Impatto del COVID-19 sulle attività spaziali

E’ di oggi la notizia che in seguito a diversi casi di Covid-19 nelle comunità vicine la quasi totalità del personale di ArianeSpace ha lasciato il sito di lancio a Kourou. Rimangono 300 specialisti russi che disassembleranno il vettore di Falcon Eye 2. Il team russo rientrerà in Russia lunedi.

L’epidemia di Covid-19 ha già colpito duramente diversi paesi tra cui Cina, Sud Corea, Giappone e ovviamente la nostra Italia. Il contagio sta iniziando ad aumentare anche in altri paesi importanti per il settore spaziale come Germania, Francia e anche Stati Uniti. 2 giorni fa Los Angeles ha dichiarato lo stato di emergenza.
Goddard e il KSC si preparano per il telelavoro. Ovviamente i razzi non si assemblano e lanciano da dietro il computer. Le misure di quarantena sempre più stringenti nel globo avranno (e stanno già avendo) anche importanti conseguenze a livello delle linee di rifornimento materiali, senza le quali inevitabilmente le fabbriche si fermano. Il tutto escludendo anche l’impatto economico serio che potrebbe causare problemi importanti a ogni agenzia spaziale globale.

Con la situazione in costante cambiamento e in peggioramento, il Covid-19 potrebbe seriamente causare danni e rinvii all’industria spaziale. Cosa ne pensate?
Credo sia arrivato il momento di discuterne anche qui.

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Beh… Il virus sta facendo un bel casino, avevo intuito che Falcon Eye 2 è stato rinviato per quello, e secondo me, anche il GSLV per lo stesso motivo. Noi astrofili polesani abbiamo dovuto chiudere baracca e burattini :confused:.
Grazie per questo post @SaturnPower!

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ESOC si sta preparando al telelavoro di massa, per quanto, ad oggi, non vi siano casi nel Kreis Darmstadt.

I vari Flight Control Team stanno lavorando a piani di contingenza per garantire le operazioni anche a team ridotti all’osso.in tutte le sale riunione e in tutti gli edifici ci sono ora bottigliette di disinfettante e siamo incoraggiati a tenere le mani sempre pulite.

Il cibo in mensa è ora, provvisoriamente, tutto impacchettato e bottiglie e dispenser vari sono stati rimossi.

Visite guidate e accesso ai non staff/contractor sono proibite fino a nuovo ordine.

Insomma, si lavora con misure preventive.

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Se arriva finalmente il telelavoro in ESA, è ora che ci faccio un pensierino pure io ;). Dì ai tuoi colleghi di lavorare di più da casa che in ufficio, così lo lasciano anche dopo la crisi :slight_smile:

Da questo punto di vista è un test generale molto interessante.

Aggiungo: questa settimana avevamo il meeting del DPAC di Gaia (il consorzio di 400 e passa persone che si occupa della riduzione dati di Gaia) a Heidelberg. Tutto annullato, o meglio trasformato in una serie di videoconferenze.
Anche se un meeting dal vivo sarebbe stato piu’ produttivo, e avrebbe permesso di scambiare informazioni piu’ facilmente, bisogna ammettere che e’ stato comunque sufficiente.
Almeno abbiamo risparmiato molta CO2…

Non c’entra la sostituzione dello stadio superiore?

In Baviera, che è uno degli stati più colpiti della Germania, il DLR ha chiesto ai dipendenti di fare home office se tornano da zone a rischio (inclusa l’Italia). Airbus ha fatto qualcosa di simile.

Che e io sappia non ci sono ancora casi direttamente in azienda, ma è solo questione di tempo (il famoso primo caso di Webasto di Gennaio è a meno di 20 km dal DLR; e Giovedì notte c’è stato un caso a 5 km dal nostro centro di controllo in Airbus).

Il problema nasce appunto per i centri di controllo missione 24/7, perché per ragioni di sicurezza il satellite si può comandare solo essendo fisicamente in sala di controllo.

Nel nostro caso, abbiamo un centro di controllo di backup a 50 km da Monaco che copre in caso di catastrofi naturali, ma non aiuta in caso di epidemie. Nel caso in cui uno degli operatori 24/7 dovesse risultare infetto e si dovesse chiedere a tutti i colleghi di stare in isolamento, questo sicuramente creerebbe dei problemi quantomeno al servizio.

Per COL-CC, ai tempi di H1N1, si mise su un accordo con NASA secondo il quale Houston avrebbe preso il controllo di Columbus nel caso in cui si fosse dovuto lasciare COL-CC vuoto. Non so però se abbiano fatto qualcosa di simile anche quest’anno, ma credo che quell’accordo sia ancora valido.

Per MCC-H, il backup è dato dal POIC di Huntsville (cosa che hanno già usato qualche volta in caso di uragano in Texas). Però questo non copre nel caso in cui l’epidemia dovesse richiedere home office sia al JSC in Texas che al Redstone in Alabama.

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E come funziona per controllare i satelliti? Si possono leggere le telemetrIe e comandare via VPN?

Per le operations vere e proprie le strategie sono in via definizione. Ovviamente OPSLAN e’ dietro firewall e altre misure di sicurezza per cui le cose non sono cosi’ immediate.
Per i ruoli amministrativi e gli uffici dove si fa software si’, l’accesso sara’ via VPN.

Era proprio quello a cui mi riferivo. In teoria ci sono soluzioni sicure per comandare da remoto, ma non sono sistemi che metti su in due settimane…

Non è che ci voglia molto di più, eh, ormai sono cose all’ordine del giorno in molte realtà. La cosa difficile è convincere il management vecchio stile che è una cosa fattibile.
Io stesso ho accesso a dispositivi in luoghi strategici per la sicurezza nazionale in alcuni stati (es. Firewall in centrali nucleari, non dispositivi militari), e se sono in ufficio o a casa posso fare gli stessi danni.
Lo faccio dal 2011 più o meno, con qualche anno di pausa in mezzo, e mi rendo conto di come la sicurezza di rete sia aumentata enormemente in 10 anni.

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La situazione non sembra essere così grave. Certo non è rilassata

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Corretto. Ci sono poi dettagli non discutibili in questa sede :slight_smile:

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È sempre un discorso di rischi/costi/benefici. Si progetta secondo i requisiti, non secondo la soluzione migliore possibile, perché bisogna stare nei costi.

Tutti i centri di controllo hanno un backup che per requisito deve essere ad almeno X km di distanza per garantire il controllo missione anche in caso di catastrofe naturale. Questo copre già la grande maggioranza dei casi, anche considerando che l’Europa del centro/nord non è sismica, non ha uragani annuali, etc.

Il caso di pandemia in cui entrambi i team, sia prime che backup, sono in quarantena in alcuni casi può essere troppo. Piuttosto si progetta il satellite per essere safe by design e in caso estremo si interrompe il servizio mettendo tutto in safe mode finché non è passata l’emergenza…

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Nel mio piccolo vi riporto che le persone che in azienda da me si occupano dei progetti riguardanti la realizzazione dell’ottica adattiva di alcuni importanti osservatori (ELT, GMT, etc) mi risulta che stiano limitando molto gli spostamenti privilegiando la teleconferenza.
Però non so se per questo motivo sono previsti dei ritardi.

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Non ho capito se sia stata una “scusa” per non lanciare (vera causa: covid-19) o se abbiano il problema del secondo stadio insieme al problema del coronavirus.

Un contagiato presso il centro spaziale Ames della NASA. Tutti, o quasi, effettueranno il telelavoro.

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Telespazio, d’accordo con la capogruppo Leonardo, ha consentito lo smart working da casa a tutti coloro che possono remotizzare le proprie attività, allo scopo di ridurre al minimo possibile il rischio legato alla diffusione del COVID-19.

E’ prematuro ragionare su questo, ma continuo a pensare, e oso scrivere, che il principale fall out positivo di questa situazione e’ che la gente si abitua di piu’ a lavorare e operare a distanza. Si svilupperanno delle masse critiche e probabilmente anche delle tecnologie,.

E’ un cambiamento culturale strutturale, che potra’ influenzare indirettamente anche la percezione delle attivita’ spaziali, che piu’ di molti altri settori potrebbero beneficiarne.

E’ cosi’ essenziale essere fisicamente in un posto o conta soprattutto poterci operare?