Modellismo: Horten Ho 229

In M+, mutuato da iniziative simili che ho visto in siti stranieri, ho proposto ed attuato una mini campagna/gruppo di lavoro, di tipo ‘Blitz’, inedita per il sito.
Ovvero un contest (limitato al settore che coordino, ovvero ‘Sci-fi/fantasy/What if’) fra forumisti, a tema libero, con una particolare caratteristica: i lavori sono iniziati giovedì 7 gennaio alle 16 e devono terminare entro domani sera, domenica 10, alle venti.
76 ore a disposizione.
Ovviamente è un gioco, un ritorno all’infanzia per certi aspetti. Si sacrifica la precisione (non parlo per me… che non ne ho !) in favore della spensieratezza.
L’iniziativa sta avendo un buon successo, più di quanto dicano i numeri crudi, pur se il modellista medio MAI rovinerebbe un modello in ‘questo modo’.
Probabilmente i modellisti italiani sono fra i migliori al mondo, ma un po’ di gioia (che mi mantengo) l’hanno persa… E’ curioso scoprire come questo non succeda, ad esempio, ai britannici.

Comunque, stasera alle 21 ho terminato il mio ‘What if’.
Si tratta della famosa ala volante ‘Horten Ho 229’, in uno short run della Pioneer 2 che, normalmente, avrebbe richiesto un bel po’ di lavoro per trarne qualcosa di accettabile.
Mi va bene così :ok_hand:

L’Horten è rappresentato in carico all’A.N.R. nel 1947, pura ucronia.

Salute e Latinum per tutti !

Spettacolo !!

Immaginate un velivolo tutt’ala Horten con le insegne dell’aviazione repubblicana… perlopiù con lo stemma dei “diavoli rossi” del 6° stormo !!

Complimenti per la realizzazione, Kru.

Sarebbe interessante pensare di costruire un Bachem Natter dell’ANR, anche se c’è chi sostiene che sia stato utilizzato realmente sul nostro territorio allo scadere della 2°GM…

Mi associo in toto a Luigi.

Due note: l’ANR non utilizzava velivoli in finitura “metallo naturale”, ma aveva diverse livree mimetiche ereditate dalla Luftwaffe e non si è mai parlato di utilizzo del Natter in territorio italiano bensì del molto più avanzato Me-163 Komet. Tanto che un primo gruppo di 20 piloti dell’ANR, tutti volontari e scapoli, passarono gli ultimi mesi del 1944 ed i primi mesi del 1945 in Germania ad addestrarsi su vari tipi di aliante che dovevano riprodurre le caratteristiche di volo del Komet.

Il precipitare degli eventi nella primavera del 1945 vanificò il progetto ed i piloti rientrarono alla spicciolata in Italia.
Ricordo un “pesce d’aprile” di JP-4 di qualche anno fa che sosteneva di aver ritrovato delle foto (era in realtà un modellino ben fatto) dei Komet con la livrea dell’ANR.

Grande archi !!!

Mi fai tornare indietro nel tempo, quando, sulle pagine di un vecchio numero dello stesso Jp4 o, non ricordo bene probabilmente (ma non credo), Aeronautica & Difesa, un lettore inviò alcune foto scattate (credo) in provincia di Brescia illustranti alcuni manufatti a forma di shelters dalla forma fortemente arcuata e di dimensioni tali da non consentire il ricovero di alcun velivolo all’epoca presente nelle fila dell’ANR.

Mistero !!!

A tal proposito, la redazione della rivista formulò numerose intriganti ipotesi, tra le quali, probabilmente la più credibile, spiccò quella destinata a destare più interesse, cioè che quelli shelters “in miniatura” fossero destinati a proteggere alcuni esemplari di Komet italiani dagli attacchi degli alleati.

In questi giorni, amici, scaverò nelle montagne di riviste aeronautiche in mio possesso per scovare le foto e mostrarvele.

Sono o non sono "l’indagatore dei casi aerospaziali rimasti insoluti " ??

Archipeppe, sei poco informato. L’A.N.R. adottò il natural metal per i suoi aviogetti già nel maggio 1946 !

Salute e Latinum per tutti !

Resta il fatto che questo modellino dimostra ancora una volta che la tua vena artistica ha ancora molto da darci!
Continua così Kru!

Come promesso allego il link, del GAVS, sulla storia del pesce di aprile deiMe-163 Komet destinati all’ANR (Aviazione Nazionale Repubblicana) e mai arrivati.

http://www.gavs.it/Articoli/Komet%20ANR/ME_163_Komet_ANR.htm

Di seguito, invece, un estratto dal saggio
“…ET SILENTER DELEO”
GLI ALIANTISTI MILITARI ITALIANI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE
di Gabriele Taddei

8 Piloti a reazione ovvero piloti a vela

Esiste un’altra esperienza volovelistica che vide, nei tempi di guerra, piloti italiani come protagonisti, un’esperienza non legata in alcun modo al tentativo di costituire una componente aliantistica d’assalto ma ad un tutt’altro genere di esigenza.
Nel novembre del 1944, terminato il ciclo operativo sui Macchi C. 205 V, il 1° Gruppo Caccia dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana, comandato dal magg. Adriano Visconti, era in addestramento ad Holkirchen per il passaggio sui Bf 109 G.

Fu qui che la Luftwaffe offrì ad un numero limitato di piloti del reparto di iniziare l’addestramento per il passaggio su di una macchina che, al momento, rimase segreta.
All’offerta aderirono 17 piloti, tutti scapoli per la pericolosità del incarico che sarebbe stato loro assegnato; comandati dal cap. Giuseppe Robetto, i nostri furono scherzosamente ribattezzati dai loro camerati “i reazionari” nella convinzione che la macchina cui sarebbero stati destinati fosse il modernissimo bireattore a reazione Me 262. Ma una volta trasferiti nell’aeroporto di Rangsdor i 17 piloti ebbero la sorpresa di non vedere affatto i tanto attesi 262 ma alianti modello Grunau Baby ed Habicht. Il fatto è che i nostri connazionali non erano stati destinati al bireattore della Messerschmitt ma ad un altro innovativo velivolo della stessa casa costruttrice: l’ancora sconosciuto Me 163 Komet.

(…)

Comprensibile dunque l’esigenza di addestrare i volontari del 1° Gruppo al volo planato e soprattutto agli atterraggi di precisione ad alta velocità senza alcuna possibilità di “riattaccata”. L’Habicht è per questo una macchina assai indicata potendo montare ali di 14, 8, e 6 metri (alcune fonti bibliografiche citano addirittura una versione da 4 metri). Che il volo del Me 163 sia particolarmente affine a quello di un aliante è del resto dimostrabile dal fatto che il reparto tedesco cui ne è demandato lo sviluppo ed il primo impiego bellico, l’Erprobungs Kommando 16 (EK-16), è formato intorno ad una ristretta èlite di piloti già dotati di consistente esperienza volovelistica al comando del cap. Wolfang Späte.20
Mentre l’avanzata sovietica da est prosegue inarrestabile, l’attività dei piloti italiani dà i suoi frutti…i nostri, ancora all’oscuro della loro destinazione finale, si dimostrano assai abili nel pilotaggio dei caricatissimi Habicht 6. Agli atterraggi di precisione ad alta velocità imposti dagli istruttori tedeschi i nostri estrosi piloti alternano dimostrazioni acrobatiche di tutto rilievo. Nei primi mesi del ‘45, durante alcune lezioni teoriche viene svelato agli italiani il velivolo al quale sono destinati. L’entusiasmo sale. Ormai tutto è pronto, sull’aeroporto di Sprottau, per i primi voli librati su Me 163 zavorrati con acqua e trainati in quota da Me110. Purtroppo il campo si copre di neve mentre il 12 gennaio i sovietici passano la Vistola. Gli italiani, delusi, sono così costretti a tornare in patria dopo aver prestato la loro parola di mantenere il più rigoroso silenzio su quanto visto ed appreso.

Storia molto interessante
Grazie Peppe

Un paio di cose:

  • (Kruaxy) Nel 46 la guerra era finita da tempo… possibile ci fosse ancora l’ANR?
  • (Peppe) Romersa mi disse un anno prima di lasciarci, di aver pilotato un Me 262 in Germania. Io non ci ho creduto, senza dirglielo… Tu che ne sai? Potrebbe essere stato possibile?

Due cose:

  1. credo che il buon Kru si riallacciasse al filone del cosidetto “Luft-46” dove si immagina una Germania ancora in guerra, con tutto quello che ne consegue, e fonte primaria d’ispirazione per tanti modellisti “what-if”.
  2. Quanto a Romersa, di cui ho letto il suo ultimo libro sulle armi segrete tedesche di qualche anno fa, non so mai se prenderlo seriamente oppure no. Onestamente non so se Romersa fosse un pilota brevettato, cosa di cui dubito, al massimo potrebbe aver fatto un volo - come passeggero - su un Me-262B1 biposto.

Ehm… ZioStefo… :fearful:
Presente questa frase nel mio primo post ?
“L’Horten è rappresentato in carico all’A.N.R. nel 1947, pura ucronia.”

Spiega tutto, no ? Come faceva giustamente notare anche il buon Archipeppe… Se ben ricordi una volta provavo anche a scrivere raccontini di fantascienza…

Salute e Latinum per tutti !

Sì, l’ucronia l’avevo capita all’inizio, ma poi la frase “L’A.N.R. adottò il natural metal per i suoi aviogetti già nel maggio 1946 !” mi ha un po’ fregato! :astonished:

Se ci pensi la cosa ha pure senso considerando che tutti gli aerei, a reazione e non, della neonata AMI (Aeronautica Militare Italiana) hanno adottato una livrea in metallo naturale a partire dalla fine degli anni 40 e fino agli inizi degli anni 60 dello scorso secolo.

Basti pensare che i primi F-104G “Starfighter” arrivati nel 1962 avevano ancora la livrea metallo naturale, con solo una parte anteriore in bianco “anti-flash nucleare”. Solo in seguito ebbero la livrea su tre toni “standard NATO”.

Infatti, è come dice Archie. La guerra di Corea vide moltissimi combattimenti aerei: chi non si ricorda i ‘mitici’ scontri fra
F-86D Sabre ed i Mig 15 ? Fu comunque ancora un conflitto nello stile dei precedenti, anche in aria. I missili AA sarebbero arrivati poco dopo, e gli aerei si combatterono a colpi di mitragliatrici e cannoncini, a distanza ravvicinata. Ciò nonostante la stragrande maggioranza dei contendenti sfoggiava livree in natural metal…

Andando off topic: sarebbe interessante prima o poi buttare giù due righe sull’epico scontro fra i due aviogetti suddetti.
Al di là della tecnica, la cosa è interessante per la disinformazione che anche noi occidentali abbiamo subito nel corso degli anni…
Alla fine del conflitto, gli USA pubblicizzarono un rateo d’abbattimenti davvero fantastico: un F-86 caduto ogni 12 Mig 15 !
Poi, negli anni, i Mig diventarono 7…
Poi 4,5.
Poi 3.
Poi 2,2.
Oggi, che sappiamo per certo come molti dei piloti ‘coreani’ fossero in effetti esperti sovietici, apprendiamo da fonti americane che le stime viaggiano su valori intorno all’ 1:1,8, 1:2…
Di sicuro sappiamo che l’asso incontrastato della guerra fu un sovietico (mi sfugge il nome).
Vero che, quando in mano degli inesperti cinesi o coreani, i Mig furono spesso facile preda degli americani.

In definitiva questo per sfatare il mito che vuole il Mig 15 inferiore all’F-86. A parità di addestramento dei piloti, questi due aviogetti se la giocavano alla grande.
Oltretutto da notare un altro paio di fattori:
a) l’uso strumentale di dati falsi
b) la leggerezza con la quale si attribuivano le vittorie

Salute e Latinum per tutti !

Fatto salvo il fatto che stiamo parlando di “what if”, credo che se la guerra fosse stata ancora in corso nel 1946, tutti i velivoli dell’asse avrebbero dovuto portare una livrea a bassa visibilità, visto che comunque la superiorità aerea alleata sarebbe stata schiacciante, i P-51 e gli spitfire equipaggiati con i Griffon avrebbero avuto la possibilità di misurarsi con questi jet di prima generazione, che sarebbebero stati contrastati anche dai vari Vampire, meteor e P-80 alleati.
Ma è sempre e comunque un divertissement

Beh, questo vale in tutte le guerre.
Se si facessero i conti in mano alle dichiarazioni degli assi, il numero di aerei abbattuti durante la Seconda Guerra Mondiale sarebbe ampiamente superiore a quello degli stessi velivoli costruiti effettivamente!!

Riguardo alla Guerra di Corea c’è da dire che effettivamente gli americani tendevano ad esagerare, ma che il reale numero di piloti russi (veterani della II GM) operanti in Nord Corea e sopratutto in Cina era basso, per cui quando erano cinesi e nordcoreani a pilotare il MiG-15 erano facile preda per gli esperti e ben addestrati americani.

Quanto alle due macchine, erano grosso modo equivalenti più figlie della tecnologia aeronautica tedesca che dei rispettivi paesi. Gli americani, pero’, non sottovalutarono mai il MiG-15 anzi ne crearono un vero “mito” tanto che, quando riuscirono finalmente ad avere tra le mani un vero MiG funzionante (frutto della diserzione di un pilota nordcoreano) lo fecero collaudare nientemeno che da quella leggenda vivente (già allora) di Chuck Yeager il quale ne rimase favorevolmente impressionato.

Un’intera generazione di progettisti aeronautici americani rimase profondamente impressionata dal MiG-15 tanto da partorire aerei da caccia in grado di volare sempre più in alto e sempre più veloce, la cui summa si puo’ ritrovare nel Lockheed F-104A (ossia lo “Starfighter” originale) di Kelly Johnson.

I conteggi finali, e definitivi, parlano di 379 MiG-15 abbattuti in combattimento aereo contro 230 F-86 Sabre (di varie versioni). Nel conteggio non vengono inclusi altri tipi di aerei ne quelli distrutti al suolo.

Cio’ che ha messo realmente a terra gli aerei dell’Asse è stata sopratutto la mancanza di carburante, specie dopo la caduta delle raffinerie romene (Plojesti, Floresti, ecc.). La Germania era, aeronauticamente parlando, ANNI LUCE avanti a tutte le altre nazioni (Inghilterra inclusa che all’epoca era all’apice della ricerca aeronautica mondiale) e se la guerra fosse continuata gli anglo-americani avrebbero dovuto fronteggiare una schiera di velivoli formidabili, sia da caccia che da bombardamento, pesantemente armati (con cannoni fino a 30mm) ed equipaggiati perfino con dei primitivi missili aria-aria filoguidati.

Da un punto di vista delle prestazioni poco o nulla avrebbero potuto i primi aviogetti come i vari Meteor (invero alquanto scadenti), Vampire, Shooting-Star o Mig-9 e Yak-15.

Dal punto di vista dei caccia con motori a pistone certamente gli americani potevano sfoderare le ultime versioni dei Mustang che erano eccezionali sotto ogni punto di vista mentre gli Spitfire-Griffon erano macchine altrettanto performanti. Ma è chiaro che una “Luftwaffe 1946” si sarebbe lasciata abbastanza rapidamente alle spalle il mondo dei motori a pistone per andare verso un’aviazione “tutto getto”.

Oltretutto anche l’ultima generazione di caccia a pistoni tedesca era potenzialmente eccezionale, pensate al Ta 152…
Ottimo intervento Archie, quoto ogni tua singola parola.

Salute e Latinum per tutti !

Caro Archipeppe,

Sulla superiorità tecnologica della Luftwaffe alla fine della guerra non ci sono dubbi, se i tedeschi avessero avuto quel tipo di aviogetti in quantità adeguate il dominio dell’aria sarebbe stato di nuovo in discussione.
Tuttavia c’erano dei fattori da non sottovalutare: hai già citato la cronica mancanza di carburante che tagliò di netto il numero dei caccia tedeschi in volo (ho letto da qualche parte che diversi piloti finirono a combattere in fanteria nell’ultimo tragico periodo del conflitto). C’era poi il problema dell’addestramento dei piloti, fattore vitale preso molto “sotto gamba” dalla Luftwaffe, che non riuscì mai a progettare un programma di addestramento omogeneo per le nuove leve, che andarono a misurarsi con piloti alleati che arrivavano al reparto già con circa 200 ore di volo, un valore non disprezzabile per l’epoca.
Poche "pallottole d’argento non avrebbero potuto cambiare di molto la situazione, e gli alleati avrebbero supplito con nuove tattiche e con la schiacciante superiorità numerica gli sforzi della Luftwaffe.
D’altro canto i russi si batterono per quattro lunghi anni contro l’esercito meglio addestrato ed equipaggiato del mondo, e riuscirono, dopo il primo anno e mezzo ad aver ragione dei tedeschi proprio grazie ad una forza d’urto che poteva contare su un numero di armi e mezzi enormemente superiore. Certo non fu una passeggiata, e le perdite furono spaventose, ma la tattica funzionò, e furono i russi a far sventolare la bandiera rossa sul Reichstag.

A proposito dei fantastici velivoli Horten, ricordo di aver letto una recensione relativa ad un kit della PM Model con un bellissimo disegno di Don Greer (noto per aver illustrato gran parte delle monografie Squadron/Signal) che mostrava l’intercettazione notturna di un Halifax RAF ad opera di un Horten 229 V7.
In realtà la sigla V stava ad indicare i prototipi ed in particolare proprio il V7 doveva essere il prototipo del biposto da addestramento che a sua volta sarebbe servito di base al definitivo 229B da caccia notturna sempre biposto in tandem.

Ah, dimenticavo… nel disegno di Greer, l’Halifax precipitava con un motore in fiamme…