Missione Dragonfly

A parte le considerazioni tecniche (Huygens era un piggyback di Cassini) in termini di massa, budget disponibile e così via, che condizionano ogni missione, ESA per scelta “politica” non usa tecnologie nucleari per la generazione di potenza.
Per questo, ad esempio, Rosetta si portava appresso due “ali” di pannelli solari da 17 metri di lunghezza per parte, per operare nello spazio profondo senza un RTG.

Ho trovato qrualcosa qui: ESA verso le lune gioviane con la missione JUICE

Grazie Marco

Il che è una zappa sui piedi per quanto riguarda i margini di massa…
Ahh questi tabu inutili sul nucleare.

Per quanto riguarda le produzioni di Pu- 238 (usato negli RTG) é derivato dal bombardamento e dal conseguente decadimento dell’ U-235, é abbastanza comune trovarlo negli impianti di produzione nucleare, e visto il numero di impianti presenti fra Francia, Inghilterra ecc… La materia prima non credo sia il problema.

Evitare il nucleare nello spazio e’ come fare pesca subacquea con l’ombrello per non bagnarsi. E’ pieno di radiazioni naturali molto piu’ pericolose e difficili da schermare la fuori.

Ovviamente fino a poche AU e soprattutto su questo prezioso e schermato pianeta il fotovoltaico e’ meglio. Ma oltre all’orbita di Giove non si combinera’ nulla di serio ne’ nel breve ne’ nel lungo termine senza il nucleare.

Poi nel caso specifico gia’ Cassini aveva il suo RTG quindi non si puo’ neanche dire che la fase pericolosa del lancio sarebbe stata diversa comprando un piccolo RTG dagli americani per Huygens. Evitarlo, se dovuto solo ad avversione per i nucleare sarebbe stata pura ipocrisia, tanto non poteva arrivare fino a li senza l’RTG di Cassini. Ma non penso sia stato solo per questo, forse piu’ che altro per risparmiare complessita’ su una missione gia’ difficile… mi dispiace ma ammetto di non avere lontanamente gli elementi di valutazione e che del senno del poi sono piene le fosse, come diceva il Manzoni.

Comunque le misure di sicurezza durante il lancio sono molteplici e piuttosto robuste, anche in caso di fallimento catastrofico:

Cosa sapremmo del sistema solare esterno se per un tabu’ irrazionale avessimo reso impossibili le missioni Voyager, Cassini e New Horizon?

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Non è un tabù e non è una questione di schermature. Fu una scelta politica tanto quanto quella di non collaborare mai a progetti militari.

Fino ad ora sono stati trovati stratagemmi funzionanti anche per le missioni più difficoltose dal punto di vista energetico.

Come tutte le scelte politiche è una decisione che gli stati membri di ESA potranno rivedere in qualsiasi momento in futuro.

Credo che nella scelta della missione vadano considerate anche le possibili ricadute legate alle tecnologie necessarie allo suo svolgimento.

Così, su due piedi, mi viene in mente il sistema di guida autonoma del drone.
Questo dovrà essere in grado di decidere autonomamente in quale punto atterrare. Ricordiamoci però che:

  • non tutta la superficie è solida e mappata con una precisione utile,
  • l’atmosfera densa implica anche spinte elevate in presenza di venti
  • l’enorme distanza luce non consente comandi diretti e mantenerlo in volo tra un comando e l’altro mi sembra energeticamente insensato.

Una bella sfida insomma e con le sviluppo della guida autonoma per le auto anche molto ‘sul pezzo’ .

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Non credo che usare un RTG aggiunga complessità, piuttosto credo il contrario. Rispetto ad un sistema FV è più compatto, non deve essere dispiegato in volo ed è sostanzialmente un tubo allettato e cablato alla partenza, testato da prima di partire che salvo rotture catastrofiche assicura una potenza precisa e prevedibile con margine di W.

Spero che in ESA assumano qualcuno di DJI prima di partire ad inventare da zero tutto quanto. Ho visto anche su TED un breve video dimostrativo di soluzioni sperimentali per la guida autonoma con elevate capacità di recupero in caso di guasto parziale, insomma spero non partano da un foglio bianco…

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Piu’ probabile di Parrot SA, che e’ francese invece che cinese.

vero,ma per quanto ne so, parliamo di fiat contro mercedes

Cos’è questa certificazione?

Certifica un razzo vettore al trasporto di materiale nucleare.

Categoria 3 è la base per avere la certificazione per il lancio di materiale nucleare, ma non basta. Ad esempio il Falcon 9 è certificato Cat 3, ma ad ora solo l’ Atlas V dovrebbe essere certificato per il lancio di materiale nucleare (almeno pubblicamente), che una certificazione aggiuntiva.

Ho trovato una fonte finalmente (o meglio due)!

A quanto ho capito, Dragonfly rientra in classe di payload A (secondo file) e per questo sarà necessario un razzo di categoria 3 (primo file).

Il lancio di materiale nucleare invece può avvenire benissimo in classe B, come specificato tra gli esempi del secondo file (MER, class B, avevano plutonio negli RHU). Insomma, la categoria 3 è una conseguenza indiretta del carico nucleare, un RTG porta la complessità del payload a classe A e per questo poi serve una categoria 3.

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Signori, preparate le valige per un luungo viaggio. Nel 2026 si vola su Titano.
https://www.nasa.gov/press-release/nasas-dragonfly-will-fly-around-titan-looking-for-origins-signs-of-life

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Come ci aveva già anticipato il nostro buon @Luca:

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@Lupin Riprendo qui il discorso dal post Impatto del COVID-19 sulle attività spaziali - #201 di Vespiacic in quanto è una discussione tecnica sull’orbita e non più sul COVID.

La missione è stata posticipata di un anno, dal 2026 al 2027, ma lo spostamento non ha nessun effetto sulla traiettoria. In realtà l’effetto di uno spostamento si è già avuto in passato, quando era stata posticipata al 2026 e si era perso il passaggio di Giove per un flyby comodo comodo.

Per arrivare senza delta V esagerati e senza propulsione elettrica occorre immettersi in un’orbita eliocentrica di periodo circa 2 anni e sfruttare una fionda gravitazionale al passaggio della Terra. Con la partenza al 2026 la missione avrebbe richiesto poco più di 7 anni e mezzo per arrivare (tra 7,53 e 7,62 anni), quindi partendo a giugno 2026 sarebbe arrivata a dicembre 2033 o al massimo gennaio 2034, mentre con la partenza a giugno 2027 il viaggio dura circa 8 anni (tra 7,97 e 8,02), quindi arrivo a giugno 2035.

Insomma non si perde molto. Ecco la tabella riassuntiva generata da questo tool.

Name Earth Departure Destination Arrival Duration Injection C3 (km2/s2) Injection ΔV (km/s) Post- Injection ΔV (km/s) Total ΔV (km/s) Route
Saturn Jun-01-2026 Jan-14-2034 7.62 yrs 29.9 4.51 2.16 6.67 EES
Saturn Jun-20-2027 Jun-26-2035 8.02 yrs 29.9 4.51 2.21 6.72 EES
Saturn Jun-01-2026 Dec-29-2033 7.58 yrs 29.9 4.51 2.21 6.72 EES
Saturn Jun-20-2027 Jun-10-2035 7.97 yrs 29.9 4.51 2.25 6.77 EES
Saturn Jun-01-2026 Dec-13-2033 7.53 yrs 29.9 4.51 2.26 6.77 EES

Ed ecco come appare l’orbita tipica (sempre generata con lo stesso tool, basta cliccare sui pallini colorati o su view):

EDIT: la prima parte della traiettoria può essere complicata ulteriormente, sostituendola con un flyby di Venere e successivamente della Terra, riducendo il delta V totale ma non il tempo di volo.

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Si stanno facendo alcuni test sulle dune sabbiose dei deserti della Terra, per raccogliere dati che serviranno a indirizzare lo sviluppo del progetto Dragonfly.

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Non è la stessa Conferenza di Zibi Turtle sulla missione Dragonfly di cui sopra ma è in lingua italiana, è di soli due mesi fa ed è pur sempre con la principal investigator:

image
1°22’37’’

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