Sistema di fuga dalla futura rampa per l'Ares I, arrivano le montagne russe!

NASA's rollercoaster escape for Ares I By Chris Bergin, 9/29/2006 10:31:00 AM

Looking like it would appear more at home to the nearby Disney attractions in Orlando, NASA is favouring a Rollercoaster Escape System for the Ares I pad.

The Emergency Egress Systems (EES) are currently going through trade studies at NASA, with the Rollercoaster option coming out on top - literally - in a September 27 presentation acquired by this site.

https://www.nasaspaceflight.com/2006/10/nasas-rollercoaster-escape-for-ares-i/

fantastico…più di 100 metri in picchiata…roba da astronauti veri :grinning:

Non vorrei fare il guastafeste, ma ache diavolo serve un sistema del genere quando comunque si ha a disposizione la torre di salvataggio???

Si lo so che lo Shuttle ne ha uno analogo, basato su un sistema di teleferiche, ma lo Shuttle (come sappiamo) non ha sistemi di salvataggio degni di questo nome.

D’altra parte la NASA ha adottato sistemi di abbandono rapido della rampa anche nei voli Apollo. Francamente sembrano davvero utili solo per il personale che lavoro sul PAD, ma i tempi per disimbarcare gli astronauti sono (in genere) piuttosto alti, incompatibili con possibili rischi di esplosione.

L’esperienza dei russi con la Soyuz T10A insegna che un incendio sulla rampa, con conseguente esplosione del vettore, richiede tempi di reazione sull’ordine dei secondi, che solo una torre di salvataggio può garantire.

Forse può servire per l’evacuazione nel tempo compreso fra l’arrivo in rampa e l’effettiva chiusura e attivazione del sistema di espulsione… provo a ipotizzare… che so per problemi che non comportino “l’esplosione” immediata, piccoli incendi sulla rampa, problemi elettrici, fumo, e altri imprevisti di questo genere…

Peppe ed Alberto avete ragione entrambi. E’ un problema di… costi. Se il pericolo è dimensionabile ossia gli astronauti si accorgono di un guasto che richiede si l’abbandono della rampa ma non è distruttivo possono lasciare con celerità il pad senza dover mettere in atto l’espulsione della capsula e relativa perdita di possibilità di un imminente lancio una volta riparato il guasto.
Ne sanno qualcosa Wally Schirra e Tom Stafford. Il loro sangue freddo in occasione del lancio abortito di Gemini 6 (12 dicembre 1965) ha potuto far si che il lancio si potesse ripetere dopo qualche giorno (15 dicembre). Se si fossero lanciati si sarebbero perse settimane e forse (esagero ?) anche la capsula.

Paolo D’Angelo

Peppe ed Alberto avete ragione entrambi. E' un problema di... costi. Se il pericolo è dimensionabile ossia gli astronauti si accorgono di un guasto che richiede si l'abbandono della rampa ma non è distruttivo possono lasciare con celerità il pad senza dover mettere in atto l'espulsione della capsula e relativa perdita di possibilità di un imminente lancio una volta riparato il guasto. Ne sanno qualcosa Wally Schirra e Tom Stafford. Il loro sangue freddo in occasione del lancio abortito di Gemini 6 (12 dicembre 1965) ha potuto far si che il lancio si potesse ripetere dopo qualche giorno (15 dicembre). Se si fossero lanciati si sarebbero perse settimane e forse (esagero ?) anche la capsula.

Paolo D’Angelo

Grazie per la spiegazione Paolo, adesso la cosa è più chiara.

Tra l’altro non mi ricordavo di questo “abort” sulla rampa della Gemini 6, non è che potresti (quando puoi) raccontarci l’intera storia??

E’ stata definitivamente approvata la soluzione delle “montagne russe” come sistema di fuga dalla rampa, in lizza c’erano anche un super-ascensore, i classici cestelli “a filo” e un tubo flessibile.

http://www.nasaspaceflight.com/content/?cid=4888

Trovo che sia senza alcun dubbio la migliore soluzione.
Non mi hanno mai ispirato i sistemi di fuga, utilizzati fino ad ora, che prevedevano l’utilizzo dei carrelli a filo.
Con questo sistema, invece, pur se dovesse cedere il primo tratto di binario il carrello potrebbe sempre procedere nella sua corsa.