Luna Rossa, il romanzo di Giuseppe de Chiara e Luigi Petrucci

Amici, ecco tutto per i vostri avidi occhi l’avvincente science fiction novel “Luna Rossa”, nato dalle penne di Giuseppe de Chiara (aka archipeppe) e Luigi Petrucci.
Due cervelli che definire vulcanici è poco!
Non vi resta che scaricarlo gratuitamente dalla nostra sezione download, e non dimenticate di far pervenire i vostri commenti: i due autori ci cedono gratuitamente l’opera, sotto la licenza “commentware” :smiley:
Buona lettura!

Lo scenario pare molto intrigante, un bel “what-if”.
Scaricato, stampato (oltre poche pagine preferisco ancora la carta frusciante tra le dita), lo leggerò appena possibile.

Finalmente letto!
Bellissimo, coinvolgente, uno scenario a dir poco geniale.
Oltre che un “What-If” direi che,per come si conclude, è anche un “I-Wish”…
La realtà e la fantasia sono mixate in modo molto veritiero, certo con alcune “licenze poetiche” che immagino fossero state inserite per rendere il racconto più appetibile ai profani (e per quel poco che conosco Archipeppe avrà sofferto non poco ad inserirle).
Sinceri complimenti ai due autori.

P.S.: Ad ulteriore riprova che mi è piaciuto, Archipeppe, sappi che l’ho letto in 5 giorni, una specie di record per me che di solito riesco a leggere solo due-pagine-due prima di addormentarmi…

Grazie mille Fabio è una delle recensioni più lusinghiere che abbia mai ricevuto.

Vorrei però fare una serie di doverose precisazioni:

Il “nucleo” del romanzo lo scrissi, quasi di getto, nel giugno del 1997 quando mi ero da poco laureato (sigh…come passa il tempo) sulla scorta della lettura di “La Grande Fuga dell’Ottobre Rosso” di Tom Clancy. Voi mi chiederete ma cosa centra Tom Clancy con la storia alternativa ed i russi sulla Luna? Niente.
Semplicemente mi fece venire voglia di scrivere un romanzo e scelsi la stessa struttura “a cronologia” di Ottobre Rosso perché mi sembrava integrarsi bene con il tipo di romanzo.

A quell’epoca, però, non erano ancora trapelati molti dettagli sulla vita, e sopratutto sulla morte di Korolev (mi basavo praticamente su di un unico articolo uscito sulle “Le Scienze” del luglio 1994) per cui mi sembrava ancora lecito pensare ad un complotto ordito dal terribile Glushko contro il suo arcirivale. In ogni modo il complotto era il “deus ex machina” per convincere (in maniera coatta) Glushko a lavorare con Korolev cosa che, in realtà, non sarebbe mai successa.

Tranne il protagonista principale (se così si può dire dato che è un romanzo alquanto “corale”) molti sono personaggi storici “reali” a cui ho cercato di far dire più o meno quello che hanno detto, e comunque ho cercato di rendere il loro comportamento coerente con le loro figure storiche. Per gli “altri” quelli inventati mi sono ispirato, spesso, ai miei amici dell’epoca, qualcuno di loro potrebbe ancora facilmente riconoscersi. Il comportamento di Korolev è coerente con il suo carattere (almeno a quanto ne sapevo all’epoca) e con… il mio.

Quando, nel luglio del 2000, ho praticamente riscritto il romanzo a quattro mani con Luigi Petrucci (che saluto e ringrazio di tantissime cose, la prima di essere mio amico da oltre 15 anni) avevo avuto modo di leggere la biografia di James Hartford su Korolev e così venni a sapere del tumore al colon che era stata la vera causa della sua morte. Nessun complotto ordito da Glushko dunque.
In ogni caso decidemmo di tenerci comunque il complotto per le ragioni sopra espresse e per dare al Korolev letterario quello che la vita al vero ha negato, ossia ancora tre anni buoni di vita e di lavoro per poter portare l’uomo sulla Luna.

La parte in cui il protagonista e Balanov atterranno in Siberia è stata concepita per poter divenire un racconto breve a se stante anche se non è stato mai utilizzato in questo modo.

La morale del romanzo, semmai ce ne fosse una, è che cambiando l’ordine dei fattori la Storia, in fin dei conti, non cambia.
Certi avvenimenti dovevano “per forza” accadere più o meno come sono accaduti (alla faccia del libero arbitrio e con una buona dose di determinismo).
Non importa che un russo sia arrivato prima di un americano sulla Luna o viceversa, quello che conta è che un essere umano sia davvero andato e tornato.

Infine, personalmente non ho dubbi sul fatto che se Korolev fosse vissuto abbastanza i russi avrebbero mandato un uomo sulla Luna.
Non sono sicuro che sarebbero arrivati primi, come racconta il romanzo, ma sono sicuro che l’avrebbero fatto e, contrariamente agli americani, non avrebbero più lasciato sola la Luna…

Letto!!! :clap: :clap: :clap:
Praticamente… tutto d’un fiato!
Molto bello! Interessante…un bel copione per un film! Mi immagino le… immagini!
Altro che Apollo 13!
E non sto scherzando! :wink:

Peppe, ne parliamo nel prox numero di AstronautiCAST? :wink:

Certamente!! :wink:

Grazie Lem, se ne facessero un film a me non dispiacerebbe.
Certo ci vorrebbe uno Spielberg o un Ron Howard… :grin:

Veramente bellissimo, Peppe, l’ho praticamente divorato. Bello anche immaginarsi Stagno e Volcic che discutono in diretta sull’istante dell’allunaggio dell’LK. Chissà se la scena si sarebbe poi ripetuta con Orlando per l’Apollo 11? :stuck_out_tongue_winking_eye:

Non me li vedo molto gli americani che fanno un film dove escono sconfitti nella corsa alla Luna (complottisti a parte, gli altri ne vanno giustamente fieri della vittoria), ma si potrebbe sempre tentare. Non si sa mai…

Grazie per la recensione Spock, sono lieto di sapere che hai apprezzato il romanzo!!! :smile:

Vorrei aggiungere che, oltre a Tom Clancy, un’altra fonte di ispirazione a “Luna Rossa” è stato lo splendido romanzo “La Fortezza sulla Luna” di Allen Steele (“The Tranquillity Alternative”) vero “caposaldo” nel settore delle ucronie a sfondo spaziale.
Alcuni spunti, come la “chicca” dello scontro tra Volcic e Stagno, mi è venuta leggendo proprio il romanzo di Steele (che raccomando caldamente anche a chi sia solo vagamente appassionato di spazio e/o fantascienza).

Bravi!
L’ho potuto leggere molto di fretta, ma mi pare che Peppe me lo mandò in visione qualche tempo fa e da quello che ricordo sono state fatte diverse migliorie.
Ne approfitto per invitare gli scrittori sci-fi del forum a partecipare al concorso NASF. Ho giusto oggi aggiornato il topic qui.
Ciao!

Grande Archie! :clap:
Ora l’ho scaricato ma prometto di leggerlo quanto prima… (oggi? :sunglasses:)
Per quanto riguarda Steven o Ron ci penso io ad avvisarli… :stuck_out_tongue_winking_eye:

Ebbravo il ns Archie.
Scarico e leggo appena possibile.

Magari mi ispira…

Salute e Latinum per tutti !

Letto con grande attenzione!
Veramente intrigante e interessante sotto tutti gli aspetti, non ultimi quelli tecnici che ovviamente l’autore conosce molto bene!

Complimenti!

Grazie Biduum, sono lieto che ti sia piaciuto!! :smile:

Quanto agli aspetti tecnici era necessario cercare di fornire una serie di dati, per dare “consistenza” al romanzo, senza appesantirne troppo la struttura narrativa, il che sarebbe andato sicuramente a discapito della leggibilità del romanzo.

A tal propositi i riferimenti sono stati due:

  1. Il celeberrimo “La stoffa giusta” di Tom Wolfe (“The right stuff” Farrar, Straus, and Giroux 1979 , Frassinelli 1984, Mondadori 1999) da cui fu tratto l’omonimo film di Philip Kauffman del 1984 (in Italia arrivato con l’improbabile titolo di “Uomini Veri”).

  2. Il bellissimo, ed altrettanto ucronico (con le sue missioni Gemini 13 ed Apollo 18) “Space” di James Michener (lo stesso de "I ponti di Toko-Ri) un’incredibile affresco della conquista dello Spazio dagli anni '40 agli '80 del XX secolo (“Space” First England Edition 1982, Bompiani 1984) da cui la CBS, nel 1985, ne trasse una miniserie di 13 ore per un totale di 5 episodi (in Italia trasmessa, e mai più riprogrammata, nel settembre-ottobre del 1986 da Canale 5).

Complimenti, letto con infinito piacere! :ok_hand:
Visto che amo la fantapolitica, mi sono chiesto se era possibile anche un finale diverso: la bandiera dell’Urss piantata sul suolo lunare che cambia totalmente i rapporti di forza esistenti nel mondo… :thinking:
Mi sono così ricordato dell’episodio 5 (“Spider”) di “Dalla Terra alla Luna”, quando il grande Tom Kelly riflettendo con un suo collega sulle conseguenze di un fallimento nella realizzazione del LM, dice : “…in fin dei conti cosa potrà mai accadere? Noi perdiamo la luna, i sovietici ci battono e fra dieci anni vivremo tutti sotto il pugno di ferro del comunismo!”

Grazie per i complimenti lovell!!!

Per quanto riguarda lo scenario “fantapolitico”, è necessario fare almeno un paio di considerazioni:

  1. Ritenevamo troppo scontato che, dopo la vittoria lunare russa, il comunismo avrebbe vinto ovunque nel mondo per tutta una serie di deficienze strutturali che si portava appresso l’URSS e che, difficilmente, sarebbero state superate solo grazie alla vittoria della corsa alla Luna (o almeno questa era la nostra, personale ed opinabilissima, opinione).

  2. Quando scrissi la prima stesura del romanzo, mi basai su di un principio di “invariabilità storica” (che, lo ammetto, è molto prossimo al determinismo). Il punto che volevo dimostrare era che cambiando l’ordine dei fattori storici il prodotto (ossia il risultato storico) non sarebbe cambiato perché…perché così dovevano andare le cose.

Quando io e Luigi abbiamo rivisto la struttura del romanzo, vuoi per non stravolgerlo troppo, vuoi perché a lui non dispiaceva questa mia corrente di pensiero, lasciammo le cose così come le avete lette…

Il vostro finale va benissimo! Provavo solo a fantasticare su uno scenario del tutto diverso ed assolutamente improbabile! Di nuovo complimenti!

Complimenti Archipeppe per il romanzo! :clap: :clap:
Scorrevole e con quel perfetto mix di tecnica e di trama…
L’unica cosa che, a mio modestissimo avviso, non mi convince è l’epilogo con la Luna che “da subito” vede una base lunare russa subito seguita da una americana… :thinking: Quello che non capisco è, che così, non sembrano esserci state stazioni orbitali (nemmeno le Salyut o lo Skylab) e questo lo vedo molto difficile. Un passo più lungo della gamba lo definirei… prima la Luna senza aver sperimentato niente in LEO… :thinking:
Ma questo è ovviamente soltanto un piccolissimo dettaglio… in fondo chi può dire cosa sarebbe veramente successo se fossero stati i Sovietici a mettere piede per primi sulla Luna…

Grazie Maxi!!!

Per quanto riguarda l’aspetto relativo all’assenza di infrastrutture in LEO, per supportare le basi lunari descritte nel romanzo, mi sono basato sui reali progetti russi ed americani per gli anni '70, ossia le basi DLB (russa) e LESA (americana).
Nessuna delle due basi faceva ricorso ad infrastrutture logistiche intermedie in LEO, ma erano basate su lanci “diretti” tramite versioni potenziate (e forse anche nucleari) dei vettori N1 e Saturno 5.

In realtà le Salyut furono un cosidetto “crash program” messo su rapidamente dai russi per “bilanciare” la sconfitta della corsa alla Luna. Probabilmente gli unici veri laboratori spaziali russi in LEO sarebbero stati quelli militari classe “Almaz” (che volarono come Salyut 3 e 5).

Per quanto riguarda gli americani è vero che avviarono il progetto dello Skylab sotto l’egida del programma AAP (Apollo Applications Programme), lo stesso programma che prevedeva infrastrutture sulla Luna, ma è pure vero che la NASA difficilmente sarebbe stata in grado, pur con qualche soldo in più, di far volare contemporaneamente equipaggi verso la Luna e verso lo Skylab.

Comunque vale lo stesso discorso delle Almaz, anche se la NASA avesse fatto volare lo Skylab sarebbe stato comunque ininfluente nel corso degli eventi, dato che i russi avrebbero avuto una base sulla Luna e gli americani (nolenti o volenti) sarebbero stati costretti a fare altrettanto.

Di seguito i riferimenti ai progetti delle basi lunari russa ed americana:

http://www.astronautix.com/craft/dlbrbase.htm

http://www.astronautix.com/craft/lesrbase.htm