Durante la pubblicazione dei risultati finanziari, Musk ha detto che gli Starlink che verranno rilasciati da Starship entreranno in orbita (ovviamente) e saranno quindi operativi.
Questo potrebbe essere compatibile con la simulazione di un deorbit burn.
Tuttavia, recenti dichiarazioni di Elon lasciano intendere che, a differenza di quanto ci si aspettasse, nel Flight 14 NON tenteranno la cattura di Ship tramite Mechazilla. https://x.com/elonmusk/status/2090305535937851863
È quindi probabile che Ship41 venga comunque immessa in orbita per testare il deorbit burn, effettuando però un nuovo rientro controllato nell’oceano.
E si che ha ripetuto il fatto che, se ci fosse stata un torre in mezzo al mare, l’avrebbero catturata. In effetti, tra l’altro, ogni volta che la Ship è rientrata dalla traettoria suborbitale nei voli precedenti, è sempre ammarata correttamente. 7 volte su 7. Speriamo che almeno dal Flight 14 i voli diventino stabilmente orbitali e finalmente operativi.
SpaceX ha pubblicato sul sito le solite note in previsione del volo imminente.
Come noto, anche se non ci sarà nessun tentativo di cattura, si tratterà del primo volo orbitale di Starship; fino ad oggi tutti gli esemplari precedenti hanno volato su traiettorie suborbitali balistiche, dove, anche in caso di problemi, i componenti del razzo sarebbero comunque rientrati passivamente in atmosfera senza dover effettuare il deorbit burn.
La quota orbitale sarà di 275 km e Starship compirà 6 giri intorno alla Terra per poi adagiarsi in maniera controllata nell’Oceano Pacifico a ovest del Cile.
Il profilo di volo garantisce vari scenari di backup in caso di problemi.
Dopo l’ascesa, della durata classica di circa 8 minuti, Starship non si inserirà immediatamente in orbita: così, nel caso qualcosa dovesse andare storto, seguirebbe un profilo identico a quello delle missioni scorse, finendo passivamente nell’Oceano Indiano.
Passati altri 19 minuti, una volta fatte tutte le verifiche del caso, Starship effettuerà l’insertion burn della durata di 18 secondi con un singolo motore Raptor, per circolarizzare l’orbita.
Passata un’altra ora, continuano le verifiche, e se qualcosa non dovesse andare i controllori di volo potranno decidere di effettuare un rientro anticipato sicuro nell’Oceano Pacifico.
Dopo di che inizierà una fase tranquilla di sei ore dove non è prevista nessuna manovra operativa particolare.
Due ore prima del rientro ci sarà un nuovo giro di verifiche, e anche in questo caso i controllori di volo potranno far rientrare anticipatamente Starship nell’Oceano Pacifico.
Dopo 9 ore dal lancio, se tutto filerà liscio, verrà effettuato il deorbit burn nominale per iniziare il rientro ad ovest del Cile.
Vediamo ora gli altri punti interessanti della missione.
Il booster dovrà ancora una volta dimostrare di essere in grado di effettuare un boostback burn perfetto dopo l’hotstaging e di riuscire a posarsi dolcemente nel Golfo del Messico. Nel volo precedente, durante la boostback burn, i tre motori centrali avevano mostrato segni di ostruzione da ghiaccio, interrompendo la manovra in anticipo, e nel landing burn solo 8 dei 13 motori previsti si erano riaccesi, causando un impatto violento. Per FT14 sono stati introdotti filtri migliorati e modifiche software per aumentare l’affidabilità della riaccensione.
Una volta in orbita verranno rilasciati 26 satelliti Starlink V3, che in questa missione diventeranno operativi al 100% entrando a far parte della costellazione. Analogamente al volo precedente, tre di loro sono equipaggiati con telecamere dedicate a scansionare lo scudo termico di Starship e raccogliere preziosi dati.
Comprensibilmente lo scudo termico sarà un osservato speciale, e SpaceX ha adottato delle soluzioni migliorate anche per questo volo: un nuovo sistema di fissaggio delle piastrelle, l’ottimizzazione dei flussi aerodinamici per evitare che il plasma si infiltri dietro di esse, e l’impiego di alcuni prototipi di piastrelle curve per ridurre il riscaldamento nelle fughe. Inoltre, su Ship41 sono installate per la prima volta alcune piastrelle già usate (recuperate da Ship40 che non era affondata dopo l’ammaraggio nel volo precedente e che ora è in viaggio verso il Texas a bordo della nave da trasporto pesante Forte).
La data del volo (quella indicata dal bot) non è ancora ufficiale perché manca il passo formale dell’autorizzazione da parte della FAA.
Sono evidenziate anche le zone di rientro in caso di contingency.
Il deorbit burn dovrebbe quindi avvenire sui cieli del Nepal/Tibet/Himalaya, e dato che il terminatore non è lontanissimo, magari si vedrà qualcosa da Terra.