Ariane 6, competitività e sviluppi futuri

Ariane 6 rimane comunque di un altro livello rispetto a tutti gli altri lanciatori europei in sviluppo.
https://twitter.com/AndrewParsonson/status/1737370520436216150
Sono davvero tanti, anche se alcuni solo sulla carta, non ne stiamo parlando altrove?

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Qui una lista del 2020

Nella stessa discussione si parlava di altri lanciatori

Qui di PLD Space

Ce n’è un’altra su Maia Aerospace ma non la trovo

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Nuovo articolo di Marco Carrara pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Dell’incidente al motore del secodo stadio dice Felix a 18’20’’ nel video di What about it!? del 22 dic 2023

Le nostre fonti ce ne hanno detto alcuni dettagli riguardanti questo fallimento. Secondo loro, il testato il motore era stato acceso 18 volte prima di questo test, l’accensione stessa avrebbe dovuto durare circa dieci minuti e lo spegnimento è stato causato dalle vibrazioni delle turbopompe.
Le prime analisi suggeriscono che la turbopompa a idrogeno liquido ha subito un guasto significativo, con una delle pale della girante che si stacca dal gruppo.
Fortunatamente, il motore stesso probabilmente è sopravvissuto a questo incidente, e sarebbe necessaria solo una nuova turbopompa poiché nessuno dei frammenti è arrivato a valle.

(Trascrizione di Youtube tradotta con Translate.Google, grassetto mio)

Si sa qualcosa del motore Prometheus e del futuro Ariane Next?

Nuovo articolo di Luca Frigerio pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Nuovo articolo di Luca Frigerio pubblicato su AstronautiNEWS.it.

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Qui

Una intervista a Toni Nielsen che parlando di Ariane 6 tocca anche quei temi.
Francamente una intervista che lascia… perplessi.

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Independent access to space always represents an important cost.

sigh

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Puoi argomentare? :slight_smile:

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A mio parere l’intervista di Nielsen fa la fotografia dello stato attuale della politica dei lanciatori europei, e non ho trovato parti particolarmente sorprendenti.

Tale politica ci chiarisce innanzitutto che Ariane 6 non è un prodotto commerciale, ma uno strumento governativo, prima di tutto.

Gli stati membri ESA, con una consapevole decisione politica, hanno di fatto creato un monopolio totale dei lanci governativi affidandolo a un conglomerato a maggioranza francese, sulla carta privato ma con tre gambe pubbliche, il cui obiettivo principale non e’ la realizzazione di profitti.

Questo monopolio ha obiettivi precisi:

  • garantire l’accesso indipendente allo spazio per i lanci istituzionali continentali (terrei le orecchie aperte su questo)
  • sopire le ambizioni nazionali tramite la redistribuzione al manuale Cencelli delle commesse (c.d. georeturn) .
  • a tempo debito, ripagare parte dei costi di R&D grazie ai lanci non governativi ma senza disdegnare un sostanzioso contributo dalle casse pubbliche.

Questo modello di business poteva forse avere un suo senso nel mondo spaziale di una ventina e più di anni fa, ma e’ stato spazzato via negli ultimi anni dalla contemporanea apparizione di nuovi modelli di business e tecnologie (soprattutto da SpaceX) e dalla decrescita di efficienza e stimoli a migliorare in campo europeo, dei quali i problemi del programma Ariane 6 sono un chiaro sintomo.

Sul rilevante aspetto della riutilizzabilità, Nielsen spiega con efficiente chiarezza il motivo della scelta di non sviluppare un razzo riutilizzabile: quando si programmano al massimo dieci lanci l’anno, tra istituzionali e privati, le economie di scala non lo avrebbero reso conveniente rispetto alla produzione seriale.

Quello che personalmente non condivido sono posizione e metodo di Nielsen rispetto alla concorrenza che Starship (ma anche New Glenn e’ alle porte) rappresenterà nel campo dei lanci di satelliti multipli. Mi pare troppo frettoloso, quasi arrogante, il modo con cui si “libera” della cosa. Secondo Nielsen, Starship nasce principalmente per il trasporto di persone verso Luna e Marte, e quindi non è un reale concorrente per Ariane 6, che avrà il calendario bello pieno.

E’ vero che per lanciare due sat da 4/5 tonnellate Ariane 64 va bene, e che per pura riduzione del rischio tramite diversificazione vari operatori firmeranno contratti per Ariane 6, ma una Starship con payload a LEO di 100/150 tonnellate potrebbe svolgere un lancio multiplo nel quale insieme a tali satelliti potrebbe rilasciare elementi di varie costellazioni e altro. Poi certo, che ci sia un mercato per lanciare cosi’ tanta roba in una sola volta con grande frequenza va dimostrato, ma da un punto di vista di costi e capacità, quella di Nielsen potrebbe essere una dichiarazione che invecchierà molto molto male.

Va anche detto che Ariane 6 non e’ human rated. Quindi questo nuovo vettore ci garantisce come europei un accesso indipendente allo spazio che si limita al lancio di satelliti. Al costo di 300/350 milioni di euro l’anno solo di iniezioni di denaro pubblico fa storcere un po’ il naso. Starship dovrà essere human rated, anche solo per ottemperare al ruolo di futuro lunar lander per NASA.

Il vero cambio di politica non avverrà tramite un fantomatico Ariane 7, ma come Nielsen dice rispondendo a una domanda specifica, con l’adozione di misure simili a quelle di NASA, e ci vorranno decenni.

Chiosa finale del post mappazzone.

Ariane 6 e’ nato da specifici requirement fatti su misura per soddisfare prima di tutto i bisogni istituzionali europei, e non per diventare un player significativo del mercato dei lanciatori mondiali.

In questo senso, secondo me considerarlo la risposta europea a SpaceX, Blue Origin o ULA e’ sbagliato come confrontare pubblico e privato.

La vera domanda è se aver scelto un monopolio per così tanti anni non abbia tarpato le ali a tutto il settore, con la conseguenza che il “vecchio continente” rischia di perdere l’ennesimo treno tecnologico rispetto agli USA, e forse anche alla CIna.

Si potrebbe dire che, naturalmente col senno di poi, gli obiettivi europei per Ariane 6 siano stati troppo poco ambiziosi e forse miopi (quale monopolio con sovvenzioni statali ha mai davvero creato innovazione dirompente?), e che la scelta di NASA di passare da designer, proprietario e operatore di lanciatori a “semplice compratore del servizio”, incoraggiando la crescita esponenziale degli operatori privati, si sia rivelata lungimirante.

Certo, il calendario dei lanci è pieno (per ora), ma con un rateo di lanci continentali fermo a 1/10 di quello della sola SpaceX, siamo al momento un player del tutto irrilevante. Il vero business ormai è altrove.

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C’è qui sopra la risposta di marcozambi che riassume bene anche il mio punto di vista. Vedo una rassegnazione totale in questa intervista, condita da uno schizzinoso “non dobbiamo guadagnarci anzi faremo debiti” e considerazioni poco felici sulla concorrenza.
Innovazioni ne riparliamo fra vent’anni e “accesso allo spazio” limitato al lancio di ferro e non persone è un po’ limitante a mio parere.
È una intervista ragionevole, per un atleta che nella certezza di non poter competere rinuncia alla gara e si inventa una categoria dove c’è solo lui.
Come si diceva una volta apprezzo l’onestà.

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Qua un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo, non riesco a trovare riferimenti di anni fa, ma sinceramente a me pareva di ricordare che uno degli obiettivi di Ariane 6 era proprio quello di diventare competitivo nel mercato, mi ricordo proprio questo fatto in una delle presentazioni iniziali.
Può essere che mi sbaglio, aiutatemi anche voi a cercare, ma può essere anche un cambio di rotta in corsa, cioè che dopo un po’ è stato deciso che sarebbe stato in primo luogo strategico a scapito della concorrenzialità sul mercato.

A me una cosa che piaceva tanto dell’Europa in generale, e dell’ESA anche in particolare, era la ricerca dell’interdipendenza, più che della indipendenza. È stata un po’ la spinta originale che aveva l’Unione europea quando era ancora CECA. Purtroppo l’evoluzione del panorama mondiale è andato in tutt’altra direzione.

Certo, sono stati anni duri per i lanciatori ESA, ma tutto sommato lo spazio è anche altro oltre i lanciatori, e lì l’ESA non sfigura moltissimo, anche se qualche rammarico per qualche missione mancata purtroppo c’è.

A livello di lanciatori l’ESA sta tornando, Vega-C, Ariane 6, non è che è rimasto tutto fermo. Poi chissà se tra gli sviluppi futuri c’è qualche lanciatore riutilizzabile superpesante, mi pare proprio che l’ESA avesse finanziato Arianespace e RFA per lo sviluppo.

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A me sinceramente spaventa oltre a quanto detto da Marco il tempo di reazione di questo carrozzone. Non siamo nella posizione di determinare dove andrà il mercato, ma ne verremo letteralmente travolti: giustificare i passi futuri (anni ed anni di status quo) senza preparare un piano B per me è masochismo puro.
Se tra 5 anni un cliente potenziale si vede proporre una cifra tripla da ariane rispetto ad un concorrente, che si fa? Si fa una legge che vieta di lanciare con altri veicoli, danneggando ulteriormente noi stessi? Tra 10 anni è verosimile che spacex abbia sul tavolo altre soluzioni, magari non pronte ma in stato di progetto. Noi con questo approccio avremo delle commissioni quinquennali per la programmazione

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Concordo, ci mancherebbe.
La capacità tecnologica europea è di eccellenza, e tuttavia a livello di riutilizzabilità niente è stato fatto e soprattutto ben poco è in vista nel medio periodo, e questo è un danno di know-how grosso per il nostro continente, imvho.

Anche la scelta di Aschbacher di parlare di un 47% di fallimento per il primo volo invece di 53% di successo mi sembra la nemesi delle smargiassate di Musk. Certo. è solo marketing eh, ma è una scelta significativa ed emblematica.

Sorvoliamo sul presunto 40% di riduzione dei costi da Ariane 5, che alla fine probabilmente sarà assorbito e bisogna pure vedere come viene calcolato…

A mio personale parere affidarsi al monopolio di Arianespace è stato un po’ un abbraccio mortale per tutta l’industria, e per uscirne serviranno “lacrime e sangue soldi”, e un bel po’ di tempo e menti brillanti.

Non so poi come il settore lanciatori ESA ne esca a livello di reputazione, a prescindere da quanto affidabile e di successo sarà il volo di esordio di Ariane 6. Direi non benissimo, tanto che certe industrie italiane cominciano a scalpitare per smarcarsi dal cappello comune e iniziare a vendere i loro vettori anche da soli.

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Qualcosa, su un vettore affidabile anche se più caro, viene fatto volare sempre per ridurre il rischio che un guasto al vettore meno costoso si rifletta in una impossibilità di lanciare per mesi.

Altrimenti tutti oggi lancerebbero solo con SpaceX.

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I miei ricordi invece sono di un’epoca, neanche tanto lontana, quando Arianespace era leader di mercato per i lanci commerciali. E non tanto diversa, almeno da fuori, da Airbus che e’ nato in modo simile ma e’ tutt’ora un grande successo e leader di mercato.

Poi e’ cambiato tutto e, a mio parere, Arianespace ha reagito molto male al cambuio di scenario. Ricordo ancora quella dichiarazione di Israel che, almeno nella mia testa suonava cosi’: la riutilizzabilita’ non si puo’ fare e se si puo’ fare non serve, perche’ cosi’ venderemmo meno veicoli ai nostri clienti polli costretti a comprarci. Ho odiato dal primo momento quella dichiarazione, poi a quell’epoca c’era la guerra di religione tra riutilizzisti e non riutilizzisti che si e’ trascinata a lungo, anche fino a epoche molto recenti. Ecco secondo me quella volta hanno piantato i chiudi nella bara, perche’ con dietro tutti i governi europei un po’ di sperimentazione la potevi fare, qualche veicolo di prova lo potevi sfasciare, qualche blueprint lo potevi tratteggiare. Non ci hanno mai provato, neanche aspirazionalmente, al contrario di altri attori tradizionali (vedi ULA). Eppure gli ingegneri europei sono bravi e i contribuenti europei anche, se investi in modo di favorire gli outsider e il cambiamento magari qualche idea buona puoi testarla. Invece difesa stizzosa dello status quo, purtroppo quel clima c’era anche qui. E ora e’ tardino, temo. Forse non sarebbe cambiato niente perche’ EM va come un treno e come progettista e innovatore e investitore di queste cose bisogna dire che e’ uno schiacciasassi. ULA ha vagheggiato di fare veicoli riutilizzabili e ci sta lavorando ma e’ comunque ancora molto indietro. Ma ho il sospetto che rispetto agli anni 50-60 gli ingegneri EU siano un pelino piu’ bravi di quelli USA, vedi altri settori contigui, che so la gia’ citata aviazione civile, o i treni AV.
La strategia di stare alla finestra aspettando di imparare dalle esperienze degli altri non e’ a priori sbagliata, ma non sono sicuro che l’immobilismo sia dovuto a questo. Puoi anche provare a fare veicoli o booster riutilizzabili per veicoli esistenti che magari non sono cosi’ stracompetitivi ma che permetterebbero ai tuoi clienti istituzionali di lanciare qualcosina di piu’ allo stesso prezzo (le commesse non te le farebbero mancare) creando un po’ di know how. Invece nulla, solo qualche sparata di veicolo preembrionale di cui si sente parlare solo una volta ma apparentemente non ci stanno lavorando veramente. Stiamo vivendo una innovazione anomala, perche’ in passato quando sono stati introdotti gli aerei, i motori a reazione e, si, anche i primi lanciatori spendibili nel giro di non moltissimi anni altri si sono accodati facendone le proprie versioni. Forse erano piu’ facili da emulare (e comunque per gli USA emulare i russi che avevano emulato i tedeschi e le V2 non e’ stata una passeggiata). Invece adesso, in questa fase, sembra proprio che SpaceX abbia fatto il vuoto. Hanno gia’ sperimentato con successo la fase due, con una proof of concept e una vera missione convincente di riutilizzo totale quando gli altri ancora non riescono neanche a testare il riutilizzo del primo stadio. Prima o poi questa anomalia storica si riassorbira… ma potrebbe volerci molto. Comunque come possiamo vivere come nazione senza una industria automobilistica, potremo farlo come nazione senza una industria dei lanciatori. Che almeno si difenda l’industria dei payload pero’, nella quale l’Europa e’ ancora leader (a parte l’anomalia mostruosa di Starlink) e che probilmente fattura e fatturera’ di piu’ dei lanciatori.

Pero’ qualche ragazzino matto come un cavallo con qualche idea brillante da provare potremmo finanziarlo ogni tanto.

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parlo di clienti privati. Nel contesto attuale che l’Europa copra gli extra costi per un privato la vedo durissima, gli aiuti di stato si possono fare ma in questo contesto sarebbe abbastanza critico io credo

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Concordo in molti punti con le analisi pubblicate in questo thread. Credo che occorra applicare all’aerospazio le stesse considerazioni con cui descrivere lo stato in Europa di altri settori ad alta tecnologia. In primis la microelettronica, di cui, nonostante un’inutile propaganda, l’Europa ha rinunciato allo sviluppo di tecnologie ultra-scalate; probabilmente a ragione, se non che il settore gode di contributi pubblici, le aziende detengono un organico palesemente sovradimensionato e che il “campione” europeo è una nota azienda a controllo pubblico.

In merito alla questione contratti, EUMETSAT ha appena annullato un contratto con Ariane per dirigersi verso SpaceX.

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