Le "astronavi" che avremmo dovuto vedere e non vedremo mai...

http://www.fantastic-plastic.com/concept_spacecraft.htm

Sono solo modellini, ma sono anche un pezzo di storia di “whatiffing”… :wink:

Lo avevate mai visto un Gemini coi piedi?

Certo :wink:
http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=909.0

Se vuoi parlare dei modellini continuiamo nell’altro topic (http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=11424.0) che hai aperto; se le discussioni sono sui programmi, di qui :wink:

a quanto pare quei modellini… non esistono, la maggior parte di loro non è (più) in vendita, quindi quel sito puo’ al massimo essere utile per sapere quali sono le missioni “abortite” della storia. E quella discussione servità a ben poco… :-/

Si che l’avevamo visto,e ne abbiamo anche diffusamente parlato negli anni scorsi (negli archivi del forum dovresti trovare in proposito parecchio materiale.
Si tratta del “Gemini Paraglider”,un idea per far rientrare la Gemini sulle piste della base di Edwards veleggiando attaccata ad un paraglider anzichè in mare attaccata ad un paracadute.
Vennero fatti molti esperimenti in proposito.
Inizialmente tutte le missioni Gemini sarebbero dovute rientrare così,
poi si incontrarono molte difficoltà nel ripiegamento e dispiegamento dell’ala,così il primo atterraggio su pista slittò alle ultime missioni.
Infine per mancanza di tempo (Apollo incalzava)si cancellò questo tipo di rientro.
L’idea tuttavia non venne abbandonata,e se negli anni 70 si fosse realizzata la “Big Gemini” (anche questo progetto lo trovi nel forum),sarebbe rientrata su una pista di atterraggio con il paraglider.

meno male, era orrendo. :slight_smile: :wink:

Beh,non la metterei in termini estetici.
Se la cosa fosse andata in porto (e con un pò di tempo in più a disposizione ci sarebbero arrivati),il risparmio economico sarebbe stato notevole.
l’ammaraggio di una capsula,con la conseguente mobilitazione di una squadra navale per il recupero,costa molto,ma molto di più che l’atterraggio su pista.
Inoltre una capsula che rientri atterrando su terra può più facilmente essere riutilizzabile per successive missioni.
Questo aspetto sarebbe stato molto interessante,sopratutto per eventuali futuri sviluppi della Gemini (ad esempio nel caso della “Big Gemini”).
Insomma sarebbe stato forse bruttarello (dipende dai gusti) ,ma in compenso un veicolo estremamente versatile.

Su questo non concordo, non è il thread e nemmeno la prima volta che se ne discute, ma a “me cittadino contribuente” che una capsula venga fatta ammarare e recuperata oppure fatta atterrare a EDW poco cambia, la NAVY continuo a pagarla personalmente, che poi ad essa venga delegato il compito di recuperare una capsula piuttosto che continuare a svolgere i propri compiti “tradizionali” tirando le somme probabilmente è la stessa cosa, sono sempre enti governativi che vengono pagati dal contribuente in ogni caso, se alla marina non fosse richiesto tale compito i finanziamenti ad essa non cambierebbero e ugualmente non starebbero in porto con le navi ormeggiate perchè non avrebbero nulla da fare…

Inoltre una capsula che rientri atterrando su terra può più facilmente essere riutilizzabile per successive missioni.

Questo è un motivo molto più valido.

giusta osservazione albiz, ma anche vero che una nave in porto costa meno di una in missione attiva con elicotteri in volo ecc…

piuttosto credo che un minimo di naviglio doveva esser comunque impiegato perche in casi come la gemini 11, altrimenti chi ci mandavano?

Forse non mi sono spiegato, la flotta della NAVY se non avesse l’incarico di seguire una missione spaziale non starebbe sicuramente in porto, sarebbe dispiegata in altri mari per fare altro… per cui i costi al contribuente alla fine potrebbero essere i medesimi…

Tuttavia quella dei costi è una delle obiezioni principali che più frequentemente viene mossa al rientro con splahdown.
L’ho sentita e letta talmente tante di quelle volte che non posso che prenderne atto.
Se invece si trattasse solamente di un mito,ed i costi di questo genere di rientro fossero in realtà sovrapponibili all’atterraggio su pista,da estimatore dei veicoli balistici non potrei che esserne contento.
Rimarrebbe comunque il problema del bagno in acqua di mare a complicare una possibile (ed eventuale) riusabilità manned.
Per esempio,propio oggi in un thread di “collectspace” ho trovato questo,scritto da un utente:

I had the unique opportunity of looking close up at Ham's MR-2 craft when it was delivered to the L.A. Science Center, when I worked there and as we have seen with Gus's "Liberty Bell-7". Salt water had little effect on the berillium(?) shingles and exterior panels, but is quite corrosive to other metals. There is talk about landing Orion in the Salton Sea of California - bad idea there, if we are reusing them.

Nel caso della Gemini,oltre ad un (eventuale,ma da molti auspicato) risparmio nelle operazioni di recupero c’era anche questo aspetto,visto che volevano indagare l’ipotesi di riutilizzo per voli con equipaggio.

Tutto vero… ma in ogni caso sono anche passati 50 anni e qualche passo avanti nei trattamenti anticorrosione posso garantire che lo si sia fatto. Certo è sempre un problema in più, ma se lo si affronta non è detto che possa essere gestito adeguatamente, è il solito discorso bilancia pro/contro.

Assolutamente.
Parlavamo infatti della Gemini e di quarantacinque anni fa.

Scusate ma la storia dei costi non è una faccenda squisitamente “filosofica”.

Mi chiedo, non è che l’US NAVY “fattura” i costi di recupero alla NASA??
In tal caso i soldi spesi dal contribuente sarebbero si sempre gli stessi, ma i costi del programma spaziale salirebbero - e non di poco - causando le proteste dei “contribuenti” o di chi per loro.

Faccio un esempio, quando l’ASI - lo scorso anno - ha organizzato la mostra sullo Spazio in Italia con la capsula Soyuz, che è stata presentata a Genova, Milano e Napoli, ha richiesto il servizio di trasporto della capsula da e per la Russia all’Aeronautica Militare Italiana (AMI). Ebbene nonostante si trattasse di enti di stato, l’AMI ha fatturato il costo del trasporto all’ASI.

Dubbio lecito, ma a quel punto ci sarebbe anche da chiedersi quanto spenderebbe la NASA per l’ “affitto” e la “chiusura forzata”, che sia per STS o per Orion, per diversi giorni ad esempio di EDW, o di tutti i TAL e di tutta la flotta USAF che segue oggi una missione shuttle (sono comunque decine di aerei e centinaia di persone in giro per il mondo)… sinceramente non sono calcoli “semplici” e nemmeno stimabili IMHO…

Questa sinceramente non l’ho mai sentita.
E’ una buona domanda,che varrebbe la pena girare ai nostri amici dei forum Americani;
loro dovrebbero saperlo.