James Webb Space Telescope (JWST) - Mission Log

Qualcuno sa quali strumenti diagnostici esistono, a bordo e a terra, per comprendere l’entità, posizione, effetti, cause del fenomeno? Grazie.

Aggiungo: esiste una procedura per venire a conoscenza, per esempio, di danni analoghi in altre parti del telescopio come il sunshield, oppure in quel caso ci si affida esclusivamente ad un’analisi delle prestazioni termiche?

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Consiglio di tenere sott’occhio il blog di NASA relativo a Webb, dove vengono pubblicati aggiornamenti sulle varie operazioni in corso.

NASA comunica che questa settimana sono state testate sette modalità di utilizzo degli strumenti, tra le 17 disponibili a bordo.

Vengono anche pubblicati i primi dati di MIRI e l’elevata qualit che esto spettrografo può raggiungere. A supporto di questa tesi vengono forniti due spettri, uno di Spitzer e uno di MIRI: si può notare la differenza tra i due strumenti.


:camera_flash:: NASA, ESA, and the MIRI Consortium.

Altre informazioni succose al link sotto.

Fonte: NASA - Webb mission log

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Pare che sia il caso di prepararsi ad emozionarsi per le foto che verranno rilasciate il 12 di questo mese.

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In questi casi mi chiedo sempre con che criterio viene data la precedenza nelle osservazioni e, di conseguenza, nell’intestarsi le scoperte.

C’é un’organizzazione complessa, rodata da decenni di gestione di HST e altri telescopi. I ricercatori sottomettono proposte osservative motivate da ragioni di ricerca, che contengono il tipo di strumento, il numero e durata delle pose, il tipo di filtri, e ovviamente gli oggetti da puntare. Un comitato scientifico le valuta, e si assegna il tempo osservativo in funzione di una miriade di parametri: compatibilità di puntamento, orbita, risparmio di propellente, coincidenza di altre osservazioni, costo in termini di tempo osservativo, ecc.
Le richieste superano sempre di un ordine di grandezza il tempo osservativo disponibile; poi il team dello STScI si riserva del tempo osservativo per eventi urgenti (fenomeni transienti, supernove, ecc ecc) e per scelte del direttore (esempio, il famoso Hubble Deep Field è nato così).
Fatto tutto questo i dati sono disponibili per il proponente dell’osservazione per un periodo (mi sembra un anno), dopo di che vengono resi pubblici. In questo modo il proponente ha il diritto esclusivo di utilizzare i propri dati per pubblicare e quindi reclamare eventuali scoperte.
Mi scuso per la semplificazione, so che nel gruppo c’é gente che ci lavora, ma grosso modo la procedura dovrebbe essere questa.

Edit: typos e aggiunto qualche dettaglio

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Tutto giusto, @IK1ODO . Giusto una correzione/aggiunta: il comitato scientifico (che di solito e’ composto da ricercatori scelti nella comunita’ internazionale) valuta le proposte fondamentalmente dal lato scientifico, ovvero sul se le osservazioni proposte porteranno a risultati scientifici concreti e importanti.
Per quanto riguarda la fattibilita’ tecnica delle osservazioni, questa viene di solito, in gran parte valutata prima, direttamente da chi propone. Mi spiego meglio. Chi costruisce un osservatorio come il JWST, definisce anche dei modi di osservazione, e viene solitamente fatto un simulatore che permette a chi fa le proposte di osservazione di costruire le sequenze di osservazioni secondo i modi predefiniti, e soprattutto per calcolare quanto tempo serve per farle e a quale sensibilita’ si arriva dato un certo tempo di osservazione.
Per il JWST c’e’ il “JWST Astronomers Proposal Tool”, disponibile qui, per chi fosse curioso:
https://jwst-docs.stsci.edu/jwst-astronomers-proposal-tool-overview
Per programmi che osservano fenomeni transienti (tipo osservare un esopianeta mentre transita davanti alla propria stella), e’ possibile definire dei constraint temporali.
Una volta che le proposte di osservazioni sono state approvate, la schedula viene fatta dal team che opera l’osservatorio, tenendo conto della visibilita’ degli oggetti da osservare, e dell’ordine di priorita’ delle proposte accettate.

Riguardo la domanda di @indaco , di solito le prime osservazioni sono scelte dal team che gestisce l’osservatorio per dimostrarne le capacita’, e di solito non si fanno osservazioni che portano a “scoperte”, per non rovinare i progetti di nessuno. Pero’ sono decisioni molto “politiche”, che vengono discusse ad alto livello nella agenzia.

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Ottima domanda, indaco… ed ottime risposte! :+1:

Ritengo sia di fondamentale importanza spiegare al grande pubblico come funzionano queste cose nei grandi osservatori astronomici, sia a terra che nello spazio. La percezione comune è per lo più quella veicolata dall’industria cinematografica: un manipolo di nerd coordinati da qualche vecchio professore mezzo matto e dedicati a gestire studi tra il bizzarro e l’inutile, magari con l’intervento di qualche “militare” che ad un certo punto si mette a dettare ordini. :laughing:

Nulla di tutto questo, naturalmente.

La gestione del tempo di osservazione e dei dati, come spiegato molto bene qui sopra, è molto complessa e frutto di interminabili negoziazioni tra istituzioni e paesi fondanti. Oltre a quanto già spiegato ci sono percentuali riservate per coloro che hanno messo a disposizione i fondi (o il territorio, nel caso di osservatori a terra) e spesso una percentuale a discrezione del Direttore dell’Osservatorio, che può decidere di destinare del tempo a un progetto che ritiene particolarmente interessante anche se ha magari scarsa probabilità di successo. Oltre ai vari tempi riservati alla manutenzione ordinaria, straordinaria, preventiva e predittiva, se possibile.

Le decisioni prese dai TAC (Time Allocation Committee, o Comitati di Assegnazione del Tempo di osservazione) non sempre sono perfette, trasparenti e… condivisibili, per carità, ma secondo me la loro esistenza e il fatto che siano composti di personalità di grande rilievo che a volte poco hanno a che fare con i Paesi promotori del progetto è un aspetto della Scienza moderna spesso sottovalutato ma che la rende assolutamente diversa da tutto quello che si faceva una volta. Anche uno studente di un paese del terzo mondo oggi può vedersi assegnare tempo di osservazione.

E ricordiamoci che la “scoperta” (punto il telescopio a casaccio e scopro un fenomeno completamente nuovo) raramente è l’obiettivo reale. Quella segue, a volte inaspettatamente, una “osservazione” fatta per studiare un certo fenomeno o per validare un modello. Ma spesso, soprattutto con telescopi che superano di gran lunga le prestazioni di quelli esistenti, sia come sensibilità che come lunghezze d’onda che altre caratteristiche, il risultato è quello di scoprire qualcosa di assolutamente imprevisto ed inatteso che genera a sua volta nuove ondate di idee e quindi di proposte di osservazione.

Se vogliamo andare nei dettagli poi ci sono strumenti (o tempi) dedicati espressamente alle “survey”, ovvero all’osservazione sistematica di vaste zone di (o di tutto il) cielo, e altri rivolti a progetti precisi. Il tutto ovviamente dipende dalla natura e dalle caratteristiche dell’osservatorio.

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Proprio ieri xkcd ha pubblicato una bella vignetta a favore dell’astrronomia, ovvero della scienza che si occupa del 99,9999999999999…9999999999997% dell’Universo :grinning_face_with_smiling_eyes:

Mi ha fatto sorridere :wink:

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Dato che non ci sono prove che l’universo esiste (o meglio, affermare che esiste non e’ falsificabile), direi che e’ la teoria dell’informazione la materia che si occupa del 100% di tutto. Quella c’e’ di sicuro. Cogito ergo sum.

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una settimana!!

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Se qualcuno fosse interessato qui il countdown ufficiale

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certo che l’outreach della NASA è bravo nel creare eventi, suspence, ecc ecc… :wink:

ieri hanno rilasciato un’immagine di preview su un test effettuato a fine maggio.

https://blogs.nasa.gov/webb/2022/07/06/webbs-fine-guidance-sensor-provides-a-preview/

Impressione mia, o nella foto sembrano distinguersi i contorni esagonali di uno specchio?

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Non vedo nessun contorno esagonale, si tratta di un mosaico, il che spiega i lati “strani”
Piuttosto richiamerei l’attenzione su un dettaglio: gli oggetti che creano spikes sono stelle, praticamente puntiformi a qualunque lunghezza focale. Le stelle hanno anche il centro “bruciato” a causa di un atefatto del sensore (saturazione). Tutti gli altri oggetti, probabilmente migliaia, sono galassie.

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Ti allego la foto pasticciata per far capire cosa intendo

tanto per far vedere cosa c’é in fondo all’immagine, questo è un ritaglio di quella pubblicata (a bassa risoluzione) ingrandito di 5 volte e invertito. Non fate caso agli artefatti del JPG attorno agli oggetti: ogni puntino scuro è una galassia dell’Universo remoto.

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in più questa immagine è del sensore della camera guida del telescopio non è un’immagine della Nircam!

sì, ma comunque di 32 ore di integrazione! Probabilmente era un test del sistema di guida

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Nel mese di aprile, qui sul Forum, è partito il toto-soggetto della fotografia del telescopio James Webb. Poi NASA ha annunciato la data per la divulgazione della prima foto, il 12 luglio. Ecco, leggendo attentamente oggi quel comunicato si parlava di images, al plurale. Non è casuale, perché saranno ben cinque le immagini ad essere rese pubbliche e sappiamo pure i soggetti:

  • La Nebulosa della Carena (Carina Nebula)
  • Lo spettro del pianeta gigante WASP-96b
  • La Nebulosa planetaria Anello del sud (NGC 3132)
  • Il Quintetto di Stephan, un gruppo di cinque galassie nella Costellazione del Pegaso
  • L’ammasso di galassie SMACS 0723

I protagonisti degli scatti ci sono, resta da scoprire a quale dei cinque verrà tolto per primo i veli… Chi ci avrà visto giusto?

https://www.nasa.gov/feature/goddard/2022/nasa-shares-list-of-cosmic-targets-for-webb-telescope-s-first-images

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Era giusta prima da quanto ho capito…
https://www.oas.inaf.it/it/carina-nebula/

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