Sperando inoltre che l’atmosfera di acido solforico non sia senziente! ![]()
(punto bonus per chi riconosce la citazione…)
Un “certo” film di Andrej Tarkovskij, tratto dall’omonimo romanzo di Stanislaw Lem, forse?
Battute a parte, c’è un ottimo articolo di Sandro Ciarlariello che fa il punto su quel poco che sappiamo, e soprattutto su questo strano (e per me sciocco) modo di spettacolarizzare tutto, compresa una scoperta scientifica che di per sé può voler dire tutto e niente:
in questo caso direi che la spettacolarizzazione della notizia è lecita, a meno di improbabili errori strumentali o abbagli clamorosi nell’analisi dei dati i casi sono due
- é stata individuata la firma di attività batterica
- è stato individuato l’effetto di un processo chimico che non conosciamo
Tra l’altro, se volessimo spingerci nella speculazione e pensare al primo caso come più probabile, le conseguenze sarebbero devastanti
Trovare vita nel pianeta a noi più vicino, malgrado le sue condizioni, potrebbe suggerire che, in realtà, la vita emerge quasi ovunque, quasi sempre.
Non solo ma sarebbe Vita aliena con processi chimici assimilabili a quelli presenti sulla Terra.
Questo avrebbe implicazioni ancora più dirompenti.
Infatti la terza via possibile é l’errore strumentale. Abbiamo la necessità di una conferma indipendente. Spero che Bepi Colombo possa aiutarci.
No, la conferma indipendente c’è già stata. Due strumenti diversi con due telescopi diversi analizzati da due team diversi con metodologie diverse. Bepicolombo non potrà aggiungere niente di utile in più, anche perché i suoi strumenti sono molto meno sensibili.
Come scrive @Vespiacic l’errore è fuori discussione quando la stessa quantità (in questo caso di fosfina nell’alta atmosfera di Venere) viene rilevata indipendentemente da due siti diversi, con team diversi e metodologia diverse.
Io non sono uno scienziato e, pertanto, non ho una reputazione scientifica da difendere con i denti (pur lavorando da oltre 20 anni nel settore spaziale) pertanto non ho alcuna remora ad utilizzare il buon senso.
Il buon senso mi dice che la presenza di fosfina (in concentrazioni così insolitamente alte) nell’atmosfera di Venere deve essere necessariamente frutto di attività biologica. Piuttosto qualcuno deve dimostrarmi il contrario.
Lo stesso ragionamento si applica, ad esempio, per il metano su Marte.
Vale il rasoio di Occam, la spiegazione deve essere sempre (o quasi) la più semplice.
Naturalmente gli scienziati hanno le loro reputazioni (e budget relativi) da difendere, capisco che non vogliano fare la figura degli idioti gridando “alla Vita!” se poi la cosa viene di seguito smentita, il punto è che poi a cercare spiegazioni arzigogolate spesso si rischia lo stesso la brutta figura…
Neanche io sono uno scienziato, ma c’e’ un precedente per gli amminoacidi.
Prima e’ stato ipotizzato, poi provato sperimentalmente e poi verificato in natura e altri corpi celesti che possono essere prodotti da fenomeni non biologici.
Ora, il motivo per cui bisogna mettere un bel po’ di strumentazione in orbita e nell’atmosfera di Venere e’ per capire da dove viene questa fosfina e che tipo di processo la genera.
A pelle a me sembra che un processo non biologico sia piu’ semplice quindi piu’ probabile in termini di rasoio di Occam… ma qui si parla di opinioni tirate a indovinare.
Per andare oltre bisogna andare su Venere… a meno che qualcuno non riesca a riprodurre la fosfina ricostruendo sulla terra condizioni simili a Venere.
Scott Manley spiega chiaramente che si può produrre fosfina in maniera NON biologica ma non nelle condizioni termodinamiche PRESUNTE vi siano su Venere
Quindi alternativamente:
- nuovo processo non biologico non noto
- processo non biologico noto con condizioni simili a Giove
- biologico
Bisogna tener conto che la chimica della fosfina è molto meno studiata di quella del metano, per cui non mi stupirebbe che esista un processo inorganico che la produce nelle condizioni venusiane e che nessuno lo abbia finora studiato (si rimedierà velocemente)
Va anche tenuto conto che l’atmosfera è molto più “semplice” da studiare in quanto i processi chimici che possono aver luogo sono più limitati e più accessibili di quelli che possono avvenire nel sottosuolo.
Questo articolo aggiunge alcune informazioni interessanti:
Sono quindi convinto che il mistero verrà chiarito in tempi relativamente brevi con una missione in situ.
Se l’origine si rivelerà abiotica la cosa potrebbe anche finire lì.
Se viceversa l’origine fosse biologica (come dice l’articolo, in questo caso la “carica microbica” dovrebbe essere notevole, tale da superare ogni ragionevole dubbio) il ritorno a Terra di campioni dall’atmosfera (e forse non solo) diventerà una priorità.
Ma di questa cosa ho già parlato 

Guardate che nell’articolo si parla anche di questo. Non esplicitamente, ma in fondo ci sono dei link a paper con discussioni aggiuntive.
In particolare, l’origine non biologica è riassunta in questa immagine (brutta):
https://www.nature.com/articles/s41550-020-1174-4/figures/15
E l’origine per cause biologiche è discussa in questo supplemento a pagina 17:
https://static-content.springer.com/esm/art%3A10.1038%2Fs41550-020-1174-4/MediaObjects/41550_2020_1174_MOESM1_ESM.pdf
In particolare, riguardo a questa storia della vita, dice che fino a 715 milioni di anni fa c’erano condizioni favorevoli allo sviluppo di attività biologiche, che sono state spazzate via dal rinnovamento geologico della superficie avvenuto attorno a 500 milioni di anni fa, che ha portato tra le altre cose alla scomparsa di acqua. Se la vita è sopravvissuta in qualche modo sulle nuvole (teoricamente possibile), l’articolo aggiunge che la riduzione del fosforo per la produzione di fosfina è tecnicamente possibile, ma che richiede un gran uso di energia, comunque possibile per forme biotiche.
Per il resto, di motivazioni non biologiche ce ne sono mi pare 6 o 7, che però mancano l’ordine di grandezza giusto della quantità misurata.
Senza nessun intento polemico
, devo dissentire su due punti:
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il buon senso ha un suo campo di applicazione indiscusso nella vita reale, ma molto meno nell’ambito della ricerca scientifica, dove a contare sono i risultati delle ricerche, qualunque questi siano. Peraltro, tali ricerche sono (a mio modestissimo parere), ben lungi dall’essere definitive e conclusive rispetto alle origini della fosfina venusiana. Penso che dovremmo dare il tempo alla comunità scientifica di approfondire e sospendere il giudizio sulla questione fino a che non vi saranno altri paper che contribuiscano a chiarire la questione, mettendo completamente da parte il buon senso come criterio per formarsi un’opinione in merito (per quanto legittima).
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l’onere della prova è sempre a carico di chi fa un’affermazione. “Dimostratemi il contrario” sposta tale onere sulla controparte, cosa che in un contesto di dibattito scientifico è una fallacia logica.
Proprio la questione delle origini del metano marziano ci ha insegnato che l’ipotesi affascinante e che ci piaceva di più (me in testa), cioè la sua provenienza da attività biologica, sembrava ormai cosa assodata… fino a quando non è stata trovata un’altra spiegazione plausibile, e nessuna prova (per ora naturalmente) di vita microbiologica su Marte.
Secondo me è troppo presto per il rasoio di Occam.
Giustissimo, infatti nel mio post premettevo che si tratta di una mia posizione personale.
Di energia nell’alta atmosfera vesuviana comunque ce n’e’, perche’ la costante solare (quantita’ di energia per m2 per sec) e’ doppia rispetto alla Terra, inoltre la totale assenza di campo magnetico fa si che arrivino parecchie particelle ad alta energia.
Poi se chi sa fare di conto ed e’ esperto dice che in base ai processi conosciuti, suppongo tenendo conto di quanto sopra, nelle condizioni di Venere la fosfina non dovrebbe formarsi, ne prendo atto. Ma verosimilmente esistono processi non ancora conosciuti.
Ovviamente non sposo ne’ una tesi ne’ l’altra in assenza di evidenze. Io sposo la determinazione andare di corsa li a verificare il meglio possibile, aggiungendo che di motivi per dare piu’ di uno sguardo a Venere, il nostro gemello traviato, ne avevamo parecchi anche senza la fosfina.
Se l’ipotesi della fosfina di origine biologica prenderà piede, immagino che una missione umana si potrebbe fare prima di una su Marte.
In fin dei conti Venere è più vicina a noi, ma anche al Sole.
Far sbarcare degli astronauti dentro ad un batiscafo spaziale è al momento improponibile. già restare in orbita è più accettabile. Da lì puoi spedire giù sonde e recuperarle o fare analisi più ravvicinate.
In più Venere come banco di prova per Marte. Almeno per il volo spaziale. Sbarcare su Venere e su Marte sono due cose totalmente diverse.
Fantascientificamente parlando tufferei nell’atmosfera un veicolo appeso oppure un veicolo che possa innalzare la sua quota per essere recuperato da uno che vola più in alto. Un idea che ho da tempo e che è molto complessa, inutile parlarne qui, magari totalmente irrealizzabile.
tornando all’argomento, non resta che attendere e sperare, cosa? Che ci sia vita su Venere. Almeno la smetteremo di parlare di Marte, che è troppo lontano. 
Come già scritto una missione umana che prevede lo sbarco su Venere è irrealizzabile e tutto sommato pure inutile.
Mentre una missione in orbita venusiana oppure un “flyby” è tecnicamente possibile, la NASA aveva già studiato un possibile scenario del genere nell’ambito del cosiddetto AAP (Apollo Applications Program):
I russi avevano fatto altrettanto come evoluzione di scenari di missione marziana che vanno sotto il nome di “programma TMK”, in particolare la missione MaVr (Mars Venera) prevedeva un flyby di Venere per reindirizzare il veicolo TMK verso Marte.
Per la cronaca Winchell Chung nel suo “Atomic Rockets” fa una critica tutt’altro che positiva del progetto NASA di Venus Flyby:
http://www.projectrho.com/public_html/rocket/realdesigns.php#badidea
Quale sarebbe il valore aggiunto dalla presenza di esseri umani in orbita venusiana, rispetto ai rischi che corrono, alla luce delle nostre attuali capacità tecnologiche?
Personalmente ritengo nessuno, e anzi, correrebbero un rischio inutile.
Sostanzialmente quello che dice Winchell Chung.
Il rischio di una missione orbitale venusiana, non è rappresentata dalla missione in se quanto dal fatto che si svolgerebbe in prossimità del Sole dove le dosi di radiazioni sono più alte di quelle riscontrabili nell’ambiente circumterrestre, dal momento che Venere non ha campo magnetico (così come Marte) e dunque non dispone di alcuna protezione contro la normale azione del Sole, come le Fasce di van Allen della Terra.
Se poi prendiamo il caso di un brillamento (Flare) allora l’equipaggio corre un pericolo mortale, bisogna prevedere uno shelter (cosa che comunque va prevista anche per le missioni marziane).
Ma ammettiamo anche che si decida di fare una missione in orbita venusiana, gli astronauti opererebbero dei droni nell’alta atmosfera e probabilmente dei lander sulla superficie. Quale beneficio potrebbe avere la missione da una presenza umana quando tutto può essere fatto in remoto con costi e rischi immensamente inferiori?
Non è possibile fare una parallelo con Marte perché un eventuale missione orbitale marziana sarebbe comunque un precursore di un successivo sbarco sulla superficie del pianeta rosso. Mentre nel caso di Venere sarebbe inutile dal momento che è impossibile sbarcare sulla superficie.
Ci sono delle motivazioni elencate qua Astronauti NASA su Marte nel 2040! - n°92 da Vespiacic. Non c’entra niente con la fosfina, ovviamente, è uno studio di quest’anno antecedente alla scoperta della fosfina su Venere. La fonte è autorevole.
EDIT: no scusate, risposta sbagliata, Marco parlava di orbita, il post parla solo dei vantaggi di un flyby. Abort! ![]()
