Il fuoristrada marziano si pilota da 100 milioni di km


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“Tra dune, rocce e tempeste lo guideremo alla ricerca della vita”

DAVID AVINO

Grandi antenne sul tetto, a scrutare mondi lontani. Una sala di controllo degna dei kolossal di fantascienza. Non siamo a Houston, ma a Torino, al centro di controllo ALTEC.

Qui i tecnici, collegati con la Stazione Spaziale, hanno seguito le missioni del modulo italiano MPLM, che si è già agganciato sette volte alla base orbitante, portando provviste e materiali. Ma stavolta la posta in gioco si fa ancora più interessante: il rover ExoMars, che l’ESA - l’Agenzia Spaziale Europea - manderà su Marte nel 2013, verrà guidato dall’Italia, dal centro di Corso Marche.

Il veicolo, più complesso dei predecessori Usa, «Spirit» e «Opportunity», sarà dotato di una telecamera che fornirà un modello tridimensionale del terreno, il DTM (Digital Terrain Model). ExoMars sceglierà il percorso più opportuno secondo gli ostacoli e la consistenza del terreno. E tuttavia questo non basterà a renderlo autonomo, spiega Armando Ciampolini, direttore operativo di ALTEC: «Il team al ROC, il Rover Operation Centre di Torino, programmerà ogni passo del veicolo e lo guiderà nel percorso alla ricerca di acqua e tracce di vita. La telecamera stereoscopica trasmetterà le immagini a Terra, al ROC, e qui i tecnici, a 100 milioni di chilometri di distanza, vedranno gli stessi paesaggi di ExoMars, mentre i sensori forniranno i dati su morfologia e consistenza del terreno».

A complicare la guida a distanza sarà il ritardo, fino a 20 minuti, tra l’invio di un segnale e la ricezione. Il mondo scorrerà al rallentatore e solo l’ingegno degli «autisti», la pianificazione e lo studio del percorso potranno evitare errori che comprometterebbero la missione. L’atmosfera marziana, inoltre, è rarefatta - la pressione è pari allo 0.7% di quella terrestre - e a causa delle escursioni termiche si generano tempeste di sabbia che rendono il rover incontrollabile. Ostacoli improvvisi e la stessa finissima polvere marziana potrebbero bloccare le ruote e costringere il mezzo a uno stop forzato, com’è accaduto ai rover NASA. Non solo. Il terreno accidentato, i pendii scoscesi e i dirupi, associati a qualche errore di manovra, potrebbero causare la perdita del veicolo e la fine dell’avventura.

La vita del pilota di rover, quindi, sarà stressante. Non serviranno i riflessi di Michail Schumacher o il talento di Valentino Rossi, ma ci vorranno tanto addestramento e la perfetta conoscenza dei limiti del veicolo e delle insidie del terreno. La responsabilità sarà enorme: non sarà permessa neanche una mossa sbagliata.

«Le strategie e i percorsi più adatti a superare gli ostacoli - spiega Ciampolini - saranno provati da un gemello terrestre, collocato in un ambiente che riprodurrà le condizioni di Marte, dalla consistenza della sabbia alle dune e alle alture rocciose. Tutto dovrà essere simulato prima che un solo comando giunga a ExoMars».

Il rover - progettato per un «tempo di vita» di 180 giornate marziane, (ciascuna è di 24 ore, 39 minuti e 35 secondi), poco più di sei mesi - utilizzerà due metri quadrati di celle fotovoltaiche per produrre l’energia necessaria a muoversi e attivare la strumentazione.

Ciampolini sottolinea che la missione non sarà una ripetizione di quella dei rover NASA: «Si è scelta come area una latitudine diversa (15°S-45°N) e per la prima volta un veicolo cercherà segni di vita passata o presente nel sottosuolo». ExoMars scaverà e analizzerà campioni prelevati a due metri di profondità, dove la protezione dalle radiazioni ultraviolette potrebbe aver preservato fossili o forme elementari di vita.

Saremo noi italiani a fare luce sugli interrogativi che circondano il Pianeta Rosso? Di certo, il futuro dell’esplorazione interplanetaria vuole sfruttare le competenze italiane concentrate nel «distretto aerospaziale del Piemonte», con Alcatel Alenia Space capoprogetto di ExoMars.

da la stampa.it