Missione Dragonfly

Giove… Pure 2 volte scritto😅

Nuovo articolo di Luca Frigerio pubblicato su AstronautiNEWS.it

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un appunto: per due volte ci si riferisce a Titano come pianeta!

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Il comunicato di NASA parla di Titano definendolo fra gli altri termini usati, come “mondo”, quindi, viste le sue dimensioni, ho pensato che non sarebbe stata una forzatura definirlo anche “pianeta”, anche per variare un po’ la terminologia e non essere troppo ripetitivo.

Ad ogni modo ho corretto.
Grazie.

sisi avevo capito, usavi la parola pianeta come faceva Dante riferendosi al Sole.

vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogni calle

ma su un articolo scientifico del XXI secolo non si può fare! “Mondo” va bene, perché è generico. “Pianeta” no perché è una cosa ben precisa (oggi) e Titano non è un pianeta! :wink:

Non vi arrabbiate se faccio una “critica”? :wink:

Giusto ieri sera ho parlato con un amico che era PI di uno degli strumenti della Huygens. Gli ho chiesto se era contento del fatto che saremmo tornati su Titano, e lui mi ha risposto… di no!
A suo avviso, oltre al fatto di essere una missione molto rischiosa (un drone a 1 ora luce dalla Terra su un corpo di cui la topografia non e’ ben conosciuta…), l’atmosfera di Titano e’ gia’ ben conosciuta, quindi il ritorno scientifico non sara’ poi cosi’ importante.
Al contrario, la Caesar avrebbe portato indietro dei campioni della 67P, che avrebbero dato risposte fondamentali sulla nascita del sistema solare e della vita su Terra, oltre a permettere di studiare il come evolve una cometa. Insomma, il ritorno scientifico, a suo avviso, sarebbe stato molto maggiore.

Si. Ma nel loro piccolo, i sistemi di Saturno e Giove si possono paragonare a dei piccoli sistemi solari, quindi isolandosi da tutto “pianeta” possiamo passarlo.:grin:

Perfettamente normale che ci sia stato qualcuno che tifava per l’altra missione. Ovviamente aveva il suo perché anche lei, e per gli studiosi delle comete sarebbe stata prioritaria. Viceversa se lo chiediamo ad uno studioso di esopianeti ci potrebbe dire che abbiamo già abbastanza missioni dedicate alle comete e che, soprattutto dopo il successo di Huygens, la priorità assoluta è Titano.

Comunque anche se Dragonfly è dedicata all’atmorfera, fornirà una valanga di dati sulla geologia. Avere misurazioni fatte con uno stesso set di strumenti e fotografie scattate in differenti punti scelti a centinaia di metri di distanza sulla superficie e nella bassa atmosfera di un corpo celeste che non sia la Terra, permetterà molto probabilmente inattese scoperte. I quali avrebbero valore anche per interpretare i dati che si stanno raccogliendo sugli esopianeti e le esolune.

Inoltre aprirebbe la strada ad un nuovo tipo di sonde che (che a parte l’elicotterino di Mars 2020) ancora non esistono.

ma assolutamente no!! : )

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Un aspetto interessante di entrambe le proposte della NASA, Caesar e Dragonfly, è che proseguono il lavoro pionieristico iniziato dall’ESA. Vale la pensa di ricordarlo quando ci si interroga sul valore della ricerca spaziale europea.

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Io pero’ non riesco a non pensare che se l’ESA avesse avuto accesso a un RTG, Huygens sarebbe durato un pochino di piu’ della carica delle batterie. Grandissima missione ma e’ uno spreco, soprattutto perche’ se ne puo’ fare una ogni 20 anni e i tempi di transito sono lunghissimi. Pensate che differenza se avesse raccolto dati meteo e fatto foto per tutta la durata della missione Cassini. Ovviamente sottovaluto le difficolta’ e l’aumento di costi e massa per farlo gia’ all’epoca.

Scusate la mia ignoranza, ma perché ESA non può dotare di RTG le sonde?
Problema Europeo o altri tipi di accordi?
Forse, molto probabilmente, se ne discusso in altri 3D ma non ricordo. :blush:

A parte le considerazioni tecniche (Huygens era un piggyback di Cassini) in termini di massa, budget disponibile e così via, che condizionano ogni missione, ESA per scelta “politica” non usa tecnologie nucleari per la generazione di potenza.
Per questo, ad esempio, Rosetta si portava appresso due “ali” di pannelli solari da 17 metri di lunghezza per parte, per operare nello spazio profondo senza un RTG.

Ho trovato qrualcosa qui: ESA verso le lune gioviane con la missione JUICE

Grazie Marco

Il che è una zappa sui piedi per quanto riguarda i margini di massa…
Ahh questi tabu inutili sul nucleare.

Per quanto riguarda le produzioni di Pu- 238 (usato negli RTG) é derivato dal bombardamento e dal conseguente decadimento dell’ U-235, é abbastanza comune trovarlo negli impianti di produzione nucleare, e visto il numero di impianti presenti fra Francia, Inghilterra ecc… La materia prima non credo sia il problema.

Evitare il nucleare nello spazio e’ come fare pesca subacquea con l’ombrello per non bagnarsi. E’ pieno di radiazioni naturali molto piu’ pericolose e difficili da schermare la fuori.

Ovviamente fino a poche AU e soprattutto su questo prezioso e schermato pianeta il fotovoltaico e’ meglio. Ma oltre all’orbita di Giove non si combinera’ nulla di serio ne’ nel breve ne’ nel lungo termine senza il nucleare.

Poi nel caso specifico gia’ Cassini aveva il suo RTG quindi non si puo’ neanche dire che la fase pericolosa del lancio sarebbe stata diversa comprando un piccolo RTG dagli americani per Huygens. Evitarlo, se dovuto solo ad avversione per i nucleare sarebbe stata pura ipocrisia, tanto non poteva arrivare fino a li senza l’RTG di Cassini. Ma non penso sia stato solo per questo, forse piu’ che altro per risparmiare complessita’ su una missione gia’ difficile… mi dispiace ma ammetto di non avere lontanamente gli elementi di valutazione e che del senno del poi sono piene le fosse, come diceva il Manzoni.

Comunque le misure di sicurezza durante il lancio sono molteplici e piuttosto robuste, anche in caso di fallimento catastrofico:

Cosa sapremmo del sistema solare esterno se per un tabu’ irrazionale avessimo reso impossibili le missioni Voyager, Cassini e New Horizon?

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Non è un tabù e non è una questione di schermature. Fu una scelta politica tanto quanto quella di non collaborare mai a progetti militari.

Fino ad ora sono stati trovati stratagemmi funzionanti anche per le missioni più difficoltose dal punto di vista energetico.

Come tutte le scelte politiche è una decisione che gli stati membri di ESA potranno rivedere in qualsiasi momento in futuro.

Credo che nella scelta della missione vadano considerate anche le possibili ricadute legate alle tecnologie necessarie allo suo svolgimento.

Così, su due piedi, mi viene in mente il sistema di guida autonoma del drone.
Questo dovrà essere in grado di decidere autonomamente in quale punto atterrare. Ricordiamoci però che:

  • non tutta la superficie è solida e mappata con una precisione utile,
  • l’atmosfera densa implica anche spinte elevate in presenza di venti
  • l’enorme distanza luce non consente comandi diretti e mantenerlo in volo tra un comando e l’altro mi sembra energeticamente insensato.

Una bella sfida insomma e con le sviluppo della guida autonoma per le auto anche molto ‘sul pezzo’ .

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Non credo che usare un RTG aggiunga complessità, piuttosto credo il contrario. Rispetto ad un sistema FV è più compatto, non deve essere dispiegato in volo ed è sostanzialmente un tubo allettato e cablato alla partenza, testato da prima di partire che salvo rotture catastrofiche assicura una potenza precisa e prevedibile con margine di W.

Spero che in ESA assumano qualcuno di DJI prima di partire ad inventare da zero tutto quanto. Ho visto anche su TED un breve video dimostrativo di soluzioni sperimentali per la guida autonoma con elevate capacità di recupero in caso di guasto parziale, insomma spero non partano da un foglio bianco…

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