipponici) e traffici illeciti di ogni tipo. Il Celeste Impero viveva da secoli in decadenza, un impero immobile ed impotente. Industrie, scuole ed infrastrutture erano ai minimi livelli. Fu in quest’atmosfera che Tsien Hsue-Shen (classe 1911) abbandonò la Cina nel 1935 ed emigrò negli Usa.
Ingegnere valente ed uomo brillante, Tsien provò subito il suo valore, collaborando con il MIT, creando con altri il fondamentale ‘Jet propulsion laboratory’ in California. Protetto del grande von Karman (tedesco naturalizzato americano, grande fisico e vero ispiratore della figura del ‘dottor Stranamore’ di Kubrick) Tsien fu figura fondamentale nel reclutamento in Germania degli scienziati (ex…) nazisti, facendo parte di una missione di scienziati americani al seguito delle truppe d’invasione. Pare che Tsien fu il primo, o fra i primi, ad incontrare von Braun.
Nel 46 Tsien diede alle stampe un libro di 800 pagine, ‘Jet propulsion’, che presto divenne una vera bibbia per gli addetti ai lavori. Purtroppo per lui, alcune incaute parole contro Chang Khai-shek, il corrotto satrapo della Cina ‘nazionalista’, gli costarono un’accusa di comunismo, e 5 anni di arresti domiciliari dal 1950 al 55 (senza processo, sotto il controllo dell’FBI). Ovviamente perse del tutto la sua posizione, nonché la possibilità di aggiornarsi con le ultime scoperte americane in fatto di missilistica.
Nel 1955, complice la restituzione di alcuni soldati americani detenuti dai cinesi, bottino della guerra coreana, Mao Tse Tung lo volle far rimpatriare: facilmente Tsien divenne il capo assoluto fra i ricercatori aerospaziali cinesi.
La Cina di Mao tentava, spesso con gravi e tragici errori come la mostruosa politica dei ‘grandi balzi in avanti’, di diventare una nazione moderna. Faticosamente le industrie crescevano, la produzione aumentava. Fra il 55 ed il 60 un’intera classe di scienziati si formò in URSS, grazie alla politica di scambi culturali fra i due paesi comunisti.
L’esercito cinese già prendeva la connotazione che solo oggi sta iniziando a perdere, ovvero quella di un armata ipertrofica ed obsoleta, assai poco efficiente nei fatti ma temibile sulla carta. La missilistica, ben lungi dal pensiero di ogni applicazione di ricerca civile, era già indispensabile per un esercito moderno. Tsien, pur se con pochi mezzi a disposizione, ebbe carta libera.
Nel 1960 fra URSS e Cina vi fu la drammatica rottura (mai del tutto ricomposta) che riportò i cinesi all’autarchia in campo aerospaziale. La Cina praticamente non beneficiò dei rapidi progressi che portarono lo Sputnik nel '57, e Gagarin nel '61, in orbita. Tutto quello che ottennero fu un missile R-2.

L’R-2 era una versione ampiamente rimaneggiata (dal genio di Korolev) dell’A4 tedesco (meglio noto come V2). Era un missile relativamente preciso, in grado di portare carichi interessanti in suborbitale, ad altezze vicine ai 200 km. Le iniziali versioni non erano in grado di trasportare le prime pesanti atomiche e, curiosamente, trasportavano armi ‘radiologiche’, ovvero le atomiche ‘sporche’ che oggi si teme abbiano i terroristi. Altra curiosità… la differenza fondamentale fra l’R-2 ed il precedente R-1 stava nel fatto che la versione 2 utilizzava come carburante alcol metilico… poiché l’alcol etilico utilizzato dall’R-1 aveva la spiacevole tendenza a finire negli stomaci delle truppe russe serventi al pezzo !


Il missile R-2

Il noto Scud è fondamentalmente una versione tarda (e semplificata per il mercato) dell’R-2.

Il drago vola alto

Dunque la Cina degli anni 60, orfana dei sovietici, avanzava tecnologicamente con grande sforzo, mentre sullo sfondo la situazione sociale viveva grandi contraddizioni. La ‘rivoluzione culturale’ fra il 1965 ed il 1969, un’immensa protesta studentesca che Mao, senza scrupolo alcuno, seppe imbrigliare e cavalcare, utilizzandola per eliminare ogni avversario politico interno al partito, non sfiorò che superficialmente il programma spaziale.
Tsien ormai divenuto un ‘maoista di ferro’, ne trasse vantaggio, imponendo la sua linea di progettazione ed azione. (tranne per un particolare di cui riparleremo). Già nel 1965, con neppure 10 anni di ritardo sulle altre superpotenze, la Cina approntava il suo primo vero vettore a lungo raggio.
Al solito il risultato era doppio: la possibilità di mettere carichi in orbita nonché di portare ordigni nucleari su gran parte del globo.
Poiché la Cina, grazie ai lasciti sovietici, era stata in grado di far esplodere la sua prima atomica nel 1964, questo la proiettava immediatamente fra le potenze mondiali con cui era necessario ‘discutere’. Si pensi che all’epoca la Cina Popolare non aveva seggio all’ONU: per volere delle potenze occidentali la Cina veniva rappresentata solo dalla Taiwan di Chang Khai-Shek. Il vettore approntato dai cinesi era il CZ-1 (Chang Zheng-1, Lunga Marcia 1).
Il CZ-1 era un tre stadi. I primi due erano a propellente liquido, direttamente derivati dalla precedente famiglia DF-1 / DF-3 di missili a medio raggio. La serie DF derivava direttamente dall’R-2 sovietico di cui si è già parlato. E’ nel terzo ed ultimo stadio che si trova il genio di Tsien, ed il retroterra ingegneristico statunitense. Uno stadio a propellente solido, responsabile dell’ingresso in orbita del carico pagante, non un semplice booster come era uso all’epoca. Che si dimostrò subito affidabile, di semplice costruzione e, soprattutto, completamente cinese!
Fra il 69 ed il 70 molte furono le prove a terra ed in volo, a quanto sembra con pieno successo. Il 24 aprile 1970 un DZ-1 portò in orbita il satellite DFH-1 (Dongfanghong, ‘l’oriente è rosso’), una stazione di circa 200kg, con il quale la Cina iniziò subito a sperimentare la trasmissione satellitare, telemetria, tracciamento, etc etc.
La Cina era la 5’ nazione a mettere in orbita un satellite. Come programmato, dopo l’arrivo in orbita, il DFH-1 cominciò a trasmettere al mondo una canzone… L’inno nazionale cinese, ‘l’oriente è rosso’. L’occidente scoprì così di avere un altro motivo per preoccuparsi.


Il DFH-1

Il drago frena…

Il primo vettore ICBM efficiente fu il DF-5, del 1971. Questo missile fu la base per i successivi FB-1 ed CZ2A, adattati per un uso propriamente astronautico. Nel 1968 era stato inaugurato il progetto ‘Shuguan 1’, che nelle intenzioni di Tsien avrebbe dovuto portare un cinese in orbita già nel 1973. I primi taikonauti si addestravano, in piena autarchia, lontano dalle folle agitate della ‘rivoluzione culturale’.
Le informazioni su questo periodo sono poche e nebulose, si parla di una capsula molto simile alla Mercury americana, se non ancora più piccola. Purtroppo tale progetto era sponsorizzato da Lin Biao, uno dei grandi artefici della ‘Lunga marcia’, divenuto avversario politico di Mao, e finì nel dimenticatoio con la defenestrazione dello stesso (che morì in uno strano incidente aereo mentre tentava di raggiungere l’URSS).
Pare che tale progetto fu comunque alla base della famiglia di satelliti spia FSW, dotati di capsula di rientro per le fotocamere, che volarono con successo (dopo due fallimenti, il primo per un esplosione alla partenza, il secondo per la mancata apertura del paracadute di rientro) dal 1976.


Il satellite spia FSW

Il missile CZ2A si dimostrò comunque un validissimo vettore, e fu il vero capostipite della grande famiglia dei ‘Lunga marcia’ tutt’ora in uso.

Le ultime fiamme del drago

Tsien sopravvisse sia alla ‘Rivoluzione Culturale’ che alla morte di Mao, nonché alla successiva eliminazione della cosiddetta ‘banda dei quattro’ che tentò di ereditarne il potere. Ancora nel 1978 propose una capsula a corpo portante, sua vera passione, di aspetto vagamente simile ai Dynasoar statunitensi degli anni '60.
Sempre in quegli anni trapelarono alla stampa internazionale varie indiscrezioni, ed anche alcune comunicazioni ufficiali, che riferivano l’intento cinese di portare subito un uomo in orbita, nonché di approntare una piccola stazione orbitante sul tipo delle Salyut sovietiche. Nel 1980 fu lanciata, in volo suborbitale, una misteriosa capsula monoposto adatta al sostentamento di un astronauta, e fu regolarmente recuperata in mare… tuttavia dopo questo esperimento l’intero progetto fu bloccato, e tutti i fondi destinati ad altro.


La famiglia dei ‘Lunga marcia’ teoricamente ed effettivamente abilitati al lancio di uomini in orbita: primo a sx il ‘lifting body’ del 1978

La Cina continuò ovviamente a lanciare satelliti in orbita, con la famiglia in continua espansione dei vettori ‘Lunga marcia’, ma di ‘Taikonauti’ non se ne sarebbe più riparlato… fino ai successi di questi ultimi anni. Ovviamente questo meriterà adeguata trattazione, a suo tempo…

nb: tutti i disegni sono di proprietà de www.astronautix.com

Salute e Latinum per tutti !

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[1970-04-24] Long March 1 | Dong Fang Hong 1
#2

Ti faccio i miei complimenti, come al solito, Kruaxi, per la tua sapiente trattazione!! :smiley: :-({|=

#3

Grazie per questo importante contributo storico Kru!

#4

Grandissimo Kru, grazie per questa preziosa (e dettagliata) storia di un lato dell’Astronautica che, pur se poco conosciuto (o volutamente ignorato) tanti successi sta mietendo adesso…

#5

Mi unisco al coro di complimenti…

Trovo esilarante l’immagine dei russi che si ubriacano con il combustibile del razzo R-1…

… 3 … 2 … 1 … Burp! :stuck_out_tongue_winking_eye: :star_struck:

#6

Grandissima trattazione mi associo anch’io al coro dei complimenti! :-({|= :smiley:

#7

Fantastico!Grazie Kru :wink:

#8

Grazie per il contributo :wink:

#9

Ri-letto tutto d’un fiato! Come al solito ottima trattazione @kruaxi_the_Ferengi.

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#10

E grazie a te @Maxi che mi hai fatto riemergere questa gemma di articolo interessantissimo (ne ho letto poche righe sono col cell…)
Prima domanda ma Tsien è ancora vivo? Se si adesso ha 108 anni :scream: …avrà viaggiato nell’iperspazio

#11

Purtroppo no, è morto il 31 ottobre 2009 a 98 anni. Colgo l’occasione per ringraziare @kruaxi_the_Ferengi per l’articolo e @Maxi per averlo fatto riscoprire a utenti nuovi e non

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#12

Di gioiellini sepolti come questo in oltre 300000 messaggi ce ne sono altri…
Intanto rendo omaggio allo sforzo di @kruaxi_the_Ferengi con una risistemata generale al testo, un po’ sottosopra dopo essere sopravvissuto al cambio di 3 motori forum diversi :wink:

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#13

Ed e’ sopravvissuto anche alla dipartita di Hsue-Shen avvenuta nel frattempo

#14

Per questo amo i forum, dove il lavoro rimane nel tempo a differenza di altre piattaforma web.

Un bel contributo (che non conoscevo) complimenti a Kruaxi.

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#15

grandissimo articolo @kruaxi_the_Ferengi.
Molto spesso ciò che è legato alla Cina è avvolto nell oscurità, specie qui in occidente.Tuttavia questo articolo è illuminante. Lettura davvero interessante !

#16

Ma se nominiamo a sufficienza @kruaxi_the_Ferengi dite che torna? Tipo Beetlejuice?? :grin::grin:

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