Bartolomeo, la nuova piattaforma esterna europea per la ISS

Senza alcun dubbio una bella novità! Questo permetterà di esporre all’ambiente esterno della ISS molti altri espperimenti e procedere nello studio in varie discipline.

Vero, una bella novità, però è davvero strano che diventi una realtà ben 10 anni dopo l’arrivo del Columbus sulla ISS.
Forse prima non c’era la richiesta…

Come verrĂ  portata sulla ISS la nuova piattaforma?

Non ho trovato info a riguardo, però viste le dimensioni credo che il compito spetti proprio al trunk di Dragon.

Di primo acchito la piattaforma sembrerebbe troppo grande per stare dentro al trunk di Dragon, a meno che non venga trasportata smontata ed assemblata tramite EVA una volta in orbita.

Scusate, non ho capito: leggo che " Sono previste due modalità di arrivo sulla piattaforma: Dall’interno della ISS attraverso l’airlock JEM-AL del laboratorio giapponese Kibo".Come sarebbe possibile se l’Airlock di Kibo guarda dalla parte opposta?il Canadarm è abbastanza lungo?

Mi chiedo perchè installarlo davanti a Columbus, che a differenza di JEM non ha un “boccaporto” verso l’esterno per l’entrata/uscita degli esperimenti… useranno tutte le vole il portello di JEM e il Canadarm?
Avrei visto più semplice un ampliamento della piattaforma esterna giapponese, ma così sicuramente gli esperimenti “europei” avranno qualche precedenza :ok:

Vado a memoria (correggetemi se sbaglio :flushed:) ma credo che Canadarm possa raggiungere qualunque punto della parte internazionale della ISS. Il braccio può infatti essere ancorato in diversi punti per avere sempre un range ottimale.

Perchè questo è un progetto ESA ed ESa gestisce Columbus e non JEM?
Sicuramente non avranno problemi ad integrare questo nuovo modulo con Columbus visto che sicuramente ne conoscono tutte le specifiche, per farlo con Il JEM avrebbero dovuto chiedere a Jaxa (che magari non voleva cooperare)

Negli ultimi anni sembra che la richiesta di payloads esterni sia in crescita. Evidentemente fa abbastanza comodo dover sviluppare solo il payload, senza preoccuparsi di tutto il resto del sistema, ed avere un posto in orbita garantito per qualche anno

Da quel che mi sembra di capire, guardando il disegno allegato, la piattaforma in questione verrĂ  agganciata al modulo utilizzando i punti di aggancio che vennero utilizzati per trasportare il modulo con lo Shuttle. Oltre questo sembra che sarĂ  espandibile e conseguentemente, missione dopo missione, la potremmo vedere ampliarsi.

In un primo momento pensavo fosse semplicemente un payload esterno, in uno dei 4 slot per payload esterni di Columbus, invece è una intera piattaforma che non occupa i 4 slot (curiosamente mostrati vuoti nella immagine.
Ammetto di non avere ancora avuto tempo di cercare molto, ma mi incuriosisce. La connettività a 100 Mbit “privata” credo sia ovviamente EDRS, ma la potenza? Fino ad 1 kW per esperimento è un numerone. Godrà di un accesso privilegiato al sistema di distribuzione elettrica della ISS o dipenderà dalle PDU di Columbus?

Ad ogni modo, la natura commerciale della cosa sembrerebbe seguire l’esempio di Nanoracks, no?

Il mio ragionamento non riguardava la conoscenza delle specifiche (degli ancoraggi?), cosa che comunque in un contesto come la ISS potrebbero condividere tranquillamente, ma puramente un discorso di operativitĂ :
Avere il rack piazzato in prossimità di un boccaporto creato apposta, già munito di binario e piccolo braccio robotico è indubbiamente più comodo che usare ogni volta il canadarm e dover passare attraverso un airlock (per quegli esperimenti che non verranno trasportati direttamente nella truss di Dragon).

Ma, giustamente, avere astronauti europei che scorrazzano in JEM non piace ai tecnici di terra… -.-’’

Vedendo tutti i gorni links a 600 Mbit, mi ero quasi dimenticato di quanto sia difficile per Columbus avere piĂą di 30 Mbit attraverso i TDRS :slight_smile:

1 kW non è poi così tanto per un payload, è quanto consuma un rack poco potente. Alcuni racks consumano oltre 3 kW. Columbus è stato progettato per assorbire oltre 20 kW e invece di solito sta intorno ai 4-5 kW.
Quindi dal punto di vista delle linee non dovrebbe essere un problema, il problema potrebbe essere la disponibilitĂ  di potenza da parte di NASA, ma quelle sono cose che si aggiustano con la pianificazione

Montare il payload esterno potrebbe essere la minima parte del lavoro. D’altronde non è che tutti i giorni arrivano payloads esterni di ricambio, in genere sono esperimenti che vengono montati e rimangono qualche anno, e finora per le 4 piattaforme esterne di Columbus il braccio robotico ha assolto egregiamente alla funzione di montaggio.

Ma poi una volta che monti il payload, gli devi fornire i servizi, ovvero potenza elettrica, heaters e collegamento dati (per telemetria e tele-comandi). E tutte queste cose si pagano (NASA fornisce potenza attraverso i pannelli solari e connessione dati attraverso i TDRS, e poi se li fa “pagare” per esempio sotto forma di spazio magazzino).
In più, sicuramente ESA apporterà delle modifiche al Data Management System di Columbus, e forse anche all’Electrical Power Distribution System, per dare connessione a questi payloads esterni. Di certo non potevano mettersi a cambiare il DMS e l’EPDS di JEM

Insomma, se ESA mette su un progetto del genere, lo fa appoggiandosi sull’infrastruttura che ha già nello spazio. Mettere una cosa su JEM porterebbe complicazioni non da poco in fase di progettazione e anche durante le operazioni.

Nah questa è una cavolata (senza offesa) :slight_smile:
A bordo quasi non c’é distinzione di nazionalità o di agenzia, il tempo astronauta è un “pool” comune a NASA, JAXA ed ESA, e ogni astronauta lavora in ogni modulo a seconda delle task che gli vengono assegnate.

Ecco bravo Buzz :slight_smile:
Hai scritto esattamente quello che volevo dire io ma, ovviamente , con molta piĂą cognizione di causa :stuck_out_tongue_winking_eye:
Io stavo per fare il paragone tra le spine elettriche europee e quelle giapponesi per far capire il concetto :stuck_out_tongue_winking_eye: :stuck_out_tongue_winking_eye:

PS:
Disclaimer: Non sto dicendo che sull’ISS in Columbus ci sono le schuko ed in Jem… quelle robe lì :stuck_out_tongue_winking_eye: Era per dire che se due sistemi non sono stati pensati per lavorare insieme poi è un casino farglielo fare :bookmark_tabs: :bookmark_tabs:

anche perchè i giapponesi hanno 100V 50 Hz, gli americani 115 V 60 Hz ma anche 127 V (visto), gli europei 230 V ma una volta erano 220 e in UK 240 e a Torino a volte 135 e altre 110 e altre 160 che poi è la fase del trifase a 220 che è fuori specifica perchè c’è il 380 che in realtà è 400 V e poi in Europa non lo sa nessuno ma c’è anche la trifase a 16,6 Hz (in Svezia e qualche altro posto) … ecc ecc ecc!

Non ha niente a che vedere con Bartolomeo, che non verrá attaccato alle prese di corrente classiche, ma in effetti le prese di corrente in Columbus (chiamate SUP) sono diverse da quelle dei moduli americani (chiamate UOP).

La cosa bella è che molto furbescamente le due prese sono fisicamente uguali, in modo da poter connettere lo stesso equipaggiamento sia da una parte che dall’altra, ma i contatti all’interno sono connessi in maniera leggermente diversa, il che significa che il design elettrico dell’equipaggiamento deve essere fatto bene altrimenti magari colleghi il neutro alla terra e fai scattare il salvavita differenziale (cosa che è in effetti successa in passato :smiley: )

:ok_hand: Come non detto, a ragion veduta è ovvio montare Bartolomeo su Columbus.
Pensavo che una quota di esperimenti esposti venisse movimentata più spesso, se stanno fuori per anni l’uso del Canadarm è più che comodo…

Grazie a Buzz come al solito e a Isapinza che mi ha fatto scoprire che almeno in ferie finalmente userò coltello e nastro isolante che mi porto sempre in moto

Questa cosa delle prese diverse sulla ISS non la sapevo :scream: