Voyager 1 rivela i raggi UV galattici


#1

Decenni dopo il lancio, i Voyagers continuano a dare risultati scientifici.
La NASA comunica che lo spettrometro UV di Voyager 1 ha rivelato i primi raggi ultravioletti provenienti da regioni di formazione stellare della nostra Galassia. Le regioni di formazione stellare emettono una potente riga spettrale detta Lyman-alfa, generata dall’idrogeno ionizzato (a circa 1216 angstrom). Noi riusciamo a vedere questa linea nelle altre galassie, in quanto spostata di frequenza per effetto Doppler a causa dell’espansione dell’Universo. Tuttavia il Sole è circondato da una nuvola di idrogeno interstellare, che diffonde la luce solare come una nebbia, e impedisce la visione della Lyman-alfa proveniente dalla nostra Galassia.
Il Voyager 1, essendo ormai prossimo all’eliopausa, è riuscito a rivelare il segnale. La brutta notizia è che non potrà farlo per molto; per motivi di potenza elettrica disponibile lo spettrofotometro UV di Voyager 2 è spento da tempo, e quello di Voyager 1 lo sarà a breve. A quel punto la palla passerà a New Horizons, che essendo in rotta verso Plutone fra un pò dovrebbe essere in grado di rivelare il segnale.

Da http://www.space.com/13788-nasa-voyager-spacecraft-galaxy-star-formation.html

Go Voyagers !


#2

Semplicemente fantastiche queste sonde! :clap:


#3

Davvero notevoli i risultati ottenuti da queste sonde interplanetarie, dei veri “muli” dello Spazio, da notare … nonostante la tecnologia dell’epoca.


#4

ancora un inchino a queste meraviglie tecnologiche…


#5

Where nothing human has gone before!
Go Voyagers!!


#6

Ricordo che anni fa in una trasmissione TV Piero Angela fece una domanda ad uno del JPL, perché queste “vecchie carrette” (le chiamò proprio così) dopo trent’anni e passa sono ancora funzionanti, e il tizio gli rispose che la vecchia tecnologia dei transistor era molto meno potente ma anche molto più resistente della tecnologia attuale degli integrati. Se c’è qualche elettronico in giro può dire se è vero…


#7

E pensare che 33 anni fa mi ero chiesto cosa se ne facessero, i Voyagers, di uno spettrofotometro UV :frowning: (oh, me sprovveduto!)
C’è un’altra notizia dai Voyagers che mi pare non sia stata riportata qui. Vado a tradurre e apro un altro topic - stay tuned!

@Bubba: l’ho spiegato in un post, mesi fa. Adesso lo cerco e ti dico.


#8

Bubba: qui http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=15076.msg167078#msg167078 e qui http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=12140.msg163359#msg163359 e un pò qui http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=15665.msg173244#msg173244


#9

Grazie mille! E visto che ci sono, anche se OT, il software in che linguaggio è stato scritto? E’ stato mai cambiato in volo?


#10

Penso proprio in assembler, non c’erano altri modi, data la piccolezza della memoria disponible. Vedi in http://history.nasa.gov/computers/Ch6-2.html e la pagina di wikipedia. Il computer è fatto a circuiti integrati, non è stato utilizzato un microprocessore. Si sono usati chip della serie CD4000 (CMOS) montati su un supporto di zaffiro sintetico (la tecnologia si chiama SOS, Silicon On Sapphire, e migliora la tolleranza alle radiazioni). Il processore è a 18 bit di parallelismo, ed ha un set di registri minimo. Deriva da quello usato sul Viking.
Non credo sia mai stato cambiato completamente il codice, ma di sicuro sono state fatte delle patch per risolvere problemi, tipo celle di memoria non più funzionanti che andavano “saltate”.
La storia dei guasti dei Voyager è davvero lunga. Funzionano ancora perchè la ridondanza è elevata. Vedi questo schema della connessione dei due computers di controllo (CCS):

Il fault più grave è probabilmente quello dei due ricevitori di telecomando su Voyager2. Il ricevitore primario è fuori uso, e il backup ha un condensatore in corto, che non gli permette di agganciare automaticamente la frequenza dei segnali che arrivano da Terra. Il problema è stato superato arrampicandosi sui vetri… si è fatto un modello termico del ricevitore, e conoscendo la temperatura della baseplate si compensa la frequenza dei segnali da terra in modo da centrare esattamente la stretta finestra di frequenza in cui può avvenire l’aggancio del decodificatore.
Poi ci sono stati i guasti degli amplificatori di potenza RF, delle articolazioni delle camere… un sacco di problemi. Giusto per dare un paragone, i Voyagers sono stati sottoposti ad una dose di radiazioni pari a 1000 volte quella mortale per un uomo.

EDIT by quasar: Ho ridotto l’immagine incorporata nel post e l’ho resa cliccabile.


#11

…grazie IK1ODO per l’ottima spiegazione.

In effetti, con la velocità con cui viaggiano i progressi nel campo dell’elettronica e dell’informatica, ci si dimentica che quando è cominciato lo sviluppo delle Voyager (primi anni '70) i microprocessori erano proprio agli albori!! I primi modelli commerciali della Intel risalgono al 1971 (4004) e 1972 (8008)… non abbastanza collaudati per un’industria conservatrice come quella spaziale, in cui l’affidabilità conta più delle prestazioni pure :ok_hand:


#12

E infatti in rete c’è la leggenda che il processore dei Voyagers fosse il (mitico?) RCA CDP1802 “COSMAC”, che fu il primo microprocessore omologato per le missioni aerospaziali.
Invece è stato derivato da quello dei Viking, con poche modifiche. La strategia della NASA è sempre quella di usare, se possibile, tecnologie collaudate. L’uso di un microprocessore nel 1974-75 sarebbe stato un bel salto nel buio; il COSMAC venne introdotto a inizio 1975, troppo tardi per essere usato nel progetto.
Io mi occupo di elettronica… da una vita, ed ho avuto la straordinaria fortuna di conoscere la tecnologia delle valvole, e poi di mettere le mani sui primi microprocessori negli anni '70-80 - prima i PPS4-PPS8 Rockwell, poi l’SC-MP National, poi 8080 e Z80 che mi ha dato da vivere per un pò. Continuo a essere stupito dall’esplosione tecnologica seguita a quegli anni: a fine anni '70 l’ENEL a Torino fatturava su un PDP11 con dischi da 5MB (RL01) e 16 kb di memoria a nuclei (ce l’ho qui, nella mia collezione, quella del PDP dell’ENEL…) Qualche anno dopo la nostra azienda sviluppava applicazioni professionali sempre su PDP11-23 con 64 k di RAM (!!!) e due dischi da 5 MB. Beh, ci stava tutto… sistema operativo, editor, compiler, applicazioni e database. E la Pininfarina ci faceva il CAD.


#13

Anche se in tutt’altro campo, anch’io lavoricchio in ambito informatico, per cui ti lascio immaginare quanto mi intriga il discorso del software utilizzato sulle sonde…


#14

Da Twitter:
NASAVoyager2 NASAVoyager2
Sister ship Voyager1 is 16 hrs 37 mins 23 secs of light-travel time from Earth (2011:350:1L)

Cosa significa? Siamo fuori? Quando usciamo? Quanto manca? :flushed:
(cit. Ciuchino: “siamo arrivati? Siamo arrivati?” “No, stiamo andando nel regno di Molto Molto Lontano…”)


#15

Entrambe sono sul confine del sistema solare.
Non c’è una vera e propria linea, col finanziere che guarda se hai sigarette nascoste sotto il sedile.
Più che alla distanza ora si guarda ad altri parametri, come la velocità del vento solare, per definire cosa è dentro e cosa è fuori, sulla base di modelli teorici che le osservazioni contribuiscono a migliorare.


#16

La quantita’ di risultati scientifici raggiunti dal programma Voyager non finisce di stupirmi. Da le vertigini.

Se si guarda alla scienza pura sono le missioni astronautiche di maggior successo della storia. Ma questa e’ un ovvieta’.


#17

in termini di articoli pubblicati Hubble batte abbondantemente i Voyager


#18

Non c’è dubbio, Hubble ha rivoluzionato l’astronomia, ed ha un potenziale osservativo completamente diverso.
Però i Voyagers sono, diciamo, più romantici: riprendono (appunto) il mito del viaggio, sempre caro all’umanità.
Avrebbero dovuto chiamarli come le navi di Ulisse, ma Omero non ci ha detto i nomi :slight_smile:
Poi sono più longevi di Hubble, 13 anni in più se non sbaglio, e assolutamente remoti, mentre Hubble è dietro l’angolo. Insomma… magari non le missioni di maggior successo, ma di sicuro fra le più interessanti anche per il pubblico interessato alle cose scientifiche.


#19

Immagino che sia anche perche’ Hubble ha piu’ banda dati a disposizione rispetto ai Voyager, data la distanza dalla Terra, per cui gli e’ molto piu’ facile farsi pubblicare un paper.


#20

In effetti non avevo pensato a HST.

Pero’ bisognerebbe valutare anche la qualita’ delle scoperte, oltre che la quantita’.

Sulla pura quantita’ vince HST, non c’e’ dubbio. Ha prodotto una massa immensa di materiale, immagini, un numero spropositato di oggetti scoperti…

Ma ha anche contribuito a scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato la nostra conoscenza dell’universo.

Pero’ quando si entra nel campo della qualita’ che cosa e’ meglio diventa opinabile.

Contano di piu’ i vulcani di Io, l’atmosfera di Titano, le strutture degli anelli di Saturno, l’eliopausa (Voyager) o i pianeti extrasolari, l’oscurita’ della materia oscura, l’espansione dell’universo e i buchi neri (HST)?