Sviluppo capsula Orion (aka Orion avanti a tutta forza)

Non voglio andare troppo OT, ma un evento come quello di Carrington capita una volta ogni 10.000 anni (o mille, devo ricontrollare su Chi ha paura del buio) ed è paragonabile come evento ad un terremoto di intensità 8 della scala Richter o l’espolosione di Yellowstone. Sarebbe come pretendere che una casa resista a terremoti di quell’intensità: si può fare, ma il rapporto costi/benefici (perchè è così, si fanno sempre dei compromessi) sarebbe maggiore dell’unità, ovvero tanti costi per pochi benefici. A mio parere, tornando ad Orion, si è tenuto conto della possibilità di un flare solare di media intensità e durata. Un evento come quello di Carrington, nello spazio profondo causerebbe molti problemi, in primis di comunicazione, mentre alla lunga potrebbero esserci problemi di tipo genetico/oncologico. Questo dipende dalla missione, dove si trova, quanto è stata esposta al flare, il tempo di permanenza nello spazio. Mi spiego meglio: se un ipotetico equipaggio umano verso Marte venisse colpito nel viaggio di andata e si stabilisse sulla superificie marziana con profitto, ci sarebbero da incrementare le percentuali di incidenza di tumori nei soggetti e di malformazioni nei futuri nascituri, più di quello che sarebbero con un viaggio senza flare. Devo ancora leggere l’articolo di ANews sulle radiazioni, per cui non mi dilungo.

Come dicevo il problema sarebbe anche comunicativo: un evento di Carrington ai giorni nostri brucerebbe letteralmente tutto l’hardware in orbita, le linee telefoniche e tutto quanto è di elettronico verrebbe severamente compromesso, dall’home banking alle borse, passando per le comunicazioni con gli astronauti.

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