STS-124 FD4: EVA-1

sts-124

#1

E’ toccato al giapponese Akihiko Hoshide l’onore di estrarre, grazie al braccio robotico della ISS, dalla stiva del Discovery il modulo Kibo.
Il gioiello da quasi 15 tonnellate dell’Agenzia Spaziale del suo paese è stato poi agganciato con una manovra perfetta al Nodo 2 Harmony e se tutto dovesse andare secondo i piani gli astronauti potranno entrarci già da oggi per attivare tutti i sistemi. L’operazione di estrazione e installazione del modulo pressurizzato è durata in tutto un’ora e mezza e al termine sono giunti dalla Agenzia giapponese i complimenti per l’ottima riuscita e la grande soddisfazione ed emozione di vedere finalmente al suo posto il prodotto del loro lavoro.
L’installazione del modulo Kibo è solo una delle operazioni che gli addetti alla EVA di ieri hanno compiuto: Fossum e Garan hanno concluso una perfetta passeggiata spaziale che prevedeva il recupero dell’OBSS lasciato sulla ISS e l’analisi del problema al SARJ, il Solar Alpha Rotary Joint.
L’EVA è durata 6 ore e 48 minuti ed è la prima delle tre previste per la missione STS-124. E’ stata la EVA numero 110 per l’assemblaggio e il mantenimento della ISS dall’anno 1998, l’undicesima di quest’anno, portando il computo totale di tempo trascorso nello Spazio a 692 ore e 52 minuti. Ieri era anche il 43esimo anniversario della prima EVA effettuata da un astronauta americano, Ed White, durante la missione Gemini 4.
LeRoy Cain, chairman del NASA’s Mission Management Team ha detto che si stanno ancora analizzando le immagini riprese dalla stazione durante la manovra RPM di ieri per capire in che condizione sia lo scudo termico, ma ha aggiunto che il verdetto non è ancora disponibile; in ogni caso gli ingegneri hanno assicurato che non ci sarà bisogno di un’ispezione approfondita al momento dell’undocking del Discovery dalla ISS. Cain ha aggiunto che sono state evidenziate quattro “aree di interesse” sul TPS dello shuttle, ma che sono molto piccole e non dovrebbero creare problemi al momento del rientro.
Tornando alla EVA di ieri uno degli obiettivi era l’ispezione del SARJ di destra e delle possibili tecniche da impiegare per una futura pulizia dalla contaminazione metallica sull’ingranaggio di guida. Quest’ultimo, che fa ruotare all’esterno i pannelli solari per direzionarli verso il sole, è mantenuto fermo da 12 “cuscinetti” che stringono la ruota su tre lati; una di queste superfici si è rotta generando in tal modo una grande quantità di detriti metallici. Durante l’EVA di ieri Fossum ha mostrato che spalmando uno strato di grasso sulla superficie sporca di detriti e poi rimuovendolo, la zona interessata risultava pulita.
Inoltre Fossum ha riscontrato una deformazione su una superficie diversa dalla precedente che non si tratta di una sporgenza (un cumulo di detriti) come gli ingegneri ipotizzavano ma di una concavità. Se fosse stato vero il primo caso (una sporgenza) essa sarebbe stata eventualmente facile da rimuovere, ma trattandosi di un’incisione potrebbe essere sintomo di un difetto più generale e un possibile punto di partenza per una degradazione che potrebbe generare i dannosi detriti di cui si parlava prima. Dalle foto che sono state scattate si cercherà ora di capire se la cavità si sta allargando e a che velocità di crescita. Quel che si cerca di evitare è la migrazione dei detriti verso altri ingranaggi, che potrebbero causare ulteriori danneggiamenti.
Infine, con l’EVA di ieri hanno debuttato i nuovi guanti protettivi per le operzioni nello Spazio: sono stati infatti applicati rivestimenti “a pelle di tartaruga” nel pollice e sulle altre dita per rinforzare quelle zone che in passato, in più di un’occasione, avevano creato problemi durante le attività extraveicolari poichè si sfaldavano.
Nella giornata di oggi è previsto l’ingresso e l’attivazione del nuovo modulo Kibo e la preparazione della seconda EVA di domani.


#2

Non è stato ideato, durante la fase di progettazione e poi di realizzazione, un sistema per sostituire tutto il pezzo danneggiato? E’ sicuramente un’idea un poco bislacca ma, non sarebbe forse meglio riportare il pezzo a terra e risistemarlo ex novo?
Si sa che ormai si è alla fine del programma Shuttle e che le missioni sono ormai contate, sicuramente tale soluzione non verrà neanche presa in considerazione però, visto che il problema persiste e non si trova soluzione, forse converrebbe riportare tutto il pezzo del traliccio a Terra; Seconda ipotesi, dato che la prima è sicuramente irrealizzabile, bisogna trovare il modo di aumentare il fabisogno di corrente per quando la ISS sarà a pieno regime e sarà richiesta più energia.


#3

Con la STS-119 arriva anche il secondo traliccio da agganciare ad esso e con due sole coppie di array con tutti i laboratori ora non ci sarebbe abbastanza energia.