per immobilizare astronauti esagitati

dopo aver acquistato questo libro anche noi scriveremo continuamente di averlo letto?

Dipende dal livello del contagio.

Paolo Amoroso

Sì, è sostanzialmente il senso del capitolo “Part-time Astronauts” del libro di Mullane.

Paolo Amoroso

com’ è possibile bypassare parte del processo di formazione e selezione?
oppure è da intendere che gli addestramenti sono meno rigorosi e pesanti del periodo apollo?

I payload specialist e alcuni VIP assegnati a missioni Shuttle hanno ricevuto un addestramento ridotto.

Paolo Amoroso

hanno ricevuto un addestramento ridotto come sicuramente previsto da relativo regolamento in base alle mansioni assegnate di payload specialist ma non che hanno scavalcato le selezioni.

Esatto per quanto riguarda l’addestramento. Per quanto riguarda invece le selezioni, forse i VIP hanno tolto il posto a qualche astronauta.

Paolo Amoroso

se così è stato forse non è molto giusto, almeno secondo il punto di vista di un astronauta veterano.

In questi casi, il “Dottore” consiglia sempre 2cc di Novaprovalina (se non erro) per sedare anche i pazienti più riottosi…

In mancanza di questo si può provare con la presa vulcaniana e una seduta di fusione mentale :stuck_out_tongue_winking_eye:

Decisamente la cosa non era ben vista dagli astronauti “veri”, cioè quelli entrati alla NASA in seguito ad una rigida selezione.
Ora non cito ancora Mullane perchè mi par di capire che la cosa potrebbe dare fastidio, ma da quello che ho capito si è verificata una situazione durante l’“epoca d’oro” del programma Shuttle (prima del Challenger) in cui a volare erano tre categorie di persone:

  1. Gli astronauti veri e propri, militari e civili, piloti e specialisti che portavano in orbita lo Shuttle e di fatto gestivano la missione.
  2. Tecnici dell’industria privata USA o straniera, in quest’ultimo caso perlopiù canadesi o europei, che svolgevano le funzioni di specialisti di missione in voli finanziati dalle loro aziende o agenzie. La loro responsabilità era limitata all’attività di sperimentazione specifica della misssione.
  3. I VIP nello spazio, perlopiù politici americani e dignitari stranieri, che salivano sullo Shuttle dopo un breve e sbrigativo corso di base relativo alle procedure di sicurezza e alla vita quotidiana in orbita. A loro non veniva chiesto praticamente nulla, proprio a causa della loro inesperienza. Al massimo scattavano qualche foto e la cosa finiva lì.
    La decisione di mettere una chiave al portello d’accesso agli Shuttle fu presa proprio quando uno di questi chiese come si faceva ad aprirlo, suscitando l’inquietudine del comandante della missione.
    Il programma Vip nello spazio finì tragicamente con la morte di Christa Mc Auliffe sul Challenger, ed ebbe un’ultima particolare eccezione con il secondo volo di John Glenn.

era curiosità di capire il motivo delle continue citazioni del libro in oggetto non essendone a conoscenza prima di leggere i posts ove era menzionato e giungendo infine a pensare che esso dovrebbe contenere un certo numero di informazioni interessanti.

indubbiamente oggi, considerata la relativa breve durata delle escursioni nello spazio, il problema di un ipotetico crollo psicologico (senza voler per forza di cosa citare casi estremi di raptus di follia) le cui conseguenze potrebbero porre in rischio la vita dell’ equipaggio e l’ efficienza del veicolo dovrebbe essere un’ eventualità estremamente improbabile. certamente le procedure d’ addestramento sono finalizzate anche (anzi, soprattutto) a rendere palesi all’ esaminatore le condizioni psichiche dell’ essere umano in condizioni estreme ed eccezionali quali possono essere la permanenza nello spazio.
Qualora nei prossimi decenni si riesca ad ottenere una tecnologia tale da permettere permanenze nello spazio di periodi di tempo dell’ ordine di alcuni anni allora il problema sarà sicuramente affrontato molto più a fondo tenendo presente che ad oggi le informazioni fornite dalla medicina e psichiatria spaziale sono estremamente scarse per poter formulare previsioni anche con molta approssimativa validità non avendo modo di poter sperimentare appunto durate di permanenza al di fuori della terra molto estese ed avendo come unica certezza la constatazione che l’ organismo umano è biologicamente strutturato per vivere nel suo pianeta ed il percorso per insegnargli ad adattarsi lontano da esso è molto lungo e faticoso anche se i primi risultati sembrano procedere su questa strada con molta speranza .

Credo che, in generale, basti non fare scegliere il personale a quelli che fanno le selezioni del “grande fratello”.

A parte John Glenn e Salman Al-Saud, quanti saranno stati i VIP ad aver volato sullo shuttle?

Se non sbaglio almeno un paio tra senatori e deputati del congresso.

I Vip possono a pieno titolo considerarsi dei priviliegiati non solo per il fatto di aver volato negli shuttle ma anche per aver risentito di meno degli effetti fisiologici che le lunghe permanenze in orbita causano.
quelli finora risultati dalle ricerche operative presso Nasa, Esa e Agenzia Russa sono:

  • Perdita tessuto osseo
  • Difficoltà di adattamento fisico
  • Affaticamento e stress
  • Diminuzione livelli energetici
  • Perdita forza, resistenza e massa muscolare
  • Perdita di capacità posturali, propriocettive e di coordinazione
  • Diminuzione prestazione cardiovascolare
  • Accumulo di tossine
  • Accumulo di ROS (reactive oxygen species)
  • Inadeguata risposta immunitaria alle infezioni
  • Infezioni ricorrenti
  • Allergie e patologie auto-immuni, infiammazioni croniche
  • Intolleranza all’esercizio, dolore alla schiena
  • Problemi digestivi
  • Carenza di nutrienti, disbiosi e problemi intestinali
  • Disregolazione delle membrane cellulari (segnali, recettori, etc)
  • Perdita massa ossea e degenerazione articolare
  • Depressione, aggressività, frustrazione

è quindi ovvio rendersi conto di quale arduo compito sia gravata la scienza ed in particolare la medicina spaziale per tentare di evitarli.

Al contrario, devono farle loro, basta che il rientro sia con una Progress o per le comitive con ATV… :grin: :blush:

Si un paio di deputati,Jack Garn su STS-51D e Bill Nelson su STS-61C.
Garn ha il poco invidiabile primato di aver sofferto dei più violenti e prolungati attacchi di vomito da mal di spazio nella storia dell’Astronautica.
Da allora la scala di malessere da “Space sickness” è detta “scala di Garn”.

Mi immagino cosa avranno pensato i suoi compagni di viaggio: qualcosa del tipo: “Hai voluto la bicicletta?..” :face_vomiting: