Missione umana su Marte: si può fare.

Europa sarebbe interessantissima: ha un oceano subglaciale con sorgenti vulcaniche alimentate da un nucleo mantenuto caldo dalle maree gravitazionali e secondo i modelli teorici l’acqua dovrebbe essere ricca di ossigeno, prodotto dalla radiolisi del ghiaccio superficiale per opera delle fasce radianti di Giove, che arriva nell’oceano per subduzione dei ghiacci. Acqua, calore e ossigeno: c’è tutto quello che occorre per sostenere una macrofauna marina. Quindi non sarebbe inverosimile troivare bestie grosse nell’oceano.

Penso che il mezzo più idoneo per raggiungere il sistema gioviano sia una nave a propulsione termonucleare bimodale; tuttavia si potrebbe fare anche con una nave a razzi chimici LOX-LH2, dotata di un piccolo reattore nucleare da 100 KW per la produzione di propellente in situ a partire dai ghiacci.

Con i suoi 11,340 kg di massa il Dream Cheaser potrebbe essere lanciato benissimo da un Falcon 9. Però la SpaceX ha già la sua capsula Dragon, pure completamente riutilizzabile. Non so se sarebbe disposta a lanciare in orbita un concorrente

Il punto è sempre lo stesso, Quaoar, tu salti gli step intermedi per arrivare a Marte, subito.

Usando tecnologie già disponibili, non produci nulla di nuovo. Impieghi tre anni per arrivare e tornare. Nel frattempo devi convincere la gente a realizzare una nuova missione prima ancora che si sia conclusa lal prima, addirittura prima ancora che sia sbarcata su Marte. Volontari ne trovi a palate, ma finanziatori e sostenitori della tua idea ne troverai sempre meno. Cosa ci guadagnamo? Ti chiedono.
Cosa gli rispondi? Il DNA marziano? Ricordati che se non c’è, ipotesi comunque probabile, la tua carriera è finita. Fai una missione poi più nulla.

Già oggi la gente dice che andare nello spazio non serve a nulla perchè non c’è niente (leggi vita). quindi, dammi altre argomentazioni che posso portare alla gente per sostenere la tua tesi.

Quando parlo alla gente spiegando perchè lo spazio, faccio presente che le risorse della Terra sono limitate. Che nello spazio puoi costruire abitat a misura d’uomo. Che l’uomo, se gli dai una speranza, affronta anche mille pericoli.

Cosa gli dico a questa gente? Come giustifico tale esborso di soldi: per il progresso della scienza? Posso dire loro che forse con gli studi biologici che farò li posso aumentare le mie conoscenze mediche… è un pò pochino, anche se il mio auditorio credere all’equazione scienza=medicina.

Tecnicamente il volo su Marte era fattibile anche per Von Braun. Quello che non mi spiego è il perchè di una tale priorità.
sottrarre energie al consolidamento dello spazio vicino per andare lontano e poi magari non tornarci più. Quanti anni si perdono e quanti ne abbiamo già persi per l’immobilismo dei grandi enti spaziali negli anni passati, inchiodati dietro a programmi di sopravvivenza?

E’ chiaro che il passaggio è quello prima di una ISS, tutta terrestre. Poi fare pratica come nell’attuale programma spaziale USA, ammesso che si concretizzerà, acquisendo esperienza nella cattura ed atterraggio su asteroidi, oltre all’esperienza sulla sopravvivenza per lunghi periodi fuori dallo scudo magnetico terrestre. Per fare queste cose occorrono imprese private che realizzano veicoli, acquisiscono esperienza e poi lal fanno fruttare.
Non mi puoi dire che siccome non abbiamo le fabbriche spaziali allora non si possono fare le colonie spaziali. Che accidenti di ragionamento è?
Tutto si fa per gradi. All’inizio ti porti su tutto da Terra, poi inizi ad usare le risorse in situ ed alla fine non ti servirà nulla dalla Terra tranne che gli esseri umani ed amenità.
Le grandi coloinie oneilliane sono l’ultimo step, ma io non ho ancora visto il primo concretizzarsi. E considero l’esplorazione uno degli step tra l’oggi e le grandi colonie.

Dal momento che le risorse disponibili oggi sono poche, ci sono due step fondamentali che hanno lal priorità:

  1. un veicolo Terra spazio più performante degli attuali;
  2. una stazione spaziale d’appoggio orbitale che funga realmente da stazione nel vero senso del termine, perchè la ISS è solo un maxi laboratorio spaziale, l’evoluzione del MIR (è composta anche da pezzi del MIR 2).

Cristoforo Colombo, prima di partire verso l’America pensando d’arrivare in Giappone, ha imparato a navigare su una barca a remi nel porto di Genova.

Ogni cosa a suo tempo.

P.S.:
non mi parlate di razzi nucleari in atmosfera. Fuori quanto ne volete.

Finora ho citato la mini-magnetosfera solo come scudo per i raggi cosmici, ma la mini-magnetosfera potrebbe anche funzionare come una vela magnetica per il vento solare, che associata alla propulsione chimica, trasformerebbe la nave in una sorta di motorsailer. Il funzinamento è il seguente: la nave è immessa dai razzi chimici in un orbita di trasferimento a bassa energia, che poi è allargata dalla mini magnetosfera accorciando così il tempo di transito. Certo andrebbe collaudata e probabilmente nella prima missione per Marte probabilente sarebbe usata solo come scudo. In missioni successive si potrebbe iniziare a collaudarla solo per piccole correzioni di rotta. Poi una volta maturata l’esperienza con questo nuovo tipo di navigazione, cominceremo a usarla per viaggiare più velocemente e avremmo così un sistema di propulsione ibrido chimico-elettrico enormenete efficiente e innovativo.

http://www.lpi.usra.edu/publications/reports/CB-1106/wash01.pdf

Anche tra un secolo i nostri bisnipoti, pur dotati di apparati propulsivi migliori dei nostri, potrebbero porsi lo stesso dilemma: se fare la missione subito con la tecnologia di cui dispongono o aspettare un altro secolo l’avvento di nuovi propulsori ancora più performanti. Se non cominci con ciò di cui disponi, alla fine non lo fai mai.
Se mi chiedi cosa ci guadagnamo ad andare su Marte, potrei risponderti che lo stesso ragionamente lo puoi applicare alle missioni Apollo, alla costruzione dell’ISS, al Large Hadron Collider del CERN e alla ricerca scientifica di base in generale: se vuoi un ritorno immediato, lascia perdere.

Ma guarda, io gli dico proprio le stesse cose che dici tu: che le risorse della Terra sono limitate. Che su Marte puoi costruire colinie a misura d’uomo. Che l’uomo, se gli dai una speranza, affronta anche mille pericoli.

Perché può essere fatta in modo semplice, diretto, economico. Perché aumenterebbe notevolmente le nostre conosceinze scientifiche, perché metteremmo la prima pietra di una colonia umana su un altro mondo e perché è un’impresa epica di ampio respirio, che proprio in un momento di pessimismo e recessione come questo potrebbe infondere nella gente entusiasmo, fiducia e coraggio.

Fondi una piccola base scientifica lasciando 2 rover, un’unità ISPP, uma matrice di pannelli solari e un piccolo modulo habitat cilindrico, di 8 metri di diametro e 6 di altezza, che sarebbero la prima pietra d’una futura colonia umana. E’ il primo seme. se poi non ne capiamo il valore e lo lasciamo appassire, questo è un altro discorso. Non serve consolidare lo spazio vicino per andare lontano. Puoi fondare una città su Marte senza alcun bisogno di basi orbitanti in posizione intermedia.

Li abbiamo persi perché mancavano obiettivi gradiosi da raggiungere. Perché non siamo più capaci di pensare in grande. Perché la gente ha smesso di sognare.

Catturare gl asteroidi e spostarli è molto più costoso che andare su Marte e costruire una colonia con materiali locali. Questo semmai potrebbe essere un passo successivo.

Io ho detto che AL MOMENTO le fabbriche sulla Luna e sugli asteroidi non ci sono e quindi se vuoi fare basi spaziali ORA devi utilizzare materiali terrestri. Certo puoi costruire fabbriche, cantieri e infrastrutture sulla Luna e nello spazio, ma ti ci vogliono minimo minimo 500 miliardi di dollari che nessuno ti darà mai. Cominciamo quindi con spenderne 50 per una missione su Marte, che è invece molto più semplice e meno costosa e farebbe appassionare la gente.

Chi l’ha detto che bisogna fare tutto per gradi?
Io preferisco un approccio diretto.

Sul primo sono d’accordo: un bel lanciatore pesante capace di portare in leo 125-150 tonnellate, possibilmente a stadi riutilizzabili.
La seconda non è stretttamente necessaria: se la vuoi usare come stazione di rifornimento, il propellente lo devi comunque far arrivare dalla LEO, quindi tanto vale partire direttamente. Con 150 tonnellate ci vengono benissimo una nave per il viaggio su Marte più un terzo stadio per il lancio, che se lo metti su un’orbita di trasferimento di 6 mesi a ritorno libero, lo puoi fare anche riutilizzabile.

E noi abbiamo imparato a navigare con le missioni Apollo e con tutte le sonde inanimate che abbiamo spedito in lungo e in largo nel sistema solare e oltre. Che problema c’è?

Il termonucleare a core solido tipo NERVA di per se non inquina perché l’idrogeno propellente non viene mai direttamente a contatto col materiali fissile: sia che lo lanci direttamente, sia che lo lanci in orbita con un lanciatore chimico (come probabilmente è meglio, perché i razzi termonuceari non raggiungono mai i rapporti spinta/peso dei razzi chimici) la contaminazione può avvenire solo in caso di incidente. Comunque non te li faranno fare mai, per cui tanto vale pensare a quello che possiamo fare con dei buoni razzi LOX-LCH4, che al momento sembrano i più promettenti.

Leggevo e riflettevo. Si arriva a sbirciare fino a secoli nel futuro eppure si fantastica con i limiti della logica economica attuale.

Quanto ci vorrà per abbandonare la moneta?

Negli anni sessanta sono partite per la luna almeno 55 missioni (http://en.wikipedia.org/wiki/Exploration_of_the_Moon) solo grazie alla competizione di due governi poco dopo l’avvento del transistor. Vi immaginate cosa si potrebbe fare se impiegassimo in modo ponderato il tempo delle nostre vite e collaborassimo per creare un mondo migliore?

Si è vero ho frequentato molti fricchettoni :afro: ma credo che quando riusciremo a liberarci di questa idea monetaria di “costo” si realizzeranno i nostri più arditi sogni spaziali ad una velocità oggi impensabile.

Nel primo caso fu un obiettivo politico nell’ambito della guerra fredda (in molti sono addirittura convinti che se Shepard avesse preceduto Gagarin,sia pure in un volo suborbitale,non ci sarebbe stata la stessa spinta per la missione di sbarco).
Nel secondo caso,la priorità dell’amministrazione Clinton era di evitare che dopo il collasso dell’Unione Sovietica gli esperti missilistici e aerospaziali dell’ente Russo si mettessero sul mercato, a disposizione anche di “stati canaglia”.
Quaoar,possiamo anche stare a disquisire dei prò e dei contro di una missione umana su Marte fino al 2020,ma al momento al di là di vaghi propositi da parte della NASA (che alla fin della fiera si riducono in “un giorno ci andremo”),di concreto non c’è nulla.
Circa Zubrin, gli facciamo i migliori auguri per trovare i finanziamenti…francamente che riesca a mandare in porto l’impresa non scommetterei neanche un centesimo.. però,hai visto mai?

La strategia della NASA di lasciare il trasporto orbitale ai privati per concentrarsi sull’esplorazione mi pare un buon inizio. Roscosmos è abbastanza agguerrita, poi ci sono i Cinesi che vogliono andare sulla Luna entro il 2020 e gli Indiani…
Se riprenderà la competizione forse ci sarà qualche possibilità. Chissà?

Staremo a vedere. Nel frattempo credo che abbiamo messo su un bel topic con tanti spunti di riflessione interessante.

Ma che su Marte “ci andremo”,presumibilmente entro il XXI secolo ,a meno di catastrofi geopolitiche imprevedibili (e quì siete autorizzati a toccarvi),è estremamente probabile.
La tecnologia fa passi da gigante,e non dimentichiamoci che tra il primo volo dei fratelli Wright ed il “piccolo passo” di Neil Armstrong ci sono solo 66 anni; meno della vita media di un uomo (secondo le statistiche del 1969,perchè oggi la vita media è aumentata).
Quel che di certo non vedremo è una missione umana su Marte prima degli anni 40-50 di questo secolo.

Di qui a 40 anni può succedere di tutto: le entità statali potrebbero aver subito dei riarrangiamenti ed essere diverse da quelle che oggi conosciamo. A meno che non saltino fuori tecnologie innovative come la fusione nucleare che ci rendano tutti ricchi e felici(ci stiamo investendo veramente troppo poco perché ciò accada), nel periodo in cui tu prevedi una missione su Marte, il petrolio avrà da tempo raggiunto il picco e probabilmente saremmo invischiati in guerre senza fine per accaparrarsi le ultime fonti di combustibili fossili. Guerre continue portano inevitabilmente al potere le classi militari e anche diritti che adesso diamo per scontati, potrebbero venire meno, magari gradualmente così non se ne accorge nessuno. Altro che Marte.

Speriamo bene, ma prepariamoci al peggio.

Buon Natale

Sì, purtroppo le prospettive sono tetre…

http://www.theguardian.com/environment/earth-insight/2013/dec/23/british-petroleum-geologist-peak-oil-break-economy-recession

Su Marte in tre ore:

http://www.theregister.co.uk/2006/01/06/hyperdrive/

http://www.volta.alessandria.it/episteme/ep6/ep6-maxw.htm

L’Apollo fu un caso irripetibile. C’era la volontà politica e poi arrivò l’inaspettato progresso tecnico. Il vero mistero delle missioni Apollo è perché i media non dicono alla gente che gli USA ci guadagnarono, parecchio.

Se non ci fosse stato il ritorno, Apollo sarebbe stato un colossale spreco di denaro pubblico per la politica e solo in secondo fronte per la scienza. Ma Apollo doveva avere un seguito che invece è stato troncato. Vietnam.

Quaoar, Marte per sopravivere deve intrattenere rapporti più celeri con la Terra, da solo non sopravvive. Poi, il viaggio Terra-Marte si può fare solo quando i due astri sono vicini, quando sono lontani? Lo puoi fare solo in determinate finestre di lancio. Terra-Luna è molto più breve.

Con l’attuale logistica non si va neppure sulla Luna. Occorre una rete di stazioni, orbitanti in LEO, geostazionarie, lagrangiane o mobili capaci di muoversi su orbite diverse. Il tuo cargo lunare o marziano fa un rendez-vouz con una stazione intermedia, scambio di payload e rifornimenti, quindi i due veicoli tornano verso i loro rispettivi punti di partenza. Il cargo verso Marte, l’altra verso una stazione in LEO, che si occuperà di far scendere il payload sulla Terra. Questo è solo una delle tante combinazioni. Anche Marte avrà bisogno della sua rete di stazioni.
Per deorbitare non devo per forza usare l’atmosfera di un pianeta, posso impostare una traiettoria che mi porti in orbita sfruttando l’effetto frenante della gravità. Certo la frenatura comporterà magari una settimana o due di volo in più, se arrivo da Marte, ma dopo un volo di qualche mese, ci può stare. Andare su e giù dalla Terra lasciamolo fare a veicoli specializzati in questo. Lasciamo che il volo interplanetario lo facciano veicoli specializzati. Lasciamo che la movimentazione orbitale sia fatta da mezzi specializzati.
Non vedo l’utilità, se non quella di soddisfare la smania del pubblico, per un volo diretto Terra-Marte. Ed ancora non voglio cadere nella trappola della Missione Spettacolo. Lo spazio è spettacolare solo per chi lo comprende, per gli altri è solo un quadro astratto. Puoi lasciare in posto tutti moduli che vuoi, ma devi garantirti i fondi per una seconda missione prima ancora d’aver iniziato ad assemblare il razzo per il primo volo. La gente è volubile, specilamente se punti alla spettacolarità.

Io non punto alla spettacolarità. Non me ne può fregare nulla. Io voglio far entrare nella testa della gente che lo spazio è un luogo raggiungibile dove fare tutto quello che fai qui, ma che NON GLI VOGLIONO FAR RAGGIUNGERE. Non è questione di potere, ma di volere. Una volta lì puoi fare tutto ed i problemi sono solo di ordine tecnico.

Senza questo non fai nemmeno la tua missione marziana tutta in un colpo solo. Non devi convincere una manciata di persone, le devi convincere quasi tutte. O almeno tantissime. Convinte loro, convinta la politica, trovati i fondi.

Poi perché dici che gli asteroidi sono difficili? Mica devo andare per forza nella fascia degli asteroidi a prenderli. Ce ne sono tanti che ci passano vicini. Ne prendo uno ed inizio a fare pratica. Atterrarci su non mi pare sia stato un gran problema per le sonde che lo hanno fatto. E non ditemi che un asteroide è fatto di nulla, questo ditelo ai vostri amici complottisti che vi crederanno senza riserve.

I soldi? Sono come le p…: promettete lauti guadagni ed arriveranno da soli. Quelli che hanno guadagnato più di tutti sono quelli che hanno scommesso sull’incognita. E’ un rischio, ma chi non rischia…

Ogni 25.6 mesi circa. Ma su Marte c’è acqua quindi una colonia dopo un po’ può diventare indipendente, cosa che la Luna non può fare mai, perché l’acqua è troppo poca e dovrai sempre importarla. Marte ha tutte le potenzialità per diventare una nuova patria per il genere umano, la Luna no.

Che architettura barocca!
Non c’è bisogno di tutte queste complicazioni inutili: un bel lanciatore pesante a stadi riutilizzabili. Stadi di inserzione riutilizzabili su un’orbita a ritorno libero di sei mesi, habitat che restano su Marte e una navetta per il ritorno riutilizzabile che sintetizza LOX-LCH4 dall’atmosfera di Marte.
Architettura semplice, diretta e economica. La tua invece costa miliardi e miliardi di dollari e non la faranno mai.

Devi usare per forza l’aerobraking e/o l’aerocattura a meno che non vuoi utilizzare un terzo corpo celeste per l’effetto fionda retrogrado allungando di mesi e mesi. Solo che le grandi navi orbitali stile 2001 Odissea nello Spazio sono meno adatte a questo lavoro, mentre una nave più piccola con forme adatte al rientro e attrezzature per la produzione di propellente in situ ha di fatto prestazioni superiori a una nave a propulsione nucleare, pur costando almeno un ordine di grandezza in meno.

Ma perché vuoi complicarti la vita per forza?
Enormi navi da navigazione orbita su orbita le costruiranno i nostri nipoti se riterranno vantaggioso creare le infrastrutture per mantenerle. Nel frattempo cominciamo a esplorare lo spazio con quello che abbiamo. Può essere pure che un domani, nell’era dei razzi a fusione, ci saranno navi che decollano da un pianeta e atterrano su un altro senza bisogno di stazioni intermedie. Che ne sappiamo?

Ricerca della vita, studio della storia geologica del sistema solare… Tu lo chiami spettacolo io lo chiamo Scienza con la S maiuscola.
Il tuo ragionamento sui fondi, questo vale soprattutto per il tuo programma di creazioni di infrastrutture da impero stellare: prima di cominciare devi avere già tutti i fondi garantiti, altrimenti resti con delle inutilissime infrastrutture incompiute, che sono soldi completamente buttati.
Viceversa, nel malaugurato caso in cui dopo una prima missione su Marte non ricevi fondi per continuare, almeno una missione l’hai portata a termine e hai dato un po’ di risposte a molte domande.
Più o meno come il programma Apollo: è stato interrotto perché i militari volevano lo Shuttle, ma almeno sulla Luna ci siamo stati, abbiamo compreso molte cose sulla geologia del nostro satellite, abbiamo perfezionato le tecniche di atterraggio propulsivo, di rendez-vous e di rientro e l’astronautica ha fatto un passo da gigante. Quelle missioni erano un concentrato di scienza e tecnica, non soltanto spettacolo.

Quelli vicini non hanno acqua, che è la prima cosa che serve a una colonia. E il posto più vicino e più economico dove puoi trovare enormi quantità di acqua, guarda coso, è proprio Marte.

Tutto si può fare, ma con quello che spendi, tanto vale fare una missione umana su Marte, che avrebbe ben altri impatto sul pubblico ed è anche scientificamente ben più interessante.

Aumentando i costi inutilmente rendi lo spazio praticamente irragiungibile. Meglio un approccio economico e diretto a Marte, con una piccola base scientifica che cresce gradualmente nel corso del tempo. Università private e fondazioni potrebbero poi unirsi aggiungendo altri moduli e inviando ricercatori e piano piano la base scientifica diventerebbe una colonia.

a tal proposito volevo solo lanciare due spunti: primo, un ciclo di risorse “aperto” é qualcosa di molto più complesso di quanto si sia mai fatto finora. ossia: usare l’acqua di Marte per farsi la doccia o coltivare la rucola nel terreno rosso del pianeta rosso non è così banale. finora siamo sempre stati molto attenti a impedire contaminazioni reciproche tra corpi celesti, giustamente. riconosco che, in seguito a qualche analisi, la cosa sia tecnicamente fattibile, ma richiederà senz’altro qualche riflessione.
secondo: Marte potrebbe diventare patria del genere umano…sì, nì, forse. non so, a che condizioni? entro quali anni? credo si parli di svariati secoli prima che si disponga della tecnologia necessaria e soprattutto prima che sia in qualche modo conveniente. se si parla di terraformazione siamo nel mondo della science fiction, se si parla di grosse cupole sigillate in grado di ospitare 1 miliardo di persone…sì, siamo sempre nella sci-fi.

quaoar apprezzo molto la discussione ricca che hai saputo alimentare, ribadisco tuttavia che per quanto mi riguarda la Scienza con la S maiuscola la si potrebbe, al momento, portare avanti senza esseri umani su Marte. per il sample return non serve rischiare la vita di 6 uomini…

Ovviamente prima di usarla, l’acqua marziana la studi, la purifichi ed eventualmente la desalinizzi. Poi le nostre serre sarebbero a ciclo chiuso, quindi non contamineresti il pianeta: le stesse feci degli astronauti verrebbero compostate e utilizzate per fertilizzare le colture, sempre a ciclo chiuso.

Per cominciare un piccolo habitat, magari un cilindro di 8 metri di diametro e 6 di altezza, con un modulo gonfiabile per coltivazioni aeroponiche e un rover elettrico a pannelli solari. Poi ogni missione lascia altri moduli e il sito piano piano si ingradisce e diventa una piccola base scientifica. Poi si cominciano a utilizzare i materiali locali e si costruiscono altre cose: una cupola pressurizzata di un centinaio di metri di diametro non è poi così SF.
Comunque la crescita sarebbe graduale: magari impiegheremo qualche secolo per avere città sotto le cupole e millenni per avere un pianeta terraformato, ma l’importante è mettere la prima pietra.

Grazie per l’apprezzamento.
Se le cose le fai bene, i rischi sono sono moderati: gli astronauti dell’Apollo hanno corso dei rischi, ma le missioni e le navi erano progettate bene per cui non si è mai fatto male nessuno e anche quando qualcosa è andato storto (Apollo 13) hanno sauto gestire egregiamente l’emergenza e riportare gli astronauti a casa vivi. Nel programma Shuttle, per aumentare il numero dei lanci hanno alzato le soglie di rischio e hanno perso due equipaggi, e queste sono state considerate perdite accettabili, tanto che gli Shuttle hanno continuato a volare. Non vedo perché una missione su Marte non potrebbe essere progettata e pianificata bene, con un’architettura semplice e robusta che minimizzi i rischi, proprio come è stato fatto mezzo secolo fa nel programma Apollo, con una tecnologia molto meno progredita della nostra.

Vi seguo e medito…
Ok, ammettiamo che su Marte ci siamo. Ma che vita sarebbe?
Sul futuro dell’umanità…bè, tutte le specie o si adattano o si estinguono e la nostra non fa eccezione; anzi, se non la si pianta con certi atteggiamenti socio politcici ci daremo un bello zappone sui piedi…per certi aspetti è profondamente stupida la specie umana!

Argomento interessante. Si comincia naturalmente con una piccola base scientifica, che mano a mano si ingrandisce. Nell’ottica d’una colonizzazione permanente ci sono ancora tanti aspetti da studiare: sviluppo degli embrioni in gravità ridotta, sviluppo fisico di un bambino nato e cresciuto su Marte. Se dovessero esserci dei problemi, la colonia dovrebbe essere dotata di un habitat centrifugo per ricreare una gravità di tipo terrestre, dove dovrebbero risiedere le donne incinte e dove bambini e ragazzi dovrebbero passare alemno 4-5 ore al giorno a fare sport.
Tutte queste cose però verranno in seguito: all’inizio si comincia con piccoli allevamenti di pesci, polli e maiali, alimentati con gli scarti delle colture aeroponiche, che potrebbero essere dei modelli per studiare lo sviluppo.

Ma scusa tu hai una coltura aeroponica cin la quale alimenti polli e pesci in cantina? Sinceramente, senza voler polemizzare, non comprendo su quali basi ovvero studi scientifici e/o tecnologici provengano tutte queste certezze. Addirittura consigliare 4/5 ore a 1g per le donne in gravidanza quando non abbiamo nemmeno uno straccio di dato su gravidanze in microgravitá. Ora se si sta parlando tanto per fare e avere delle basi verosimili per scrivere un racconto ci puó stare, altrimenti…boh non saprei come definirle.
Solo la mia opinione.
Ciao,
Starline