Ah si, alla Dinky Toys che (oltre ai famosi modelli di UFO, Spazio 1999, Star Trek ed altri) prima di realizzare il suo famoso Lunar Rover, immette sul mercato (alla fine degli anni 60) un playset con il mitico Sea King “66”, ovvero quello addetto al recupero delle capsule Apollo e con tanto di Apollo CM.
Altro giro altro articolo, in questo caso siamo nei primi anni 60 ed abbiamo l’americana Gladen Enterprise Inc. (di Bay City nel Michigan), la quale è specializzata nel produrre giocattoli a molla, soprattutto cannoni sparanti (simili a quelli prodotti dalla italianissima Atlantic negli anni 70).
Qui la Gladen propone un “Mercury”, ovvero un razzo a due stadi (con meccanismo di lancio a fionda) recuperabile a mezzo paracadute, come gli italiani Quercetti, vagamente ispirato ad un Mercury-Redstone:
Ma anche una “Titan II Gemini”, la quale (a dispetto del nome) non è una Gemini e non ha nemmeno un razzo Titan II sotto. Nonostante i due portelli si tratta, evidentemente, una discreta riproduzione di una capsula Mercury (con tanto di retropacco). Anche qui il meccanismo di lancio è a fionda mentre il recupero avviene a mezzo paracadute.
Fonte: https://projectswordtoys.blogspot.com/2021/10/titan-ii-gemini-two-man-space-capsule.html
Nel corso degli anni 60 e 70 nel mondo anglosassone le scatole di cereali avevano sempre una “sorpresina” così come ancora accade oggi per gli ovetti kinder oppure (per chi è più “adulto” come il sottoscritto si ricorda delle sorprese nelle buste di patatine).
Spesso queste sorprese avevano tematiche spaziali e spesso erano ispirati a modelli reali, un’azienda australiana la Rosenhain & Lipmann era specializzata in tali soggetti, come ad esempio un razzo Atlas (al quale manca la Mercury andata perduta) sulla sua rampa:
Dove i primi modelli sembrano modelli di fantasia (vagamente ispirati alla V2) sormontati da quelli che sembrano dei missili Falcon. Fa seguito una serie di razzi Apollo (Saturn V), e Titan dove il primo è un vero Titan-Gemini gli altri sembrano dei Nova.
In particolare il Titan è abbastanza fedele con una capsula Gemini con tanto di astronauti:
Mentre il razzo Apollo/Saturn riproduce discretamente il tutto (evidentemente derivato dalla serie Titan) con un meccanismo a pulsante che consente di separare (sparare!!) la casula Apollo dalla sommità, lasciando visibile una sorta di modulo lunare:
Nel 1959 la Strenco, ditta dell’allora Germania Ovest, mette in commercio questo “X-15 Rocket Transporter” (X-15 Raketentransporter), si tratta di un curioso mix di veicolo semovente militare (con movimento a frizione) ed il North American X-15 della NASA (peraltro fuori scala rispetto al suo veicolo di trasporto):
Sorprendentemente lo X-15 è reso abbastanza fedelmente nelle sue proporzioni e rappresenta il classico aerorazzo nella sua prima versione con sonda anemometrica e due XLR-11 (a causa dell’indisponibilità dello XLR-99 per i primi voli). Lo X-15 è stranamente realizzato in plastica rossa (piuttosto che nera) in ossequio ad una certa iconografia dell’epoca.
Unica variazione sul tema questo modello con X-15 color alluminio:
Nel corso degli anni la Strenco ripropone il giocattolo in numerose varianti come questo doppio (sic!) lanciatore di X-15 (manco fossero missili antiaerei):
Oppure variando il veicolo di trasporto, che passa da militare a civile:
Anche lui da singolo a doppio:
Fino a questa variante francese dove lo X-15 appare bianco:
Sempre in tema dello X-15 il record lo detiene questo modello prodotta dalla spagnola Sanchis dal 1960 al 1969 che rappresenta uno X-15 nientemeno che… dello “Ejercito del aire” spagnolo!!!
Il modello riproduce fedelmente uno X-15A1 (quello con il motore XLR-99), ha un movimento su ruote azionato da motore elettrico alimentato a batteria (posta in corrispondenza del cockpit):
Giusto per restare in tema con il soggetto X-15 la giapponese Masuya (specializzata nei giocattoli in latta con movimento a frizione) nel 1959 rilascia questo diciamo “X-15” in due serie diverse:
La prima che sembra essere in forte debito con la A4/V2
In realtà nonostante il disegno del vero X-15 sia sbandierato sulla scatola della seconda serie si tratta di una “furbata giapponese”, nel senso che si tratta del riciclo di due precedenti prodotti della Masuya entrambi della metà degli anni 50:
ovvero lo SAM-7 Nike (anche qui a dispetto del nome nulla a che fare con il vero missile antiaereo)
E lo Jupiter Rocket JP7A (anche qui nessuna connessione con il vero razzo Jupiter) che sembra debitore della classica iconografia dell’aerorazzo stile “Golden Age”
Questo è sovente al top nelle classifiche dei lego-technic di ogni epoca. Un set straordinario, vale la pena notare come questo shuttle (benchè un Tecnhic) includa seggiolini adatti a minifigures da lego system piuttosto che i soliti omini technic più alti e dettagliati.Per una ragione di proporzioni suppongo, non vorrei dire ma mi risulta (da appassionato di lunga data) che sia anche l’unico Technic con un seggiolino da minifig-classica
fantastico,ce l’ho!regalo di mio cugino durante l’infanzia.Era suo e un pomeriggio me lo regalò. Aveva anche un bello shuttle con camion ,dettagliati entrambi ma completamente fuori proporzioni…
ho scovato anche questo simpaticissimo set della Hot-Wheels del 1998 su John Glenn…mi sono sempre chiesto, chissà che genitore comprerebbe questo per il proprio figlioletto!Mi è sempre piaciuto immaginare che John Glenn sebbene molto anziano potesse essere pure per i più piccoli una sorta di mito, un eroe vero con cui giocare :’)
Ecco a voi due oggetti i quali, pur non essendo giocattoli nel senso stretto, danno l’idea di quanto fosse pervasiva la cosiddetta “Space Culture” negli anni 60 del secolo scorso:
La Duro Pattern & Mold Co. ditta specializzata in prodotti di pressofusione, realizza questo salvadanaio (indispensabile per tutti i bambini degli anni 60/70) in ferro rappresentante la capsula Apollo CSM intorno alla Luna:
Qui invece siamo in presenza di ben altro tipo di articoli, la distilleria McCoy (nota per il suo whiskey “The real McCoy”) offriva ai suoi clienti, da sempre, dei decanter in ceramica. Cavalcando l’onda spaziale, ad un certo punto, immette sul mercato una serie di decanter dedicati alle missioni Apollo, insomma passione spaziale…ad alta gradazione alcolica!!
Anche a me regalarono un Tor e io lo lanciavo con una specie di fionda quando andavo nella campagna di mio nonno (campagna vera siciliana anni '60, non le villette di oggi). Una volta atterrò sul tetto del piccolo fienile e mio padre vi si arrampicò per riportarmelo. Grazie per avermi fatto rievocare la mia infanzia.
Bellissima rassegna, complimenti ad Archipeppe. Mi sono ricordato che qualche mese dopo la missione di Apollo 11, in occasione della festa dei morti in cui si regalavano ai bambini dolci e giocattoli (in Sicilia c’era questa usanza ormai piuttosto desueta) regalarono a mio fratello più piccolo due macchine lunari semoventi, alimentate a batteria. Purtroppo sono passati più di 50 anni e non sono in grado di ricordare quali fossero i modelli o le case costruttrici.
Quando la Space Age incontra l’industria alimentare, cosa nasce?
Ovviamente nasce quello che tutti vogliono, ma si il “cibo spaziale”, tutti i bambini dell’epoca volevano “mangiare come gli astronauti”.
Naturalmente non si tratta del tipico pasto liofilizzato e reidratato in orbita in uso durante le missioni Mercury, Gemini ed Apollo quanto barrette snack (tipicamente di cioccolata, caramello o burro di arachidi solidificato), prodotte soprattutto dalla Pillbury’s:
Con questo articolo siamo in presenza di un piccolo gioiello: si tratta di un carillon dedicato ai primi Sputnik, composto da una scatola in latta con illustrazioni a tema spaziale, un globo rotante della Terra (simile a quelli installati sulle varie Vostok, Voskhod e Soyuz) intorno al quale ruota una miniatura in plastica raffigurante lo Sputnik 3. Il tutto è mosso da un meccanismo a molla caricato da una chiavetta.
L’anno di produzione è il 1958 mentre il produttore è sconosciuto (sicuramente un qualche stabilimento di stato, probabilmente situato a Leningrado/San Pietroburgo).
Pur non avendo prove in merito, mi piace pensare che questo giocattolo con il globo rotante possa essere stato d’ispirazione per realizzare il sistema di navigazione “Globus IMP” imbarcato su Vostok, Voskhod, TKS e Soyuz (fino alla TMA). Da un punto di vista temporale la congettura è lecita visto che il carillon è del 1958 mentre i primi prototipi di IMP iniziano ad apparire nel 1960…