Esperienze di volo parabolico

Tra l’altro adesso che mi ricordo, il mio primo volo parabolico è avvenuto proprio il 15 giugno del 2001 quindi giusto giusto 20 anni fa.

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A completamento, faccio riemergere questo antico topic del forum, con una bella presentazione di @archipeppe risalente a 15 (!) anni fa sui voli parabolici in aereo…

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Grazie @marcozambi , anche se è passato tanto tempo i principi base del volo parabolico sono rimasti gli stessi. L’unica differenza è che oggi la Novespace non utilizza più il mitico Airbus A300 ZEROG ma il più piccolo A310-300 opportunamente modificato:

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Vorrei spendere due parole sul perché, tra tante decine di foto che ho dei miei voli parabolici, abbia scelto proprio questa.
Si tratta di un’immagine molto “vera”, nel senso che è stata scattata a mia insaputa di sorpresa.
Infatti la foto non è venuta benissimo (con tanto di pollice di chi l’ha scattata in alto a sinistra).

In quel momento stavo prendendo appunti sul run in corso dell’esperimento WECOP di Fisica dei Fluidi realizzato dall’allora MARS Center per conto dell’Università di Napoli “Federico II”.
Ero assorto nel prendere nota di alcuni parametri e mi ero inconsapevolmente seduto sul nulla.

Prodigi dell’assenza di peso…

Scusate l’OT.

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Fammi capire, al contrario della quasi totalita’ dei comuni mortali hai potuto sperimentare l’imponderabilita’ e invece di approfondirla ti sei messo a fare altro? :smiley:

Erano appunti che non si potevano prendere dopo qualche minuto?

La mia e’ solo invidia

In effetti, per quanto possa sembrare strano, stavo lavorando.

All’epoca ero il responsabile tecnico dello sviluppo di diversi payload per volo parabolico, questo spiega la mia partecipazione diretta a due campagne di volo.
In quel momento tutta la mia attenzione e quella del mio team di volo (due tesisti della Facoltà di Ingegneria Aerospaziale della “Federico II”) era rivolta all’esperimento ed al suo corretto funzionamento. A terra ci attendeva il responsabile scientifico dell’esperimento, il Prof. Raffaele Savino.

Il nostro obiettivo prioritario era ritornare a terra con dati scientifici significativi.
Questo non significa che non mi sia “goduto” l’esperienza in microgravità solo che non eravamo andati lì come semplici turisti per volteggiare e fare foto in giro.

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OT Mode ON

… e senza sigaro :grin:

OT Mode OFF

“e quando Giuseppe sale sul Vomit Comet, non è lui ad andare in caduta libera, ma la Terra che va verso l’alto per non contraddirlo” :slight_smile: :slight_smile:

Visto che il buon @amoroso ha aperto un thread apposito sull’argomento, posso dilungarmi di più sulla cosa.

Dal punto di vista fisico le sensazioni legate all’esperienza in microgravità (almeno per i limitati periodi di tempo del volo parabolico) sono qualcosa di decisamente personale, legate anche alla sfera percettiva oltre che a quella fisica.

All’epoca avevamo la fortuna di volare con il grande Vladimir Pletser come responsabile ESA di bordo, io ho sempre seguito i suoi consigli e (vuoi per fortuna vuoi per fisico) non ho avuto alcun problema in tutti e sei i voli ai quali ho partecipato.

Le indicazioni erano sempre le stesse, non muoversi durante le fasi di pull-up e pull-out (a circa 2g), restare possibilmente sdraiati e senza muovere, testa, collo ed occhi. Soprattutto durante il primo volo, perché bisognava assuefarsi alla cosa, mentre nei voli successivi ci si poteva concedere una maggiore libertà di movimento.

Io ho sempre assunto lo ScopDex senza avere problemi, però anche qui la reazione era soggettiva. Conosco persone che senza averlo preso non hanno avuto problemi e persone che pur assumendolo hanno vomitato anche l’anima…

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I film sono film, la realtà è realtà.
Se vogliamo continuare questo thread suggerisco di rimanere legati alle cose vere.

Se vogliamo buttarla sullo scherzo, la finiamo qui e faccio chiudere il thread.

Decidete voi.

Una nota di colore: nessuno dei partecipanti si riferiva al velivolo come “vomit comet” (che semmai è un’espressione americana) per noi e per tutti gli altri era sempre lo “A300ZEROG” o anche solo “ZEROG”…

la donna seduta respira ossigeno? O fa Spirometria?

Come riportato dalla pagina ufficiale dell’ESA per la 30ma campagna:

Si trattava dell’esperimento “Does weightlessness induce peripheral vasodilatation?” del Professor Peter Norsk, del DAMEC (sito a Copenaghen) per misurare le variazioni di pressione in ambiente microgravitazionale attraverso un sistema di re-breathing di loro ideazione (quello che appunto si vede nella foto il professor Norsk è seduto alla sinistra della ragazza).

Il Professor Norsk era coadiuvato da un team di suoi collaboratori del DAMEC i quali si sottoponevano di volta in volta al test di respirazione.
Ricordo bene l’esperimento perché, come si vede nella foto, erano posizionati proprio alle nostre spalle.

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Ed ecco il team di volo dell’esperimento WECOP (WEtting and COalescence Prevention by Marangoni effect), da sinistra a destra: Stefano Fico, Fabrizio Nota (all’epoca tesisti) ed il sottoscritto (credit ESA):

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Due parole sulla sequenza di volo parabolico a bordo di un aereo ESA:

Ogni campagna avviene nell’arco di due settimane. La prima settimana gli esperimenti ed i relativi equipaggi di volo e supporto a terra arrivano alla sede di Novespace ed imbarcano l’esperimento a bordo dello ZEROG.
La settimana successiva è così organizzata:

  • Lunedì, il personale del CEV (Centre d’Essai en Vol) effettua un’ispezione degli esperimenti a bordo dello ZEROG e rilascia le certificazioni di volo. Il pomeriggio avviene il training per il volo parabolico nell’auditorium della SOGERMA.
  • Martedì, primo giorno di volo
  • Mercoledì, secondo giorno di volo
  • Giovedì, terzo giorno di volo
  • Venerdì, giorno di backup nel caso in cui (per vari motivi) uno dei giorni precedenti non sia stato possibile volare. Se il venerdì è libero viene impiegato per sbarcare gli esperimenti dallo ZEROG e per i vari saluti.

Ogni giorno di volo è così organizzato:

  • Alle ore 7.30 tutti gli equipaggi si ritrovano nel workshop di Novespace per il setup dei propri esperimenti
  • Alle ore 9.00 vengono distribuite le capsule di ScopDex
  • Alle ore 9.30 tutti si imbarcano a bordo dello ZEROG
  • Alle ore 10.00 avviene il decollo dall’aeroporto di Bordeaux-Merignac, una volta decollato lo ZEROG (il quale non ha certificazione civile ma viene equiparato ad un velivolo sperimentale e come tale gestito dal personale del CEV/Armee de l’Air) inizia una ripida cabrata per liberare il prima possibile le aereovie civili.
  • Alle 10.30, una volta raggiunto il FL (Flight Level) assegnato lo ZEROG inizia il suo piano di volo in una zona NOTAM assegnata in esclusiva al disopra dell’Oceano Atlantico. Tutti gli equipaggi lasciano il proprio posto ed iniziano ad attivare i propri esperimenti.
  • Alle 11.00 iniziano le parabole, le quali sono 31: una parabola “zero” di prova e calibrazione seguita da 30 parabole nominali in gruppi di 5. Tra una parabola ed un’altra di un gruppo si ha l’intervallo di 1 minuto, tra un gruppo ed un altro di parabole si ha l’intervallo di 5 minuti mentre circa 15 minuti separano il primo gruppo di 3 con il secondo gruppo (che corrisponde alla virata di 180° che effettua lo ZEROG per rientrare verso Bordeaux).
  • Alle 12.30 le parabole finiscono e lo ZEROG inizia la fase di avvicinamento all’aeroporto di Bordeaux-Merignac, tutti gli equipaggi riprendono il proprio posto (ogni persona ha assegnato uno specifico seggiolino) e vengono distribuite bottiglie di acqua da mezzo litro per reidratare i liquidi persi durante le fasi di microgravità.
  • Alle 13.00 lo ZEROG atterra e tutti gli equipaggi sbarcano per dirigersi verso la mensa della SOGERMA per il pranzo (coloro che ovviamente hanno voglia di mangiare…).
  • Alle 14.30 negli uffici della Novespace avviene il debriefing della giornata con la disamina dei risultati ottenuti e dei problemi (eventualmente) riscontrati nonché la discussione circa gli obiettivi della giornata successiva.
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Al centro dello ZEROG si trova una zona protetta da reti definita “free floating zone” dove ciascuno, a turno, può provare una parabola “libera” dove gustare in pieno la sensazione di microgravità senza il pensiero dell’esperimento.

La FFZ si vede alle mia spalle in questa foto:

peppe_microg_8

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Ed ecco il team di volo dell’esperimento MITIM (Microgravity Ignition Test of Insulating Material), 33ma Campagna di Volo ESA del settembre 2002, da sinistra a destra: il sottoscritto ed i miei colleghi di Telespazio Chiara Piccolo e Salvatore Sorrentino (credit ESA):

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Ma se un civile pagante volesse partecipare, qual è la procedura?

L’ESA non effettua voli “a pagamento” di privati.
Le campagne di volo sono organizzate attraverso del bandi pubblici con i quali vengono selezionati gli esperimenti destinati a volare (in media una decina per campagna).

Lo sviluppo, realizzazione e spese di trasporto e per gli equipaggi di volo sono a carico di chi propone l’esperimento, di fatto l’ESA “paga” il biglietto a bordo dello ZEROG per l’esperimento ed il relativo team di volo.

Lo ZEROG può essere affittato per campagne specifiche ma mai a privati sempre ad enti o società che effettuano ricerche e sperimentazioni aerospaziali.

Con lo A-310 si sono aperte anche le porte per “turisti” paganti, ma sempre al difuori delle campagne ESA.

Se vuoi pagare, naturalmente, esistono realtà come la seguenti:

https://www.gozerog.com/home/

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Come ci si prepara ad un volo parabolico?
O meglio cosa si fa la sera prima e la mattina quando devi volare?

Primo, andare a letto relativamente presto e cercare di dormire (una parola quando devi fare il primo volo!).

Secondo non assumere alcolici per non interferire con l’assunzione dello ScopDex (si certo considerando che Bordeaux è universalmente riconosciuta come la capitale del vino).

Terzo fare una buona ed abbondante colazione, è assolutamente sconsigliato di volare digiuni perché potrebbe, paradossalmente, agevolare il mal di spazio.

Bere liquidi ma non immediatamente prima del volo, perché possono restare ancora nello stomaco e perché lo ZEROG non ha la toilette. Non nel senso che non funziona in microgravità ma proprio nel senso che quelle originarie sono state proprio rimosse.

Le tute in nomex (materiale ignifugo) sono simili a quelle IVA utilizzate nel programma Shuttle e per la ISS. Ogni tuta è individuale e viene scelta tra una miriade di taglie il lunedì della settimana in cui si vola, bisogna provarne tante fino a quando non si trova quella che ti calza (più o meno) a pennello. Mi ricordo di un ragazzo tedesco enorme che si trovava al mio fianco (con il suo esperimento) durante la prima campagna di volo al quale non riuscirono a trovare una taglia. I suoi colleghi fecero arrivare dalla Germania un’uniforme da pompiere con la vistosa scritta “feurwehr” dietro…

Di norma noi latini/e la indossavamo (per pudore) sin dall’albergo, per cui facevamo una colazione “da astronauti” con la tuta indosso mentre i nordici/e le lasciavano nel Workshop Novespace e si cambiavano davanti a tutti (per favore niente risatine).
Sotto le tute biancheria intima in cotone e calzini sempre in cotone, ai piedi rigorosamente scarpe da jogging.

Intorno al collo un asciugamano per detergere il sudore (io non l’ho mai portato vuoi perché sudo poco vuoi perché mi dava fastidio) mentre nella zip anteriore sinistra, lasciata aperta, doveva sporgere il “vomit bag” da tenere sempre a portata di mano,
Sulla tuta era possibile apporre delle proprie patch/distintivi con degli straps, mentre il logo ESA era riprodotto dietro le spalle sul davanti.
All’imbarco sullo ZEROG il personale della Novespace faceva un check su ogni persona che entrava per verificare che fosse vestita in maniera corretta.

Il primo volo in assoluto è un’esperienza indescrivibile, non sai (letteralmente) cosa aspettarti. Fino al momento dell’imbarco era tutto un ridere e scherzare con il mio team di volo. Quando chiusero i portelli e sentimmo quello “stump”, calò un silenzio agghiacciante tipo montagne russe che stanno per partire.

Solo che le montagne russe durano 3 minuti e noi avevamo davanti 3 ore di volo…

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