Perdita di pressione nella Soyuz MS-09

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#61

Suono qui solo di passaggio :stuck_out_tongue:

Io escluderei che il buco ci fosse da sempre, il FCT monitora sempre la pressione in cabina, così come l’ACS. Se l’ACS avesse cominciato a sparare azoto per ristabilire la pressione sin dal docking della Soyuz se ne sarebbero accorti.

E un buco nell’alluminio non si allarga.

Quindi se non è stato un meteorite, è “saltata” la riparazione fatta a terra…

Comunque, se non è un meteorite, quello è un buco fatto apposta, non è una punta che è scappata. E quindi di sicuro si trova nella documentazione di integrazione e di qualifica, bisogna solo dare un po’ di tempo per scartabellare tra i vari NCR. :wink:


#62

Buzz, la sbavatura conica a sx del foro è un segno di punta come gli altri - sono mezzelune sovrapposte, fatte dal tagliente orizzontale in punta all’utensile. Prima di forare ha girato un po’ lì intorno, poi la punta ha “preso” ed ha fatto il buco.
E sono d’accordo con arkanoid, la sverniciatura sullo spigolo potrebbe essere dove il mandrino ha strisciato. Non vorrei essere troppo pessimista perchè la cosa sarebbe davvero grossa e con risvolti difficili da immaginare, ma se lo avesse fatto un mio dipendente penserei che fosse ubriaco.


#63

Ricostruzione

Le prime indicazioni basate sul controllo visivo del lato esterno della soyuz parlavano do due fori nella parete esterna. La riparazione riguarda un solo foro dal lato interno.

IPOTESI
i moduli sono costruiti da più strati.
Due micrometeoriti hanno forato il lato esterno senza intaccare subito l’interno. Il foro interno è il risultato diretto od indiretto dei 2 micrometeoriti. Se la struttura interna non ha retto in quel punto perché già indebolita o già bucata, non lo so, ma potrebbe spiegare perché mancano bruciature e perché solo ora c’è la perdita.


#64

Non so se ti rendi conto di quanto infima sia la possibilità statistica che due micrometeoriti colpiscano lo stesso punto e magari con lo stesso angolo. Togliamo via “lo stesso angolo”, comunque statisticamente è impossibile che 2 micrometeoriti colpiscano lo stesso punto. Evitiamo di dire sciocchezze, please.


#65

Nessuno ha controllato l’esterno della Soyuz.


#66

Se il buco è profondo 5 mm come comunica con il vuoto all’esterno in modo da causare la perdita di pressione rilevata? La parete del modulo orbitale dovrebbe essere più spessa di 5 mm e costituita da più strati.


#67

Ma non dovrebbe esserci un foro d’entrata ed uno d’uscita? Diversamente, il frammento é rimasto a bordo.


#68

Non saprei dire esattamente. Il cosmonauta russo diceva, nel video, che avrebbe misurato la profondità con l’aiuto di un piccolo cacciavite, ed è stato lui a dire poi che se fosse stato più di 5 mm lo avrebbe considerato un foro da trapano. Non so dirti se la traduzione in simultanea in inglese sia stata precisissima né se tra quella parete ed il vuoto dello spazio vi siano altri strati di metallo o solo le coperte termiche. In serata guardo un po’ di documentazione sulle Soyuz, sperando in qualche aggiornamento ufficiale nel frattempo.


#69

Grazie anche al controllo visivo, la sezione orbitale russa Soyuz MS-09 è riuscita a rilevare almeno due fori di dimensioni non specificate sulla parete esterna della Soyuz.


#70

Penso che quel Tweet sia frutto delle informazioni confuse dei primissimi momenti. Vedremo cosa risulterà dalle ulteriori notizie ufficiali.

-edit-
Come volevasi dimostrare, nel suo articolo successivo NASAspaceflight abbandona completamente l’ipotesi del tweet.
https://www.nasaspaceflight.com/2018/08/soyuz-station-leak-no-threat-repairs-continue/


#71

Se non ho capito male, su NASAspaceflight discutevano sulla presenza, dietro il foro (passante nello scafo principale), se vi fosse uno scudo antimeteorite (quindi non a diretto contatto con lo scafo). Nel monumentale ‘Soyuz’ di Rex D. Hall e David J. Shayler, consultato oggi rapidamente, non ho trovato riferimenti alla tipologia costruttiva dello scafo del Modulo Orbitale Soyuz.


#72

Uno dei due Angela, mi pare meno di un anno fa, aveva fatto un servizio sulle pareti della ISS. (Non della Soyuz). Le pareti sono fatte con più strati di materiali. Ad ogni impatto con un materiale diverso si dissipava l’energia e c’era la possibilità che il micro detrito si frantumasse interessando di conseguenza un area più ampia nello strato successivo. C’erano anche degli esempi di urti ricreati in laboratorio.
Ora non ho a disposizione una linea veloce se no avrei cercato il servizio su Rai play

PS
Anche le corazza dei carri armati usano lo stesso sistema.


#73

Si ma qui si parla della parete che mantiene la pressurizzazione, che potrebbe essere unica, gli altri strati multipli sono per micrometeoriti e temperatura, e quindi non per forza stagni.


#74

un bel rompicapo


#75

Trovato questo interessante documento NASA del 2003:

https://web.archive.org/web/20130225001045/http://ston.jsc.nasa.gov/collections/TRS/_techrep/TP-2003-210788.pdf


#76

Per il principio della ridondanza devono essere almeno due gli strati a tenuta stagna.
Se dovessi fare una scommessa il più interno ed il più esterno distanziati da mezzo centimetro. Gli stati (in alluminio?) devono reggere anche al movimento degli astronauti sia all’interno che durante gli EVA.


#77

Esattamente. Però il buco nella Soyuz è piccolo e molto “regolare”, il che significherebbe che il detrito o micrometeorite aveva talmente tanta energia da non frantumarsi mentre attraversava l’MDPS e la struttura primaria.

Però va tenuto presente che la Soyuz ha sicuramente un MDPS ridotto rispetto ai moduli permanenti, perché dovendo stare nello spazio soli 6 mesi la probabilità di un impatto è notevolmente minore. Io non so praticamente nulla del design strutturale della Soyuz, quindi mi è difficile fare ipotesi…


#78

Non è detto… la ridondanza non significa necessariamente fare due strutture una dentro l’altra. Nella progettazione strutturale in genere non si applica ridondanza, si applica un fattore di sicurezza quando si calcola lo spessore. I moduli permanenti nonno quel che nel so non hanno due strutture primarie una dentro l’altra


#79

Pensa che nei normali aerei di linea pressurizzati lo strato è uno solo e men che meno è a tenuta stagna…
Tornando IT mi pare che anche i pannelli di tenuta di pressione sulla ISS siano ad uno strato singolo per la maggior parte dei moduli.

Personalmente se quello è davvero il foro che ha provocato la perdita mi sembra molto un foro di trapano piuttosto che un foro da MMOD… rimangono comunque tutti i dubbi che già avete sollevato e onestamente dalla forma della struttura fotografata non riesco a capire che forma debba avere per essere un pannello di tenuta.


#80

Ottimo Maxi, grazie. Pagina 63: “The orbital module (OM) contributes the majority of the penetration risk for the vehicle. This is because of the relatively light protection in this area of the Soyuz. The Soyuz OM consists of an aluminum (AMG-6) pressure shell covered by an outer MLI thermal blanket. The baseline Soyuz thermal blanket consists of an outer fiberglass layer, an aluminized Mylar layer, a “shield” containing a 0.2-mm-thick aluminum plate sandwiched between fiberglass, followed by 50 layers of thin, aluminized Mylar and scrim separators. Total areal density of the baseline thermal blanket is 0.188 g/cm2. The AMG-6 pressure shell is 0.18 cm to 0.2 cm thick in the thinnest parts of the Soyuz OM. The thin areas control the penetration risks of the OM and vehicle. Other areas of the OM are 0.4-cm to 0.6-cm thick aluminum.”

Se il foro è nel modulo orbitale, lo spessore della parete va da 1,8 a 6 mm. All’esterno c’è il thermal blanket multistrato, che è comunque una struttura molto leggera, non in grado di tenere la pressione, ma sicuramente può offrire un minimo di protezione per le meteoriti. Forse esternamente, sotto il blanket, c’era un sigillo del foro, che poi è saltato?

Nel documento ci sono sezioni di paratia e varie immagini di impatti, che comunque non assomigliano per nulla a quanto visto.