PORT test per ORION [0903-CON]

a mio parere notare anche un aspetto cosiddetto romantico del ritorno sulla luna è più che naturale, anzi forse non sarebbe neanche umanamente normale se questo fosse del tutto assente perchè in realtà si tratta comunque di un evento più che eccezionale per tutto il genere umano vedere propri simili mettere piede in un ambiente totalmente extraterrestre, ben molto di più che vederli a bordo della ISS o in una passeggiata spaziale a poche centinaia di km dalla terra.

Alcune altre immagini del test in mare.
Quello ripreso era una “simulazione” di test ad uso e consumo della stampa, quello reale si è svolto più a largo.

Molto bella questa sequenza.
Si vede anche l’installazione del “collare” galleggiante, nelle foto di Apollo molti pensavano che il collare si dispiegasse automaticamente senza sapere che in realtà erano i sommozzatori della squadra di recupero ad installarlo in sede per aiutare la capsula a galleggiare.

In realtà , come l’esperienza di Apollo insegna, la capsula per sua forma è in grado di galleggiare autonomamente anche in assenza di collare, che è solo un dispositivo di sicurezza (questo per evitare che qualcuno pensi che Orion non sia in grado di restare a galla…).

Giusto per tornare in tema dei paracadute posto un disegno relativo alla sequenza di ammaraggio di Orion che dovrebbe chiarire, spero, gli aspetti relativi al dispiegamento dei paracadute pilota e principali (il disegno è tratto da quelli usati per la presentazione di albyz85 e spacewalker lo scorso AstronautiCon 3).

Un bel ritorno al passato :slight_smile:

spero proprio che venga completato con delle belle tute bianche e non di quell’arancione terribile

L’arancio ottico utilizzato nelle attuali tute LES per lo Shuttle è giustificato dal fatto che in caso di lancio col paracadute (per quanto improbabile possa sembrare l’evento) gli astronauti devono essere particolarmente “visibili”, ed il bianco in tal senso non aiuta.

Per l’Orion potrebbe, il condizionale è d’obbligo, non essere così. Considerando che in caso di emergenza al lancio l’Orion ha il suo LAS che lo allontana dal vettore, mentre durante l’ammaraggio non è previsto che gli astronauti abbandonino autonomamente il mezzo.

In ogni caso proprio in caso di ammaraggio “fuori bersaglio” se gli astronauti dovessero abbandonare anzitempo la capsula, per qualsiasi motivo, potrebbe essere conveniente continuare ad avere le tute in colore “arancio ottico” perché li farebbe risaltare sulla superficie del mare aiutando, in tal modo, le squadre di recupero.

Nel disegno dell’AstronautiCon 3 si vedono gli airbag che si aprono per l’ammaraggio, servono effettivamente ad attutire l’impatto con l’acqua o servono per un eventuale atterraggio(su terra) non nominale? Oppure è semplicemente un disegno vecchio e gli airbag non sono più previsti?

Solo per curiosità, qualcuno saprebbe dirmi se il “Design 607” dell’immagine è ancora quello attuale o siamo andati avanti con i numeri(608,609, …)? :nerd:

Che io sappia gli airbag dovrebbero funzionare anche in caso di ammaraggio.
Per quel che riguarda il design corrente l’unico che può rispondere a questa domanda dovrebbe essere Alberto.

Fino ad un certo punto.
Ai tempi dell’Apollo gli Astronauti avevano in dotazione degli overgarnment arancio da tirare fuori in caso di rientro fuori bersaglio (per la Gemini si dovevano accontentare di mettersi sulle spalle un pezzo di paracadute tagliato col coltello).
Probabilmente è più comodo avere dei leggeri rivestimenti arancio ripiegati in piccoli pacchettini e stivati nel canotto,piuttosto che portarsi dietro dei pesanti overgarnment bianchi a più strati da applicare sopra la tuta in caso di EVA di emergenza.

Che io sappia gli airbag dovrebbero essere stati eliminati… non ne sono certo… ma mi pare non sia rimasto nulla oltre il piccolo laterale sul bordo dello scudo.

Solo per curiosità, qualcuno saprebbe dirmi se il "Design 607" dell'immagine è ancora quello attuale o siamo andati avanti con i numeri(608,609, ...)? :nerd:

Ho perso il conto… :stuck_out_tongue_winking_eye:
Ultimamente so che si parlava di alcuni sistemi del ciclo 606e…

Un pò in ritardo, un video NASAtv del test:

[flash=200,200]http://www.youtube.com/watch?v=laZpl3NL84w&feature=channel_page[/flash]

Ecco una fotografia dei test effettuati in mare aperto con onde alte quasi tre metri.


WaterTest-Orion9.jpg

Oh… questo si chiama movimento! :stuck_out_tongue_winking_eye:
Già questo è mare bello grosso… mi pare che le specifiche richiedano condizioni di recupero in sicurezza dell’equipaggio con onde alte sino a 4m… non male…

Non male per la capsula…voglio proprio vedere la faccia (verde) dell’equipaggio soggetta ad un mare del genere.
Uno dei motivi per cui si cercava di evitare il mare grosso, in passato, era proprio dovuta alla necessità di evitare il mal di mare all’equipaggio.
Basta vedere quello che passarono Grissom e Young a bordo della “Inaffondabile Molly Brown” (aka Gemini 3)…

E’ in preparazione la seconda campagna dei Post-landing Orion Recovery Tests, denominata PORT II e che verrà condotta al JSC di Houston.
Il mockup utilizzato nella prima serie di test conclusasi al KSC verrà trasportato nei prossimi giorni a Houston, dove verranno allestiti gli interni del mockup con seggiolini e sistemi di ritenzione per poter simulare nella seconda serie di test le procedure di abbandono della capsula, nominali e d’emergenza, da parte dell’equipaggio.
Una volta allestito il mockup i test in acqua calma verranno svolti al Sonny Carter Training Facility’s Neutral Buoyancy Lab. in collaborazione con l’USAF soprattutto per quanto riguarda le procedure di recupero in caso di ammaraggio off nominal da parte dei parà dell’USAF.

Interessante… paracadutisti USAF e non “frogmen” US NAVY??

Già… ma non saprei se solo per gli “off nominal”, in cui potrebbe anche avere un senso se le distanze sono ampie, o sarà la norma… vedremo.

Continuo qui vista l’affinità.
Il recupero della capsula Orion una volta ammarata, viste le dimensioni e le eventuali necessità, nonchè la diversa tecnologia oggi disponibile, potrebbe essere sensibilmente diverso da quanto avvenuto con le missioni Apollo e da quanto ipotizzato fino ad ora.
Un team congiunto di NASA e Navy ha infatti visitato le navi attualmente candidate ad offrire supporto al programma spaziale umano.
Sono la USS IWO JIMA, la USS Ashland e la USS Mesa Verde, tutte e tre con caratteristiche simili per il recupero della capsula e caratterizzate da un ponte anfibio allagabile per il recupero diretto della capsula senza la necessità di doverla trasportare o sollevare con gru o elicotteri consentendo addirittura all’equipaggio di non abbandonarla sino a quando la stessa non sia a bordo della nave di recupero.
http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Iwo_Jima_%28LHD-7%29
http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Ashland_%28LSD-48%29
http://en.wikipedia.org/wiki/USS_Mesa_Verde_%28LPD-19%29


Molto interessante questa cosa del ponte anfibio…
Sicuramente meno delicata del trasposrto con elicottero con conseguente aggancio!