Costellazioni satellitari per servizi di rete

Ringrazia che per quanto siano imprecise queste informazioni, almeno il signor musk ce le fornisce. Immaginati a chiederlo a Jeff bezos!

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Non credo che si stia discutendo di un argomento che sia abbastanza forte da passare nemmeno per il gabinetto dell’usciere dei governanti, trovare accordi internazionali su queste cose è ben difficile quando in ballo ci sono la gestione delle informazioni e taaanti soldi. Non siamo tutti democratici e il senso del giusto è molto diverso tra le culture dei potenti, così come l’America si permette di bandire questo e quello perché le conviene e a noi viene venduto come giusto, se la cina o l’india vogliono mettere su una rete di satelliti per controllare una parte di mondo per loro sarà semplicemente giusto farlo.
Siamo in un’epoca in cui la tecnologia è lo strumento, ma anche l’arma, più potente e meno cruenta della storia.

Come in ogni settore le regole vengono spesso decise dagli attori. Se poi questi hanno le “spalle grosse” allora e’ ancora piu’ semplice.
In ogni caso, l’ITU stabilisce regole specifiche per l’utilizzo dello spettro (o porzioni di) per le telecomunicazioni, in termini di bande, potenze utilizzate e maschere spettrali (limiti di emissioni in banda e fuori banda).

In questo documento viene trattato in modo abbastanza dettagliato il problema delle comunicazioni satellitari, anche per quel che riguarda la condivisione delle scarse risorse disponibili fra i vari stati membri dell’ITU. Cito:

Nobody therefore owns any orbital position but uses this common resource, provided that international regulations and procedures are applied. States are thus obliged to establish appropriate supervision and control mechanisms on space networks.

Non trovo nessuna affermazione forte al punto tale da richiedere un esplicito accordo internazionale, ad esclusione dei principi affermati dall’ITU.
Questo mi fa pensare che in linea di principio si cerchi di incentivare l’utilizzo della risorsa per chi e’ piu’ “svelto” a prendersela, al fine di sviluppare e sfruttare la tecnologia satellitare.

Cavolo, pure Scott Manley non e’ contento:

Non necessariamente. Come tutti i maggiori YouTuber Scott Manley cavalca (in senso buono) le controversie per inseguire gli utenti alla ricerca di informazioni su temi e discussioni d’attualità.

Non ci schieriamo da una parte o dall’altra (Come sta già accadendo su Twitter). Né SpaceX né Il mondo dell’ astronomia ha intenzione di danneggiare l’un l’altro. Lo stesso Scott ha sottolineato chiaramente che il problema esiste, ma non ne va fatta una tragedia, anzi bisogna pensare a trovare un accordo che metta al sicuro sia gli astronomi, sia il mondo delle telecomunicazioni per il presente ma soprattutto per il futuro.

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Inoltre non sapremo con certezza la magnitudo dei satelliti Starlink fino a che non saranno completamente posizionati (i 60 attuali).

La comunità degli astronomi sta iniziando a reagire, e qualcuno fa notare che
“Part of the knee-jerk reaction across the astronomy community after the launch of the Starlink satellites was purely caused by a lack of information,” says astrophysicist Jessie Christiansen from the California Institute of Technology (Caltech) in the U.S. “A significant amount of the outcry could have been avoided if there had been an impact study done in advance.”

E’ esattamente quello che dicevo due giorni fa. Azioni come questa richiedono uno studio di impatto ambientale, come cose molto più piccole. E una riduzione di albedo dovuta al riposizionamento non esclude che gli Starlink possano emettere flares come facevano gli Iridium, solo che ce ne sono molti di più. I primi flares sono già stati osservati.

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Qualche dettaglio sulle frequenze utilizzate da Starlink a paragone con quelle di alcuni radiotelescopi

https://twitter.com/MattersDarkly/status/1133106779397582851?s=09

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Comunque, guardano il trenino di satelliti, ho avuto un flashback dell’infanzia :slight_smile:Galaxy-Express-999

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Penso che un po’ tutti, anche la comunita’ degli astronomi, abbiano sottovalutato, o meglio, non elaborato per tempo l’impatto che potevano avere le future costellazioni, nello specifico riguardo l’inquinamento luminoso ma non solo. Si sapeva da anni che questo momento sarebbe arrivato.

Sicuramente anche SpaceX lo ha sottovalutato, se no avrebbe gestito meglio la comunicazione e le misure sull’inquinamento luminoso. Sul sito starlink ci sono info su altre attenzioni ambientali ma non questa. Inoltre SpaceX per legittime esigenze di riservatezza immagino, non ha lasciato trapelare quanto fosse gia’ avanti con le tecniche per un rilascio cosi’ massivo di satelliti, lasciando in un certo senso che gli scettici dormissero tranquilli. Forse dovevano comunicare in modo diverso, ma non e’ cosi’ facile non sbagliare nulla.

Pero’ gia’ prima c’erano tutte le informazioni per porre il problema e aprire il dibattito in modo piu’ ragionato e meno emotivo di quanto avvenuto negli ultimi giorni. A leggere certi commenti sembra che ormai sia finita, non si possa fare piu’ niente, che siano state prese decisioni unilaterali irreversibili.

Pero’ a mio pare non e’ vero, non e’ successo niente di irreversibile e questo momento va benissimo per iniziare il dibattito.

I primi 60 satelliti sono un prototipo non funzionale, sono destinati ad essere deorbitati velocemente.

Ma anche le prime centinaia di satelliti della rete Starlink iniziale che potrebbe essere venduta agli utenti entro quest’anno o l’inizio del prossimo (Elon Musk time) saranno soggetti a una rapidissima obsolescenza e verranno deorbitati presto. (*)

Insomma, secondo me nella sostanza non c’e’ nessun fatto compiuto. Le reti satellitari che ci saranno tra 10 anni non avranno nulla a che vedere con i satelliti lanciati oggi o nei prossimi 2 anni. Siamo in una situazione non molto diversa che se il lavoro e la trattativa per mediare tra le varie esigenze e definire gli standard e le misure richieste dovesse ancora incominciare.

E qui, penso, casca l’asino. Perche’ il compromesso tra le varie esigenze contrastanti non e’ facile. E’ senz’altro possibile definire norme, standard e pratiche condivise. Ma politicamente escluderei che l’ONU o le nazioni che non hanno accesso allo spazio possano avere molta voce in capitolo, in questa fase. E’ molto probabile invece che le nazioni della ISS piu’ Cina e India, che l’accesso ce l’hanno e quindi “possono fare casino,” potrebbero essere coinvolte in una trattativa su queste norme.
Poi l’inquinamento luminoso sara’ solo una delle variabili. Altre sono la necessita’ di tenere aperto e sicuro lo spazio (evitando la sindrome di Kessler e l’assenza di qualunque coordinamento della navigazione e del controllo) e poi l’inquinamento tradizionale anche piu’ importante dell’inquinamento luminoso a mio parere (evitiamo materiali tossici per i propellenti o per i componenti che si vaporizzano al rientro e peggio quelli che non si vaporizzano). Io per esempio ci andei piano con i combustibili solidi. E poi c’e’ tutta la questione dell’appropriazione nazionale o da parte di privati di risorse scarse presenti nello spazio. Le rotte LEO sono solo una di queste. E sono cosciente che sto citando problemi enormi, che giustificherebbero un 3d apposta, ma che si iniziano a manifestare in modi nuovi proprio per l’introduzione delle reti satellitari. Il trattato sullo spazio del 1967 incomincia ad andare veramente stretto. Non penso che i principali attori accetternno di dover chiedere il permesso all’ONU e alle sua attuali maggioranze. Inoltre personamente sono contrario che i regolatori siano quelli che non sono capaci di fare le cose e ne sono spaventati, o avremo mostri come il GDPR. Pero’ entro certi limiti, se con istanze portate avanti in modo ragionevole e strutturato, potrebbe essere molto influente la comunita’ degli astronomi che peraltro suppongo in maggioranza siano sensibili sia all’esigenza di non rovinare la vista che a quella di progredire e magari salvaguardare di piu’ questo pianeta, che contiene cose veramente insostituibili lasciando vuoto il resto. In un certo stesso l’orbita LEO fa parte di questo pianeta.

Insomma, io penso che non sia successo nulla di irreversibile.

Pero’ non tutte le istanze potranno essere soddisfatte, non possiamo rinunciare a fare cose grosse nello spazio o a gravare imprese gia’ difficili di costi irragionevoli.

E meno male che la cosa e’ successa ad opera di una azienda privata con cui si puo’ ragionare, puo’ essere piu’ facilmente assoggettata a leggi se ce n’e’ la volonta’ e che in teoria ha la missione filantropica di rendere la nostra specie multiplanetaria, e non di un progetto militare, magari nell’ambito di una guerra fredda o simili.

(*) Fonte, ad esempio questo articolo poco precedente all’ormai storico lancio dei primi 60:

“We’ll start selling service, initially, around the 400 satellites,” Musk said. “We’ll probably start to do some advance sales of connectivity — if things go well — probably later this year or early next year.”

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Segnalo questo articolo di MarketWatch dove si parla di un business da 30-50 miliardi annui di soli profitti per Starlink.

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L’altra sera il mentre il mio provider della presunta fibra mi faceva tribolare, ho pensato che se l’antenna Starlink costa meno di 200 e il canone mensile meno di 20 flat potrebbe essere molto interessante. Dipende certamente dalle prestazioni e non ho bisogno del ping time da trader, ma anche io vorrei applicare la logica del doppio fornitore di connettivita’, per ridondanza e motivi strategici. Poi magari avendo tempo metterei pure un router multi WAN load balance (si trovano dal cinquantone in su), cosi’ faccio girare i pacchetti dove e’ opportuno.

Se questo e’ vero per uso personale, figuriamoci per una azienda/organizzazione che deve tenere connesse le sue sedi con connettivita’ il piu’ possibile ridondante e fault tollerant su piu’ canali.

Solo il fatto di essere “un altro canale” rispetto alle comunicazioni terrestri, anche con prestazioni inferiori, potrebbe garantire alle comunicazioni satellitari una fettina discreta di quei 1200 miliardi del mercato delle telecomunicazioni.

Quindi i 30-50 miliardi non mi stupiscono.

Esiste il backup4G/5G per questo…

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Che dipende dallo stesso backbone in fibra per il lungo raggio

Non è affatto detto.

No ogni provider potrebbe usare fibre diverse, vero. Pero’ il satellitare sarebbe sicuramente un canale completamente diverso e quindi non affetto dagli stessi eventuali guasti, adatto per fare ridondanza.

Piuttosto io sarei dubbiso sul fatto che nelle aree densamente popolate il satellitare venga saturato subito e di conseguenza abbassi il livello di servizio.

Comunque se e’ vero che iniziano a commercializzarlo quest’anno o, piu’ verosimilmente, nel 2020… vedremo se lo comprano e come va, anche se ben diverso da quello che sara’ a regime.

Approfitto per chiedervi se, almeno rispetto a SpaceX, sono mai usciti dettagli su quale sarebbe la formula commerciale perché non ho capito se SpaceX stia puntando a diventare (anche) una telco che vende connettività direttamente ai privati con tanto di “modem satellitare” oppure se il progetto sia un altro (ma quale? nel caso).

C’è anche l’FWA volendo. Alcuni servizi funzionano veramente bene, specialmente lato ping…

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Tieni conto che l’affidabilita’ di un link wireless e’ molto diversa da quella di un link wired, che si traduce in performance diverse e costi potenzialmente piu’ alti.
So che il FWA ha costi confrontabili con una ADSL o un FTTx (con prestazioni probabilmente diverse) mentre temo che i costi per un accesso satellitare possano essere decisamente piu’ alti.
Dipendera’ anche dal modello di business che vorranno adottare (es: cercare di rubare clienti al fixed access).