Impatto del COVID-19 sulle attività spaziali

Ovviamente dipende dalle situazioni e da quello che la tecnologia e i piani di emergenza prevedono.
Nel nostro settore non c’e’ davvero spazio per soluzioni improvvisate, salvo poi subirne un effetto boomerang dalle conseguenze difficili da valutare.

Un aspetto positivo e’ che proprio i piani di emergenza potrebbero vedere un sostanziale aggiornamento perche’ con un disastro di scala europea non ci sono centri di backup che tengano. Serve probabilmente, se posso azzardare una previsione, riuscire a velocizzare le risorse telematiche e prevedere una gestione decentralizzata multipoint, piuttosto che da un solo luogo fisico di emergenza…

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Un effetto del COVID-19?

Sicuramente. La direttiva interna di ESA e’ stata la cancellazione di tutte le trasferte, direttore compreso.

In questa discussione cerchiamo di concentrarci sull’impatto sulle attività spaziali, non sulle altre attività produttive o altri ambiti di lavoro. Grazie.

Dipende dal tipo di attività.
Io sono sempre stato un grande sostenitore del face-to-face, perché oltre all’udito abbiamo altri 4 sensi. Essere sul posto ed essere tutti insieme IMHO è più efficiente che lavorare tutti separatamente.

Detto questo, minore efficienza non vuol dire che sia impossibile…

Io lavoro da casa dal 2011, tranne che per due anni dove sono stato in un’azienda non predisposta. Se l’azienda è ben attrezzata la situazione si rovescia, lavorare da casa è di gran lunga più efficiente. Dopo un po’ di anni ho preso un bel ritmo, quando ero davvero carico di lavoro, evitavo di andare fisicamente sul posto di lavoro per riuscire a smaltire meglio. Ho fatto sia un lavoro tecnico che manageriale, quindi non è solo in IT che il lavoro da casa funziona.

Tra l’altro, ho fatto delle presentazioni nel 2015, quindi ancora in tempi non sospetti, dove illustravo vantaggi e svantaggi del lavoro da casa, per il dipendente, per il datore, per la comunità e per lo stato. Tra i vantaggi del datore citavo proprio l’immunità da epidemia da influenza stagionale. Se solo fossi stato più famoso… :wink:

Il lavoro da casa si può applicare in tantissimi contesti, ma non dall’oggi al domani. Servono investimenti e pianificazione. Già con meno di 10.000 dipendenti direi che il ritorno dell’investimento nel ristrutturare l’azienda potrebbe non esserci. Non conosco bene l’ambito spazialein questi dettagli, ma potrebbe essere troppo piccolo per essere un sistema efficace di gestione. Le attività spesso sono ristrette a un solo continente, non sono globali. Avere team sparsi globalmente riduce quello che si chiama TCO, total cost of ownership, di una tale trasformazione. Cioè lo si fa non solo per il lavoro da casa ma anche per integrazione di team lontani.

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Questo nuovo approccio al lavoro non rende piú vulnerabili ad attacchi DoS? É anche vero che nessuno lavora fisicamente in LAN, c’é già ora un uso massivo di VpN e utilizzo di risorse in cloud

Ribadiamo che il topic è dedicato esclusivmente all’impatto di COVID-19 sul mondo aerospaziale.
Altri interventi sono scoraggiati e saranno moderati.

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A proposito…ma equipaggio di Soyuz MS16 è già in quarantena e già in Kazakistan? Mi sembra di ricordare che normalmente sono solo 15 gg,

Se si ammalasse anche solo uno a starcity abbandoneremmo ISS…

Ma forse no, il periodo di permanenza medio sulla ISS e’ ben superiore al periodo di quarantena…

Mi riferisco a terra
Se ms16 non è già in quarantena a terra e si ammala un tecnico con cui sono a contatto …non partono

E quindi abbandoniamo

Idem per Crew Dragon che lancia molto in la e i cui astronauti rischiano di essere bloccati

Speriamo li abbiano già messi in quarantena a baikonur

L’equipaggio principale e di riserva si trovano ancora a Star City in Russia, dove si stanno preparando agli esami finali di certificazione. Guardando il palinsesto di NASA TV non sembrerebbe esserci nessun cambio di durata della quarantena vera e propria (più o meno 14 giorni a Bajkonur preceduti da altri 5 a Star City), infatti il trasferimento degli equipaggi dalla Russia al Kazakhstan è previsto il 24 marzo.

Grazie

Quindi c’è da incrociare le dita per una settimana (che di questi tempi è un periodo molto lungo)

L’impatto delle misure restrittive sugli equipaggi della ISS si vedrà probabilmente più avanti, quando le limitazioni sugli spostamenti e i contatti interferiranno con l’addestramento degli astronauti.

Le quarantene in effetti si sono sempre fatte, quelle al ritorno sulla Terra sono storiche… non ci avevo pensato

Saltato ExoMars.

In the frame of a dedicated meeting, ESA and Roscosmos heads Jan Wörner and Dmitry Rogozin agreed that further tests to the spacecraft with the final hardware and software are needed. In addition, the parties had to recognise that the final phase of ExoMars activities are compromised by the general aggravation of the epidemiological situation in European countries.

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Ne parliamo qui:


Non è un impatto del corona virus

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Scusa ma la parte del comunicato ESA che ho citato lo dichiara esplicitamente: “the parties had to recognise that the final phase of ExoMars activities are compromised by the general aggravation of the epidemiological situation in European countries.”

Il comunicato ESA dice:

[…] the final phase of ExoMars activities are compromised by the general aggravation of the epidemiological situation in European countries

Quindi il rinvio è in parte una conseguenza della pandemia.

Chiedo scusa, ho scritto di fretta, sono anche un po’ confuso, sto sentendo la conferenza stampa e i problemi sembrano puramente tecnici.

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