Viaggio di due settimane al Johnson Space Center

Qualche foto dell’SCA. È in un posto completamente all’aperto e il giorno in cui le ho scattate pioveva a dirotto, quindi ne ho potute scattare poche…
Avevo letto da qualche parte nel forum che il mockup dello shuttle sarebbe già stato montato sopra l’SCA, ma a quanto pare non è così. Il mockup per ora sta a un centinaio di metri dall’aereo. L’aereo è anche senza motori.

La cosa bella è che lo hanno messo molto vicino a Saturn Lane, che è la strada che divide il JSC dal Visitor Centre, che bisogna fare ogni mattina per entrare al JSC. Passando in macchina dalla strada si vede solo l’impennaggio che spunta, con il simbolo di NASA bello grosso. Davvero suggestivo :slight_smile:


Tornando dentro al JSC, nel building 9N, dove ci sono la maggior parte dei mockup. A 'sto giro mi sono premurato di farmi portare ben vicino ai rover marziani. E non solo vicino, anche qualcosa di più :smiley:

I rover stanno in un’area del building dove gli astronauti non fanno addestramenti. Per quello che ho potuto vedere, vi si può accedere anche senza essere addetti ai lavori, ho visto un paio di tour di scuole andarci.


Poco più in là c’è un altro mockup di rover, leggermente diverso. Sembra un’evoluzione dello stesso concetto, l’interno era molto simile, sempre con le tute a cui si accede dalla schiena, però in un ambiente chiuso e pressurizzato invece che direttamente all’aperto.

Sempre nella stessa area c’è un Robonaut con le gambe, su cui stanno lavorando. La cosa che mi ha impressionato sono le dimensioni, io pensavo fosse grande quanto un uomo, invece è parecchio più grande. O meglio, è grande quando un giocatore di NBA, sarà alto 2m e 15 circa. Ha anche delle spalle ben muscolose, fa palestra il ragazzo :slight_smile:

Poco più in là c’è una versione centauro di Robonaut, e anche un rover aracnide. Qualcuno sa che rover sia?


Andando avanti, Orion. E un mockup diverso che ha gli interni fatti meglio.

E un mockup del BEAM di Bigelow. Davvero bellino :ok_hand:


Sono anche tornato all’NBL, questa volta però non avevo accesso a bordo piscina e sono passato dalla galleria per i visitatori.
Ovviamente rispetto a quando sono andato nel 2011 manca un ospite importante, la payload bay dello shuttle! E per qualche motivo hanno anche tolto dall’acqua il mockup di Columbus.
In compenso però hanno liberato spazio per gli splash test di Orion :ok_hand:


Perché non si dica che sono stato al JSC solo a fare il turista, ho passato parecchio tempo dentro al mockup della ISS.
Qualche equipaggiamento di emergenza: l’emergency mask, con montati un filtro per l’ammoniaca e uno per i prodotti di combustione, la PBA (Portable Breathing Apparatus), il PFE (Portable Fire Extinguisher), un PFA (Portable Fan Assembly) con sopra montato un filtro a carboni attivi.
In quest’altro topic abbiamo parlato estensivamente dell’uso di queste maschere.

Il PFA viene usato senza filtri ad esempio quando si deve entrare in un modulo nuovo e si vuole miscelarne l’aria per un po’ prima di entrare.
L’utilizzo con i filtri è invece in caso ci sia stata un’emergenza (tipo un incendio) e si voglia pulire l’atmosfera del modulo senza contaminare il resto della ISS. Si apre l’hatch, si monta il PFA, si richiude l’hatch e si lascia andare il fan con i filtri per un giorno. Poi si rientra, si cambia il filtro e si fa un altro ciclo. E così via finchè l’aria non è pulita e si può rientrare


Queste invece sono le “toppe” da usare in caso ci sia una depressurizzazione causata da un detrito.
Nello scenario di emergenza, da terra si calcola continuamente quello che chiamiamo il Tres, ovvero il tempo che rimane prima che gli astronauti debbano abbandonare la ISS perchè la pressione è troppo bassa.
Se il buco è sufficientemente piccolo e il Tres è nell’ordine di ore, li si manda nel modulo che ha avuto la perdita e con un Ultrasound Leak Detector (un aggeggio commerciale con un microfono che trasforma gli ultrasuoni in suoni udibili dall’uomo) si va a cercare in quale punto della struttura c’é il buco. Una volta individuato il buco, se c’é abbastanza spazio intorno si usa la toppa rigida (un disco di metallo con una guarnizione, prima foto). Se invece non c’è spazio si usa la toppa flessibile, che è più grande ma può essere ritagliata nella forma desiderata (altre due foto).

Queste sono ovviamente soluzioni temporanee, non è che tappano il buco completamente e riportano il modulo alla situazione precedente. Però permettono di avere una perdita sufficientemente bassa per resistere un po’ di tempo, finchè da terra non si trova una soluzione e la si manda su.

Per oggi basta così che devo andare, continuiamo domani :slight_smile:


Grazie Buzz. Tutto magnifico! Personalmente stravedo per i Rover marziani. Chissà se riuscirò a vederli all’opera nel corso della mia vita, anche “solo” sulla Luna.

ottimo reportage
le toppe che hai mostrato si applicano a "mani nude " o lo si deve fare con tuta e guanti ?

Buzz, grazie davvero per il report di viaggio e per le foto! :ok_hand:

Robonaut ha una “leg span” di 9 piedi.

È Spidernaut!

Se il buco è sufficientemente piccolo e il Tres è nell'ordine di ore, li si manda nel modulo che ha avuto la perdita e con un Ultrasound Leak Detector (un aggeggio commerciale con un microfono che trasforma gli ultrasuoni in suoni udibili dall'uomo) si va a cercare in quale punto della struttura c'é il buco.
Come mai il buco si sente negli ultrasuoni?

Sí. Quella flessibile è un foglio di alluminio piuttosto spesso e con un adesivo, in pratica si incolla alle pareti. Hanno un tool (in pratica una spatola) fatto di teflon per lisciarlo bene in modo che non rimangano rughe/bolle d’aria, in modo da migliorare al massimo l’aderenza e ridurre la perdita.

Ah figo! Grazie!

Dipende da quanto è grande il buco, se è grande si sente anche nell’udibile. È un po’ come quando soffi, se soffi forte si sente rumore, se soffi piano piano non si sente niente ma comunque produci un ultrasuono.
Alla fine qualunque movimento d’aria è un suono, solo che se è nelle frequenze che il tuo orecchio non percepisce, non lo senti. Ho provato l’ULD, se ti punti il microfono verso gli occhi senti il rumore prodotto dal battito delle ciglia :slight_smile:

Qualche altra foto dentro ai mockup.
L’FGB (ho scoperto che anche se è stato fatto in Russia, è stato pagato dalla NASA ed appartiene in effetti a NASA. NASA lo “affitta” ai Russi in cambio di spazio per l’immagazzinamento), il Service Module (se guardate bene attraverso l’hatch, si vede un hatch chiuso in fondo. Quello è l’hatch del Nodo2 verso il PMA, ovvero l’altro estremo della ISS), l’Airlock e un paio di foto in un crew quarter del Nodo2.
Ho provato a chiudermici dentro, mi ha impressionato per quanto è spazioso, pensavo fosse più piccolo.


Durante un altro training ho imparato ad aprire e chiudere gli hatch. Davvero semplice da fare, un interessante meccanismo,
E poi un’altra fotina, l’allineamento è la cosa più importante! :slight_smile:


E ora facciamo un pochino contenti i patiti delle tute spaziali (Spacewalker, dove sei? :stuck_out_tongue_winking_eye:)
Quando compilavo le richieste di training, ne ho chiesto uno che per il mio lavoro non servirebbe molto, ma la mia nerditudine ha preso il sopravvento: un training per la EMU! E mi sono ritrovato faccia a faccia con colui che ha scritto tutte le procedure per il troubleshooting della tuta di Luca. E di fronte ma me una EMU. Il training in sostanza consisteva nello smontare la EMU pezzo per pezzo e poi rimontarla :star_struck:
E tutto mentre il tizio mi raccontava tutti i dettagli del problema della tuta, di cos’é che perdeva, degli accorgimenti che hanno preso per mitigare il problema in caso si ripetesse, cose così…

Via con le foto: la EMU per intero, fronte e retro, il liquid cooling and ventilation garment, il collare, il display con la telemetria (nella parte in alto) e la valvola per far fuoriuscire l’aria (nella parte in basso)


Un guanto con la manica, i due guanti, lo stivale più costoso del mondo (altro che Prada!) e l’adattatore per i piedi più piccini.

Una domandina: ma com’é che lo stivale ha il tacco e la suola così dura? A che serve?
Quando ho fatto questa domanda mi è stato risposto che probabilmente è perché la EMU è stata progettata prendendo molto dalle tute Apollo, e quindi gli hanno fatto lo stivale come se uno dovesse camminarci…


E poi ovviamente, il casco! Quelle di sinistra sono le luci vecchie, quelle di destra sono quelle nuove, a LED. La manopola in basso a destra è un’altra valvola per depressurizzare (quella di cui parlava Luca quando diceva che a un certo punto ha pensato di depressurizzare per fare uscire l’acqua). Le due manopole più in alto, a destra e a sinistra, sono per tirare giù i due schermi protettivi.
E per finire, la MMU! :ok_hand:

(e dopo questo post qualcuno mi sta odiando :ambulance:)


Infine, un paio di foto dalla sala di controllo. Come vedete dalla seconda foto, ISAA si fa conoscere anche a Houston! :beer:


E per finire, chiudo con un ultimo post, una chicca inaspettata.

Come ho detto, prima della settimana al JSC ci siamo presi dieci giorni di ferie e abbiamo girato in lungo e in largo per il Texas e la Louisiana. Nel tragitto da Austin a Fredericksburg, nel mezzo dell’hill country texano, ci siamo ritrovati a passare per tale Johnosn City, che guarda un po’ è la città natale di Lyndon Johnson (il nome alla città lo ha dato il suo bisnonno).

E a pochi chilometri si trova il suo ranch, dove il presidente passava circa un giorno su quatto, tanto che viene chiamato “The Texan White House”. Nel giardino intorno alla casa, in cui teneva feste per amici e invitati speciali fin da quando era vicepresidente, c’é un marciapiede piastrellato di cemento in cui gli ospiti illustri mettevano la loro firma. E proprio lì, ho trovato 6 firme piuttosto interessanti :ok_hand:


Buzz non ho parole…immagini davvero splendide, complimenti per il viaggio e grazie di aver condiviso!!!

buzz!!!
mai che ti ricordassi di un conterraneo che vive all’ombra del Brandale :smiley: :smiley: :smiley: