Dream Chaser: Lockheed Martin consegna a Sierra Nevada la prima struttura

Sì certo, per abitato non intendo necessariamente pilotato o abilitato al tasporto di esseri umani da e verso la ISS (per ora almeno). Ma essendo attraccato e accessibile internamente dalla ISS deve essere “human rated”, cioè abitabile.

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Cosa ci fa vedere oggi Sierra Nevada Corporation? Si lavora per mettere in posizione l’intelaiatura del portello di accesso al Dream Chaser. Da qui verranno inserite nella stiva le cose dell’ultimo minuto, direttamente in rampa di lancio.

Interessante il processo di montaggio. Si possono notare delle pinze/morse che tengono bloccato il telaio della botola alla struttura della navicella, forse in attesa che il sigillante tra le parti si asciughi. Ben visibili lungo il perimetro del telaio anche i fori per i perni (bulloni, rivetti, o quel che siano).

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Il Dream Chaser comincia a prendere forma, anzi… colore! È iniziata la posa delle piastrelle del Sistema di Protezione Termica che daranno alla navicella la sua tipica colorazione bianco-nera, come era stato anticipato dai rendering condivisi da Sierra Nevada Corporation. Le piastrelle che proteggeranno il Dream Chaser durante tutte le fasi volo sono un’evoluzione di quelle utilizzate sullo Space Shuttle. Esse sono prodotte con le più moderne tecnologie, il che le rende più robuste e resistenti (anche agli impatti con piccoli detriti spaziali), più leggere ed economiche. Inoltre sono più grandi di quelle dello Space Shuttle, 254 x 254 mm contro 152.4 x 152.4 mm, di conseguenza, anche complice il fatto che il Dream Chaser è molto più piccolo, c’è ne sono di meno da sostituire durante la manutenzione della navicella.

Ah ovviamente le piastrelle bianche riflettono i raggi solari, tenendo “fresca” la navicella mentre si trova in orbita, invece quelle nere schermeranno l’intenso calore generato dal rientro atmosferico.

Davvero interessante il video condiviso in questo tweet, dove si possono apprezzare alcuni scatti durante l’assemblaggio delle piastrelle.

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Le piastrelle dello shuttle…ahinoi…erano di molte forme e dimensioni differenti, il che ha contribuito a rendere la sua manutenzione un’operazione ad alto impatto di manodopera

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In questa pagina del sito di Sierra Nevada è presente il video in Full HD
:wink: :drooling_face:

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Un peccato non avere un contratto di lavoro con Sierra Nevada Corporation ed essere presente li in fabbrica, ma per fortuna ci pensano loro ha “sfamare” la curiosità dell’umarell che risiede in (tanti di) noi! Si capisce che sono tanto orgogliosi del loro Dream Chaser :top:

Tornando seri, il pezzo forte del 14 luglio è il cosiddetto cold plate, o piastra fredda, prezioso componente per tenere fresca l’elettronica ed evitare che si surriscaldi.

Il 17 luglio Sierra Nevada Corporation ci ha resi partecipi di una prova importantissima che il modulo di carico Shooting Star deve superare. I pannelli fotovoltaici del Dream Chaser sono agganciati a dei perni annegati nella struttura in materiale composito del modulo di carico, per tanto è fondamentale che quest’ultimi siano stati montati correttamente. Il test consiste nel “tirare” i perni con un particolare strumento avvitato nella loro estremità filettata. Tirando si simula il carico (la forza) che poi i perni dovranno sostenere una volta che i pannelli fotovoltaici saranno al loro posto.

Qui il video di quanto detto qui sopra :arrow_up:

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Sierra Nevada Corporation torna a parlare del suo Dream Chaser. Approfondimento di oggi i razzi per il controllo di assetto. Il motore Vortex sfrutta una tecnologia brevettata nata dalla collaborazione tra SNC e U.S. Air Force, la cui caratteristica è quella di avere un’alta efficienza della combustione e allo stesso tempo tenere fresco il propulsore. Inoltre esso è alimentato da combustibili ecologici (propano e ossido di azoto) che possono “accendersi” spontaneamente ad altitudini elevate.

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Una nuova attrazione è stata aggiunta al parco giochi preferito dagli astronauti presso il Building 9 del Johnson Space Center, come lo definì una volta Thomas Pesquet. Dunque la ricostruzione 1:1 dei moduli della Stazione Spaziale Internazionale si arricchisce del simulatore del Dream Chaser, che gli astronauti utilizzeranno per il loro addestramento e la loro formazione.

Anche il mockup del Dream Chaser è a grandezza naturale, ma sezionato a metà per facilitare l’addestramento degli astronauti, e presto sarà completo del modulo di stivaggio Shooting Star, dei boccaporti, dei condotti di ventilazione e delle attrezzature necessarie allo stivaggio delle merci.

Video alla massima risoluzione preso da Vimeo.

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Mi piace l’approccio di Sierra Nevada Corporation, ci stanno facendo vedere il lavoro dietro le quinte della costruzione di un veicolo spaziale. È incredibile quanta tecnologia ci sia!

Aspetto trattato oggi è il sistema laser utilizzato in fabbrica per individuare il punto esatto dove effettuare i fori, come previsto dal progetto.

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Qualche giorno fa Kathy Lueders, responsabile del dipartimento Human Exploration, ha visitato il luogo in cui si sta costruendo il primo Dream Chaser che avrà nello spazio.

Se tutto andrà secondo i piani, tra meno di 12 mesi vedremo questo spazioplano in orbita per la sua missione di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale.

Durante il tour in fabbrica, Kathy Lueders ha avuto modo di avere di vedere il prototipo in scala utilizzato nella galleria del vento.

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Ha sostituito Bridenstine? :grinning_face_with_smiling_eyes:

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Articolo della CNBC (link nel tweet) sui progressi del Dream Chaser

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Nonostante la pandemia abbia costretto Sierra Nevada Corporation a rivedere le tempistiche per il volo inaugurale del Dream Chaser, i preparativi per il “grande giorno” non si fermano! Oggi ci viene mostrata un’immagine che diventerà sempre più familiare: il centro di controllo missione.

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Ad aprile 2020 l’intelaiatura della coppia di ali del Dream Chaser è arrivata alla catena di montaggio di Sierra Nevada Corporation a Louisville (Colorado, USA). Dopo mesi di attesa, il tempo per costruire le maschere guida per l’assemblaggio finale, ad ottobre gli ingegneri hanno iniziato l’allestimento delle ali, che per essere finite, si dovranno installare più di 65 componenti. Per vederle agganciate alla struttura portante del Dream Chaser bisognerà attendere l’estate del 2021.

Qui video originale ad alta risoluzione della loro rotazione sui supporti:

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Nel corso del 2020 Sierra Nevada Corporation ha conquistato molti traguardi intermedi (pietre miliari) e in un articolo ne ripercorre i 20 più significativi e importanti:

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È impressionante quanto somiglia ancora all’originale Bor russo dal quale è stato derivato.

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Si, ma se guardiamo in generale ai ‘lifting body’, l’ottimizzazione storica del design porta inevitabilmente ad una convergenza delle forme proposte.

Oltre al DC, vedi anche ESA Hermes.

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Si e no, esistono varie forme di lifting body.
In particolare Spiral OS/Bor-4 con DC condividono esattamente la stessa configurazione.
Qui non siamo in presenza di una convergenza quanto di una copia.

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Il progresso e’ basato sul plagio.

Quando qualcuno trova un design che funziona bene ci sta che gli altri si allineino allo stato dell’arte. A parte che questo design deve ancora dimostrare di andare bene e di essere la soluzione piu’ efficiente a determinati requisiti. Anzi, buona cosa che qualcuno finisca di svilupparlo e verificare se e’ una buona strada.

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Trovo molto efficaci i tweet di Sierra Nevada Corporation sui progressi del Dream Chaser. Considerazione personale a parte, vediamo cosa ci mostrano di nuovo! Approfitto di questa immagine per un commento sulle parti blu visibili. Per chi non lo sapesse sono soltanto delle protezioni per evitare danni negli spigoli/bordi della struttura portante in carbonio.

Ecco qua uno scorcio del sito di assemblaggio del Dream Chaser, dove tutta la squadra di lavoro mette tutto il suo impegno ed energie affinché il volo inaugurale della loro creatura sia un successo. A sinistra si nota il modulo esterno non riutilizzabile “Shooting Star”, mentre sulla destra si può riconoscere la parte anteriore di Tenacity- Sapete chi è, vero?! :blush:

Per facilitare il lavoro degli specialisti, lo Shooting Star è collegato alla banco di lavoro tramite degli anello (uno per ogni estremità) grazie ai quali è possibile ruotarlo in ogni posizione. Ad un’occhio attento, una cosa del genere la troviamo a Bajkonur per Nauka.

I vani ricavati nella struttura portante del Dream Chaser hanno una duplice funzione, oltre quella strutturale e di contenimento del peso, infatti servono per alloggiare i vari sistemi del veicolo cargo: batterie, serbatoi per acqua, gas, carburante (per i razzi del controllo di assetto), carrello d’atterraggio, sistemi del supporto vitale, e così via.

L’operaio Arthur ci porta sotto il Dream Chaser, oserei dire nella zona anteriore, e ciò ci permette di osservare più da vicino i cavalletti che tengono su la navicella. Ovviamente la sicurezza prima di tutto, quindi munitevi di caschetto da cantiere e di tutti i DPI del caso.

Con questo il tour finisce qui!

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