Contaminazione batterica su Curiosity?


#1

Ragazzi, che ne dite di questo? (da http://ita.astropublishing.com/news2012/September/sep17.htm)

L’equipaggio clandestino di Curiosity

250.000 spore batteriche sono sbarcate su Marte assieme a Curiosity! Rumors che già circolavano da tempo sono ora stati confermati anche dai responsabili delle operazioni di sterilizzazione degli strumenti e delle varie componenti del rover da poco giunto sul pianeta rosso.
La contaminazione è avvenuta circa 6 mesi prima del lancio, quando è stato aperto il comparto che contiene il trapano di Curiosity, destinato a perforare il terreno alla ricerca di eventuali fossili di batteri. Data l’incertezza dell’esito dell’atterraggio, poteva anche succedere che un guasto impedisse ai dispositivi robotici di montare le punte sul trapano, rendendo impossibile qualunque campionatura di quel tipo. I tecnici, prendendosi i loro rischi (e senza avvisare la responsabile della procedura di sterilizzazione, Catharine Conley), hanno deciso di preparare montata sul trapano almeno una punta, ma l’operazione ha inevitabilmente ricoperto la punta stessa di spore batteriche, che sono in buona parte sicuramente sopravvissute al lungo viaggio.
Secondo i responsabili della missione, entro pochi minuti dall’atterraggio su Marte la quasi totalità di esse è morta a causa delle basse temperature, della radiazione ultravioletta e dell’abbondante quantitativo di anidride carbonica assunto, ma non si può escludere che almeno un piccolo numero sia ancora vivo e vegeto. Se così fosse e se trapanando il sottosuolo Curiosity dovesse raggiungere anche una minima quantità di acqua, le spore potrebbero rivitalizzarsi e riprodursi, contaminando forse irrimediabilmente il pianeta. Questa possibilità è comunque considerata molto remota, dal momento che il rover si trova in una regione estremamente arida.
Non sarebbe certo simpatico trovare un giorno vita su Marte, per poi accorgersi, magari molti anni più tardi, che era la discendenza di una colonia batterica giunta clandestinamente dentro Curiosity su quel desolato mondo. Una volta tanto bisogna sperare che l’acqua non venga trovata!

by Michele Ferrara

credit: Los Angeles Times, NASA


#2

L’eventualità di una contaminazione del suolo marziano è improbabile. Ma qualche ‘clandestino’ era stato messo in conto:

http://astrobiology.nasa.gov/ask-an-astrobiologist/question/?id=20643

http://astrobiology.nasa.gov/ask-an-astrobiologist/question/?id=20705


#3

Al tempo dell’APOLLO 12, sulla sonda Surveyor, erano stati ritrovati dei batteri in “letargo” da circa due anni. Chi può dire che anche i batteri di Curiosity non siano sopravvissuti!
Il guaio sarebbe se andassero a contaminare il suolo marziano, non potremmo valutare correttamente se effettivamente c’è vita aliena o “importata” da noi terrestri.

Quello che più mi sembra strano, viste tutte le precauzioni che solitamente si utilizzano, è che dei tecnici abbiano commesso un errore così banale.


#4

Stando a quanto diceva David Morrison negli interventi che ho linkato:

  • la possibilità che i ‘clandestini’ siano sopravvissuti è molto bassa;

The surface is very dry, cold, and bathed in ultraviolet light. Therefore we are confident that microbes from Earth will not grow on the surface and contaminate the planet.

  • anche se lo fossero (e resta da vedere per quanto), Curiosity non è progettata per rilevare segni di vita microbica:

It is partly out of this concern that Curiosity does not contain any life detection experiments. Most of the instruments on Curiosity are studying the geology and chemistry and potential habitability of Mars, past and present. These investigations will not be compromised by a very small amount of forward contamination.


#5

Se la storia è vera, mi stupisce molto che dei tecnici abbiano deciso di montare la punta senza avvisare chi di dovere.


#6

è passato un po’ di tempo ma se ne parla di nuovo:
http://www.aliveuniverseimages.com/flash-news/missioni-spaziali/786-iin-viaggio-con-curiosity-cosi-microrganismi-terrestri-potrebbero-aver-raggiunto-marte

[abstract - http://www.abstractsonline.com/Plan/ViewAbstract.aspx?mID=3475&sKey=2d461e67-6883-4c9d-ac0c-d8411ebb032f&cKey=ebfb6dfa-c08e-46f2-a9d9-8b061a7bf44f&mKey=673511f0-c86b-432f-a387-058032b8500b]

[i]Planetary protection is governed by the Outer Space Treaty which includes the practice of protecting planetary bodies from contamination by Earth life (forward contamination). Although studies are constantly expanding our knowledge about life in extreme environments, it is still unclear whether organisms from Earth can survive and grow in a Martian environment where there is intense radiation, high oxidation potential, extreme desiccation, and limited nutrients. Knowing if microorganisms survive in conditions simulating those on the Martian surface is paramount to addressing whether these microorganisms could pose a risk to future challenging planetary protection missions.
The objectives of this study were to

  1. Identify cultivable microbes collected from the surfaces of the MSL, Curiosity;
  2. Distinguish those microorganisms that can utilize electron acceptors known to be available on Mars, and
  3. Determine microbial survival after exposure to Mars-like conditions…
    Organisms were collected during MSL’s planetary protection implementation campaign. Isolates were identified and characterized using standard culturing and molecular techniques. Results show that a 62% of the 377 organisms identified are related to members of the Bacillus genus although surprisingly, 31% belong to non-spore-forming genera. These isolates comprise 25 genera and 65 species. Data suggests that 19 of these organisms are able to reduce potential growth substrates, such as perchlorate and sulfate, found on Mars. Many isolates have shown resistance to desiccation (78%), and UVC radiation. Moreover, 94% of the isolates can grow in the presence of elevated salt conditions (≥10% NaCl) and 35% grow at low temperatures (4C). More strikingly, 11% of isolates could survive under multiple extreme conditions. Results from this study are yielding details about the microbes that inhabit the surfaces of spacecraft after microbial reduction.
    On a broader level, this study will help gauge whether microorganisms from Earth pose a forward contamination risk that could impact future life detection and sample return missions. The overall outcome of this study will provide knowledge about the hardiest of organisms on the spacecraft and could benefit the development of cleaning and sterilization technologies to prevent forward contamination.[/i]

#7

Pensieri che mi sovvengono in ordine sparso:

[ul][li]
Giacché il rischio di contaminazione c’è stato serviranno delle mappe che, tenendo conto della velocità di replicazione dei batteri e della direzione e intensità dei venti che potrebbero trasportarli, mostrino quali zone potrebbero essere contaminate col passare degli anni.

[/li]
[li]
Nel caso esista vita indigena marziana, se i batteri terrestri entrassero in competizione con quelli marziani, avrebbero il sopravvento quelli che hanno ottenuto un adattamento in milioni di anni sul pianeta rosso

[/li]
[li]
Il problema più temibile è che i batteri inficino i risultati degli esami di MSL o che contaminino l’intero pianeta?
[/li][/ul]


#8

Del resto, non è detto che i batteri “in cattività” siano ancora in grado di riprodursi.


#9

Mi sovviene un passaggio:
“probabilmente l’unica traccia che può sperare di lasciare la razza umana nell’universo è la fecondazione fortuita di un altro mondo”.
In riferimento ad una nostra futura estinzione, le nostre uniche tracce potrebbero essere le colonie batteriche trasportate clandestinamente da sonde come Cassini (se impattasse su titano).

Forse non dobbiamo andare in giro per l'universo: basta che lo fecondiamo con i nostri batteri estremofili, al resto penserà il tempo

#10

Però su Titano la vedo dura, per tanto che siano estremofili. Brrr…


#11

Questo è uno dei theread che adoro.
Restiamo su Marte: è da escludere una contaminazione batterica conseguente ai viaggi delle Viking?


#12

è proprio questo il bello dell’estremofilo: sopravvive.
Vedo male lo schianto a qualche km/s per le alte temperature generate (drag atmosferico più impatto), ma mettiamo che in qualche modo la spora sopravviva: a quel punto aspettare qualche decina/milione di anni prima di ritrovarsi in profondità e a contatto con acqua liquida diventa solo questione di pazienza!

Ma magari tutto ciò si sta già verificando dalle parti di Huygens


#13

Secondo me ci stiamo fasciando la testa per niente. Quando su Marte ci manderemo gli uomini sparirà ogni concetto di sterilizzazione dal momento che vi porteremo anche i miliardi di batteri che ci accompagnano normalmente. La questione secondo me più importante è dotarsi degli strumenti per capire se un organismo è o meno indigeno. È inevitabile che Marte prima o poi verrà contaminato da forme di vita terrestri.


#14

Tipo mappatura del DNA?


#15

Sarebbe un’ottima idea!


#16

Beh, vuoi mettere, l’ho aperto io :grin:

Restiamo su Marte: è da escludere una contaminazione batterica conseguente ai viaggi delle Viking?

No, e anzi, pare che a quel tempo i protocolli di sterilizzazione fossero meno rigorosi; in più se ne sapeva meno sugli estremofili, su molti virus, prioni e così via. Hai presente quante specie batteriche sono state isolate negli ultimi 40 anni?


#17

Penso di si, o qualcosa di simile.


#18

Lo escludo, perche’ un batterio non trasporta la memoria. Un individuo muore veramente quando il suo nome viene pronunciato per l’ultima volta.


#19

È vero che gli astronauti umani si portano dietro molti batteri, ma è anche vero che nel corso dell’esplorazione di un altro pianeta non sono frequenti i momenti di contatto diretto con l’ambiente esterno…non credo che i primi uomini su Marte scaricheranno il wc chimico in un cratere, anzi, rispetto alle missioni lunari, dove veniva depressurizzato l’intero LM, probabilmente le occasioni di contaminazione saranno ulteriormente ridotte. Senza contare che in genere i batteri che ci popolano maggiormente, diciamo gli stafilococchi che potremmo trasferire sull’esterno delle tute mentre le maneggiamo all’interno dell’habitat, non prolifererebbero facilmente in ambienti ostili.

Riguardo la mappatura del DNA, non so neanche se sarebbero necessaria, dal genoma di una creatura potremmo già adesso, credo, capire se si è evoluto qui o altrove…


#20

Condivido, e me la segno. Grazie.