Ricostruzione dell'incidente del Challenger

Assolutamente no.

Circa l’incidente del Challenger ci sono alcune “leggende metropolitane” da sfatare, allo scopo di ristabilire la verità storica:

  1. Il Challenger (OV-099) non è andato distrutto per gli effetti dell’esplosione (che non c’è mai stata) quanto per un sovraccarico aerodinamico che ha indotto la sua struttura portante primaria a raggiungere prima e superare dopo i suoi limiti strutturali. Pertanto il Challenger è letteralmente “andato in pezzi” a causa di un sovraccarico strutturale. Per lo stesso motivo non avrebbe mai potuto separarsi dall’insieme ET-SRBs, specialmente nel punto di “Max-Q” (massimo sforzo aerodinamico).

  2. Non c’è stata alcuna esplosione, quello che si vede nel video è semplicemente l’effetto dello scoppio dei serbatoi dell’ET e della propagazione del propellente lungo la traiettoria del Challenger. Il fatto che il propellente abbia poi preso fuoco per contatto non significa che sia esploso.

  3. L’equipaggio del Challenger è sopravissuto alla distruzione (dal momento che la parte anteriore della navetta era rimasta sostanzialmente integra) del veicolo ed è morto al contatto con la superficie dell’Oceano a circa 400 Km/h.

  4. L’equipaggio del Challenger non disponeva di alcun paracadute e pertanto non avrebbe avuto alcun modo per abbandonare quel che restava della navetta.

  5. Tutte le modalità di “abort” dello Shuttle sono previste solo DOPO che i due SRB si sono sganciati.

A tal proposito consiglio, a chi fosse interessato all’argomento, di leggere il toccante capitolo che un astronauta a caso (un certo Mike Mullane mai - troppo - citato in questo Forum) scrive nella sua autobiografia (“Riding Rockets”). Altrimenti vi tocca leggere il molto più corposo (e noioso) rapporto della Commissione Rogers (di cui facevano parte, tra gli altri, Armstrong, Sally Ride e Chuck Yeager) sull’argomento.