com’ è possibile bypassare parte del processo di formazione e selezione?
oppure è da intendere che gli addestramenti sono meno rigorosi e pesanti del periodo apollo?
hanno ricevuto un addestramento ridotto come sicuramente previsto da relativo regolamento in base alle mansioni assegnate di payload specialist ma non che hanno scavalcato le selezioni.
Decisamente la cosa non era ben vista dagli astronauti “veri”, cioè quelli entrati alla NASA in seguito ad una rigida selezione.
Ora non cito ancora Mullane perchè mi par di capire che la cosa potrebbe dare fastidio, ma da quello che ho capito si è verificata una situazione durante l’“epoca d’oro” del programma Shuttle (prima del Challenger) in cui a volare erano tre categorie di persone:
Gli astronauti veri e propri, militari e civili, piloti e specialisti che portavano in orbita lo Shuttle e di fatto gestivano la missione.
Tecnici dell’industria privata USA o straniera, in quest’ultimo caso perlopiù canadesi o europei, che svolgevano le funzioni di specialisti di missione in voli finanziati dalle loro aziende o agenzie. La loro responsabilità era limitata all’attività di sperimentazione specifica della misssione.
I VIP nello spazio, perlopiù politici americani e dignitari stranieri, che salivano sullo Shuttle dopo un breve e sbrigativo corso di base relativo alle procedure di sicurezza e alla vita quotidiana in orbita. A loro non veniva chiesto praticamente nulla, proprio a causa della loro inesperienza. Al massimo scattavano qualche foto e la cosa finiva lì.
La decisione di mettere una chiave al portello d’accesso agli Shuttle fu presa proprio quando uno di questi chiese come si faceva ad aprirlo, suscitando l’inquietudine del comandante della missione.
Il programma Vip nello spazio finì tragicamente con la morte di Christa Mc Auliffe sul Challenger, ed ebbe un’ultima particolare eccezione con il secondo volo di John Glenn.
era curiosità di capire il motivo delle continue citazioni del libro in oggetto non essendone a conoscenza prima di leggere i posts ove era menzionato e giungendo infine a pensare che esso dovrebbe contenere un certo numero di informazioni interessanti.
indubbiamente oggi, considerata la relativa breve durata delle escursioni nello spazio, il problema di un ipotetico crollo psicologico (senza voler per forza di cosa citare casi estremi di raptus di follia) le cui conseguenze potrebbero porre in rischio la vita dell’ equipaggio e l’ efficienza del veicolo dovrebbe essere un’ eventualità estremamente improbabile. certamente le procedure d’ addestramento sono finalizzate anche (anzi, soprattutto) a rendere palesi all’ esaminatore le condizioni psichiche dell’ essere umano in condizioni estreme ed eccezionali quali possono essere la permanenza nello spazio.
Qualora nei prossimi decenni si riesca ad ottenere una tecnologia tale da permettere permanenze nello spazio di periodi di tempo dell’ ordine di alcuni anni allora il problema sarà sicuramente affrontato molto più a fondo tenendo presente che ad oggi le informazioni fornite dalla medicina e psichiatria spaziale sono estremamente scarse per poter formulare previsioni anche con molta approssimativa validità non avendo modo di poter sperimentare appunto durate di permanenza al di fuori della terra molto estese ed avendo come unica certezza la constatazione che l’ organismo umano è biologicamente strutturato per vivere nel suo pianeta ed il percorso per insegnargli ad adattarsi lontano da esso è molto lungo e faticoso anche se i primi risultati sembrano procedere su questa strada con molta speranza .
I Vip possono a pieno titolo considerarsi dei priviliegiati non solo per il fatto di aver volato negli shuttle ma anche per aver risentito di meno degli effetti fisiologici che le lunghe permanenze in orbita causano.
quelli finora risultati dalle ricerche operative presso Nasa, Esa e Agenzia Russa sono:
Perdita tessuto osseo
Difficoltà di adattamento fisico
Affaticamento e stress
Diminuzione livelli energetici
Perdita forza, resistenza e massa muscolare
Perdita di capacità posturali, propriocettive e di coordinazione
Diminuzione prestazione cardiovascolare
Accumulo di tossine
Accumulo di ROS (reactive oxygen species)
Inadeguata risposta immunitaria alle infezioni
Infezioni ricorrenti
Allergie e patologie auto-immuni, infiammazioni croniche
Intolleranza all’esercizio, dolore alla schiena
Problemi digestivi
Carenza di nutrienti, disbiosi e problemi intestinali
Disregolazione delle membrane cellulari (segnali, recettori, etc)
Perdita massa ossea e degenerazione articolare
Depressione, aggressività, frustrazione
è quindi ovvio rendersi conto di quale arduo compito sia gravata la scienza ed in particolare la medicina spaziale per tentare di evitarli.
Si un paio di deputati,Jack Garn su STS-51D e Bill Nelson su STS-61C.
Garn ha il poco invidiabile primato di aver sofferto dei più violenti e prolungati attacchi di vomito da mal di spazio nella storia dell’Astronautica.
Da allora la scala di malessere da “Space sickness” è detta “scala di Garn”.