Expedition 63 Mission Log

In tutto questo, il sistema di produzione di ossigeno in Zvezda sta dando qualche problemino.

Però è “tutto a posto”.

Dice la nostra beniamina sovietica, che capita di tanto in tanto e che si sistema presto.

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A breve l’equipaggio della Expedition 63 riceverà dal Centro di Controllo Missione di Mosca delle nuove indicazioni per scovare la falla. Dal tweet emerge un certo ottimismo sulla possibilità di localizzare il punto preciso della perdita, visto il lavoro e i test svolti in precedenza.

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Probabilmente la zona della perdita è stata trovata utilizzando del tè in bustine lasciate nella camera e osservandone il movimento, che le ha portate erso la zona di comunicazione.

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Ochtyrka e Donetsk, Ucraina.

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Che dite, mega poster?

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Sembrerebbe che grazie alla provvidenziale bustina di tè sia stata individuata la perdita. Ieri mattina Anatolij Ivanisin ha notato che le foglioline di tè si sono accumulate tutte in una zona dello scafo. Dopo aver scattato alcune fotografie di ciò che è successo Ivan Vagner, su suggerimento del Centro di Controllo Missione, ha pulito la superficie e ha fatto una bolla sulla presunta fessura con della gommapiuma e della pellicola, monitorando l’evoluzione. In effetti qualche ora più tardi la bolla creata si è sgonfiata. Se lo scafo fosse stato integro, i cosmonauti non avrebbero dovuto osservare nessun cambiamento, cosa che non è avvenuta.

Inoltre Sergej Krikalev (responsabile delle missioni con equipaggio di Roskosmos) ha aggiunto che se l’equipaggio sulla Stazione non riuscirà a tappare la perdita, le prossime navicelle cargo Progress dovranno portare su più ossigeno per compensare l’aria che ogni giorno viene persa nello spazio.

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ma una crepa non suona molto bene per quanto riguarda l’integrità strutturale…

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A proposito di integrità strutturale e le recenti perdite (anche se ce ne sono sempre state) leggevo di alcuni tweet, che non riesco più a trovare, per cui si dice, in particolare riferimento al sistema di produzione dell’ossigeno, che i moduli e componenti russi non erano destinati a durare così tanto. Il generatore di ossigeno, nello specifico, avrebbe già superato la vita operativa prevista di 15 anni. Viene inoltre sottolineato che i moduli Zvezda e Zarya sono in orbita rispettivamente dal 2000 e 1998.

L’autore dei tweet (un russo, se non ricordo male) ha fatto un paragone con la MIR, ma non ricordo bene i tweet per poter scrivere qualcosa. So che parlava di una vita di 5 anni estesa poi a 15, ma non so nè perchè nè per come.

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Senza vedere l’accurata documentazione fotografica che i russi hanno sicuramente scattato (sempre presupponendo che la zona sia stata davvero circoscritta con tanta esattezza) stiamo attenti a non tirare conclusioni affrettate addirittura sulla sua integrità strutturale.

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Non mi sembra proprio di aver preso conclusioni affrettate.
Ma mi pare lecito esprimere preoccupazione vista la possibile, ma non probabile, complessa riparazione.
Soprattutto considerato che i tipici cicli di stress termico di certo non aiutano a fermare la propagazione nel tempo di una crepa in uno scafo di alluminio.

Non sono allarmismi, solo consapevolezza che è un elemento critico che deve essere monitorato molto attentamente, IMHO.

Permettimi poi di ricordare che recentemente Roscosmos non è certamente stata trasparente in altri casi di perdite, dubito fortemente (io Bigshot, opinione personale) avremo mai dei dettagli accurati riguardanti questo inconveniente.

Ma certo, il mio intervento non era censorio. Era, ed è ancora, un semplice invito alla prudenza nel trarre conclusioni, che a mio personale e modesto parere sono premature, su eventuali problemi strutturali.

Se si confermasse, ad esempio, che in quella zona c’era installata una radio, chissà che la rimozione di qualche bullone/staffa non abbia causato una microfalla (ricordo che la stima delle dimensioni è tra 0,6 e 0,8 mm) di diametro…

Ma sono troppi SE per ora, e ripeto, per me.

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Ci sono buone notizie! Ieri i cosmonauti hanno effettuato una riparazione del danno e chiuso il vestibolo tra Zvezda e il portello posteriore del modulo, a cui è agganciata la Progress MS-14, monitorando l’evoluzione della pressione in questa zona. In 11-12 ore si è osservato che essa è diminuita di 51 mmHg (millimetri di mercurio), passando da 733-732 mmHg (pressione normale interna nei moduli) a 682-681 mmHg (pressione rilevata dopo 11-12 ore). Di conseguenza il tasso di perdita media nell’arco di tempo misurato si è attestato a circa 4 mmHg/ora. Giusto per avere un termine di paragone, in precedenza la perdita era di circa 8-9 mmHg/ora, quindi adesso il valore si è praticamente dimezzato. Alla luce di ciò Anatolij Ivanisin ha proposto (verosimilmente al Centro di Controllo Missione di Mosca?) se poteva sigillare la fessura con delle toppe statunitensi. Chissà cosa gli suggeriranno di fare dalla Russia :thinking:

https://twitter.com/anik1982space/status/1317017742172704768?s=20

Per un rapido confronto tra unità di misura:

  • 1 atm = 760 mmHg
  • 1 atm = 1013 mbar
  • 1 mmHg = 1.33 mbar
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Stavo giusto ammirando il close-up.
Si distinguono addirittura i colori.

https://twitter.com/AJamesMcCarthy/status/1316760737059008514?s=20

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Lago Teleckoe, Russia.

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Che meraviglia!

Colline Shikhans, Russia.

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Esperimento Uragan.

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Risolto il proplema al generatore di ossigeno posto in Zvezda.

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Breve timelapse di Ivan Vagner con la sequenza immagini scattate dal modulo Pirs durante la cattura di Cygnus NG-14 e l’attracco della Sojuz MS-17. È incredibile quanto sia oscillata la Sojuz negli instanti successivi al contatto della sonda con il boccaporto di Rassvet!

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Monti Kodar, Russia.

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