Missioni umane su Marte e la sfida di propulsione e radiazioni

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#1

Propio oggi “Leonardo”,il meritorio TG della scienza ha fatto un servizio non propio incoraggiante sui gemelli Kelly.
Scott ha subito degli effetti,in gran parte ancora presenti nel suo organismo, che potrebbero mettere a rischio la sua salute.
E’ evidente che per andare su Marte o ancora più lontano ci sarà bisogno o di astronavi notevolmente più veloci o di astronavi con moduli a gravità artificiale.
Rimane ancora irrisolto il problema delle schermature da radiazioni.
Insomma,lasciamo Marte alle sonde e concentriamoci sul sistema terra-luna.
Anche qui sarà bene evitare lunghissime permanenze di mesi e mesi.

Scott Kelly e i devastanti effetti di un anno nello spazio
#2

(OT)Il problema dei Motori Nucleari é il loro rapporto peso/potenza (thrust ti weight-ratio), la spinta e l’efficienza sono impressionanti, ma avrebbero bisogno di molto più tempo per il trasferimento interplanetario, in più aggiungi tutte le problematiche di aver un combustibile nucleare e tutto il peso di scudi per proteggere dalle radiazioni.

#3

Inoltre se useranno Combustibile nucleare+ LH2, nel tempo che impieghi per effettuare il cambio di orbita, il tuo idrogeno sarà già trasformato quasi tutto in forma gassosa a causa del calore prodotto dal nostro stesso sole

#4

Giusto per tornare parzialmente in tema, le radiazioni in orbita terrestre bassa e quelle nello spazio interplanetario sono di natura leggermente diversa: nell’orbita bassa c’è ancora la protezione del campo magnetico terrestre.

Non esiste nessuno studio ancora sugli effetti sull’attività biologica delle radiazioni nello spazio interplanetario.

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#5

Gli unici pochi dati diretti che abbiamo sono le relativamente brevi esposizioni degli astronauti delle missioni Apollo. Difatti il programma attuale ha già gli occhi puntati su questo problema. Vedasi la veste Astrorad e permanenza prolungata nello spazio cislunare per capire meglio gli effetti di un esposizione prolungata non solo alle radiazioni solari, ma anche a quelle cosmiche.

#6

Se vogliamo spaccare il capello allora non ci andremo mai su Marte se non costruiamo la Enterprise.

Sicuramente nessuno vuole perdere i suoi Uomini in una missione per Marte (sai che danno), e quando si deciderà realmente di organizzare una missione del genere, si metteranno in campo le migliori progettazioni e protezioni (a noi Umanamente possibili). Ergo servono i finanziamenti giusti per trovare le soluzioni più adatte, tanto il tempo ancora ci sta.

Ma non possiamo aspettare la certezza matematica, un rischio bisogna prenderselo per andare su Marte, come rischi se li prendono i minatori, i poliziotti, i pompieri, gli scalatori, persino quando ci mettiamo alla guida di un auto (o una moto) rischiamo la nostra vita, non vedo perché dobbiamo essere cosi estremamente cauti per Marte (o per lo spazio in generale), dico Marte che ha per l’umanità una valenza enorme.

Insomma bisogna mixare secondo me esigenza e prudenza, e non sbilanciarsi troppo ne da una parte ne dall’altra, infine devono essere gli astronauti (che non sono bambini) ma grandi professionisti, a decidere se il rischio per loro sia accettabile o non accettabile.

A è un grande Scott. :sunglasses:

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#7

Propio oggi leggevo su “Space News” che un indipendent report è arrivato alla conclusione che una missione su Marte nel corso degli anni 30 non è realizzabile.

Ma al di la di questo,se i parametri di sicurezza odierni rallentano di anni ed anni ed anni progetti di capsule destinate all’orbita terrestre,come possiamo ragionevolmente pensare che per andare su Marte si adotti un approccio da pilota collaudatore disposto a rischiare la propia vita?

Ci rendiamo conto del numero di anni (probabilmente decenni) che sarabbero necessari per rispettare ogni protocollo di sicurezza attualmente richiesto?

Parliamo di un veicolo che dovrebbe ospitare un equipaggio per molti mesi e di un altro che dovrebbe poter atterrare su Marte e ripartirne, e parliamo di sistemi (probabilmente gravità artificiale e schermature anti-radiazioni di un tipo oggi non esistente) che consentano all’equipaggio di restare in salute.

Peraltro mi pare che siamo solo agli inizi delle ricerche sugli effetti di una lunga permanenza nello spazio sull’ organismo umano; il cammino è ancora lungo.

Marte è per tutta una lunga serie di ragioni al di là della nostra portata,e probabilmente sarà raggiunto( se vorremo davvero farlo) non prima della seconda metà del XXI secolo, diciamo cinquant’anni circa da ora.

A meno che la fumettistica astronave di Elon non funzioni davvero; allora in questo caso nessun problema, i cadetti dello spazio si metteranno il casco a bolla ed intrepidi partiranno sgommando verso il pianeta rosso.

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#8

Sinceramente non sono molto attratto dalla date su una missione Umana come quella Marziana, perchè si ad oggi non sarebbe facile dare una “data” su una missione del genere, per me è importante invece l’impegno no la data, e oggi purtroppo è questo che realmente manca.

Non ci sta nulla di facile (o di pronto) certo, ma neanche di impossibile o di non risolvibile in una missione Marziana.

Mercury-Gemini-Apollo insegnano, finanziamenti giusti per la ricerca e lo sviluppo, mi rifiuto di arrendermi sulla questione “radiazioni”, come su qualsiasi altra problematica Marziana, ci sta sempre una soluzione tocca a noi trovarla.

Ma se non decidi manco di incominciare questo cammino sicuro si che non ci arriverai mai alla meta.

Mettiamo i primi finanziamenti sul bancone, formiamo un gruppo internazionale di “menti”, e vediamo se piano piano non ti risolvono le varie problematiche (che poche lo so non sono), anche passando dalla Luna (per rimanerci stavolta) non sarebbe mica male.

Ma alla fine è ostico per noi trovare i fondi reali per ritornare sulla Luna, e si figuriamoci per mettere in moto la macchina Marziana. :upside_down_face:

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#9

Concordo pienamente!

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#10

Non si riesce a non parlare di Marte, eh? Qui siamo off topic, ti rispondo ma se vuoi approfondire di più apriamo un topic nuovo (o spostiamo).

Un problema legale che ostacola le missioni è anche l’obbligo di garantire la salute sul posto di lavoro del datore di lavoro. In questo caso il datore è NASA e il dipendente è l’astronauta. La nasa non può sforare del 3 per cento l’aumento del rischio di salute dei suoi dipendenti, cosa che è anche difficile da calcolare, su quale base? Per Kelly, in orbita bassa, c’erano dati accumulati negli anni, ma più lontano non si può fare legalmente.

Per assurdo, se una società privata volesse portare dei clienti su Marte, gli basterebbe informarli dei rischi e fargli firmare una liberatoria, in quanto cadrebbe il vincolo di lavoro.

Come vedi non è solo c’è un problema di radiazioni, la situazione ha molte sfaccettature complesse.

Non mi ricordo dove ho letto queste informazioni,ma mi pare fossero proprio in un articolo di astronautinews. Appena ho tempo lo cerco.

Edit: eccolo


Autore stimatissimo :wink:

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#11

E tuttavia stiamo vedendo nascere il Gateway che sarà posto in un ambiente ad alto rischio radiazioni, come in un volo per Marte.
Quindi al momento qualcosa si muove.
Concordo quando si dice che bisogna iniziare, ma chi?
Qualcuno lo deve fare. Tocca a noi darci da fare e convincere un numero significativo di persone che è giusto, allora si troveranno soldi e risorse.
L’idea invece di spedire su gente a rischio, tanto sono volontari, non mi piace affatto. Domani qualcuno potrebbe volare a prezzi stracciati ma grande rischio, sbancando i migliori. Se passa questa tesi, siamo tornati ai tempi oscuri.

#12

Ves gli astronauti sono già in deroga secondo quelle direttive, nulla toglie che se ne possa fare un altra alla bisogna.

Ma per carità preferisco comunque che si studi e investi per trovare una soluzione.

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#13

La probabilita’ di morte per la scalata dell’Annapurna (fatalita’/arrivi in vetta) e’ del 32% -trentaduepercento-.

Io sono sicuro che molti di questi correrebbero volentieri rischi analoghi o anche superiori per andare un pelino piu’ in alto, su Marte.

Sono anche sicuro che si troverebbero volontari per andare su Marte e li restare, con rifornimenti e infrastrutture ma senza la possibilita’ di tornare indietro.

Non parliamo neanche della probabilita’ di morte di grandi esplorazioni del passato, come la circumnavigazione del globo di Magellano o l’esplorazione dell’Ammazzonia. Erano altri tempi, ovvio.

Ma anche se trovi gente disposta a rischiare, oggi la perdita di vite umane e’ comunque difficilissima da tollerare per istituzioni, aziende, assicurazioni, politica e opinione pubblica. Gravi incidenti potrebbero minare l’esistenza stessa di alcuni enti e aziende che ne fossero protagonisti.

Chiariamo bene: io sono contrario a imprese temerarie, non solo per le vite umane ma anche quando drenano tutte le risorse. Per me la conquista dello spazio deve essere fatta progressivamente prima aprendo nuove strade e poi industrializzando i nuovi territori, in modo di avere assistenza, supporto e le spalle ben coperte quando si avanza. La prima cosa, fattibile relativamente a breve, e’ creare reti di comunicazioni satellitari intorno ai principali corpi planetari, poi maggiore impulso alle missioni robotiche possibile grazie da un lato alla riduzione dei costi di lancio e dall’altro dalla miniaturizzazione (possibile con le reti comunicazione costuite in situ) tutti progressi che avranno un effetto moltiplicativo tra loro. E’ possibile riempire il sistema solare di nugoli di cubesat relativamente a breve termine.

Poi le missioni umane le fai a relativa distanza dal pericolo. Avere una stazione spaziale che puo’ fare viaggi interplanetari, chiamiamola astronave, schermata meglio, con qualche acccorgimento per minimizzare gli effetti della microgravita’ e piu’ confortevole grazie alla riduzione di costo di lancio, ti permette di avere in orbita intorno a Marte operatori a poche decine di millisecondi di tempo di comunicazione da rover e droni sul terreno… che un po’ di progresso potrebbero averlo nei prossimi anni.

Paradossalmente si potrebbe arrivare a far atterrare umani su Marte solo dopo che un lander/lanciatore dalla superficie all’orbita marziana e’ stato testato con successo piu’ volte, esattamente come facciamo per i lanciatori abitati dalla Terra.

Pero’ non avrei fretta. Ci sono tante cose interessanti da fare prima.

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#14

Ma che senso ha mandare gente su Marte sapendo che con ogni probabilità si ammalerà per le radizioni o per modificazioni genetiche dovute alla lunga permanenza nello spazio,e che questo in moltissimi casi porterà al decesso?
Che senso ha questo “O la va o la spacca” (anzi “la spacca” sicuramente).
Solo per far camminare un uomo su Marte nel più breve tempo possibile?
Certo che si troverebbero volontari disposti a rischiare la pelle o addirittura a rimettercela; Ma spendere bilioni di dollari per far atterrare un incosciente sul pianeta Rosso non mi pare un idea brillante.
Tra pochi decenni l’inteligenza artificiale sarà così evoluta che potremo mandare su Marte robot perfezionatissimi in grado di svolgere (quasi) tutti i compiti che svolgerebbe un Astronauta umano.
E quel “quasi” sarà superato quando saremo in grado di inviare sul suolo Marziano un equipaggio con relativa,accettabile, sicurezza con un astronave in grado di schermare la maggior parte delle radiazioni e abbastanza veloce (o dotata di gravità artificiale) da non consentire al fisico degli Astronauti di risentire della traversata.
Il che probabilmente sarà tra cinquanta-sessanta anni da ora.

P.S.
Vespic,non è che “non si riesce a non parlare di Marte”,è che uno dei motivi fondamentali del cosidetto “esperimento dei gemelli” sui Kelly,era per l’appunto verificare gli eventuali problemi cui potrebbero andare incontro gli Astronauti in un volo di lunga durata ,e cioè principalmente una missione verso Marte.
Per l’orbita bassa,per un avamposto nello spazio cislunare o anche per una base sulla luna,una volta compresi i pericoli derivanti da una lunga permanenza si possono predisporre cicli di rotazioni degli equipaggi che comportino una presenza da alcune settimane a pochi mesi, per un volo verso Marte ( o addirittura oltre) ciò non è possibile.

#15

In questo forum non ci si riesce a rassegnare che il futuro dell’esplorazione del cosmo è robotico a meno di un breakthrough nella generazione di un campo elettromagnetico di schermo e con una generazione artificiale di gravità

Niente a che vedere con starship che è realizzato per il trasporto intercontinentale suborbitale

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#16

Con ogni probabilità si ammaleranno e moriranno, NO, non vedo oggi tutta questa probabilità che tu dici Carmelo, ma un rischio più alto (che lavorando magari lo abbassiamo), rischio non tanto più alto se proprio volgiamo dirla tutta di tanti lavoratori esposti quotidianamente a fattori altamente inquinanti, o a città inquinate a dismisura.

Un astronauta professionista che accetterebbe un rischio leggermente più alto per una missione del genere non lo reputerei un incosciente.

Puoi mandare tutti i robot che voi non è la stessa cosa, chiamasi esplorazione spaziale UMANA no robotica. :wink:

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#17

Beh, é sempre stato un rischio l’ esplorazione Umana, Colombo secondo te era così sicuro di riuscire ad arrivare e tornare tutto intero? O anche lo stesso Programma Apollo, le conoscenze che abbiamo adesso in parte erano sconosciute al tempo, si apprendeva mano a mano che si procedeva oltre, con tutti i rischi del caso.
Non dico di voler mandare una missione Suicida, ma anche con tecnologie in grado di farci resistere al viaggio, l’incognita della possibilità di non ritornare é sempre dietro l’angolo.

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#18

“Pero’ non avrei fretta. Ci sono tante cose interessanti da fare prima.”

NO!

#19

Mi trovi d’accordo ancora, non sarà mai la stessa cosa!

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#20

Vero e sarà cosi sempre, la prima volta lo sarà, solo il margine di rischio cambierà a secondo di quanto tempo aspetteremo per diminuire quel rischio di insuccesso…
Poi se il rischio lo definiremo come ;
“il primo uomo su Marte deve tornare sula Terra sano e salvo come quando è partito”,
allora non basteranno millenni di esplorazione più o meno vicino a Marte!!