Rilasciato il rapporto NASA sulla morte dell'equipaggio del Columbia

Ragazzi,ricordiamoci le parole del grande Story Musgrave,perole che ANDREBBERO SCOLPITE:

Quale parte gioca la sua paura della morte nelle missioni spaziali? «Essa arriva quando le cinture di sicurezza sono state allacciate e il conto alla rovescia è cominciato», risponde; «Per me è semplicemente una paura boia. Non mi piace correre tanti rischi. Vorrei avere un veicolo sicuro come Apollo, ma me ne devo fare una ragione

Lo Shuttle NON E’ un mezzo sicuro,non lo è mai stato.

Questo è un problema serio… ma condiviso in pratica con tutti gli altri mezzi spaziali occidentali…

- C'è sempre una cronica carenza di carburante per cui lo shuttle non puo fare praticamente nessun movimento che non sia stato gia preprogrammato dal piano di volo a terra tempo prima: ogni piccolo imprevisto diventa una rogna gigantesca

Questo non è minimamente vero, o almeno offre gli stessi limiti di qualsiasi altro mezzo spaziale e dettati dalla fisica, per cambiare piano dell’orbita serve una quantità inaudita di propellente.

- Di serie non è dotato di docking system, magari standardizzato per Mir (che, va bè, ora non esiste piu...) ISS e quant'altro di manned possa trovarsi in orbita (tante volte la capsula cinese Shenzou avesse un problema e, gran *beep*, si trovasse in orbita anche lo shuttle...)

Non servirebbe a nulla, nessuno usa gli stessi piani orbitali e portarsi dietro un sistema di docking non ha senso…

certo gli shuttle rimasti non sono modificabili in tal senso ma pare che le procedure di salvataggio dell equipaggio nn siano mai state prese sul serio.

Presa sul serio si, ma successivamente scartata perchè estremamente dispendiosa anche… (i sedili eiettabili non avrebbero risparmiato da morte certa l’equipaggio ne del Challenger ne del Columbia)

Pare che alla NASA ogni tanto se ne scordino e si siedano sui loro (meritatissimi, per carità) allori.

Non condivido per alcun motivo questa frase, la sicurezza è sempre stata il primo dei pensieri.

Sembra cmq che questo del docking sia un bel problema. Voglio dire: perchè non progettano un sistema di docking univoco per tutti? Solo perche chiunque ce l’abbia dice che ha il migliore e nn lo vuole cambiare? Mi semvrano motivazioni un po puerili…
Magari cio nn ha attinenza con il topic ma sta cosa del docking mi impressiona e mi fa capire quanto ancora l’umanità sia profondamente immatura

Wayne Hale parla su suo blog dei fattori di sicurezza nella progettazione di alcuni veicoli spaziali, fra cui lo Shuttle.

Paolo Amoroso

Guidoni, all’Astronauticon 2, affermò però che “la Nasa, qualcosa, comunque, avrebbe tentato”. La frase mi colpì molto…

Penso anch’io che in quei momenti qualcosa si sarebbero inventati. E poi, una riparazione tramite EVA(se veramente era possibile), anche senza garanzie, sarebbe stata quasi sicuramente un successo.
In ogni caso, dopo l’incidente, la procedura di rientro, con tutte le ispezioni che fanno, ha subito un grande balzo in avanti riguardo la sicurezza. Credo che se avessero ri-progettato uno shuttle completamente nuovo con i materiali e la tecnologia di oggi e con l’esperienza trentennale maturata, avremmo avuto una meraviglia di eleganza, perfezione e sicurezza. Comunque, alla via così Orion…

Lo avremmo avuto anche negli anni 70,se non avessero lesinato i fondi,se non avessero sovradimensionato l’orbiter per le esigenze dei militari (questo era il prezzo per dividere le spese con il dipartimento della difesa),e se avessero diviso fin dall’inizio il cargo dal crew.
In una parola: soldi.
Quelli che mancano anche oggi.

Questo incidente dimostra alcuni gravi problemi progettuali dello shuttle: - Non si possono effettuare alcune procedure di rientro con indosso la tuta pressurizzata e i guanti (inaudito!)
Questo è un problema serio... ma condiviso in pratica con tutti gli altri mezzi spaziali occidentali...

Anche dal Gemini o dall’Apollo?
Sbaglio o per ovviare a questo problema sulla Soyuz hanno una sorta di “bastoncino” per premere alcuni bottoni?

Come ti do ragione, buon vecchio Hal…

Ecco perche non credo alla storia dei Lost Cosmonauts: perche i sovietici difficilmente si perdevano in un bicchier d’acqua…e nn avevano certo problemi di soldi

ciao ragazzi…
voi lo sapete sicuramente più di me…ma è vero che alcuni resti del povero Ramon furono trovati nella cittadina americana Palestine?

Da quel che mi risulta, quella sorta di bastoncion, viene utilizzato per premere i pulsanti, ma per il semplice fatto che risultano molto distanti dai cosmonauti; Non hanno niente a che fare con l’impossibilità di premere pulsanti con i guanti.
Per quel che concerne gli Shuttle, se davvero è così, trovo assolutamente assurdo fare volare delle persone senza la possibilità materiale di indossare, in modo completo, le proprie tute pressurizzate.
Questo vuol dire che, almeno per quel che riguarda la plancia di comando, è davvero progettato male.
Che con i guanti si abbia meno sensibilità ne sono daccordo però, il non poter schiacciare dei pulsanti è davvero da matti!
Guardando a questi problemi e pensando alla futura capsula ORION: se dovessi , in orbita, avere dei problemi gravi che non le permettessero di rientrare a terra e neanche dirigersi verso la ISS, ci sarebbe la possibilità di fare “un intervento” da Terra?
E’ stato studiato qualcosa che preveda una missione di soccorso? O anche in questa situazione ci si verrebbe a ritrovarsi senza soluzioni adeguate?

Sto leggendo tutto il rapporto e posso aggiungere un paio di cose sulle tute, che magari a qualcuno possono essere sconosciute (come al sottoscritto!).
La premessa e’ che lo shuttle era progettato per far volare un equipaggio SENZA tuta (shirt sleeve environment, dicono gli inglesi). Dopo il Challenger, si decise di indossare le tute di lancio e rientro (la versione attuale si chiama ACES), ma NON vennero riprogettati gli interni. Per cui allo stato gli astronauti si trovano a occupare postazioni previste per uno in tshirt e calzoncini, quando invece indossano una specie di scafandro da palombaro.
In considerazione di tutto cio’, sebbene le procedure impongano di indossare correttamente tuta, casco e guanti, spesso alcuni dei passaggi della vestizione (i guanti specialmente), vengono lasciati alla fase di effettivo rientro, e non svolti prima, perche’ prima del deorbit c’e’ un sacco di lavoro da fare. Questo e’ “previsto” dalle procedure operative.
In particolare, come detto, su Columbia alcuni non avevano i guanti, ed uno (quello che aveva l’incarico di riporre le ultime cose), non aveva il casco ed aveva appena iniziato ad allacciarsi al sedile, mentre molti altri erano a meta’ dell’operazione.
Altra cosa da tenere presente: con la tuta ACES in funzione, a visiera abbassata, viene emesso nell’abitacolo molto ossigeno, il che aumenta il rischio di incendio: per questo motivo e’ vietato tenere la visiera abbassata, se non in caso i emergenza in atto.

Nella fattispecie, tra tutti i membri dell’equipaggio che avevano correttamtente indossato il casco nessuno, neanche CDR o PLT (i piu’ “professionisti”) ha avuto il tempo materiale di abbassare la visiera prima di perdere conoscenza per la depressurizzazione. Questo dice tutto su velocita’ dell’incidente e possibilita’ di salvarsi.

Altro problema: le cinture di sicurezza. In pratica, il “pretensionatore” (lo chiamo cosi’ per capirci) non e’ entrato in funzione, perche’ appena l’orbiter e’ andato fuori assetto ha cominciato una serie di scuotimenti che erano al di fuori dei margini operativi di questo dispositivo. Se ricordate, molti astronauti si stavano ancora allacciando ai sedili, avendo solo la parte bassa bloccata, ed uno era ancora materialmente fuori dal seggiolino. I traumi riportati dal personale in questa fase, uniti alla depressurizzazione e perdita di conoscenza sono indicati come le due concause di morte per tutti loro.

Altri due particolari:

  • l’equipaggio ha avuto segnalazione di malfunzionamenti solo per quanto riguarda il carrello sinistro, almeno sino alla perdita compelta di assetto. Da li’ in avanti si parla di non piu’ di 20 secondi di integrita’ strutturale. A terra, invece, c’e’ stato un minuto scarso durante il quale si e’ capito che era in atto un problema serio, che e’ stato riportato al Controllo Volo, e che si stava gia’ analizzando quando si sono persi i contatti.

  • l’ultima azione volontaria riportata dagli strumenti e’ stata il tentativo di riportare in linea due delle APU per sopperire alla perdita di potenza idraulica sopravvenuta con la distruzione dei sistemi sull’ala sinistra. Puo’ averlo fatto solo CDR o PLT e, secondo il rapporto, cio’ indica una notevole conoscenza dei sistemi operativi dello shuttle, nonche’ la freddezza che ci aspettiamo da un pilota che sta gestendo una emergenza. A quel punto, come detto, il velivolo era gia’ ad un passo dal disintegrarsi, e i razzi attitudinali erano gia’ entrati in funzione a piena potenza per cercare di correggere l’assetto visto che gli scuotimenti erano ben al di la’ delle possibilita’ delle superfici di governo, peraltro inabilitate dalla caduta di pressione idraulica.

Le cose operative in aerospazio progettate male probabilmente non esistono, forse è stata progettata per un uso diverso da quello che se ne fa, cosa ben diversa.

Guardando a questi problemi e pensando alla futura capsula ORION: se dovessi , in orbita, avere dei problemi gravi che non le permettessero di rientrare a terra e neanche dirigersi verso la ISS, ci sarebbe la possibilità di fare "un intervento" da Terra? E' stato studiato qualcosa che preveda una missione di soccorso? O anche in questa situazione ci si verrebbe a ritrovarsi senza soluzioni adeguate?

Non ho capito cosa intendi.

Assolutamente vero, e come giustamente dici non è un dettaglio da poco…

Altro problema: le cinture di sicurezza. In pratica, il "pretensionatore" (lo chiamo cosi' per capirci) non e' entrato in funzione, perche' appena l'orbiter e' andato fuori assetto ha cominciato una serie di scuotimenti che erano al di fuori dei margini operativi di questo dispositivo. Se ricordate, molti astronauti [i]si stavano ancora allacciando ai sedili[/i], avendo solo la parte bassa bloccata, ed uno era ancora materialmente fuori dal seggiolino. I traumi riportati dal personale in questa fase, uniti alla depressurizzazione e perdita di conoscenza sono indicati come le due concause di morte per tutti loro.

Questo è uno dei problemi seri e probabilmente analizzabile solo in condizioni estreme come quelle del Columbia, una nuova versione del pretensionatore, aggiornata proprio grazie a questo rapporto derivato dai dati raccolti sui detriti entrerà in servizio dalla prossima missione shuttle.

A me questa interpretazione non convince molto.
I primi 4 voli furono eseguiti con CDR e PLT in tuta pressurizzabile, possibile che li abbiano messi in un cockpit non ottimizzato anche per quell’equipaggiamento?
Quali sarebbero poi le operazioni estremamente difficoltose da svolgere con l’ACES indossata? In fondo, quando non è pressurizzata, mi sembra che la tuta consenta una discreta libertà di movimento. I guanti stessi non sono certo da EVA, anch’essi da “sgonfi” non devono essere così scomodi e i vari selettori ed interruttori sono comunque dimensionati appositamente. L’impedimento più grosso che mi viene in mente è il casco, anche con visiera alzata, che limita notevolmente il campo visivo, ma esso viene comunque indossato in anticipo, non potendolo fare “last-second” come con i guanti.

Il problema non credo sia fisicamente nel cockpit (tra l’altro l’attuale glass cockpit non ha nulla a che vedere con quello dei primi voli), ma nella gestione della fase di rientro soprattutto per CDR e PLT che non permette le pause necessarie e il tempo materiale di indossare nei tempi dovuti tutto il vestiario (come si può vedere bene dal video filmato dall’equipaggio poco prima della tragedia), insomma un problema di procedure dettato dal sistema di controllo implementato sulla navetta.

Mi dà l’impressione che , quello da te scritto, non sia assolutamente credibile. Non è che gli astronauti effettuano la vestizione nei ritagli di tempo, tra una cosa e l’altra. Hanno il tempo e l’obbligo di prepararsi per il rientro e quindi di indossare la tuta in tutte le sue parti.
Più che altro, il non aver indossato completamente le tute, penso sia stato un fattore di imperizia e superficialità.
Per quanto riguarda i guanti delle tute, facendo un confronto con i piloti militari, ritengo improbabile che gli stessi causino fastidi nella fase di rientro.
sono studiati apposta e quindi dovrebbero dare la sufficente comodità e sensibilità richiesta in tali fasi.

riguardo a quanto scritto da me in precedenza, riguardo alle future capsule ORION, mi chiedevo se, in caso di problemi in orbita, sia stato valutato un piano di intervento o eventuali procedure di emergenza.
In pratica: se per qualche motivo la capsula non fosse più in grado di rientrare sulla Terra, vuoi per malfunzionamenti o per altro, è stata studiata una missione o procedura di emergenza? Ci sarebbe la possibilità di inviare in orbita una missione di soccorso?

L’attuale casco,ripetto al modello dei primi quattro voli,è studiato per dare i massimo della visibilità (quasi come quello “a bolla di vetro” dell’Apollo,ma rispetto a questo apribile).
Anzi,ci sono state delle polemiche in quanto il casco della ACES è stato accusato di aver privlileggiato la visibilità alla sicurezza,alla resistenza ed alla compattezza.

Per facilitare la discussione, presi dal rapporto elenco qui sotto i FINDING tradotti in italiano, ovviamente nel rapporto ci sono i metodi che hanno portato a questi risultati, appena riesco metterò anche le Conclusioni e le Racconmandazioni.

[b][i]- La parte anteriore della navetta e la cabina è aerodinamicamente instabile con qualsiasi posizione del centro di gravità e tipo di rotazione iniziale diversa da zero.

  • La parte anteriore della navetta è stato determinato che nella fase di caduta, ormai separata dal resto della navetta ha ruotato a 0.1 rev/sec su diversi assi di rotazione.
  • Il dato precedentemente stimato di massima quota che permetta la sopravvivenza da effetti termici in ascesa di 280.000ft si è rivelato corretto
  • L’altezza massima di rottura con la sopravvivenza per la cabina si è rivelata essere 150.000ft
  • Le analisi termiche hanno evidenziato che l’energia termica sviluppatasi nel rientro non era sufficiente ad arrecare i danni riscontrati nel frammento dell’ “x-link” recuperato di un’ordine di grandezza circa. Per questo motivo il pezzo deve aver subito qualche altro fenomeno, oltre al riscaldamento per il rientro incontrollato, che ha portato la temperatura ai livelli riscontrati.
  • I video amatoriali del disastro ripresi da terra sono stati vitali nell’analisi dell’incidente, soprattutto dopo la perdita della telemetria.
  • I Finestrini del Columbia sono rimasti intatti sicuramente almeno fino alla distruzione della cabina e non sono perciò stati la causa dell’improvvisa depressurizzazione.
  • I finestrini 7 e 8 presentano depositi di Titanio, l’evento si è verificato prima della rottura degli stessi.
  • La fonte più probabile dei depositi di Titanio sui finestrini 7 e 8 sono probabilmente i rulli della stiva. I rulli della stiva non sono stati esposti al flusso termico almeno fino a quando la stiva non è stata compromessa.
  • Tutti i finestrini mostrano un deposito di alluminio formatosi in un processo turbolento.
  • I rulli inerziali per la ritenzione degli astronauti sui sedili nei posti 1, 2 e 3 sono stati trovati con la cintura quasi completamente svolta, segno che non hanno funzionato non fissando al sedile il corpo dell’astronauta. I rulli dei sedili 4, 6 e 7 erano quasi completamente svolti nelle fasi di deposito di materiale fuso (il sedile 4 per 4 pollici, ovvero il 36%, il sedile 6 per 21.25 pollici, ovvero il 96%, e il sedile 7 per 21.5 pollici, o il 98%). Evidenze mediche hanno dimostrato che gli astronauti hanno subito in questa fase danni fisici pesanti a causa della mancata ritenzione ai sedili.
  • Il rullo del sedile 2 ha evidenziato un malfunzionamento parziale con impossibilità di ritenere la cintura facendola fuoriuscire sotto sforzo a step successivi non riuscendo a trattenerla a causa di un guasto.
  • Tutti i rulli sono testati a temperatura ambiente e con carichi statici. Non sono mai stati eseguiti test di funzionamento ad alte temperature e con carichi dinamici. Nessun test è stato compiuto per determinare le proprietà fisiche dei materiali utilizzati ad alte temperature con ambiente ricco di ossigeno e bassa pressione.
  • Mentre tutte le parti dei sedili sono serializzate solo per i rulli è stato tenuto un registro con le parti montate sui singoli sedili. La lacuna del sistema di archiviazione dei dati non ha permesso di assegnare i detriti recuperati univocamente ad un sedile piuttosto che ad un altro.
  • Le attuali tute ACES sono state sviluppate e adottate dopo che l’attuale cockpit venne disegnato e costruito. In molti casi le operazioni che l’equipaggio deve eseguire sono difficoltose indossando la tuta. Molti sceglono fra il non indossare completamente la tuta e lo svolgere nella maniera corretta tutti i task richiesti la seconda, non indossando in particolare i guanti.
  • Respirando ossigeno al 100% l’atmosfera della cabina risulta un ambiente ricco d’ossigeno. Nel contempo l’aumento della concentrazione amplifica il pericolo di incendio perciò il tempo richiesto di respirazione con visore abbassato è minimizzato per ridurre il rischio.
  • Al momento della distruzione della cabina un membro dell’equipaggio non indossava il casco, tre dei sette membri di equipaggio non indossavano i guanti. Il periodo di preparazione della cabina per il rientro è così pieno di task che non sempre si riesce ad indossare completamente la tuta prima dell’entrata in atmosfera.
  • Le ispezioni ai caschi recuperati hanno confermato che nessun membro dell’equipaggio aveva in quel momento il visore abbassato.
  • Gli attuali caschi delle ACES non sono conformi non offrendo un’adeguata protezione alla testa e ritenzione al collo sollecitato da carichi dinamici.
  • La maggior parte dei componenti delle tute sono serializzati e tracciati in maniera efficiente, questo è stato di enorme aiuto nell’analisi dei resti e nell’assegnazione degli astronauti.
  • Le tute ACES non hanno requisiti di resistenza alle alte temperature e al fuoco, ad esempio in parti in nylon come l’imbracatura del paracadute o gli scarponi. La tuta non sarebbe in grado di proteggere gli astronauti in scenari di fuga con la presenza di fuoco o alte temperature.
  • L’attuale sistema d’addestramento separa l’addestramento ai sistemi della navetta dall’addestramento alle procedure di fuga d’emergenza. L’addestramento alle procedure e tecniche di fuga dalla cabina non è legato ai guasti o eventi che possono aver generato tale necessità.
    L’addestramento alla fuga dalla cabina è eseguito in giorni diversi rispetto all’addestramento sulle emergenze dei sistemi con una sola breve discussione della fase transitoria fra la gestione dei sistemi in emergenza e la fuga dalla cabina.
    I membri dell’equipaggio si sono quindi focalizzati sul cercare di risolvere i guasti ai sistemi piuttosto che mettersi nella configurazione di massima sicurezza personale. L’equipaggio non è stato quindi adeguatamente addestrato nell’individuare le condizioni di pericolo di sopravvivenza imminente. La chiusura dei caschi è probabile non sia avvenuta in quanto l’intero equipaggio era intento maggiormente a cercare di risolvere i problemi ai sistemi piuttosto che pensare alla propria sopravvivenza.
  • L’addestramento alla fuga dalla cabina si basa sui dati e le simulazioni raccolte nell’incidente del Challenger e non è prevista una fase di addestramento per la fuga dal mezzo in fase di rientro.
  • La causa di morte dell’equipaggio è da ricercarsi nella perdita improvvisa di pressurizzazione o in traumi da urti violenti.
  • Campioni di tessuto rivelano tracce di formazione di bolle nei fluidi fisiologici, segno di improvvisa esposizione a basse pressioni.
  • La depressurizzazione è avvenuta prima della perdita della circolazione sanguigna.
  • Le evidenze mediche non hanno permesso di ottenere dati sul rateo di perdita dell’atmosfera interna.
  • Nessun membro dell’equipaggio chiuse il visore del casco.
  • Un membro dell’equipaggio è risultato essere stato trattenuto al sedile solamente dalle cinture sulle spalle e la fibia nell’inguine.
  • I danni fisici sono nella maggior parte pesanti, soprattutto nella parte alta del corpo a causa del mancato funzionamento dei rulli inerziali di ritenzione delle cinture.
  • Pesanti danni fisici sono anche stati rilevati a causa della mancata supportazione della parte alta del corpo nelle fasi di sollecitazione dinamica.
  • Pesanti danni fisici sono stati rilevati nelle zone a contatto con le cinture di ritenzione.
  • Non sono state rilevate tracce significative di ossidi di carbonio o di cianuro nei fluidi del corpo, eventuale segno di combustione.
  • Non ci sono segni di ustioni all’apparato respiratorio.
  • La NASA ha messo rispettivamente in ordine di priorità le raccomandazioni necessarie per il Return to Flight, le raccomandazioni a lungo termine e le osservazioni in quest’ordine. Il risultato è stato che il SCSIIT ha sofferto la bassa priorità assegnatagli nello svolgimento delle indagini. I membri del team hanno dovuto dividersi fra la prosecuzione delle indagini e lo svolgimento delle loro abituali attività. Questo a portato ad un eccessivo ritardo nella stesura del rapporto e in alcuni casi alla perdita di competenze utilizzate.
  • Gli investigatori del team NASA non sono stati disponibili per la compilazione del report a causa della loro attività concentrata nelle misure di sicurezza da attuarsi per il Return to Flight.
    I membri sono stati selezionati principalmente alle loro capacità e conoscenze. Molto membri del team SCSIIT non avevano precedenti esperienze di investigazioni su incidenti aeronautici.
    L’addestramento del team non include completamente i task necessari per l’analisi di un incidente normalmente effettuato agli investigatori NASA.
  • Non è raro trovare molte versioni non standardizzate della documentazione prodotta dal CAIB e dal CSWG.
  • Titubanza nella divulgazione di informazioni sensibili sull’equipaggio ha creato ostacoli nelle procedure di indagine.
  • L’unicità dello scenario, la vicinanza affettiva di alcuni membri del team di investigazione con le vittime, mancanza di dati precedenti di eventi simili e la necessità di ottenere dati sensibili hanno creato stress fra i membri del team.
  • I dati prodotti dal CAIB/CSWG non sono catalogati, allo stesso modo i dati dell’incidente del Challenger non sono stati catalogati e non organizzati rendendo difficoltosa la consultazione. I rottami del Challenger allo stesso modo non sono accessibili e analizzabili per le indagini.
  • Gli eventi più luminosi sono stati facilmente associabili alle riprese video realizzate.
  • L’angolo di ripresa rispetto al Sole ha influenzato le riprese video.
  • Non tutti i video utilizzati sono stati singolarmente catalogati, non tutti i video sono stati ri-visionati una volta che la sequenza degli eventi è stata compresa maggiormente.
  • La mancanza di un singolo formato per indicare longitudine e latitudine e la possibile ambiguità portata dalla necessità di convertire dati in formati differenti hanno recato rischio di errori.[/i][/b]

Sono d’accordo.
I tempi di vestizione devono per forza essere previsti (in caso contrario la cosa sarebbe gravissima),e indossare una ACES non dovrebbe richiedere tempi lunghissimi.
Non parlerei però di imperizia; di superficialità,di fatalismo,di voglia di fare un pò i gradassi,anche di sciatteria,questo si.
E questo per un astronauta è molto grave.
Si può dire quello che si vuole della gestione Slayton-Shepard,ma alla prima cavolata ti segavano le gambe.

riguardo a quanto scritto da me in precedenza, riguardo alle future capsule ORION, mi chiedevo se, in caso di problemi in orbita, sia stato valutato un piano di intervento o eventuali procedure di emergenza. In pratica: se per qualche motivo la capsula non fosse più in grado di rientrare sulla Terra, vuoi per malfunzionamenti o per altro, è stata studiata una missione o procedura di emergenza? Ci sarebbe la possibilità di inviare in orbita una missione di soccorso?

Mi sembra di ricordare che Orion potrebbe rimanere in orbita per circa un mese,quindi il tempo sufficente per organizzare una missione di soccorso,(sempre che nel VAB vi siano un altro Ares I ed un altra capsula pronti).
Se le tute per gli astronauti di Orion sono state richieste tute IEVA (cioè lancio/rientro in grado di performare un EVA di emergenza) è probabilmente anche in vista di un possibile trasferimento da una capsula in avaria ad un altra di soccorso.
In ogni caso tutte le missioni Orion in LEO saranno sulla stessa orbita della ISS.
Aggiungo che, spero ardentemente che il numero standard degli equipaggi della Orion sia limitato a quattro astronauti anche in LEO.