Astronauti e pluralismo etnico e religioso

La composizione degli equipaggi spaziali si è evoluta nel tempo diventando più varia. Fino alla fine degli anni 60 astronauti americani e cosmonauti sovietici furono uomini (ad eccezione della Tereskhova), bianchi e di origine europea. I sovietici provenivano infatti da repubbliche europee dell’URSS (Russia e Ucraina), mentre gli americani erano anglosassoni o comunque europei (per es. Schirra era di origine ticinese). Nel 1969 per la prima volta i sovietici mandarono nello spazio un cosmonauta nato in Kazakhstan, una repubblica asiatica: il suo nome era Vladimir Shatalov. L’Uzbekistan dovette aspettare fino al 1978 per avere un proprio cosmonauta, Dzhainibekov. Fu negli anni 80 che lo spazio cominciò a diventare veramente internazionale e multietnico. I sovietici cominciarono a portare nello spazio uomini di altre nazioni: nel 1980 fu la volta di un cubano (Tamayo-Mendez) e un vietnamita (Pham Tuan). Negli anni 80 anche gli americani cominciarono a imbarcare sullo Shuttle astronauti di altre nazioni (il primo fu il tedesco Merbold nel 1983) e aprirono le porte dello spazio ad altre etnie del loro Paese: nel 1983 toccò al primo afroamericano (Guion Bluford), nel 1985 ai primi americani di origine asiatica (Ellison Onizuka, di origini giapponesi ma nato alla Hawai e Taylor Wang, di origini cinesi e nato a Shangai) e nel 1986 al primo ispano-americano (Franklin Chang-Diaz, nato in Costarica). Gli indiani d’America (propriamente detti nativo-americani) dovettero aspettare fino al 2002 per avere ufficialmente un loro rappresentante fra gli astronauti, che fu John Herrington; in realtà anche William Pogue (andato nello spazio nel 1973) era un nativo americano, ma all’anagrafe non si era registrato come tale. Nel 2008 ha volato anche un americano di origini russe (Gregory Chamitoff). E gli italo-americani? Schirra era di origini italiane come etnia ma non come nazionalità dato che era ticinese, cioè svizzero-italiano; il primo vero astronauta italo-americano fu Mario Runco, di origini calabresi, andato nello spazio nel 1991. Il primo astronauta di origini siciliane fu invece Michael Massimino, che andò nello spazio nel 2002. In pratica possiamo dire che le etnie maggiormente rappresentative hanno avuto un loro rappresentante che è andato nello spazio, ad eccezione degli eschimesi e dei nativi australiani. Un discorso analogo si può fare per le religioni. Negli anni 60 gli uomini che andavano nello spazio erano atei come Gagarin (che disse di non avere visto in cielo nè Dio nè gli angeli) o cristiani come Scott, che lasciò una Bibbia sulla Luna. Negli anni 80 le cose cominciarono a cambiare anche in questo campo. Nel 1984 andò nello spazio la prima persona di religione ebraica, Judith Resnik. Nel 1985 fu la volta del primo astronauta buddista (Ellison Onizuka) e del primo astronauta musulmano, il principe saudita Sultan Salman Al-Saud. Kalpana Chawla, andata nello spazio per la prima volta nel 1987, era indù ma non sono in grado di dire se era la prima astronauta indù perchè prima di lei (nel 1984) andò nello spazio con i sovietici un cosmonauta indiano, Rakesh Sharma, di cui non ho notizie circa il suo credo religioso. Avere notizie sulla religione degli astronauti non è facile perchè è considerato un fatto privato. D’altronde il credo religioso non ha nessuna influenza su una missione spaziale tranne che per il vitto (ebrei e indù praticanti non possono mangiare certi cibi) ma è una cosa facilmente superabile. Il problema nasce per i musulmani che devono pregare cinque volte al giorno rivolti verso la Mecca e fare le tipiche genuflessioni, cosa che nello spazio non è possibile fare. Così quando ha volato il principe saudita, le autorità religiose del suo Paese hanno dovuto fare un decreto (fatwa) per esonerarlo dal seguire queste prescrizioni durante la missione. Lo stesso problema si è presentato quando nel 2007 ha volato il primo astronauta malese (musulmano) e le autorità religiose malesi gli hanno preparato addirittura un manualetto. Qualcuno potrà sorridere per questa che sembra una rigidità eccessiva, eppure proprio l’astronauta saudita ha detto dopo la missione delle parole significative che voglio riportare integralmente: “I primi due giorni cercavamo i nostri Paesi, il terzo e il quarto giorno puntavamo i nostri continenti, il quinto giorno avevamo la sensazione che la Terra è una cosa sola”. Vale a dire: le divisioni tra gli esseri umani stanno nella loro testa e non in natura.

Ottimo riassunto dell’evoluzione dei vari corpi astronauti. Lo trovo molto interessante. Leggendo le biografie dei primi astronauti americani si nota fortemente come fossero rigidamente cristiani, in linea con il loro tempo. Cambiando la cultura, la politica e l’integrazione degli immigrati, le cose sono andate cambiando anche nello spazio. Potremmo dire che l’evoluzione della composizione del corpo astronauti è un buon riassunto della storia del XX secolo…

Interessantissime notizie!
In effetti questa storia del corpo astronautico in effetti rispecchia un pochino il processo di integrazione “reale” avvenuto nel secolo scorso, ben diverso dalle dichiarazioni ufficiali dei governi

Tale è opportuno che rimanga.
In un rito religioso islamico (ma era un usanza anche dei primi cristiani, vedere cosa fanno i copti ancora oggi) si deve trucidare un capretto; che si fà, gli si consente di portarlo in orbita e di squartarlo con il sangue che va ad infilarsi dappertutto.

Scienziato e religioso poi lo considero un ossimoro; lo scienziato cerca le risposte, il religioso le inventa a suo comodo.

Nulla vieta di essere scienziato e credente nello stesso tempo…basta non degenerare nel fanatismo!
Non mi ritengo uno scienziato, ma una persona molto scientifica si, questo non mi vieta di essere credente!
Certo non credo nella Bibbia presa alla lettera ma rimango credente ugualmente

Ottimo riassunto sociologico con solo un paio di appunti:

Questa frase è stata attribuita a Gherman Titov il secondo russo a volare nello Spazio, ed il secondo uomo in orbita. Gagarin non fece affermazioni di carattere religioso ne in un senso ne nell’altro.

la dottoressa Chawla, scomparsa nel tragico incidente del Columbia, ha volato per la prima volta nel 1997 con la STS-87.

Se poi vogliamo essere pignoli bisognerebbe fare anche una piccola distinzione per gli astronauti cattolici, anglicani ed eventualmente ortodossi (non dimentichiamoci che nella Russia attuale, nazionalista e non più comunista, l’ortodissia è di nuovo in auge presso la popolazione locale).

I fondatori dell’astronomia moderna (Copernico, Keplero, Newton e lo stesso Galileo) erano scienziati e credenti. Penso che non ci sia contraddizione di termini, basta non confondere i due piani (Galileo diceva che la Bibbia insegna come si va in cielo, non come va il cielo). Quanto agli islamici, non sono certamente stupidi (ho conosciuto anni fa dei ricercatori pakistani molto in gamba nel campo dove lavoro): se hanno esonerato i loro astronauti dal pregare rivolti alla Mecca non penseranno neanche lontanamente di fare nello spazio i riti di cui parli.

Personalmente non condivido affatto la visione di scienziato-ateo cosi’ come sovente è rappresentata dai media o nell’immaginario popolare.

A volte si tende a pensare che il pensiero scientifico possa essere screditato dalle proprie credenze religiose, ma cio’ non è vero. Si puo’ essere degli ottimi scienziati, o divulgatori scientifici, senza necessariamente rinunciare alla propria fede, quale che sia.

In Italia abbiamo l’esempio del Prof. Zichichi o della Pontificia Accademia delle Scienze.

In realtà cio’ che è ateo è il pensiero scientifizzante e tecnologico (ma badate bene non scientifico) che permea troppo spesso la cultura occidentale contemporanea. In questo contesto la fede è vista come uno sterile rito che poco ha a che fare con l’interiorità umana.

Questo atteggiamento figlio di un consumismo sfrenato congiunto ad un certo materialismo storico di chiara ascendenza marxista è quello che rappresenta bene le generazioni attuali, tutte rivolte verso l’esterno e poco (o nulla) verso l’interno, l’interiore.

Come si vede, non c’è un vero dualismo nell’essere scienziato e persona di fede. Dipende solo dal contesto culturale e dall’attitudine personale.

Non dimentichiamoci di Gregor Mendel canonico Agostiniano e iniziatore della genetica. Un ennesimo esempio di scienziato con una fede religiosa (era addirittura un religioso e non un semplice credente).

Non potrei essere piu’ d’accordo. Non tutti hanno idee terribili come la hack. Zichichi non lo porterei comunque come elemento positivo, le sue sparate in tv sono veramente pessime

Concordo in pieno il discorso di Archipeppe, su tutta la linea.

Ti ringrazio per le precisazioni. Per Kalpana Chawla hai ragione, si è trattato di un errore di battitura. Per Gagarin, avevo letto questa notizia qualche anno fa su una rivista; evidentemente il giornalista ha attribuito a lui la frase di Titov, scambiando i due (può capitare).

Concordo. Vorrei anche ricordare che l’astronomo Carl Sagan, che era agnostico (non ateo) disse una volta che la scienza non può escludere completamente che Dio ci possa essere.

Io mi ritengo un agnostico tollerante, e a mio parere l’atteggiamento più corretto sarebbe quello di mantenere le proprie credenze religiose su un piano prettamente personale, che dovrebbe essere rispettato da tutti. L’importante è mantenere un atteggiamento positivista e laico.
Dopotutto anche i creazionisti si ritengono scienziati…

Bravo Giulio, concordo.
Sul resto non mi esprimo. Questa ‘discussione’ si ripresenta ciclicamente ed ho già detto la mia più volte.

Salute e Latinum per tutti !

Siamo su una china scivolosa dove io stesso ho inciampato più volte. Al solito, questi argomenti non sono proibiti ma attenzione a valutare se è il caso di infilarvicisi.

Sono d’accordo con te Mike, difatti in passato ho sempre evitato di esprimermi in merito.
In ogni caso in questo caso specifico ho sentito la necessità di dire la mia.

Fatto ciò, almeno personalmente, non sento più l’esigenza di tornarci sopra…

Pensiamo ad Aldrin che si comunica dopo essere giunto sulla Luna.

la sfera religiosa è privata al punto che l’uomo consapevole, pur se vissuto in un determinato ambiente prende decisioni concernenti il campo spirituale diverse dalle abitudini.

La saggezza stà nel combinare il privato-intimo coll’esterno-lavorativo.

A proposito di atteggiamento laico, mi sono ricordato una frase di Enzo Biagi, secondo cui “il laico è uno che cerca, non uno che esclude”. Ognuno poi finisce per avere le sue convinzioni, frutto della propria formazione ed esperienza di vita, e ci vuole il rispetto reciproco. Tornando al tema originario, che riguarda il pluralismo etnico e religioso del corpo astronauti, c’è da aggiungere che ho appreso che la NASA ha inserito tra i criteri di selezione degli astronauti non solo le attitudini fisiche e le conoscenze scientifiche, ma anche la capacità di comunicare con gli altri e di confrontarsi con le diversità; chi non possiede queste abilità non può fare parte di equipaggi multiculturali. In un ambiente chiuso come quello di un’astronave o di una stazione spaziale non ci si può allontanare fisicamente dagli altri come in un normale ambiente di lavoro, per cui un comportamento minimamente fastidioso ripetuto per giorni può creare agli altri parecchio nervosismo. Nelle missioni con equipaggi umani non contano solo la scienza e la tecnica, ma ci vogliono anche la psicologia e la sociologia.

L’importante pero’ e’ che non ci siano mai discorsi tipo “affirmative election” dove donne o minoranze vanno nello spazio per motivi “politici” e non per meriti conquistati sul campo…