Nuovo video del volo di Mercury MR-3

Perdonate il titolo un po’ ingannevole: preciso subito che il video (vedi un po’ più sotto) non è nuovo perché contenga nuove immagini, ma solo perché l’ho fatto ieri :stuck_out_tongue_winking_eye:.

Come è noto, 55 anni fa, a bordo della sua Freedom 7, Alan Shepard non aveva una macchina fotografica. La missione era troppo breve e l’astronauta aveva troppe cose da fare per aver il tempo di scattare fotografie. Nella Mercury c’erano però tre “camere” che riprendevano fotogrammi a intervalli regolari. Una inquadrava l’astronauta (le immagini sono presenti in tutti i film sul volo MR-3), un’altra il quadro comandi e una terza, la cosiddetta “Earth-Sky camera”, guardava fuori dell’oblò, collocato alla destra del pilota.

La camera era un marchingegno simile a questo, in dotazione ad un volo successivo:

La parte trapezoidale a destra, che sembra metallica, è lo specchietto a 45° che si affacciava sull’oblo. La collocazione della camera si può desumere dalle immagini che seguono. Questo disegno mostra la Mercury vista da sopra la testa del pilota. In alto, a metà del lato obliquo, trovate le didascalie Earth & sky camera, Earth & sky window, Photo mirror.

In quest’altra immagine, che mostra il fondo della capsula davanti all’astronauta, la camera è a destra, in basso.

(Gli amanti del genere riconosceranno che si tratta della Mercury “Block 1”, ancora priva del “finestrino anteriore”, fortemente voluto dai Mercury 7).

All’inizio degli anni '60 l’unico modo per inserire un’indicazione di tempo in una foto era fotografare un orologio: la Earth-Sky camera, oltre allo specchietto, riprendeva anche un piccolo quadrante analogico, appositamente illuminato, come si vede, in questo esempio:

(Può stupire, ma l’orologio non era sincronizzato in modo preciso, serviva a dare un riferimento indicativo. Come per gli orologi da polso dell’epoca, i minuti erano significativi, i secondi no).

Le digitalizzazioni di tutte le foto della Earth-Sky camera, riprese su pellicola di 70mm, sono da tempo disponibili online sul sito March to the moon, che tutti i lettori del forum conoscono (o dovrebbero conoscere). Guardare queste immagini, sapendo che sono riprese ad intervalli regolari, fa venire presto la voglia di scaricarle tutte e montarle in un unico filmato, cosa che ho puntualmente fatto (in realtà il filmato sarebbe già disponibile qui, ma è in un formato scomodo, a bassa risoluzione e con le immagini capovolte orizzontalmente, per effetto dello specchietto).

L’illusione di poter creare un film minimamente decente di quello che poteva vedere Shepard durante il suo volo, guardando dall’oblò, è però abbastanza presto delusa. L’intervallo tra le immagini (6 secondi) è un’enormità paragonato alla velocità in cui susseguono i fatti e alla brevità della missione (il volo del Redstone - ad esempio - dura una ventina di fotogrammi): impensabile cercare di interpolare alcunché. Non si può ottenere nulla di più di uno slideshow.

Altro problema è la qualità delle immagini. Si trattava probabilmente di una pellicola molto sensibile, in grado di assicurare tempi di posa abbastanza brevi anche con poca luce. Questo significa che la “grana” della pellicola è piuttosto visibile e i dettagli sono pochi, anche se le immagini digitalizzate sono di 4410x4600 pixel.

In più, lo stato di conservazione dell’originale lascia piuttosto a desiderare. Questa pellicola era considerata uno strumento di lavoro, non un documento storico; per questo i tecnici non hanno esitato a scriverci sopra (i 155 fotogrammi del volo sono tutti numerati) e l’hanno un po’ maltrattata (graffi, tagli, sporco :face_with_head_bandage:).

Creando un video a un fotogramma al secondo (di più ci si annoia, di meno si rischia di non capire che cosa si vede) si ottiene l’effetto che segue. Chiedo venia, se non mi sono preso la briga di ritagliare i fotogrammi e metterli “a registro”, ma non si sarebbe guadagnato molto. (Consiglio di impostare la massima risoluzione disponibile - il video è a 1080p)

La sfida, non del tutto banale, per chi lo guarda diventa comprendere che cosa succede fotogramma per fotogramma e tra un frame e l’altro e qual è il senso di tutti i continui movimenti che si percepiscono. Sulla base dei rapporti post-missione e tenuto conto del ritmo costante dei fotogrammi, si può stabilire questa corrispondenza. La prima colonna si riferisce ai tempi del video (che inizia con il razzo ancora fermo), la seconda ai numeri scritti sui fotogrammi, la terza ai tempi della missione, la quarta agli eventi corrispondenti.

Video Num MET Evento
00:16 1 00:00 Liftoff
00:39 24 02:22 Booster cutoff - Tower release
00:41 26 02:32 Capsule separation
00:42 27 02:37 Turnaround
00:47 32 03:10 Manual control
00:54 39 03:50 Periscope visual observ.
01:03 48 04:44 Retrofire sequence
01:08 53 05:14 Retrofire 1
01:09 54 05:21 Retrofire 2 e 3 (05:23)
01:18 63 06:13 Retro-package jettison
01:19 64 06:20 Reentry att.
01:23 68 06:44 Periscope retract.
01:52 97 09:38 Drogue deploy
01:58 103 10:14 Main chute deploy
02:49 154 15:22 Landing
02:50 155

Questo schema, che viene dai report ufficiali, mette in relazione i vari eventi del volo al percorso suborbitale della Mercury.

In sostanza, il Redstone spingeva per 2 minuti e 22 secondi; la capsula (rimossa la torre di fuga) si girava in modo di mettere avanti scudo termico e retrorazzi (questo rovesciamento si percepisce bene nel video dopo 00:42); Shepard provava il controllo manuale di assetto su tutti gli assi (da 00:47) e guardava dal periscopio (“What a beautiful view!”, da 00:54); subito dopo partiva la sequenza dei retrorazzi (01:03).
In pratica, dopo soli 6 minuti si era già nella fase di rientro: la maggior parte del viaggio era il ritorno. Mentre crescevano i g (fino a 11) la capsula ruotava (anche questo si percepisce chiaramente nel video). Dopo altri 3 minuti si aprivano i paracadute (nel video accade attorno a 1:23 ma è difficile notare qualcosa).

Ci sarebbero molte osservazioni da fare (e molti interrogativi da porre) su quanto si vede, ma siccome detesto i post troppo lunghi (e qui ho già esagerato) mi fermo. Mi riservo di aggiungere qualcosa in seguito, se non ottengo troppe disapprovazioni.

Chi, comunque, volesse celebrare il 5 maggio guardando un vero video con audio e immagini originali della missione e ha quindici minuti di tempo è consigliato di guardare questo oppure questo.

Grazie Robmastri, hai scritto un post interessantissimo e per niente troppo lungo, anzi! Almeno per me…
Appena avrò tempo mi vedo sia le foto che i video, non vedo l’ora…

Grazie ancora, ciao!

Un lavoro di ricostruzione magnifico, grazie. Posso chiederti perché il video è unlisted?

Troppo buono. Non è ancora ufficialmente “pubblicato” su Youtube, semplicemente perché non ho ancora avuto il tempo di scrivere la didascalia e di inserire il link al mio sito che, con tempi biblici, vado aggiornando. :smile:

Bellissima la foto 107 con il drogue chute che svolazza via!

Davvero un ottimo ed interessantissimo lavoro: bravo e grazie!!! :clap:

Bravo, bel colpo d’occhio. Questo è uno dei particolari da notare. Ecco un ingrandimento per i più pigri (click x zoom):

(Nel particolare ad alta risoluzione si vede bene la “grana” della pellicola. E’ notevole il contrasto tra quanto è definita scritta e quanto lo è poco l’immagine).

Invece nella foto 75 si tratta del pacchetto dei retrorazzi?

Magari! Putroppo quello dalle mie parti si chiama “rusco” :stuck_out_tongue:
Visto nelle scansioni a massima risoluzione, appare inequivocabilmente come una macchia filamentosa (probabilmente l’inchiostro della stilografica che usavano per marcare i frame).

Grande lavoro e grande documento! :clap::clap:

Lavoro davvero splendido.
Complimenti !!

Aggiungo anche i miei complimenti!

Splendido! Bellissimo e appassionante ricostruzione della “piccola” e “timida” risposta dell’America al volo di Gagarin! Poi ci penserà il presidente Kennedy il 25 maggio 1961…
:beer:

Wow! :clap:

Bravo Rob, interessantissimo - Certo, che coraggio Alan Shepard …

molto, molto bello. Gran lavoro :slight_smile:

molto interessante, gran lavoro!

Nei primi fotogrammi si vede passare una nave non lontana dal sito di lancio. O era coinvolta nelle operazioni o i criteri di sicurezza dell’epoca erano meno restrittivi.

non credo sia la nave di recupero, Shepard è atterrato a 480 km dal luogo di lancio dopo 15 minuti, mentre la nave di recupero (USS Lake Champlain) alla sua velocità di 61 km/h ci avrebbe messo ore a raggiungere la capsula.

Più che al recupero pensavo a una nave con apparati di comunicazione.