Purtroppo si può affermare con una certa sicurezza che uno paga anche per, detto in maniera spiccia, farsi figo. E quindi anche per avere il riconoscimento. Penso piacerebbe a tutti scrivere nella descrizione Twitter/Instagram/ecc “astronauta”. Ma qui sto andando off topic…
Altrimenti i russi non avrebbero fatto (letteralmente) le corse per lanciare Gagarin prima di Shepard, la cui data di volo era nota da tempo.
Se il volo di Shepard non fosse stato riconosciuto “ab initio” come Spaziale, così come quello successivo di Grissom, i russi avrebbero potuto tranquillamente lanciare Gagarin in un qualsiasi momento e rivendicare comunque il primo uomo nello Spazio (badate bene non in orbita).
Invece tutti sapevano che qualora Shepard fosse stato lanciato per primo, nonostante il volo suborbitale, Gagarin sarebbe sempre stato il “secondo uomo nello Spazio” anche se, di fatto, sarebbe stato il primo in orbita.
Tutta l’opinione pubblica mondiale avrebbe interpretato la cosa così ed è per questo che il Polibjiuro fece pressioni enormi su Korolev e sul suo OKB-1 per lanciare prima Gagarin.
Come diceva una canzone, “se ne dicon di parole”. Qui stiamo proprio parlando di parole, nello specifico della relazione tra sintassi e semantica di una specifica parola. Perché le parole sono sfuggenti e il loro significato mutevole; ma comunque se ne dicono tante e spesso comunque ci si capisce.
Suggerisco una considerazione: la relazione tra sintassi e semantica di una parola è per natura variabile tanto nel corso del tempo quanto secondo i contesti d’uso. Di conseguenza, in casi numerosi esiste un’indeterminatezza nel significato delle parole che però non ne impedisce l’uso corrente; poi invece, nei casi d’uso in cui è necessaria una definizione precisa (per esempio nel caso di leggi), si procede ai necessari chiarimenti.
Un esempio fra i tanti? Le parole “fucile” e “carabina”. Nell’uso colloquiale come in quello giornalistico non ci occupiamo della loro differenza, perché ci capiamo. In ambienti “tecnici” la differenza è necessaria e definita.
Oppure esistono parole molto tecniche, relative a reati, che hanno valenze semantiche differenti all’interno di leggi differenti (addirittura).
Per questo ritengo probabile che la parola “astronauta” potrà avere una connotazione di significato differente in contesti comunicativi differenti. Per gli scopi della FAA (@Buzz) ci sarà una definizione precisa, per l’appeal di marketing (@marcozambi) si userà in maniera differente, nella letteratura tecnica in un certo modo, in una trasmissione di Bruno Vespa in un altro.
I dizionari inseguiranno tempo per tempo le variazioni di utilizzo: quando occorrerà una definizione puntuale, questa avverrà nella sua comunità di riferimento.
Alla fine basta capirsi, e ogni contesto d’uso ha le sue regole, prassi, consuetudini.
A me sembra però che questo documento dell’FAA definisca i requisiti per il titolo di Astronauta “Commerciale”, cosa diversa da semplice Astronauta.
L’FAA distingue pure tra licenze di Pilota di aereo e Pilota “Commerciale” di aereo, dando un preciso significato al secondo, ossia colui che svolge questa attività per professione. Non per svago o per piacere personale insomma.
Forse dunque l’FAA in questo documento si riferisce specificamente a chi esercita l’attività di Astronauta Professionista…
Quando I trasvolatori spaziali saranno così tanti da non poterli elencare, astronauta sarà solo chi vola di mestiere. Turisti o specialisti di missione saranno trattati alla stregua di passeggeri.
Come lo definiremo uno studioso che sale sulla stazione di Bigelow per una settimana di esperimenti? Astronauta, Specialista di missione, turista? Forse bisognerebbe rivedere la terminologia per il futuro.
Non sono riuscito a trovare una discussione in cui se ne parli.
Il 20 luglio scorso (notare la data) la Federal Aviation Administration ha chiarito chi può guadagnarsi il distintivo le ali da astronauta per il Commercial Space Astronauts Wings Program.
In particolare, non basta essere su un velivolo che superi le 50 miglia (circa 80 km) di quota, ma secondo il punto C del regolamente bisogna:
“compiere attività durante il volo che siano dimostrate essenziali per la sicurezza o che contribuiscano alla sicurezza del volo umano”.
Quindi nè Branson nè Bezos possono avere la spilletta con le ali da astronauta, mentre i piloti di SpaceShipTwo e Beth Moses che come astronauta istruttrice si occupa della sicurezza dei passeggeri di Virgin Galactic se le sono guadagnate.
Questo escluderebbe anche chi vola per eseguire esperimenti scientifici e lavori a bordo non legati direttamente alla sicurezza.
Comunque non mi appassiona, mi ricorda la diatriba di un po’ di anni fa sulla definizione di pianeta quando in qualche caso i contenuti hanno ceduto il passo all’isteria.
Una definizione e un nome non cambiano la natura di qualche cosa, servono per l’immaginario umano, a meno che non ci sia qualche normativa o procedura legati alla qualifica, ma non mi pare questo il caso per molti che partecipano al dibattito.
Si puo’ piegare parecchio la realta’ con le definizioni. Se definisci drago qualunque rettile di grande dimensioni, allora i draghi sono esistiti nel cretaceo.
Non facciamo confusione, che poi filosofando malamente su ste cose sicuramente si va OT.
La realtà “obiettiva” di cosa sia un astronauta o un volo spaziale non esiste. È frutto di una convenzione universalmente accettata, semmai. Quindi non stiamo cercando di storpiare una realtà altrimenti evidente a tutti.
Una definizione è semplicemente l’esposizione di una serie di attributi che identificano con esattezza una determinata cosa.
Il nome è l’etichetta che apponi alla cosa.
La FAA ha chiarito, in quel documento, quali sono gli attributi per ottenere una qualifica assegnata da essa stessa. Gli effetti di tale documento non vanno oltre il perimetro del territorio degli USA.
Inoltre, non esiste un copyright sul nome “astronauta”, e se la persona in discussione non possiede gli attributi stabiliti da FAA, semplicemente non può vantarsi del termine astronauta secondo le regole di FAA.
Chiunque, siano enti aeronautici/aerospaziali o aziende turistiche, può coniare i suoi attributi (cioè la sua definizione) di astronauta, e applicare l’etichetta astronauta a chi risponde ai suoi requisiti. Che valore ha l’etichetta “astronauta” applicata fuori dal contesto dove si esercita l’autorità dell’ente/azienda? Personalmente credo assolutamente nessuna.
Il punto della questione è quello di distinguere tra gli astronauti tradizionalmente intesi (figure quasi eroico/epiche selezionate da enti governativi attraverso severissimi processi selettivi, generalmente dotati di curriculum professionali e di studi fuori dalla norma e di caratteristiche psicofisiche eccezionali) da un “turista qualunque” in grado di comprarsi un biglietto per un volo al di sopra della linea di Karman/80km.
Questo perché accomunare le due figure ci pare ingiusto, e in un certo senso lo è. E naturalmente anche questa sarebbe una semplice convenzione.
Probabilmente una soluzione accettabile a questo problema è che un ente internazionalmente riconosciuto come la FAI decida e raccolga largo consenso su due cose fondamentali:
quale sia il criterio che identifica un “volo spaziale” (ad es. la quota, che sia la linea di Karman o gli 80 km, o il raggiungimento della velocità orbitale?)
se, quale e come conta il percorso per arrivare al volo di cui al punto precedente
L’opinione sempre interessante di Scott Manley al proposito.
Comunque i nuovi requisiti della FAA sono per l’assegnazione delle Astronaut Wings, non per l’assegnazione di titolo di astronauta che comunque non è regolamentato credo.
Esatto. Non sono astronauti professionisti, cioè non percepiscono uno stipendio per questo lavoro, a prescindere che poi volino o meno nello spazio. Ed è la prima volta che un intero equipaggio è composto da astronauti non di mestiere. Questa è la novità.
Come già scritto già in passato tutto questo andirivieni di persone “non professioniste” nello Spazio porterà ad una radicale revisione del termine “Astronauta” il quale, fino a qualche anno fa, indicava una ben precisa categoria di persone.
Delle due l’una: o sono tutti “Astronauti” in quanto “Viaggiatori Spaziali” oppure non lo è più nessuno tranne coloro che fanno “funzionare” i veicoli spaziali, in analogia a quanto già avvenuto nel mondo aeronautico. Dove, agli inizi, erano tutti “Aviatori” indipendentemente dal fatto che fossero piloti o passeggeri.
Il termine “Aviatore” è, di fatto, caduto in disuso sostituito appunto dal binomio pilota/passeggero per l’aviazione civile e generale oppure pilota/specialista (ad es. navigatore, RIO, ecc.) per l’aviazione militare. Alla fine si andrà verso una soluzione “linguistica” del genere, laddove magari il termine “Astronauta” delimiterà solo il campo di coloro che lo fanno in maniera professionale così come avviene per il termine “Marinaio”.
Personalmente credo che andremo verso un pilota spaziale/passeggero spaziale a seconda di chi fa cosa. “Astronauta” alla fine dei giochi resterà un termine arcaico per denominare i pionieri dello Spazio.
Rassegniamoci al fatto che stiamo vivendo il tramonto di un’epoca e l’alba di una nuova con tutto quello che ciò comporta…