Presentate le tute spaziali per il programma Artemis

Le tute hanno passato la CDR di Axiom, manca quella di NASA. Axiom dovrebbe ricevere i primi flight element a breve.

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Le tute potrebbero volare sulla ISS o su Artemis III nel 2027, dice Axiom.

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#Micatanto dice l’OIG.
Che se incappano in qualche ritardo, considerando la media dei ritardi occorsi in passato nello sviluppo delle tute spaziali, si va al 2031.

Questa e altre chicche nel nuovissimo report del nostro amico Inspector General sulla fruizione da parte di NASA del servizio “tuta spaziale” da terzi.

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Alcune considerazioni: il dato del 2031 non è una proiezione pessimistica inventata dall’OIG: è il risultato dell’applicazione delle medie storiche dei ritardi accumulati nei precedenti programmi di sviluppo di tute NASA. Il programma EMU originale ha accumulato 6 anni di ritardo. Il programma xEMU — quello che precedeva la AxEMU — almeno 3 anni prima di essere trasferito al privato. L’OIG sta semplicemente dicendo: se la storia si ripete come ha sempre fatto, ecco dove si finisce.

C’è però un elemento strutturale del contratto che secondo me vale la pena evidenziare e che forse spiega perché questa storia si ripete.

Il contratto xEVAS è un firm-fixed-price service contract: la NASA non compra le tute, affitta il servizio di passeggiata spaziale. È lo stesso modello dei voli commerciali verso la ISS, che ha funzionato benissimo con Crew Dragon. Il problema è che sviluppare una tuta lunare da zero non è come fornire taxi orbitali con tecnologia già matura. L’OIG lo dice esplicitamente: questo tipo di contratto «non è adatto a sviluppi tecnologici ad alto rischio». I contraenti fanno offerte ottimistiche per vincere i task order, e poi i conti non tornano.

Lo abbiamo già visto con Collins Aerospace: aveva i task order per la tuta ISS, è l’azienda che costruisce le EMU da decenni, conosceva i sistemi meglio di chiunque altro — eppure nel 2024 ha dovuto restituire i task order per incapacità di rispettare il calendario. La NASA aveva già speso 37 milioni di dollari sugli sforzi di Collins. Ora Axiom è l’unico fornitore rimasto per entrambe le tute — lunare e ISS — il che elimina ogni ridondanza e aumenta il rischio sistemico.

Un punto che mi preoccupa forse più di Artemis è la ISS. Le EMU in uso hanno 40 anni di progettazione. Nel giugno 2024 una perdita d’acqua ha bloccato le attività extraveicolari americane per 6 mesi. La stazione va dismessa entro il 2030. Se la nuova tuta ISS non arriva in tempo — e il 2031 non è uno scenario impossibile — gli ultimi anni di vita della ISS potrebbero essere gestiti con le stesse tute degli anni '70.

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:smiley: Jared e Axiom rispondono all’OIG dicendosi sicuri che riusciranno a fare dimostrazione delle tute nel 2027 e l’atterraggio del 2028. :popcorn:

https://x.com/i/status/2046396927760376317

https://x.com/i/status/2046571273598169579

Ma apprezzano il lavoro dell’OIG.

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La risposta di Isaacman e di Cirtain erano prevedibili, credo che nessun amministratore NASA direbbe mai il contrario.

Il CEO di Axiom Jonathan Cirtain ha dichiarato che Isaacman gli ha comunicato chiaramente di aspettarsi il volo della tuta nel 2027, con due opzioni sul tavolo: un test sulla ISS oppure la partecipazione ad Artemis III come volo in orbita bassa. Da notare: un test sulla ISS verificherebbe la tuta in microgravità con EVA reale. Un volo su Artemis III invece testerebbe solo i carichi di lancio e le condizioni interne al lander, non l’attività extraveicolare vera. Sono due cose molto diverse, e la distinzione è fondamentale per capire quanto si sia effettivamente vicini a una tuta lunare certificata.

Il punto che a mio avviso merita più attenzione nel report, e che rischia di passare in secondo piano rispetto al titolo «2031», è questo: Axiom sta usando un’interfaccia diversa da quella di Blue Origin per il lander Blue Moon MK2. Blue Origin aveva progettato il portello airlock basandosi sul documento di riferimento NASA per le interfacce delle tute, ma Axiom ha deciso di usare un connettore diverso. Risultato: Blue Origin dovrà apportare modifiche significative al layout del modulo airlock o sviluppare hardware proprietario per supportare il design Axiom.

Sto interpretando correttamente o mi sono perso io dei passaggi?

Se fosse così, questo è esattamente il tipo di problema che non fa notizia (al momento) ma che poi diventa un collo di bottiglia reale. Due sistemi che devono lavorare insieme e che sono stati sviluppati in parallelo senza un’interfaccia comune. Il report OIG raccomanda a NASA di sviluppare standard di interoperabilità tra lander e tute — cosa che avrebbe dovuto essere definita fin dall’inizio, non raccomandata come rimedio tre anni dopo.

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Ho appena finito anche io di leggere il report.

Hanno delineato diversi problemi effettivamente in questo progetto. Come dici tu, uno è l’interoperabilitá con qualsiasi tipo di veicolo legato al programma Artemis, che sia HLS (sia di BO che di SpaceX) il rover pressurizzato (se Jared vuole usare quello di di JAXA, è quasi pronto fatto e finito) e altri veicoli e interfacce. Hanno anche citato il Gateway, ma non c’è più. Roba che se uno stava usando come riferimento le interfacce de Gateway, non ha più senso.

Un altro problema è stato quello di dare prima a Collins l’incarico di fare tute per attività extraveicolari e ad Axiom le tute lunari, e poi come side quest quello di fare una tuta unica che vada bene in ogni situazione, così da avere un backup. Questo ha bloccato altre aziende, come la Genesis, dal partecipare all’asta (che è sempre aperta). La Genesis sta creando un “veicolo personale” che va bene solo per attività extraveicolari e non per escursioni su altri pianeti. Quindi non ha partecipato e alla fine si son ritrovati solo con due aziende, di cui una si è ritirata. E adesso NASA sta scucendo più soldi e personale del previsto per far sì che Axiom abbia tutto l’aiuto possibile.

Poi c’è la questione del prezzo fisso, che L’OIG dice non essere stata una buona scelta per un progetto che si sviluppa col tempo, che deve essere mantenuto, continuamente rinnovato. E infatti NASA si è poi trovata a fare pagamenti dilazionati per entrambe le aziende per dare loro ossigeno, cosa che non era prevista nel contratto iniziale.

Sono anche tornati fuori i nomi di Genesis, ILC Dover e SpaceX, ma per tute future, per Luna o Marte. Ma anche qui ognuno sta andando un po’ per conto suo.

Il problema è che se non si riesce a fornire una tuta affidabile in tempo, ciao ciao Artemis IV.
Per la ISS si possono continuare a usare le tute problematiche degli anni 70 fino al 2030, ma per gli atterraggi sulla Luna non c’è proprio niente, non si possono usare quelle del programma Apollo.

:woman_shrugging:t2:

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Direi che hai sviscerato i nodi principali del report.

Sul discorso Genesis hai centrato una cosa che mi sembra sottovalutata nel dibattito pubblico. Il requisito di dover sviluppare una tuta che funzionasse sia in microgravità che sulla Luna non era solo una scelta tecnica — era una scelta che ha plasmato il mercato. Genesis, che ha un prodotto maturo e interessante per le EVA in orbita, è rimasta fuori. ILC Dover, che costruisce tute da decenni come subappaltatore, ha partecipato indirettamente tramite Collins e ha visto quella porta chiudersi con il descoping. Il risultato è che il tentativo di massimizzare la flessibilità — una tuta per tutto — ha di fatto minimizzato la concorrenza. Che è un classico paradosso contrattuale.

Sul punto del prezzo fisso e dei pagamenti dilazionati c’è una considerazione che trovo importante: l’OIG documenta che entrambe le aziende hanno chiesto deroghe nello stesso giorno, il 18 dicembre 2023. Il report specifica che è stata una coincidenza, ma è comunque un segnale chiaro che entrambi i contraenti erano in difficoltà di liquidità contemporaneamente. Un contratto firm-fixed-price che finisce per richiedere pagamenti anticipati su milestone incomplete è, nei fatti, un contratto che si sta trasformando in qualcos’altro — e lo sta facendo senza che nessuno lo abbia formalmente ridisegnato.

Sul finale hai ragione sulla ISS, ma aggiungerei un’ ulteriore riflessione: il problema non è solo che le EMU siano vecchie. È che Collins — l’unica azienda che le mantiene — ha già dimostrato difficoltà anche su quel contratto separato, quello di manutenzione ordinaria. L’OIG aveva già segnalato nel settembre 2025 problemi di supply chain, componenti obsoleti e performance in calo. Quindi ci troviamo in una situazione in cui la tuta nuova non è pronta e quella vecchia viene mantenuta da un’azienda che sta faticando. Non credo si possa parlare di una crisi immediata, ma il margine si sta assottigliando più velocemente di quanto i comunicati ufficiali lascino intendere.

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Lasciamo perdere per un attimo la Axiom che dovrebbe lavorare nelle condizioni estreme del polo lunare,e che ha quindi un livello di complessità molto alto anche per una tuta EVA lunare (sempre del parere che avrebbero dovuto compuere i primi sbarchi all’equatore,nelle zone scelte per le missioni Apollo cancellate, per poi dirigersi verso il polo successivamente…..ma questo è un altro discorso). Però come è possibile che fino ai primi anni 70 si sfornavano tute e progetti di tute a getto continuo (si veda il bellissimo “U.S. Space Gear: Outfitting the Astronaut”. o “U. S. Spacesuits,Springer Praxis Books) e oggi costruire una tuta per EVA sia così complicato?

Tutto il lavoro per trasformare in EVA suits la ACES per la missione Asteroid Retrive,è stato buttato? Non si poteva continuare per avere un successore della EMU per la ISS (tra l’altro le tute di Artemis sono parzialmente basate su quel lavoro,tanto è vero che con un overgarnment termico bianco e un PLLS,o un cordone ombellicare possono performare EVA di emergenza).

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Ciao Carmelo, osservazioni interessanti come sempre :wink:
Io credo che si possano individuare diverse motivazioni:
La prima è che le tute Apollo come sappiamo, erano custom-fitted e fondamentalmente usa e getta. Ogni tuta era cucita su misura per un astronauta specifico. Non doveva essere modulare, non doveva adattarsi a “dal 1° al 99° percentile della popolazione” come richiede la AxEMU. Quella flessibilità antropometrica richiesta dalla NASA oggi — per garantire che uomini e donne di tutte le taglie possano indossare la stessa tuta — aggiunge complessità ingegneristica enorme ai sistemi di pressurizzazione, alle giunzioni e ai sistemi di raffreddamento.

La seconda è che le missioni Apollo richiedevano durate EVA molto più brevi. Le tute A7L erano progettate per circa 4-7 ore (per le missioni J anche 7.5 ore come in Apollo 17 ma fu un caso unico) di attività sulla superficie. La AxEMU deve garantire fino a 8 ore di EVA continuativa con cicli ripetibili, in un ambiente con polvere abrasiva che può compromettere le guarnizioni. Ogni ora aggiuntiva di autonomia richiede sistemi di supporto vitale più complessi, più ridondanze, più peso da gestire.

Per la terza motivazione dobbiamo spostarci nel contesto regolatorio. Negli anni '60, l’accettazione del rischio era strutturalmente diversa. Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee morirono in Apollo 1 durante un test a terra per un incendio con atmosfera al 100% di ossigeno. Dopo quella tragedia i processi di certificazione si inasprirono, ma erano ancora lontani dagli standard attuali. Oggi ogni componente della AxEMU deve superare test di certificazione che nel 1969 semplicemente non esistevano e che quegli incidenti contribuirono a plasmare.

La quarta è la base industriale. Negli anni '60, decine di aziende americane avevano competenze nella produzione di garment ad alta pressione, nei materiali flessibili a bassa temperatura, nelle guarnizioni ad alta affidabilità. Quel tessuto industriale si è assottigliato enormemente in 50 anni di mancanza di investimenti sistemici. Oggi il numero di aziende capaci di costruire un pressure garment certificato per uso umano in EVA si conta sulle dita di una mano.

La quinta, ed è quella che citi implicitamente, è la guerra fredda. John F. Kennedy pose la scadenza del decennio. Quella scadenza non ammetteva un OIG che chiedesse conto dei ritardi.
Il budget NASA nel 1966 rappresentava il 4,41% del budget federale americano e circa lo 0,8% del PIL. Oggi siamo allo 0,36% del budget federale e allo 0,09% del PIL — meno di un decimo rispetto all’era Apollo.

La tua memoria storica è corretta e precisa. Per quanto ho verificato, tra il 2012 e il 2015 la NASA lavorò seriamente sulla Modified ACES (MACES) — la versione modificata della tuta di lancio e rientro dell’Orion — per renderla utilizzabile in EVA durante la missione di recupero asteroide. Astronauti con esperienza EVA sulla ISS testarono il MACES nella Neutral Buoyancy Laboratory comparando le loro sensazioni con quelle in tuta EMU, per valutare se il concept fosse fattibile per compiti di campionamento su un asteroide. I test includevano operazioni di traduzione, stabilizzazione del corpo, uso di strumenti e gestione dell’equipaggiamento.

Quel lavoro non è andato completamente perso. È confluito nel processo che ha portato alla definizione dei requisiti per l’xEMU, e indirettamente ha informato le scelte progettuali di Axiom. Ma quando la Asteroid Redirect Mission fu cancellata nel 2017 dall’amministrazione Trump, il programma MACES fu chiuso senza aver prodotto un volo. Ennesima dimostrazione di uno schema che conosciamo bene: i cambi di amministrazione cancellano i programmi a metà sviluppo, il lavoro fatto non si trasferisce linearmente al programma successivo, e si ricomincia quasi da zero.

Per quanto riguarda la tua ultima osservazione penso che abbia senso. Axiom ha utilizzato i dati tecnici e i design dell’xEMU NASA per sviluppare la AxEMU, e la continuità progettuale tra i due sistemi è documentata. L’architettura di base — pressure garment con hard upper torso a entrata posteriore, sistema di raffreddamento liquido, PLSS modulare — deriva direttamente dall’xEMU. Aggiungendo un overgarnment termico e un sistema di supporto vitale compatibile, la tuta potrebbe in teoria performare EVA di emergenza limitate anche prima della certificazione completa. Non è un segreto: è parte del razionale con cui Axiom ha rassicurato Isaacman che il 2027 è fattibile per una dimostrazione su Artemis III, anche se in forma ridotta rispetto a un’EVA lunare completa.

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Nuovo articolo di Dario Frigerio pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Ciao Spacewalker !! A questo proposito,non comprendo perchè fare le AxEMU modulari. Ho letto che le Orion Crew Survival System suits,cioè le tute “arancioni” sono custom made ossia fatte su misura per ogni Astronauta.⁣Ebbene,queste tute (che possono anche performare EVA di emergenza con un apposito overgarnment ) rientrano con gli Astronauti sulla Orion, ma le AxEMU si troveranno direttamente stoccate nel veicolo di allunaggio. Ora,date la loro mole ed il loro volume non credo che queste due tute vengano portate a bordo della Orion a fine missione,ma verosimilmente verranno lasciate a bordo del lander,che è “a perdere”. Consideriamo la mole di materiale che sarà riportata su Orion (rocce,campioni di terreno,ecc), siamo certi ci sia spazio per quei due “bestioni”? A questo punto perchè fare su misura le tute IEVA con cui gli Astronauti vengono lanciati e rientrano,e fare modulari le due tute che con ogni probabilità verranno abbandonate?

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Allo stato attuale però non sappiamo se i lander verranno (almeno nella fase iniziale) riciclati o resi “usa e getta” come i LEM. Da che ricordo, prima dello stravolgimento del programma Artemis, il Gateway serviva proprio a quello, consentire l’attracco dei lander in orbita e di conseguenza un “ormeggio” sicuro a fronte della loro futura riutilizzabilità.
Ora con la messa in stand-by più o meno definitiva del programma Lunaw Gateway sorge il dubbio che (anche fomentato dalle scarse informazioni certe a nostra disposizione) le prime missioni di allunaggio prevedano un sacrificio dei lander (Blue Moon principalmente)…il problema tute dunque rimane.
Non è possibile che si lascino in orbita i lander lunari una volta ripartiti per la terra?anch’essi hanno un decadimento, forse no, non è possibile.
Creare queste tute universali, adattabili ed estremamente capaci (e costose) sarebbe una follia abbandonarle dentro dei lander destinati all’impatto incontrollato. Ma non me ne intendo abbastanza, non voglio diffondere più dubbi di quelli che già tutti noi abbiamo.

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Sarà già un miracolo vedere Moonship o Blue Moon allunare,figurarsi riutilizzare (per lo meno in questa fase) il lander. Come fai manutenzione in orbita lunare,come rifornisci di carburante il veicolo (già un operazione complessa in orbita terrestre). Due tute usurate da tre o quattro EVA,e assemblate per la corporatura di due Astronauti,dovrebbero essere riassemblate nello spazio per vestire l’equipaggio successivo (come,immagino portando nuovi componenti). Poi per carità,magari sarà possibile riportare del tutto o in parte le ExEMU sulla Orion ( immagino passino dal portello,se depressurizzate,vero?) Tutto il progetto a parer mio è balordo. Se vuoi tornare sulla luna per restare,non occorre iniziare dalle cose più difficili,ossia dal polo sud lunare,ambiente estremo che richiede requisiti particolari per le tute,e specifiche di missione molto complesse. Aspetta di sviluppare Starship,che sarà a pieno regime negli anni 30,e con cui quanto meno potrai tornare in orbita terrestre,per manutenzione e rifornimento,nel frattempo dai tutto il tempo per costruire delle tute potenziate per il polo sud. Per adesso adopera un lander più piccolo e delle tute più semplici da realizzare (l’approccio Cinese) ,e torna nelle prime missioni nella zona equatoriale: scendi nella Schröter’s Valley, o ad Aristarco,o nel cratere Copernico…e poi vai al polo sud.Prima impara di nuovo a camminare e poi ti iscrivi alla maratona.

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Da quello che l’IA mi traduce e riassume nel sito https://www.axiomspace.com/axiom-suit?hl=it-IT "A differenza delle tute del passato, l’AxEMU è progettata per la manutenzione orbitale. L’architettura modulare consente di sostituire i componenti usurati (come guanti o guarnizioni) direttamente a bordo di un habitat lunare o della capsula Orion, evitando la necessità di riportare la tuta sulla Terra per le revisioni. "

Quindi può essere smontata per riportarla sulla Orion?

Mi smentisco, o meglio smentisco l’IA che ha generato questo report definendolo ‘accurato’. Nel sito preso a riferimento con tanto di link, non c’è una dichiarazione ufficiale che cita tale eventualità. L’ho controllato accuratamente. Probabilmente l’IA (che è nativa USA) non processa correttamente l’argomento e si basa su rumors senza avere una fonte certa, anzi, sbagliando proprio la fonte. Un monito riguardo la reale capacità di queste IA di fare una ricerca sul Web “oltre ogni ragionevole dubbio” o un inquietante dimostrazione della propaganda che si potrebbe celare in un strumento del genere.

Da mia analisi queste tute non hanno nel sito del produttore gran dimostrazione o spiegazione del loro effettivo valore, solo pubblicità e bei intenti generici.

L’IA continua a diffondere la notizia che le tute saranno manuntenute direttamente nello spazio anche nel fare domande in altre maniere.

Non so se esiste del materiale in inglese “ufficiale” che dimostri questa possibilità, e non so se il contratto ufficiale NASA-Axiuom sia pubblico per controllare. Di questo contratto non ne ho trovato una versione tradotta in italiano.

Probabilmente l’IA (che è nativa USA) non processa correttamente l’argomento e si basa su rumors senza avere una fonte certa, anzi, sbagliando proprio la fonte. Un monito riguardo la reale capacità di queste IA di fare una ricerca sul Web “oltre ogni ragionevole dubbio” o un inquietante dimostrazione della propaganda che si potrebbe celare in un strumento del genere.

In Redazione, tra noi articolisti, abbiamo un dibattito aperto. Il punto non è se l’IA sia affidabile o meno in assoluto — è come viene usata. Esiste una differenza sostanziale tra chiedere a un sistema di IA qualsiasi esso sia «parlami della AxEMU» e guidarlo con tecniche specifiche di prompting: definizione esplicita del ruolo, vincoli precisi sulle fonti, istruzione a distinguere tra dati verificati e elaborazioni analitiche, ancoraggio a documenti primari.

Alcune di queste tecniche hanno nomi specifici: Chain of Thought (ragionamento esplicito passo per passo), RAG (Retrieval-Augmented Generation, che ancora le risposte a documenti verificati invece di generare liberamente), e più in generale le tecniche di prompt engineering strutturato. Quando si usano correttamente, il risultato cambia radicalmente e dipende appunto dalla qualità del prompt con cui si guida il sistema, non dalla tecnologia in sé. Un martello in mano a qualcuno che non sa usarlo fa danni. In mano a chi sa cosa sta costruendo, è semplicemente uno strumento.

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Due tute usurate da tre o quattro EVA,e assemblate per la corporatura di due Astronauti,dovrebbero essere riassemblate nello spazio per vestire l’equipaggio successivo (come,immagino portando nuovi componenti)

Sul riutilizzo delle tute e la manutenzione in orbita lunare hai centrato un problema reale. Il report OIG IG-26-006 del 20 aprile 2026 documenta due elementi concreti che si intrecciano:

Il primo è la mancanza di standard di interoperabilità tra la tuta e i veicoli Artemis di cui avevo parlato nel post precedente — sezione dedicata alle pagine 23-24, titolata esplicitamente «NASA Lacks a Standard for Spacesuit Interoperability with Multiple Lunar Spacecraft and Assets». Il report certifica che NASA non ha ancora uno standard contrattuale universale per le interfacce fisiche tra la AxEMU e i veicoli lunari, incluso il caso documentato dell’incompatibilità tra il connettore don/doff di Axiom e l’airlock che Blue Origin aveva progettato seguendo le specifiche NASA.

Il secondo è la sospensione del Gateway — nota a piè di pagina 11, pagina 8: «In March 2026, NASA announced that it would pause the Gateway in its current form». Il Gateway era concettualmente il punto di manutenzione e rifornimento in orbita lunare. Sospeso quello, la questione logistica che sollevi — come si gestisce l’hardware tra missioni successive senza un hub orbitale — rimane un problema aperto che il documento OIG non affronta direttamente ma che emerge naturalmente dai dati che riporta.

Il report è scaricabile integralmente dal sito OIG: https://oig.nasa.gov/audits/nasas-acquisition-of-next-generation-spacesuit-services/

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