Non sono (solo) le radiazioni il vero ostacolo all'esplorazione umana...


#1

Parafrasando il titolo di un recente post in materia di limiti e pericoli fisiologici per le missioni umane di lunga durata, riporto le conclusioni di uno studio pubblicato il 2 novembre scorso sul New England Journal of Medicine, commentato su Media INAF.
Studi condotti sugli astronauti dopo missioni di breve e lunga permanenza sulla ISS hanno evidenziato modificazioni strutturali del sistema nervoso centrale, dovuti alla ridistribuzione dei liquidi corporei in condizioni di microgravità.
Ne è emerso un quadro potenzialmente preoccupante, da investigare:

  • il restringimento del solco centrale del cervello, una scanalatura nella corteccia che separa i lobi parietale e frontale;
  • il possibile spostamento “verso l’alto” del cervello all’interno della scatola cranica;
  • il restringimento dei giri e dei solchi (le “pieghe”) del cervello umano.
    Alcuni risultati sono stati acquisiti direttamente dalle risultanze magnetiche pre e post-missione di 34 astronauti, mentre altri sono stati derivati da studi eseguiti su volontari a terra.
    Di seguito il link all’articolo di Media INAF http://www.media.inaf.it/2017/11/02/viaggi-spaziali-cervello/

EDIT: mi accorgo che Peter Pan aveva già quotato stasera il link all’articolo in questione nel post “Lockheed Martin punta a un volo umano su Marte prima del 2030”


#2

In merito c’è un articolo interessante su Le Stelle di questo mese (novembre 2017, n. 172) che parla dei possibili problemi psicologici e comportamentali. E’ scritto da Vincenzo Lusa, antropologo forense, e Annarita Franza, antropologa che si occupa di antropologia forense e neurocrimine. In breve, si sostiene la tesi che le alterazioni cerebrali citate da fullguns possano contribuire a scatenare reazioni di rabbia e violenza incontrollabili. Consiglio di leggerlo.


#3

Questi studi ricordano i timori di insormontabili problemi fisici e psicologici agli albori del volo umano nello spazio. Gli ultimi risultati sembrano però più preoccupanti.


#4

anche perchè ora ci sono le evidenze scientifiche, non solo supposizioni


#5

E’ successo qualche caso sulla ISS?


#6

Non che io sappia, le considerazioni sono più teoriche basate sulla pratica forense.


#7

Ma immagino che ci vorrebbe molto tempo per sviluppare simili disturbi.
Considerando che un anno di permanenza sulla ISS non è stato sufficente (anche se a quanto pare possibili alterazioni al cervello erano già riscontrabili),immagino che la comparsa di disturbi di tipo comportamentale richiederebbe molto più tempo in microgravità.
Quanto?
forse due anni ?
Di sicuro future missioni verso Marte o altre destinazioni nel sistema solare non potranno prescindere da quartieri dell’astronave che riproducano condizioni di gravità simulata dalla forza centrifuga,e naturalmente da motori (nucleari?) che riducano i tempi di traversata.
Nel frattempo credo che missioni su avamposti in orbita lunare o sulla superficie della luna avranno durate medie,minori rispetto alle attuali spedizioni sulla ISS,e probabilmente non superiori a un paio di mesi.


#8

Il caso della Novak allora come considerarlo? Lei è stata nello spazio troppo poco.
Tutta via il problema del profilo psicologico con cui si scelgono gli astronauti sembra non essere tenuto in conto.
Gli psicopatici astronauti del cinema non volerebbero mai, spero, con i criteri di selezione attuali. Se lo facessimo e lo spazio alterasse ulteriormente la loro patologia sarebbe un disastro.
Credo che il profilo psicologico sia importante anche per la consapevolezza, per capire che si sta subendo un cambiamento.
In futuro penso che il problema si porrà solo nel caso di un equipaggio costretto alla microgravità prolungata per una avaria a bordo. Allora l’equipaggio potrebbe essere addestrato a riconoscere i sintomi dell’insorgere di patologie neurologiche ed in qualche modo di arginarle.
Comunque direi che al momento non c’è questo rischio. Come le cozze, siamo ancora troppo aggrappati allo scoglio terrestre.
Si può coniare la parola cozzastronautica? :embarrass:


#9

Procuratevi l’articolo di Le Stelle, è interessante


#10

Dai,in un gruppo un elemento un pò “balordo” può sempre capitare.
Non c’è bisogno di scomodare “alterazioni” causate dalla permanenza nello spazio.
Del resto anche tra gli astronauti degli anni 60 e 70 qualche personaggio singolare (senza arrivare ai livelli della Novak) c’era.
Prendi Mitchell e tutto quel parlare di ESP e UFO,o Irwin che dopo aver lasciato la NASA cercava l’arca di Noè,o Gordon Cooper.
Smagliature nel processo selettivo.


#11

Era per citare un caso di profilo psicologico sfuggito ai selezionatori. Infatti mi pare che la NASA abbia rivisto i criteri dopo quell’evento. Mi ha colpito in particolare la solidarietà e la vicinanza di alcuni membri dell’equipaggio di cui lei aveva fatto parte. Ho citato il suo caso prima che qualcuno suggerisse che anche pochi giorni nello spazio possono provocare danni neurologici.