Skyroot - Qualcuno ne ha mai sentito parlare?

Parafrasando un thread esistente (che fatalità è appena tornato in attività), riporto una notizia trovata per caso girovagando su Instagram. Un’azienda privata indiana, Skyroot appunto, ha appena completato con successo l’accensione dell’upper stage, diventando la prima azienda indiana a raggiungere questa milestone.

Prima di entrare nel merito della questione, Skyroot è un’azienda privata fondata da un ex ingegnere ISRO (e 30° nella classifica di Forbes dei giovani under 30 asiatici) addetto allo sviluppo del terzo solid rocket booster più grande al mondo. Nel sito ufficiale ci sono anche i volti e le carriere dei principali membri del team, quasi tutti ex ISRO o comunque con importante storia nel settore aerospaziale.

L’azienda ha in cantiere un razzo, o meglio 3 versioni dello stesso razzo, dedicato ai piccoli satelliti, ponendosi (virtualmente) in competizione con RocketLab. Il vettore è nominato Vikram (come il lander lunare) in onore del Dottor Vikram Sarabhai, il padre del programma spaziale indiano. Un’altra caratteristica è che è costruito basandosi su architetture comuni e supportando diversi tipi di fairing, offre l’accesso alllo spazio ai prezzi più accessibili, come riportato sempre sul sito.

I dettagli delle 3 versioni di Vikram.

Vikram I Vikram II Vikram III
SSPO 500 km (kg) 225 410 580
LEO 45°(kg) 315 520 720
Architettura Propulsione solida altamente affidabile
Stadi dal design assodato
Avionica moderna e miniaturizzata
Separazione pneumatica “ultra-lowshock”
Motore criogenico avanzato a CH4/LOX che sostituisce il terzo stadio di VikramI Versione migliorata del Vikram II con 4 booster laterali low cost
Flessibilità Modulo di aggiustamento orbitale con capacità di riaccensione e inserimento in orbite multiple Il motore criogenico permette riaccensioni multiple e multiple inserzioni orbitali Motore del secondo stadio che permette riaccensioni multiple e multiple inserzioni orbitali
Costo Il più basso nella categoria dei payload Il più basso nella categoria dei payload Il più basso nella categoria dei payload
Flessibilità Bassissima richiesta di infrastrutture.
Possibilità di assemblaggio e lancio in 24 ore da qualsiasi pad
Bassissima richiesta di infrastrutture.
Possibilità di assemblaggio e lancio in 72 ore da qualsiasi pad
Bassissima richiesta di infrastrutture.
Possibilità di assemblaggio e lancio in 72 ore da qualsiasi pad

Chiusa la parentesi sull’azienda, torniamo alla notizia: purtroppo sul sito ufficiale non c’è nulla e neppure su space.com e ho trovato solo notizie di media generalisti, come zeenews.com.

Nell’articolo è riportata un’intervista in cui si chiede al team di Skyroot alcune informazioni sul lanciatore che vogliono sviluppare.

In aggiunta alla tabella sopra, si viene a sapere che il Vikram I sarà un 4 stadi e che il motore testato è quello dell’ultimo, alimentato a propellenti liquidi (anche se ancora in fase di test). Gli altri 3 saranno a combustibili solidi. Il motore si chiamerà Raman, in onore al premio Nobel C.V. Raman e sarà alimentato da UDMH e NTO (dimetilidrazina asimmetrica e tetrossido di azoto) e 4 Raman generanno 3.4 kN di spinta. La scelta di questi due propellenti è data dalla facilità di stoccaggio, garantendo accensioni multiple ai motori e quindi l’inserimento in orbite diverse di vari satelliti.
I motori per gli altri 3 stadi sono in fasi diverse di produzione e la speranza è di testarne due su tre nei prossimi 6 mesi.

Del fatto che l’India abbia già un lanciatore per piccoli satelliti (SSLV) non preoccupa l’azienda, in quanto il Vikram è ancora più piccolo. Viene rimarcato il fatto che nel settore dei piccoli lanciatori possano offrire i prezzi migliori, una volta che sarà iniziata la fase di produzione di massa. Un’ulteriore e importante riduzione del costo si avrà con tutte e tre le versioni operative.

Il legame con ISRO è molto forte, non solo dal punto di vista del managment, ma anche dal lato delle infrastrutture e del supporto che l’agenzia fornisce: se tutto procede secondo i piani, Skyroot ha in programma il lancio inaugurale nel dicembre 2021 e ISRO fornirà supporto e sarà una guida per tutte le tappe. Infine, sono state fornite alcune strutture per i test da parte dell’agenzia. Per il resto, in India sono presenti facilities ben sviluppate e quasi tutti i componenti sono prodotti nel Paese, grazie ai costi di produzione bassi. L’abbassamento dei prezzi si ripercuote quindi anche sui costi di sviluppo. ISRO ha fornito anche il pad di lancio (forse quello nuovo per SSLV) e il mission control. Tutti i dettagli però dipenderanno dalla timeline di quando il pad e il razzo saranno effettivamente pronti. Tutti i servizi forniti dal’agenzia ovviamente non sono gratuiti ma per ora vengono addebitate solo le spese di test dei sistemi in sviluppo.

Come per tutte le aziende, un po’ di scetticismo iniziale è sempre presente, a maggior ragione se nel sito ufficiale c’è scritto chiaramente che si vuole sviluppare il razzo più affidabile mai costruito in India. Considerando che l’agenzia nazionale ha impegato 20 anni per sviluppare Vikas, le perplessità possono essere lecite. La compagnia ovviamente non sente queste pressioni e grazie all’esperienza del team è convinta di fare bene, pur essendo nata soltanto nel 2018. La dimensione e la spinta del motore facilitano le operazioni, al resto ci pensano le ultime innovazioni tecnologiche come la stampa 3D dei motori, che permette di ridurre la massa del 50% e il numero di componenti dell’80%. Sebbene la stampa 3D in metallo non sia così diffusa in India, l’azienda sta utilizzando altri “materiali speciali” e sta cercando di stampare interamente il motore criogenico del Vikram II.

Neppure l’aspetto economico post-COVID scoraggia l’azienda, fiduciosa delle grandi firme prontead investire nel mondo spaziale.

Per quanto riguarda il capitolo assicurazioni e costi da coprire, l’azienda sta lavorando con In-SPACe per avere dei contratti assicurativi vantaggiosi, anche se ovviamente pagheranno per qualsiasi danno occorso.
In-SPACe ha lo scopo di offrire l’autorizzazione una tantum per test, lancio, licenza e altri aspetti. L’azienda si augura che le errà concessa l’autorizzazione per utilizzare le strutture. La GST del 18% si applica a qualsiasi transazione di servizi domestici indipendentemente dal settore. Uno dei principali punti dolenti per le startup spaziali è il 18% di costi aggiuntivi “iniziali” che vengono bloccati in crediti GST. L’azienda può utilizzare i crediti GST solo quando inizia a realizzare entrate considerevoli.
Questo problema si applica anche ai costi di sviluppo sostenuti. Ad esempio, i costi di sviluppo che vengono sostenuti prima di iniziare ad operare commercialmente, sopportano il peso maggiore della GST. Idealmente, le startup hardware/spaziali ad alta intensità di capitale come Skyroot dovrebbero ricevere incentivi GST nelle fasi pre-entrate.

In chiusura, nel lancio inaugurale l’azienda non ha ancora deciso se utilizzare una zavorra oppure un satellite operativo, ma conta di farlo circa 6 mesi prima del lancio.

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Nella foto le 3 versioni di Vikram, rispettivamente I, II e III.

Crediti: Skyroot.

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