Qui siamo di fronte ad un “pastiche” ovvero il Toy Daya TD-54 “Thor-Delta” del 1960.
Lungi dal rappresentare un vero Thor-Delta, la cover art sulla scatola propone un X-11 (ovvero la prima versione di prova del razzo Atlas-A) mentre il giocattolo vero è proprio è composto da una A4/V2 sormontata da un capsula vagamente ispirata ad una Mercury.
Naturalmente, sebbene siano un soggetto più raro, nemmeno le stazioni spaziali si sottraggono alla logica dei giocattoli. In particolare la giapponese SH (Horikawa) mette in commercio, nei primi anni '60, questa “Space Station” con movimento a ruote con batteria. Se è vero che la cover art rimanda immediatamente alla stazione toroidale di von Braun e compagni (apparsa alla metà degli anni '50 sulla rivista Collier’s) ad uno sguardo più attento si vede che il giocattolo in realtà si ispira a qualcosa di più concreto.
La quale, in maniera neanche tanto sorprendente, diventerà un prototipo “full scale” (con un diametro di 7.3 metri) realizzato presso la NASA Langley nel 1961 (cfr. NASA SP-4308 Spaceflight Revolution Ch9) .
A seguito di una serie di oscillazioni indotte e non facilmente controllabili riscontrate durante la fase di test, i tecnici di Langley decisero di realizzare anche un modello più piccolo (3 metri di diametro) allo scopo di investigare meglio il problema:
Successivamente la SH rieditò il modello come “New Space Station” con qualche minima modifica ed una nuova cover art molto più NASA-like.
E’ giunta l’ora di parlare della Spacex, no non si tratta della SpaceX attuale di Elon Musk bensì di un brand di giocattoli spaziali creati dalla Tri-ang di Hong Kong nel 1968. Si tratta di una linea di giocattoli spaziali (come per Matt Mason della Mattel di tipo realistico ma non aderente alla realtà) economica ma di elevata qualità (rispetto ai suoi concorrenti).
In ogni blister era previsto un mezzo spaziale insieme ad uno o più “soldatini” spaziali in tuta pressurizzata, scala HO (come i mitici soldatini dell’italianissima Atlantic), in genere dorati.
Come fonte di ispirazione la Spacex utilizzava i fumetti inglesi della TV Century 21 comics, i quali erano in realtà un brand per veicolare il merchandising legato alle serie dei coniugi Anderson (dunque supermarionination, UFO, Spazio 1999 ecc.):
I prodotti Spacex arrivarono, alla metà degli anni '70, anche in Italia. Ricordo un bellissimo “Pleasure Space Cruiser” presente nella merceria sotto casa a Napoli, che mia madre non volle comprarmi (inutile dire che ci rimasi malissimo…):
Naturalmente anche la Spacex, di tanto in tanto, traeva ispirazione dalla realtà come nel caso di questo “Lunar Orbiter”, il quale riproduceva (abbastanza fedelmente) un vero Lunar Orbiter della NASA:
Abbiamo un “Rescue Craft” ad uno “Space Glider” chiaramente ispirati ad un Northrop M2-F2:
Ma abbiamo anche uno Spacex ATS “Astronomic Telescope Satellite”, copiato da una proposta di Manned Space Telescope rilasciata dalla Boeing nell’ottobre 1965 (ed ampiamente pubblicizzata nei media dell’epoca):
Abbiamo poi un giocattolo “profetico”, ovvero il Nova Rocket il quale (a dispetto del nome) non si ispira alla contemporanea proposta della NASA (nella sua ultima incarnazione di Saturn C8/Nova) quanto sembra un modello di fantasia tranne che poi…
Lungi dall’essere un giocattolo “profetico” (o peggio una profezia che si auto avvera, magari gli ingegneri di ULA giocavano da bambini con i modellini di Spacex…), il razzo Nova 1 di Spacex doveva necessariamente essersi ispirato a qualcosa di verosimile, se non proprio vero.
Et voilà, ecco a voi il Saturn INT-18, proposta della North-American del 1966 basata su un primo stadio costituito da un Saturn II, un secondo stadio costituito da un Saturn IVB (usato come terzo stadio anche dal Saturn V) e da due/quattro boosters a propellenti solidi presi dal Titan IIIM (UA 1205 oppure UA 1207).
Qualche dettaglio in più è disponibile nell’apposita pagina dell’Enciclopedia Astronautica di Mark Wade:
Ovviamente la somiglianza con l’attuale SLS c’è, ma questo solo perché (come è facile vedere) la NASA gira intorno a questo tipo di configurazione dal mezzo secolo e passa.
Matt Mason era venduto anche in Italia. Ne avevo uno con tanto di scafandro come nelle foto (lo comprai alla UPIM di P.le Corvetto!). Ricordo da bambino un negozio di Milano con tre vetrine occupate da un mega diorama. Magari qui da noi non ha fatto fortuna.
Invece adesso ci sono compagnie di modellismo-giocattoli. Della NewRay possiedo il Mir, l’Ariane V, un set Apollo e la Navetta. Cerco lo Skylab, lo hanno fatto, ma non lo trovo. Maledizione.
Le Hot Weels hanno fatto un Rover marziano ed un altra marca il Lunar Rover.
Infine una marca che non ricordo, ve la dico domani, la navetta spaziale, singola, con ET ed SRB, e sul dorso del suo 747. Non so se hanno prodotto altro.
Una chicca: ho visto un plastico ferroviario dove in mezzo ai soliti carri merci c’era un carrello con un Proton o Soyuz, forse fuori scala rispetto alla HO, ma … chi lo ha prodotto?
Ok, è roba moderna, spero di non essere ot
Questo mi sembra chiaramente ispirato al veicolo per Marte di Wernher von Braun rappresentato in un noto video educazionale che lo stesso von Braun ha realizzato con la Disney nel 1955.
Secondo il sito http://www.triangspacextoys.info dedicato al mondo Triang-Spacex la fonte di ispirazione per lo Hawk (al netto della doppia deriva, dell’ala a geometria variabile e delle alette canard, il top della novità all’epoca) sarebbe il Northrop F-5A “Freedom Fighter”, un caccia leggero all’epoca nuovo di zecca e presto protagonista anche della guerra in Vietnam:
La cosa divertente è che ancora una volta siamo in presenza di un giocattolo Spacex “profetico”, qualche anno fa l’Aeronautica Militare Iraniana ha messo in servizio una copia “illegale” del Northrop F-5F “Tiger II” , localmente denominata “Simorgh” con una serie di modifiche indigene, tra le quali l’introduzione di una doppia deriva:
Hai ragione, spulciando in rete ho scoperto che anche Matt Mason era distribuito in Italia dalla famosa Baravelli sembra a partire dal 1969, semplicemente ero troppo piccolo per poterlo ricordare. E’ vero però che l’avventura di Matt Mason nel nostro paese è durata poco, perché poi la Mattel Italiana lo sostituì, a partire dal 1973, con il ben noto Big Jim.
A Napoli Fuorigrotta (dove abitavo da bambino) il negozio di riferimento per eccellenza era il mitico “Odorino” abbigliamento e giocattoli (a partire dagli anni 80 e fino alla sua chiusura praticamente solo i secondi), a largo Lala 21. Qui nella foto scattata durante l’inaugurazione nel novembre 1961 (perdonatemi l’Amarcord, ma non ho resistito!):
Nel '69 ero troppo piccolo. Anni '70 in pieno. Magari era qualcosa di raffinato e troppo costoso. Ricordo che comprai lo scafandrone, poi a casa mi accorsi che si adattava perfettamente al pupazzo.
Ciao ragazzi, mi inserisco con questo camion che porta la copia abbastanza verosimile di un Ariane,non chiedetemi l 'anno,ma è abbastanza recente,tipo anni 90.