Soyuz MS-01 / Expedition 48 Mission Log

Qualche immagine dell’atterraggio da Roscosmos

Gli astronauti sembrano in forma:

Jeff vi saluta (anche se non si è ancora lavato le mani) :smile:

Non perdetevi il nostro articolo: https://www.astronautinews.it/2016/09/07/expedition-48-rientrata-sulla-terra/

EDIT: Anzi i nostri articoli, perché c’è anche quello sulla tranquilla EVA 37: https://www.astronautinews.it/2016/09/07/uneva-tranquilla/

Il rientro ripreso dalla ISS.

Questo è il terzo atterraggio consecutivo la cui età media delle persone a bordo supera i 50 anni. Non era mai successo in tutta la storia dei voli spaziali. Considerando l’età media di questi tre atterraggi si ottiene il valore record di 50,3 anni. Il precedente primato (considerando tre atterraggi consecutivi) era costituito dai 49,7 anni delle Soyuz TMA-03M, 04M e 05M. Solo nel primo però venne superata la soglia dei 50 anni (53,0 per la precisione) mentre negli altri due i valori furono di 48,8 e 47,3 anni.

In ambito ISS invece abbiamo la “novità” di un comandante russo (Ivanishin). Era infatti da un anno esatto (cioè da quando nel settembre 2015 Padalka passò il comando a Kelly) che la Russia non aveva un suo astronauta al comando.

Sappiamo tutti che Williams è l’americano ad aver passato più tempo in orbita, ma è anche quello ad aver passato più tempo sulla ISS. I suoi 525 giorni superano infatti i 506 di Scott Kelly.

Con la partenza della Soyuz TMA-20M, l’età media a bordo della ISS (Ivanishin - Rubins - Onishi) scende al valore di 42,1 anni. Per trovare un valore più basso bisogna tornare ai 39,8 anni datati settembre 2014 (Suraev - Wiseman - Gerst).

Bentornati in Kazakistan.

Stanchi dello sfondo del vostro desktop? Nessun problema.

Intervista a Jeffrey Williams.

La tuta spaziale per passare inosservati.

Ma perchè :-? ???

Iniziativa a favore dell’Anderson Cancer Center di Houston in Texas

Inserisco questa notizia qui perchè in questo thread si parlava di Rapiscat e non saprei dove altro metterla :stuck_out_tongue_winking_eye:
Se vi ricordate eravamo rimasti che:

Purtroppo il nostro Rapidscat non si è ripreso e Nasa ha ufficialmente dichiarato finita la missione.

Rapidscat era una missione a budget ridotto ricavata da “spare parts” che era di aiuto ai metereologi nelle previsioni di tifoni ed uragani.
Per quasi due anni, RapidScat ha raccolto ed inviato a terra le misurazioni di velocità e direzione del vento che ha indicavano l’intensificazione dei cicloni tropicali e di fenomeni climatici su larga scala, ad esempio come i venti che cambiano sopra l’Oceano Pacifico hanno guidato i cambiamenti nella temperatura dell’acqua durante El Nino nel 2015 e 2016, riporta la NASA.
Come detto Rapidscat ha smesso di funzionare dopo un problema di alimentazione occorso ad Agosto
Lo scatterometro era stato montato all’esterno del modulo Columbus dal braccio robotico Dextre robot della stazione spaziale dopo il lancio all’interno della sezione non pressurizzata di una SpaceX Dragon nel settembre 2014, e ha iniziato la restituzione dei dati scientifici circa un mese più tardi.

Il sensore primario di RapidScat era un antenna a microonde da 100 watt, di 75 centimetri di diametro che ruotava a circa 20 rpm, emettendo segnali e ricevendoli dopo il loro rimbalzo sulla superficie dell’oceano.

Da questi segnali gli scienziati erano in grado di elaborare i dati sulla velocità e direzione del vento, analizzando i differenti angoli con cui i segnali venivano riflessi dall’oceano, aiutando i meteorologi che studiano gli uragani e ricercatori del clima a tenere traccia delle tendenze a breve e a lungo termine.

Progettato e costruito dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, lo strumento era stato progettato per funzionare per due anni, ed ha quasi raggiunto questo obiettivo prima di soccombere al fallimento del sistema di alimentazione nel mese di agosto.

Dopo l’interruzione di alimentazione avvenuta il 19 agosto, i controllori a terra hanno cercato di riattivare lo strumento, ma, secondo la NASA, uno dei punti di contatto sulla unità di distribuzione di potenza ha sperimentato un sovraccarico. Tutti i tentativi di recuperare RapidScat hanno fallito tanto che i manager hanno dichiarato la fine della missione.

“Come primo nel suo genere ISS-RapidScat ha avuto successo nel fornire a ricercatori e specialisti di previsioni una vista a basso costo sui venti in zone remote degli oceani terrestri,” ha dichiarato Michael Freilich, direttore della divisione Scienze della Terra della NASA. “I dati di ISS-RapidScat aiuteranno i ricercatori ad ottenere una migliore comprensione dei fondamentali processi meteorologici e climatici, ad esempio come i sistemi meteorologici tropicali evolvono nel tempo.”

I dati provenienti da RapidScat erano inseriti nelle previsioni del NOAA, della marina americana e europea e dalle agenzie meteorologiche indiane.

RapidScat è stato costruito con gli “avanzi” del satellite QuikSCAT della NASA, una missione molto amata dai previsori di uragano che, lanciata nel 1999, ha smesso di inviare dati nel 2009, dopo che la sua antenna ha smesso di ruotare.

Uno strumento simile era lo scatterometro sul satellite indiano Oceansat 2 anch’esso ha cessato di funzionare nei primi mesi del 2014, lasciando i meteorologi dipendente dalla misurazione dei satelliti meteorologici europei, che solo parzialmente mitiga la perdita di QuikSCAT e Oceansat 2.

Con il lancio di RapidScat verso la fine del 2014, i meteorologi avevano nuovamente osservazioni regolari sui venti da inserire nelle loro previsioni dei cicloni.

Sarà ora il satellite indiano ScatSat 1 appena lanciato - nello spazio da settembre - a raccogliere gran parte delle funzioni del RapidScat. Ma ScatSat 1 è in orbita polare, cosa che permette al veicolo di osservare i venti a livello globale, mentre il RapidScat sulla stazione spaziale era in un’orbita che abbracciava più da vicino l’equatore in modo da dare allo strumento visibilità dei venti in tempi diversi del giorno massimizzando inoltre le opportunità di osservazione alle medie latitudini.

“La copertura unica di ISS-RapidScat ci ha permesso di vedere il tasso di variazione o evoluzione nelle caratteristiche chiave dei venti lungo le rotte delle di tempesta a media latitudine, che capita di incrociare lungo le principali rotte di navigazione”, ha dichiarato Paul Chang, a capo del team scientifico per lo studio dei venti oceanici di superficie del centro NOAA per le applicazioni e ricerca satellitari . “Le osservazioni ISS-RapidScat hanno migliorato la consapevolezza della situazione delle condizioni meteo marine, ottimizzando il routing e la risposta alle emergenze nonché la gestione delle previsioni e degli avvisi marittimi”.

I piani prevedono di rimuovere RapidScat dalla sua sistemazione sul modulo Columbus e di collocarlo all’interno della trunc non pressurizzata di una Dragon cargo in partenza per lo smaltimento durante il rientro sopra l’Oceano Pacifico. L’ultimo piano di volo della stazione spaziale aveva RapidScat assegnato per la rimozione sulla missione SpaceX CRS 13 a fine 2017.

RapidScat è stato il primo strumento di osservazione della Terra a tempo pieno che ha utilizzato la stazione spaziale come punto di osservazione. La NASA ha adesso in seguito aggiunto un sensore per lo studio di aerosol e nubi nell’atmosfera terrestre, e altri due strumenti saranno inviati sulla stazione spaziale il prossimo anno per studiare lo strato di ozono della Terra e rilevare le attività dei fulmini ai tropici.

( fonte http://spaceflightnow.com/2016/11/28/nasa-declares-end-for-space-stations-hurricane-monitoring-instrument/)

mandatemi su con un multimetro e un saldatore, che vi riparo Rapidscat! (che peccato :frowning: )

Non dimenticare il nastro isolante: è fondamentale!

Giusto per chiarire, non è stato un guasto della PDU. La PDU e il suo outlet 3, che io sappia, funzionano senza problemi.
È stato il guasto di Rapidscat che ha causato un corto e ha fatto scattare gli interruttori della PDU…
Poi tutto il resto è stato riacceso, ma Rapidscat no.

Io tradotto questo " but one of the outlets on the power distribution unit experienced an overload" con “uno dei punti di contatto sulla unità di distribuzione di potenza ha sperimentato un sovraccarico”
Mi pare giusto, no?

Tradurrei come “una delle prese dell’unita’ di distrbuzione dell’elettricita’ ha subito un sovraccarico”.
In sostanza Rapidscat ha improvvisamente “richiesto” una quantita’ di corrente superiore al consentito.

Ma secondo Buzz non è la “presa” ( come abbiamo scritto io e te ) ma la “spina”, parlando in termini terrestri.
Sul fatto che sia stato RapidScat a chiedere troppa energia siamo tutti d’accordo il “bandolo” sta nel determinare se si è bruciata la spina o la presa :stuck_out_tongue_winking_eye:

L’outlet della PDU non si è bruciato, infatti buttano Rapidscat, non la PDU :wink:

Scusate, parlo da ignorante, ma… my 2 cents, ecc. - la “presa” sta benissimo.
Credo che l’“output della PDU” sia una porta che fornisce alimentazione, con un controllo integrato della massima corrente erogabile. Se il dispositivo collegato assorbe troppa corrente la PDU lo taglia fuori, disconnettendolo. Immagino che la soglia di intervento sia regolabile e programmabile in parametri come la corrente di spunto, la durata dello spunto, la corrente di lavoro. In caso di superamento delle soglie da parte del dispositivo collegato l’outlet della PDU non deve guastarsi, ma isolare il dispositivo. In più credo che la PDU possa essere programmata per accendere e spegnere l’alimentazione al dispositivo.
Ovviamente, anche la PDU può guastarsi, ma è ridondata per quanto possibile, e invia al bus dati di Columbus le letture telemetriche di tensione e corrente su ogni porta.
Riferimento: http://articles.adsabs.harvard.edu/cgi-bin/nph-iarticle_query?1998ESASP.416..213L&classic=YES

Più o meno tutto corretto. Però la soglia di intervento non è programmabile (credo per via del requisito sulla velocità di reazione).

I limiti sono proprio nell’hw degli outlet, ci sono diversi tipi di outlet con diverse correnti massime.

Per il resto, è vero che di solito la PDU si autoprotegge per non guastarsi, ma la cosa non si può escludere.
La prima cosa che si fa dopo un outlet trip come quello che ha causato RapidScat è chiedere all’equipaggio di fare un campionamento con il CSA-CP (Compound Specific Analyzer for Combustion Products) all’interno dei racks D2 e D3, dove ci sono le due PDU.
E in caso di allarme incendio, la prima cosa che si guarda a terra è se ci sono stati picchi anomali di corrente in una PDU, perché sono la sorgente di fuoco più probabile.