Caduta libera per 40 mila metri - Rivive il sogno del grande salto

Il record dura dal ’60. Ora un francese vuole batterlo e si getterà da un pallone aerostatico alla velocità del suono

BERLINO — A fare davvero paura, in questa storia, sono i numeri. Basta metterli in fila per rendersene conto. Il primo è quello che stabilirà il record: 39,6 chilometri di altezza. Poi, nell’ordine: 1.234,8 chilometri all’ora, che è la velocità del suono; -70 e +240 gradi, che sono le temperature minime e massime; 62, che sono gli anni di Michel Fournier, il primo paracadutista a tentare the Big Spring, il grande salto da quasi 4o mila metri di quota. È la Welt am Sonntag a raccontare la sua storia, che poi è quella di un sogno lungo una vita. Michel è un signore francese dalle guance rubizze e lo sguardo determinato, ha alle spalle 8.500 lanci, davanti a sé una sfida che ha dell’impossibile: superare il record stabilito da Joe Kittinger, parà della Us Air Force, che si lanciò a capofitto nel blu in una bella giornata di sole del 1960. Gli strumenti segnavano 31,3 chilometri sopra il livello del mare.
Nessuno, dopo di lui, ha fatto di meglio; neanche Mosca è riuscita a togliersi la soddisfazione, nell’eterna sfida verso le stelle. Del resto, l’impresa che Fournier si è prefissato non è propriamente una passeggiata. «La caduta dal cosmo», titola la Welt; e, in effetti, non c’è una grande differenza tra l’esperienza di un astronauta e quella che, meteo permettendo, Fournier affronterà entro la fine di agosto, in un parco naturale nella regione canadese di Saskatchewan. Allora il paracadutista che sognava le stelle entrerà nella cabina pressurizzata di un pallone aerostatico dal tessuto a prova di strappo, e inizierà la sua lunga salita verso il nulla. Due ore e mezzo di lentissima ascesa, fino a raggiungere quei famigerati 39,6 chilometri di quota. Ben più sotto, a «soli» 19 chilometri, i fluidi corporei inizierebbero ad evaporare, se Fournier non indossasse una tuta speciale, un concentrato dei migliori ritrovati che la tecnologia offre.
È l’unico modo per sopravvivere alle condizioni estreme che dovrà affrontare una volta in quota: in primo luogo, il calore elevatissimo all’ingresso nell’atmosfera. Per questo, la temperatura all’interno sarà regolata da fluidi speciali, e all’esterno ci sarà uno strato ad alta refrattarietà. Tutta da scoprire è pure la reazione del corpo umano alle accelerazioni e alle frenate durante la caduta: Fournier raggiungerà in 50 secondi Mach 1, la velocità del suono (pari a 1.234,8 km/h), mentre quando il paracadute si aprirà, a 2,1 km da terra, il corpo subirà una decelerazione che gli farà toccare i 240 chilometri orari.E poi, ancora, il rischio di embolia polmonare e della formazione di bollicine d’azoto nei tessuti, la bassa pressione che rischia di far passare l’acqua contenuta nel sangue allo stato gassoso.
Per questo la tuta è studiata in modo tale da mantenere costante la pressione al suo interno, con sostanze in grado di «filtrare» l’anidride carbonica. Un abitino da 40 chili, con visiera antiappannamento in polimeri e quarzo. Quanto alla discesa, della durata di 10 minuti, la buona notizia è che le forze di accelerazione (pari a 4,4 volte quella di gravità) non dovrebbero nuocere al corpo umano. La cattiva notizia è che nessuno ha mai studiato le conseguenze dello sfondamento della barriera del suono. L’obiettivo è mantenersi perfettamente perpendicolari, grazie a un miniparacadutino e a degli ugelli sui guanti: altrimenti, Fournier potrebbe essere letteralmente dilaniato dalle correnti d’aria.
Lo scopo non è solo quello di realizzare la caduta libera dalla quota più alta mai raggiunta, ma anche quella con la velocità più alta e dalla durata più lunga. Tre record infranti in un colpo solo. Il francese ci prova dal 2003, ma tra un pallone difettoso e la mancanza di investitori, la sfida è stata rimandata. Dopo di lui, per i paracadutisti si spalancheranno davvero i cancelli del cielo. Già oggi due ex manager della Nasa, Jonathan Clark e Rick Tumlingen, hanno annunciato che spingeranno i confini del «salto libero » molto più in là: 40 chilometri tra due anni, poi 95, e infine 240. Velocità finale: migliaia di km all’ora. Per proteggersi dal caldo servirà uno scudo spaziale, come quello dello Shuttle, e forse un piccolo razzo al posto del pallone. E, ovviamente, un volontario: ma se si sbrigano, c’è un certo francese che — a record infranto, e incrociamo le dita — potrebbe essere pronto a lanciarsi per loro.
Gabriela Jacomella
06 agosto 2007

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agosto/06/caduta_libera_40000_metri.shtml

questi sono veramente dei folli…

I lanci con il pallone aerostatico sono fantastici. Io ho partecipato a tre lanci nel 2004, dovrei digitalizzare alcune immagini di quel progetto. Non voglio annoiarvi con i dettagli, ma spero che gli vada tutto bene. Certo che comunque sia avra’ una vista stupenda. A 40Km il cielo e’ gia’ nero.

Paolo

Sono molti anni che Fournier prova a rompere questo record, ricordo di una serie di articoli pubblicati nel 2002. Sarebbe interessante capire con che tuta pressurizzata si lancera’, nelle foto che ho visto io lui indossava una Sokol russa.
Utilizzera’ quella??

Dovremmo girare la domanda a Spacewalker…

:scream:
ah! si si, io io vado!
ditemi dove&quando e mi presento! lo faccio anche gratis! :colonial: :sunglasses:

questi sono veramente dei folli...

haemmm… :flushed: :stuck_out_tongue_winking_eye:

Sì, era una Sokol sostanzialmente modificata … è da tempo che Fournier ci prova ma Kittinger tiene duro :wink:

Se non ricordo male se ne era parlato nel forum … se non altro del Col. Kittinger e della sua impresa… :kissing_heart:

Si ne avevo parlato qui http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=2122.0 ,ma in altri tread si ripercorre anche la carriera del Dott. Stapp,ma nn ricordo dove.

Anzi è indicato al link che ho postato prima!

Suggerisco a chi è interessato all’argomento (io lo sono molto, ovviamente ;-)) di leggere i libri scritti da Craig Ryan “The Pre-Astronauts: Manned Ballooning on the Threshold of Space” e il successivo che ho da poco ordinato su amazon “Magnificent Failure: Free Fall from the Edge of Space”. Quest’ultimo narra le vicende di un altro personaggio tanto coraggioso quanto sfortunato sempre in competizione con Kittinger: Nick Piantanida
Se le cose fossero andate per il verso giusto, il record di Kittinger sarebbe già stato battuto e forse, oggi, un salto da 40 Km non servirebe a battere il record del mondo di caduta libera.

Vorrei fare una precisazione, lo scafandro indossato da Fournier sarà un tuta pressurizzata francese la “EFA-ARZ Type 30” con opportune modifiche (per esempio la visiera del casco per sopportare una pressione dinamica superiore).
Un’ altro progetto sempre legato ai voli con palloni arostatici, vede effettivamente impiegata una tuta Sokol modificata; ed è da quì che mi è partita la confussione :kissing_heart:
Si tratta del progetto “Qinetiq” dove due piloti Andi Elson e Colin Prescott cercheranno di battere il record mondiale di altezza su pallone aerostatico salendo 40 Km di altezza sfruttando proprio una Sokol modificata, sviluppata in collaborazione proprio con la Zvezda presso la quale i 2 piloti si sono recati per le fasi di addestramento e test.

Giusto, c’erano anche quelli di Quinetiq… non se ne era più sentito parlare…

Sul sito della Qinetiq, che è lo sponsor principale, non ne ho trovato traccia … :kissing_heart:

Mi sa allora che nn sono più lo sponsor ufficiale…

La rivista Focus di questo mese tratta l’argomento lanci da alta quota all’interno di un servizio sui…tuffi! :kissing_heart:
In un box a contorno di un’artist concepr che mostra un astronauta che rientra dallo spazio in caduta libera sta scritto.

----------" COSI’ CI LANCEREMO DA 100 km (in 10’)

Tuffarsi dallo spazio sarà non solo un’impresa storica, ma forse un nuovo sport estremo e soprattutto una via di salvezza per gli astronauti in difficoltà.
Due veterani dell’industria aerospaziale NASA - Rick Tumlinson, promotore di viaggi spaziali e l’ex-ufficiale medico Jonathan Clark, che perse la moglie nel disastro dello shuttle Columbia del 2003 - stanno lavorando ad una sfida senza precedenti: rendere possibile all’uomo la caduta libera da 100km di altezza.
Oltre la quota dell’aurora boreale. Per garantire la sopravvivenza dell’astronauta di turno, occorre risolvere una condizione:mettere a punto una tecnotuta a prova di sbalzi termici dotata di ossigeno e superresistente.

La Super Tuta

La tuta sarà pressurizzata, perchè ad alte quote se l’aria è quasi assente(pressione minima), l’acqua nel sangue evapora all’istante. A circa 35000 metri si cade a 4000km/h, ben oltre la velocità del suono: un avvitamento può essere mortale, (sic!) ma un paracadute ausiliario e mini-jet sui guanti stabilizzeranno la caduta. Poco più in basso, la temperatura schizza di colpo da - 40° a +240° C, per l’attrito dell’atmosfera: ma il materiale speciale della tuta, il Nomex, e un sistema di raffreddamento a liquido assicureranno l’isolamento termico.

Fasi

A 10000 metri di quota la velocità scende a al regime di 200 km/h e a soli 1000 metri l’astronauta in fuga da una navicella in panne ( o dalla stazione spaziale) aprirà il paracadute per arrivare a terra dopo 10 minuti di volo dall’alto dei cieli.
I primi test (da quota 40km da un pallone aerostatico) sono previsti per il 2009; nel 2011 il tuffo dallo spazio diventerà realtà." ----------

Ora a parte le varie amenità che caratterizzano il trafiletto come ad esempio la mortalità dell’avvitamento a Mach 4, infatti dato che è già mortale un avvitamento rapido in un normalissimo lancio da 4000 metri con una velocità di caduta che non raggiunge i 250 km/h, immagino che ad una velocità 16 volte superiore un corpo umano centrifugato si riduca a…non sò cosa. Oppure l’altra riguardo all’arrivo al suolo dell’astronauta dopo 10 minuti dalla fuoriuscita dal suo veicolo in orbita, tanto che per farlo dovrebbe (forse…) rientrare in perfetta verticale su un punto ad un rateo di velocità newtoniana piuttosto alto , il chè, penso. lo ridurrebbe in cenere prima di dire “amen”.
In ogni caso è evidente che l’'idea di un sistema che permetta a chi è in orbita di avere un sistema rapido per un rientro sicuro sulla terra è nei pensieri di molti operatori del settore aerospaziale, anche in funzione di un vero sviluppo del tanto propagandato turismo spaziale.

Penso che si faccia molta confusione fra un rientro suborbitale dallo spazio (>100km), il quale a mio parere potrebbe essere fattibile entro qualche anno, che è ben diverso da un rientro orbitale, cosa che sarebbe molto più utile ma che richiede molta ricerca nel campo dei materiali…
Rientrare dallo spazio da una quota sopra i 100km penso sia possibile, alte temperature le dovrà sopportare anche chi si lancerà da circa 40km…
Per rientrare dall’orbita invece la vedo un po’ più complicata, soprattutto per le differenze di velocità che possono esserci a secondi degli “assetti” che la persona riuscirà a mantenere… non penso sia cosa così immediata… vedremo…

Dunque albiz85 fammi capire bene. Tu dici che un rientro da una sub-orbita di circa 100km si otrebbe fare entro qualche anno. sarebbe come dire che se Joe Walker si fosse lanciato dall’X-15 sulla sommità della sua traiettoria con una tuta “speciale” avrebbe potuto raggiungere il suolo sano e salvo. A me risulta che in rientro l’aerorazzo americano subiva un attrito che gli portava la zona dorsale a oltre 230° C mentre mentre settori esposti come il bordo d’attacco delle ali (1300-1400°C), della deriva (circa 900°C) e la zona anteriore del windshield raggiungevano 666°C, il “nose cone” arrivava attorno agli 800°C, tenedo conto che l’X-15 aveva un “flight path” di rientro accuratamente studiato proprio per mantenere le temperatue entro i limiti dell’Iconel X usato estesamente nella costruzione del velivolo. Scusami sai ma immagino che anche nella migliore delle ipotesi il buon Walker sarebbe arrivato a terra alquanto sbruciacchiato e al pari penso che passerà più di “qualche” anno prima che una tuta riesca a resistere alle sollecitazioni termico-meccaniche di un rientro del genere. Ma forse tu sai qualcosa che io non conosco. Ti prego allora di illuminarmi.

Assolutamente no, Joe Walker si fosse lanciato alla sommità della sua traiettoria aveva quei 5-6 Mach di troppo che lo avrebbero incenerito…
L’X-15 aveva un profilo nettamente diverso da quello che farebbe un “diver” che cadrebbe pressochè verticale, durante il volo poteva viaggiare oltre Mach 6 velocità impensabili per un povero paracadutista, ed erano queste a “scaldare” tutte le superfici esposte. Se guardi le temperature raggiunte da mezzi più “paragonabili” come ad esempio la SpaceShipOne che cade a picco, la quale è costruita in compositi (non certo rinomati per la loro resistenza alle alte temperature…), raggiunge al massimo Mach 3 e la temperatura massima arriva nei bordi d’attacco a 600°C rimanendo ben al di sotto nelle altre zone.
Il tutto poi dipende dalla “densità” del velivolo e dalla superficie esposta, e vista l’alta possibilità di variazione di “assetto” di un uomo (da praticamente verticale, a “pancia in giù”) dovrebbe essere possibile trovare un giusto compromesso per limitare ancora le alte temperature.
Se poi consideri che già nel lancio che si tenterà dai 40km si raggiungeranno temperature di 240°C, non mi sembra sia così impossibile…

MAMMA MIA CHE EMOZIONEEEEEEE!!!

Allora: io ascolto radio Capital.
Ieri due speaker hanno rilanciato la notizia ANSA che tratta di questo tentativo.
Come era prevedibile, sono stati sommersi da mail e messaggi di gente (‘gnorante) che diceva che e’ assolutamente impossibile, perche’ l’aria, il vento, l’aereo blablabla.
In particolare e’ intervenuto un sottufficiale dell’Arma Azzurra che vola sui C130 della Folgore, che (spiace dirlo) ha detto chiaramente che doveva trattarsi di un errore tra 40mila metri e 40mila piedi, perche’ etc. etc.

A questo punto io son dovuto tornare a casa.
Ma stasera con un po’ di calma, ho recuperato questo 3D ed ho scritto alla trasmissione fornendo un po’ di dati e spiegando un po’ di cose.

Beh, mi hanno richiamato subito!
Sono andato in diretta, ho parlato di questo lancio, spiegato qualcosina, fatto una pubblicita’ sfacciata al nostro bellissimo forum (ho dato in diretta l’indirizzo) e poi ho partecipato ad un giochino per cui ho vinto un po’ di gadget!
Mi tremano le ginocchia! Qualcuno mi ha sentito? :scream:

Sono appena arrivato a casa e ho subito aperto il forum per vedere chi era questo Paolo che a radio capital parlava di forumastronautico: ero in macchina tornando dal lavoro e ascoltando la radio sentivo questo che in modo competente ma semplice esponeva la questione del lancio da 40000 metri e spiegava che a quell’altezza bisogna lanciarsi col pallone perchè un aereo sarebbe troppo veloce…con la DJ che si meravigliava che qualcuno potesse oarlare con tale cognizione. Mi è venuto proprio da pensare al nostro beneamato forum che toh! cominci a dire “frequento Forumastronautico”. Bel colpo Paolo :smiley: :smiley: :smiley: